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Basta crocifissi nelle scuole

martedì, 12 ottobre 2010

Canton VS

A Stalden (VS) un insegnante  è stato licenziato in tronco dopo un conflitto sorto intorno al crocifisso nella scuola secondaria locale.

Valentin Abgottson, presidente della sezione ASLP vallesana aveva rimosso il crocifisso dall’aula in cui insegna più di un anno fa – senza che ci fosse alcuna reazione da parte della direzione che pure ne era a conoscenza.  La quale non si è però fatta attendere quando ha confrontato le autorità cantonali e comunali con la sentenza del Tribunale federale in materia, risalente al 1990, che statuisce

“L’esposizione del crocifisso nelle aule delle scuole elementari non adempie alle esigenze di neutralità previste dall’art. 27 cpv 3 della Costituzione”.

Le autorità non si sentono peraltro in dovere di rispettarla, invocano la legge cantonale sull’istruzione pubblica, secondo cui:

Art. 3 Compito generale della scuola
La scuola vallesana sostiene le famiglie nell’educazione ed istruzione dei giovani. A tale scopo, collabora con le chiese ufficialmente  riconosciute.
Essa si impegna a sviluppare il senso morale e le facoltà intellettuali e fisiche dell’alunno, che prepara al suo essere persona umana e cristiana.

Per dettagli vedi l’articolo in tedesco parso sull’edizione domenicale del NZZ del 10.10.2010:
http://www.frei-denken.ch/de/2010/10/fristlose-kundigung-nach-streit-um-kruzifix/

11.10.2010 Le Matin:
http://www.lematin.ch/actu/suisse/licencie-cause-crucifix-333992
11.10.2010 Ticinonline:
http://www.tio.ch/aa_pagine_comuni/articolo_interna.asp?idarticolo=590905&idsezione=9&idsito=1&idtipo=290

Canton LU

Nel canton Lucerna sembra profilarsi un compromesso in un caso simile che vede coinvolti un padre e le scuole elementari di Triengen. Dopo un primo rifiuto categorico, il preside ha infatti assunto toni più concilianti,  accettando di rimuovere il crocifisso dalle aule frequentate dai bambini del richiedente.

Dettagli nel NZZ di domenica, 10 ottobre 2010 (in tedesco):
http://www.frei-denken.ch/de/2010/10/fristlose-kundigung-nach-streit-um-kruzifix/

Canton TI

All’inizio dell’anno in Ticino,  su istanza della chiesa cattolica, è riapparso il crocifisso nel corridoio della scuola di Cadro – in aperta violazione della sentenza emessa vent’anni fa dal Tribunale federale nei confronti dello stesso comune.
Per dettagli vedi il relativo comunicato stampa.

Ct. TI: Via il crocifisso dalla scuola di Cadro!

giovedì, 4 febbraio 2010

Crucifisso a Cadro!

COMUNICATO STAMPA

L’Associazione Svizzera dei Liberi pensatori – Sezione Ticino, ha appreso con stupore dalle colonne del Giornale del Popolo che un oggetto religioso, il crocifisso, è stato appeso sulle pareti delle scuole elementari di Cadro, senza che del fatto siano stati informati il corpo insegnante e i genitori degli allievi. Sempre stando a quanto riferisce il foglio della Curia, l’iniziativa sarebbe stata presa dal Municipio che si è supinamente adeguato all’invito della
locale parrocchia.
Si tratta, a non avere dubbio, di un gesto provocatorio che mira ancora una volta a mettere  in discussione il principio della laicità delle istituzioni pubbliche, come la scuola, e quello della
separazione tra lo Stato e le chiese sulla quale si fonda lo Stato di diritto. Tale azione è offensiva nei confronti dei bambini di altra religione che frequentano la scuola e di coloro che non si
considerano membri di una comunità fideistica pur essendo cittadini a pieno titolo di questo Paese.
L’atto va inoltre considerato  provocatorio anche  perché è stata scelta la scuola di Cadro, istituto al centro della  nota sentenza del Tribunale federale risalente al 1990, con la quale la massima
corte aveva ordinato la rimozione dell’oggetto religioso  dalle pareti delle aule scolastiche di quel Comune. Non è del resto casuale che il tutto faccia seguito alle polemiche sviluppatesi in Italia
dopo la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo che è giunta alle medesime conclusioni alle quali era arrivato, vent’anni fa, il Tribunale federale.
Quanto sta avvenendo a Cadro si inserisce nel quadro di una offensiva messa in atto da qualche  tempo dalle forze confessionali che mirano, su scala nazionale e non solo cantonale, a riconquistare la loro influenza sulla comunità civile. si pensi alle proposte per la ‘privatizzazione’ delle spese per l’aborto e per la condanna del suicidio assistito nel pieno disprezzo dei diritti degli individui e
delle loro intime convinzioni.
Anche in base a queste considerazioni i Liberi pensatori auspicano che le autorità superiori abbiano a intervenire rapidamente perché siano ristabiliti all’interno della scuola di Cadro l’ordine vigente
e  le regole del diritto sancite dalla legge.

PER L’ASSOCIAZIONE SVIZZERA DEI LIBERI PENSATORI
SEZIONE TICINO
IL PRESIDENTE

ROBERTO SPIELHOFER

http://www.gdp.ch/articolo.php?id=899

Basta crocifissi nelle scuole: Lettera tipo per genitori

giovedì, 5 novembre 2009

Richiesta di rimozione del crocifisso dall’aula

La legge federale è univoca al riguardo e vieta il crocifisso nelle scuole pubbliche.
È tuttavia necessario che genitori coraggiosi intervengano presso gli insegnanti per far valere i loro diritti.

