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Educazione: “Religione e Cultura”

mercoledì, 21 novembre 2007

Ritorno alle radici

In questi tempi non è praticamente possibile aprire un giornale o un televisore senza incontrare accorati e insistenti richiami per un ritorno alle radici, unico modo per salvare la civiltà dell’Occidente dal declino e dall’estinzione. Naturalmente queste radici non possono essere che le radici della fede Cristiana, il più delle volte di matrice cattolico apostolico romana. Le Chiese evidentemente in prima fila, ma anche uomini politici di ogni orientamento, dai partiti più conservatori, passando dai liberali, fino all’estrema sinistra, tutti sembrano aver scoperto il miracolo per rimediare a tutti i mali della nostra attuale società. Lodevole e necessaria in merito la precisazione di Carlo Silini, sul Corriere del Ticino di lunedì 27 febbraio 2006, che oltre al Cristianesimo ci sono stati ben altri fattori che hanno fatto l’identità dell’Occidente.

Ma il discorso è un altro e ben più determinante. La storia ha ampiamente dimostrato che se l’essere umano ha fatto un passo avanti nel processo dell’ evoluzione della Specie, lo ha fatto soltanto staccandosi dalle sue radici, rompendo con il passato per cercare nuove strategie e tattiche per la sopravvivenza, nuove soluzioni ai problemi pratici della vita quotidiana, nuove concezioni filosofiche e infine nuove idee per cercar di capire il funzionamento dell’Universo di cui, volenti nolenti, facciamo parte. Non radici dunque, che sono statiche di fatto ed emblemi del passato, ma nuove dinamiche, nuovi slanci, nuove aperture, nuove energie verso il futuro, liberi dalla zavorra secolare che invece sì, rischia di trascina al tramonto la nostra civiltà.

Il sorgere dell’era dei lumi e l’impegno di Diderot e d’Alembert ha tolto il fitto nebbione che l’avvento delle religioni monoteiste ha steso sull’umanità non solo occidentale. L’avvio alla secolarizzazione e la separazione tra Stato e Chiesa hanno permesso l’instaurazione dei governi democratici e dello Stato di diritto. Slanci che hanno plasmato la civiltà dell’Occidente come la stiamo vivendo con tutte le manchevolezze che ancora rimangono da risolvere.

Le recenti violente dimostrazioni orchestrate ad arte intorno a delle vignette satiriche pubblicate in Danimarca, che di certo nessuno dei dimostranti ha mai avuto occasione di vedere, hanno invece dimostrano quale sia il fine ultimo delle religioni, cioè avere a disposizione una popolazione manipolabile, acritica, fanatica pronta a scattare al minimo cenno di chi le giuda in nome del Dio di cui si sono arrogati essere i soli rappresentanti sulla terra.

Sembra ora che anche le Autorità del Cantone Zurigo siano vittime di questa moda di nostalgia per il passato.
Alla fine del 2003, per motivi di contenimento della spesa pubblica, il dipartimento educazione sospese i contributi statali per l’ora di religione, lasciando ai Comuni la facoltà di mantenere l’ora di religione a proprie spese. Questo permise un risparmio annuale di 3,2 milioni di Franchi. Troppo bello! Sommerso da un iniziativa popolare, dalla pressione della Chiesa riformata e cattolica, dalle pressioni dei Comuni, del Parlamento cantonale e alla fine anche del Governo, che formulò un controprogetto all’iniziativa, il dipartimento educazione ha fatto marcia indietro presentando una nuova materia obbligatoria denominata “Religione e Cultura”.
Per questa nuova materia è prevista un’ora settimanale per l’intero ciclo scolastico di nove anni.
Durante i primi sei anni le allieve e gli allievi verranno confrontati con le basi del cristianesimo e dei suoi valori. In più saranno date nozioni su altre religioni e culture che sono riscontrabili fra le ragazze e i ragazzi. Nei rimanenti tre anni verranno approfondite le cinque religioni principali Cristianesimo, Giudaismo, Islam, Induismo e Buddismo.
Nota bene nessun accenno all’agnosticismo, nessun accenno all’ateismo, nessun accenno alle correnti indifferenti rispetto al fenomeno religioso! Nove anni in cui instillare nel subconscio delle menti dei giovani che il corpo sia… una punizione, la terra una valle di lacrime, la vita una catastrofe, il piacere un peccato, le donne una maledizione, l’intelligenza una presunzione, la voluttà una dannazione…

La presentazione avvenne durante la trasmissione “10vor10″ del 7 marzo 2007 sul primo canale della televisione svizzero tedesca SF1.
La direttrice del dipartimento Regine Aeppli (PS) difende l’obbligatorietà con l’idea, fallace, che imbottire gli allievi con i miti, le contraddizioni, le falsificazioni storiche e i dogmi delle diverse religioni potrà favorire la convivenza fra le diverse fedi e spavaldamente dichiara che difenderà l’obbligatorietà fino al Tribunale federale. Staremo a vedere. Si ricordi che l’art.15 della costituzione, cpv. 4 recita: Nessuno può essere costretto ad aderire a una comunità religiosa o a farne parte, nonché a compiere un atto religioso o a seguire un insegnamento religioso.

Invece di approfondite nozioni su Cristianesimo, Giudaismo, Islam, Induismo e Buddismo, previste dalla materia “Religione e Cultura”, le allieve e gli allievi hanno bisogno di essere istruiti nella civile convivenza, sui loro diritti e doveri nella società, sulla Costituzione, sulle Leggi dello Stato, sulla Dichiarazione dei Diritti dell’uomo e del cittadino del 26 agosto 1789, sulla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948, sulla prevalenza delle leggi sulle religioni, sul ruolo preponderante della scienza per il progresso, sul senso critico, sulla responsabilità personale dell’individuo.

Liberi pensatori ricordatevi che anche le Idee sottostanno alla teoria dell’evoluzione. Niente è acquisito, tutto va riconquistato giorno per giorno con sforzo costante.
Compito di ogni libero pensatore è dunque quello di impegnarsi attivamente per evitare che il periodo dei Lumi non diventi un episodio effimero nella storia.

Roberto Spielhofer

1)  dal TRATTATO DI ATEOLOGIA di Michel Onfrai Fazi Editore ISBN 88-8112-678-8

2)  vedi archivio di 10vor10, pagina web  http//www.sf.tv/sf1/10vor10/

Ticino: Insegnamento religioso: L’Illuminismo tradito!

martedì, 9 ottobre 2007

Versione integrale del testo del 9 ottobre 2007, in risposta alla presa di posizione del PLRT nell’ ‘ambito della consultazione insegnamento religioso avviata dal DECS, parzialmente pubblicato su Opinione liberale del 6 dicembre 2007).

Viviamo in un’epoca dove la grande maggioranza della comunità scientifica si preoccupa, seriamente, dello spaventoso divario fra le possibilità offerte dalla scienza, dalla ricerca e dalla tecnologia applicata, e la dilagante epidemia dell’irrazionalità.

Il ricorso all’irrazionale per risolvere qualsiasi problema dell’esistenza è dimostrato dalla proliferazione di tutt’una fiorente industria d’indovini, cartomanti, veggenti, maghi, santi, santoni e stregoni vari. Difficile trovare una rivista o un giornale che non pubblica il suo bravo oroscopo.
Si rifiuta la medicina ufficiale, che in pochi anni ha portato al raddoppio dell’età media della popolazione, per affidarsi a fantomatiche medicine alternative chiedendo perfino che queste siano riconosciute nelle prestazioni base della cassa malati obbligatoria.
Si rifiuta di vaccinarsi o di far vaccinare i propri bambini mettendo così a rischio non solo se stessi e i propri ma anche il rimanente della comunità.
Il Cantone pullula di ben 82 formazioni religiose differenti. (vedi “Repertorio delle religioni: panorama religioso e spirituale del Cantone Ticino” di Michela Trisconi De Bernardi).

Uno dei problemi più impellenti del presente consiste nel fatto che fondamentalisti d’ogni colore utilizzano le conquiste dell’illuminismo (libertà d’opinione, Stato di diritto, scienza e tecnologia) per impedire che i principi dell’illuminismo siano applicati alla loro concezione del mondo.