In caso di problemi non esitate a rivolgervi al nostro ufficio di Berna.

Gentile Signora/Egregio Signor …..

Mio figlio / Mia figlia ________________frequenta la _____classe presso la scuola ___________di _____________.

In virtù della sentenza del Tribunale federale del 26 settembre 1990 (DTF 116 Ia 252) vi invito ad allontanare il crocifisso dalla relativa aula.

Un tale provvedimento non è dettato soltanto dal rispetto nei confronti di quegli alunni cui, in quanto rappresentanti di una minoranza, non è mai stato concesso il diritto di esporre i simboli del loro credo nei luoghi pubblici. E’ soprattutto espressione della laicità che caratterizza lo Stato democratico e moderno, vincolato all’obbligo di neutralità confessionale.

Personalmente non tollero che mio figlio/mia figlia debba seguire le lezioni con di fronte la croce, segno anche del proselitismo cristiano. D’altronde bambini e ragazzi hanno il diritto, sancito dall’art. 15 della costituzione federale, di affermare  liberamente e senza discriminazioni le proprie concezioni del mondo. Un arredo delle strutture scolastiche neutrale e privo di riferimenti religiosi  ne costituisce la miglior garanzia.

Cordiali saluti

Visite pastorali: il dipartimento bara?

giovedì, 6 marzo 2008

COMUNICATO STAMPA  06.03.08

DELL’ASSOCIAZIONE SVIZZERA LIBERI PENSATORI – SEZIONE TICINO

«Né il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport né il competente Ufficio delle scuole comunali hanno ricevuto, direttamente o tramite gli Ispettori scolastici, richieste di autorizzazione per le visite pastorali e quindi non corrisponde al vero che il Cantone abbia rilasciato un’autorizzazione in merito alle visite pastorali di Mons. Vescovo Piergiacomo Grampa»  si legge nella risposta che il Consiglio di Stato fornì il 26 giugno dello scorso anno allo scomparso deputato Giorgio Canonica e cofirmatari che lo avevano interrogato sulla legittimità delle visite del vescovo nelle scuole pubbliche alla luce, in particolare, dell’esigenza di garantire una chiara separazione tra la chiesa e lo Stato. Nella risposta citata all’interrogazione che risale al 2 maggio 2007 si scaricava la questione sui Comuni e sulle autorità scolastiche locali, quali uniche istanze ad aver ricevuto tale tipo di sollecitazione o direttamente dalla curia o dai rispettivi consigli parrocchiali locali. In merito il dipartimento, tramite l’Ufficio delle scuole comunali aveva pure diramato delle direttive trasmesse ai Comuni che ne avessero fatto richiesta che possono così essere riassunte e che, va riconosciuto, rispettano in larga misura il principio della separazione dei poteri ed il pluralismo di idee in una società democratica: le visite dovrebbero tenersi nel limite del possibile al di fuori dell’orario scolastico, le famiglie vanno informate e devono avere la possibilità di iscrivere o meno i propri figli, se la visita avviene nell’ambito dell’orario di lezione a chi non partecipa va garantito un programma alternativo serio. A parte il fatto che, per quanto riguarda le scuole elementari e quelle dell’infanzia, non tutti i Comuni e i rispettivi istituti si sono allineati su tale tipo di direttiva (un caso per tutti è quello di Castel San Pietro dove specificamente nel caso della scuola dell’infanzia non vi è stato alcun tipo di informazione preventiva alle famiglie ad un livello formativo che non prevede nessun tipo di  istruzione religiosa senza che il fatto, seppur denunciato da diverse persone, abbia prodotto reazioni da parte dell’autorità superiore) non è vero che il Decs non ha mai concesso alcuna autorizzazione al vescovo per le proprie visite.

In effetti, don Grampa, al momento della risposta, aveva già visitato una o forse più sedi della scuola media, quindi di istituti dei quali è responsabile il Cantone e per esso il Decs.

La visita alle scuole di livello cantonale nel frattempo è proseguita. Così lo scorso 15 febbraio il vescovo è stato alle scuole medie di Balerna, in questi giorni visiterà la sede di Chiasso e  in aprile  quella di Tesserete (prima della risposta all’interrogazione aveva già messo piede nella sede di Camignolo e forse in altre).

Come può, dunque, il dipartimento affermare di non aver mai concesso alcuna autorizzazione? Chi ha dato, dunque, il permesso al vescovo di visitare le scuole medie?

Sono domande legittime che confermano la scarsa trasparenza con la quale è stata fino ad oggi gestita tutta la faccenda.

I Liberi pensatori non possono di conseguenza, alla luce di questi fatti, che richiamare ancora una volta la necessità che lo Stato si faccia garante dei principi basilari della libertà di idee, di coscienza e di fede mettendo un limite alle azioni di propaganda ideologica e religiosa che il vescovo con la complicità di troppe autorità (questo è il fatto grave) sta conducendo in forma sempre più aggressiva in tutto il Cantone senza tener conto che viviamo in una società pluralistica all’interno della quale sono presenti più visioni religiose.

CON PREGHIERA DI PUBBLICAZIONE

Per l’Associazione svizzera dei liberi pensatori

Il presidente
Roberto Spielhofer