Che cosa fa In questo situazione il PLRT, già glorioso portabandiera dell’illuminismo nel Cantone Ticino, nella sua risposta alla consultazione sull’insegnamento della religione nella scuola pubblica?

- Invece di rallegrarsi, si scandalizza perché l’istruzione religiosa nelle scuole ticinesi è sempre meno seguita e addirittura disertata ai livelli medio superiori. Vuole rendere obbligatorio, a tutti i livelli, l’insegnamento di una fantomatica cultura religiosa che, più correttamente, si deve scrivere cultura dell’irrazionale. Dimentica che la pace religiosa, di cui godiamo fortunatamente oggi, non si basa sulla conoscenza delle religioni (si pensi solo alle labili conoscenze bibliche dei fedeli), ma proprio al fatto che sempre più larghe cerchie della popolazione trascurano i tradizionali insegnamenti delle religioni e ritengono l’ottica religiosa secondaria e senza importanza;

- Afferma che “non può essere misconosciuta, a prescindere dalle convinzioni religiose o non religiose, l’importanza che le concezioni e le controversie religiose hanno avuto nella storia svizzera ed europea”. Bene! Ma allora cosa si è insegnato fino adesso durante le lezioni di storia svizzera ed europea?

- Ha “come primo obiettivo un concreto miglioramento dell’insegnamento della “cultura cristiana” nella scuola dell’obbligo che deve, anche in questo campo, garantire solide fondamenta per le scelte e gli approfondimenti successivi”. Ottimo! Non ha che da rendere obbligatorio lo studio dell’opera, in 10 volumi (per ora otto volumi pubblicati in lingua italiana da Ariele), dello storico Karlheinz Deschner “Storia criminale del Cristianesimo”, rivisitazione della storia dell’Occidente «cristiano»; che non è rilettura, né reinterpretazione, ma ristabilimento della verità storica;

- inoltre si ha da “fornire agli studenti gli elementi fondamentali per la comprensione della cultura occidentale”. Benissimo! Non si ha che da potenziare le lezioni di letteratura, arte, filosofia e diritto della Cultura greco-romana nonché approfondire seriamente la storia dell’era dei lumi;

- per la formulazione dei nuovi programmi auspica la creazione di una commissione mista, formata da rappresentanti delle comunità religiose e del DECS, estromettendo i difensori del pensiero razionale, i Liberi pensatori, rappresentanti il 12.2% della popolazione (evidentemente il pensiero razionale da fastidio). Inutile! Basta accettare i consigli menzionati sopra. La commissione auspicata sarebbe in ogni modo ingestibile essendo i punti di vista inconciliabili.

Tutto questo in aperto contrasto con quanto garantisce la nostra Costituzione, il nostro Codice civile, la vasta giurisprudenza e le relative decisioni del Tribunale federale in materia.
Dove è rimasto il pensiero razionale nelle proposte del PLRT? Dove sono rimasti i concetti base dell’illuminismo tanto volentieri invocate? Fintanto che si continuerà ad insegnare ai bambini e agli adolescenti, frottole e bugie non si colmerà mai il divario che tanto preoccupa gli scienziati.
Non è compito della Scuola pubblica perpetuare miti e leggende vecchie di millenni e nate in un contesto storico e socio economico che non ha più niente da fare con i nostri tempi e che sono state la causa di secoli di prevaricazioni, guerre e miseria.
Tutte le conquiste che ci permettono, in fin dei conti, di usufruire di un relativo benessere generale sono state conquistate contro la costante, dura e pervicace opposizione delle chiese.

Compito della scuola pubblica è di fornire agli allievi un’istruzione basata sullo stato attuale delle conoscenze, libera da elementi sovrannaturali e mistici, di abituarli all’esame critico e razionale dei fenomeni fisici, psicologici e sociali, di far loro comprendere l’insostituibile ruolo della ragione e della scienza nel progresso dell’umanità, di abituarli a non accettare nessuna informazione se non vi sono validi motivi per ritenerla vera; di stimolare la loro curiosità e il loro interesse nei confronti della scienza; di proporre loro una visione del mondo, un’etica e azioni basate su una visione secondo un umanesimo evoluzionario come proposto da Michael Schmidt-Salomon nel suo “Manifest des evolutionären Humanismus” Alibri Verlag – Aschaffenburg.

Per quanto concerne le elementari il DECS farebbe bene di leggere la “Tesi sull’oggettiva e palese pericolosità psichica dell’insegnamento cristiano” di Sergio Martella, psicologo, psicoterapeuta, docente presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Padova; nonché la messa in guardia degli educatori dagli effetti della pedagogia nera della religione di Alice Miller dott. in filosofia, psicologia e sociologia, né “La persecuzione del bambino”.

Concludendo invito quei Liberali radicali ticinesi, che non hanno dimenticato le loro radici illuministe, di far sentire la loro voce in seno al PLRT a sostegno della razionalità e del progresso.

Roberto Spielhofer

Ticino: La ?cultura? religiosa bussa a scuola

domenica, 1 aprile 2007

Con il comunicato stampa di lunedì 5 febbraio 2007 il DECS ha avviato la procedura di consultazione presso gli organismi scolastici, i partiti, le organizzazioni sindacali, le associazioni magistrali, gli enti che operano nel settore dell’educazione, l’assemblea dei genitori, ed altre associazioni, sulle proposte di insegnamento religioso illustrate dalla Commissione di studio istituita dal Consiglio di Stato nel 2004. Le associazioni e gli enti consultati sono invitati a presentare le loro osservazioni alla Divisione della scuola del DECS entro la fine di giugno 2007.

Ci siamo!

- Il rapporto della maggioranza della Commissione sull’insegnamento religioso nella scuola pubblica prevede:
1. -a livello della scuola elementare un insegnamento religioso impartito dal generalista, dunque obbligatorio per tutti gli allievi.
2. – a livello della scuola media si prevede una formula sperimentale che prevede l’introduzione di un’ora obbligatoria di insegnamento della religione nel secondo biennio impartito da docenti formati ad hoc.
Una commissione mista nominata dallo Stato definirà i contenuti dell’insegnamento obbligatorio e la competenza necessaria dei docenti, sia a livello di scuola elementare, sia a livello di scuola media. Di tale commissione dovranno far parte tutte le parti interessate, rappresentanti delle chiese riconosciute, delle altre entità religiose presenti nel Cantone, dell’Associazione per la scuola pubblica, dell’Associazione svizzera dei liberi pensatori. Nello specifico, se la formazione e la vigilanza didattica dei docenti sono di competenza dello Stato, la commissione ha un ruolo determinante nella definizione dei programmi e della scelta del materiale didattico.
3. – a livello della scuola media superiore un insegnamento integrato nelle singole discipline obbligatorie.

- Il rapporto dei rappresentanti della Chiesa cattolica prevede il mantenimento dello status quo nei tre livelli. Istruzione religiosa facoltativa impartita dalle Chiese cattolica ed evangelica finanziata dallo Stato.

- Il rapporto di minoranza dei rappresentanti dell’Associazione svizzera dei liberi pensatori – Sezione Ticino chiede la soppressione pura e semplice dell’art.23 della legge sulla scuola pubblica del 1° febbraio 1990.

L’alto livello di educazione in generale, l’esplosione dei mezzi di informazione e di comunicazione di massa, l’accesso immediato al sapere più disparato offerto dalla rete elettronica mondiale, e non da ultimo, l’accresciuto benessere materiale raggiunto hanno fatto sì che parti sempre più larghe della nostra popolazione si disinteressano delle religioni avite, situazione che è confermata
dalla sempre minor frequenza alle funzioni religiose. Si va ancora in chiesa per il battesimo, per le nozze e per le esequie. Questa situazione si rispecchia anche a livello scolastico, dove l’istruzione religiosa cattolica facoltativa attuale registra una frequenza del 70% a livello di scuola elementare, del 64% a livello di scuola media e meno del 10% a livello di scuola media superiore.
Si comprende che una simile situazione possa preoccupare la chiesa cattolica che lamentava il diffondersi di un’ignoranza religiosa pregiudizievole per la formazione umana delle nuove generazioni (Torti 2001).
Meno comprensibile quando è la politica a lamentarsi che è sempre più generalizzato ed evidente l’ignoranza dei pur minimi elementi di cultura cristiana negli studenti delle scuole pubbliche ticinesi (Sadis 2002).

Chi si lamenta dell’ignoranza dei pur minimi elementi di cultura cristiana, dimentica che la pace religiosa, di cui godiamo fortunatamente oggi, non si basa sulla conoscenza delle religioni (si pensi solo alle labili conoscenze bibliche dei fedeli!), ma soprattutto al fatto di trascurare tradizionali insegnamenti della fede e ad atteggiamenti che ritengono l’ottica religiosa senza importanza e secondaria.
Dunque, invece di lamentarsi dell’ignoranza religiosa sarà meglio rallegrarsi, e mettere in luce il lato estremamente positivo di questa evoluzione, a dimostrazione che la popolazione e soprattutto i giovani sono maturati e sempre meno disposti a credere in fiabe salvifiche e in dogmi settari vecchi di quasi due millenni, concepiti in tempi dove le conoscenze erano quelle che erano e per situazioni politico sociali e ambientali che più nulla hanno a che fare con i tempi attuali. Finalmente, anche se a fatica prendono il sopravvento la razionalità e le scoperte dell’era dei lumi, segnando, si spera, il definitivo tramonto dell’era delle superstizioni e dell’oscurantismo, avverando ciò che sperava il filosofo francese Auguste Compte nel 1825 ossia che un giorno la ragione avrebbe vinto ogni superstizione religiosa.

Ogni essere umano ha il diritto di concepire il mondo secondo le proprie affinità spirituali e le proprie esperienze personali, e non si vede perché lo Stato debba dar manforte alle ormai anchilosate religioni, incapaci di frenare l’esodo dei loro fedeli, per richiamare all’ovile le pecore smarrite.

La Scuola pubblica, una delle principali istituzioni dello Stato democratico, liberale e laico, deve dare ai giovani dei solidi principi fondamentali per la loro vita, con il fine di aiutarli a reagire positivamente nei tempi difficili, senza cadere nell’errore delle pure supposizioni e delle cieche credenze. Deve offrir loro la base per sviluppare le proprie facoltà virtuali e questo senza promettere loro una vita eterna per la propria buona condotta e le proprie azioni caritatevoli. Le promesse che non devono essere mantenute sono senza valore.
La scuola deve educare ad un’incessante e sincera ricerca della verità (condizione prima per un’armoniosa coabitazione in una società democratica e multietnica, un perseguimento continuo delle libertà politiche (democrazia), preludio alla libertà interiore, e un rispetto della vita di ciascuno e delle sue opinioni particolari (tolleranza).
Inoltre è necessario offrire agli allievi nella scuola pubblica uno spazio dove possono crescere senza essere turbati dai pregiudizi degli adulti.

La proposta della maggioranza della Commissione nella forma attuale è improponibile perché in aperto conflitto con la Costituzione federale art. 8 cpv. 2; art. 11; art. 15 cpv.4 e del Codice civile svizzero, art. 303. La prevista Commissione mista non è gestibile.

La proposta della Chiesa cattolica è anacronistica e non tiene conto della mutata situazione sociale del Cantone Ticino, dove quasi il 50% delle classi della scuola obbligatoria hanno più del 30% di allievi provenienti da altre culture e praticanti altre religioni. Se adottata obbligherebbe il Cantone, in rispetto all.art.8 cpv. 2 della Costituzione federale, a finanziare l’insegnamento religioso delle molteplici religioni ormai presenti sul territorio, in primis l’Islam.
Giova qui ricordare che secondo il censimento federale dell’anno 2000, nel Cantone Ticino la percentuale dei dichiarati non credenti e degli indifferenti era del 12,2%.

Resta la proposta dell’ASLP – Sez. Ticino, unica che rispetta il principio fondamentale dello Stato laico democratico, la separazione netta tra Stato e Chiesa, il rispetto della Costituzione federale e il rispetto delle leggi dello Stato.

Dunque mettiamoci tutti all’opera per far valere le nostre ragioni.

Roberto Spielhofer