Articoli marcati con tag ‘Croce’

Arrestato: distruggeva croci sulle vette friborghesi

mercoledì, 17 marzo 2010

Un’inchiesta contro ignoti era stata avviata lo scorso autunno dalle autorità locali dopo che la croce sulla vetta del Vanil-Noir a Grandvillar era stata danneggiata in maniera irreparabile. L’autore, un 48enne del posto, è stato identificato questi giorni a seguito del secondo atto, la demolizione della croce sul Merlas in febbraio.

Leggi l’articolo su http://www.20min.ch/ro/news/romandie/story/14635762

La guida alpina, che non ha precedenti penali, è stata subito rilasciata dopo l’interrogatorio. L’uomo, cattolico non praticante deciso ad abbandonare la chiesa, ha dichiarato di aver agito per motivi ideologici e nell’intento di lanciare un dibattito pubblico. Sostiene infatti che la natura, essendo di tutti, vada tenuta libera da insegne religiose. Ora dovrà rispondere del duplice reato di vandalismo e offesa alla libertà di religione, accusa, quest’ultima, contestata dall’ASLP:

Le croci sulle vette sono un retaggio della tradizione delle genti montanare e come tali vanno rispettate, non per il loro simbolismo religioso. Diverso il discorso per i crocifissi che costeggiano le strade in molti cantoni. Essi rappresentano dei segni visibili della predominanza della fede cattolica, eretti perlopiù prima dell’introduzione della legge federale sulla pianificazione del territorio nel 1979 – e quindi a tuttoggi in attesa di formale regolarizzazione.

Italia: Croce sul monte Serva suscita una polemica

martedì, 16 marzo 2010

Una croce alta quasi 8 metri e del peso di 8 quintali sarà posta sul monte Serva, la montagna che si affaccia su Belluno. E scoppia la polemica. Anche perché, fra mille misteri e pochi chiarimenti, emerge che non si tratta di un comune simbolo cristiano ma di una croce di Dozulé, ormai sorte come funghi in moltissime aree dell’Europa e in altri continenti, a volte legate a fenomeni di fanatismo religioso.

Articolo su: http://gazzettino.it/articolo.php?id=94810&sez=NORDEST

RSI1 Contesto: Simboli in croce

giovedì, 4 febbraio 2010

Crocifisso sì o crocifisso no. Si riaccende in Ticino come in Svizzera il dibattito sui simboli religiosi e sulla loro presenza nei luoghi istituzionali. A Cadro, per esempio, a vent’anni dalla sentenza del Tribunale federale che sancì il diviweto di esporre il crocifisso nelle aule delle scuole comunali, il Municipio e il Consiglio parrocchiale hanno deciso di esporre Gesù in croce nel corridoio della sede scolastica. Quali sono i confini tra laicità dello Stato e radici cristiane? La Costituzione svizzera, ancora oggi, comincia con il preambolo “In nome di Dio onnipotente”. Una questione che coinvolge la fede di ognuno, le sue credenze e le libertà garantite dalla Carta magna, unite alla tolleranza e al rispetto del prossimo in un paese sempre più multiculturale e, dunque, multireligioso. Se ne discute a Contesto con il vescovo di Lugano Monsignor Pier Giacomo Grampa e l’economista e libero pensatore Alfredo Neuroni.

http://la1.rsi.ch/contesto/index.cfm?scheda=10654

Le ragioni storiche della croce nel vessillo nazionale

martedì, 1 settembre 2009

In occasione dei campionati europei di calcio, il Comitato nazionale dell’Euro 2008 aveva voluto proporre una curiosa interpretazione della croce latina che campeggia al centro del patrio gonfalone. Lo aveva letto come un “più”: ad indicare che la Svizzera avrebbe un di più, in positivo, rispetto agli altri Paesi. La trovata, ancorché discutibile, non peccava di originalità. Personalmente, la potrei persino trovare simpatica nella misura in cui fosse espressione di un auspicio più che di una presunzione di superiorità. Ma tant’è.

Per il vescovo luganese Pier Giacomo Grampa, così facendo si compie, invece, una mistificazione, frutto – secondo lui – di un misto di impudenza, di ignoranza, di superficialità, di dabbenaggine. Dice il Grampa : “Noi non sappiamo che farcene di un “più” svuotato dei suoi veri contenuti, della sua essenza, dei suoi valori, della preziosità dei suoi riferimenti alla nostra storia e alla ricchezza del patrimonio cristiano”.

Per lui la croce collocata al centro dell’insegna nazionale elvetica è un segno identitario totalizzante che i cittadini svizzeri non possono non far proprio a meno di non voler commettere un vero e proprio anno di apostasia, di negazione di se stessi.

Non ha tutti i torti il capo della Chiesa locale: i cristiani non devono essere defraudati di ciò che li costituisce, li qualifica, spiegando e giustificando la loro volontà di identificarsi come tali. A lui, che è stato rettore del  Collegio Papio, non dovrebbero essere ignote le preziose dispense ciclostilate in cui Gaspare Fässler (padre OSB) illustrava la storia patria ai collegiali. Va dunque ricordato che la croce è apparsa, nella bandiera nazionale, ufficialmente nel corso di una parata militare a Berna, nel 1840. Diventando Stato federativo (ma solo nel 1848) l’Elvezia assumeva per tutto il Paese il nome di una sua parte: Svizzera da Schwyz. E, per completar l’opera, traduceva nella bandiera nazionale la crocetta bianca che nel vessillo cantonale svittese era ed è relegata in un cantuccio. Qualcuno si chiederà a questo punto l’origine della crocetta svittese. E’ presto detto. Nel 1289 una banda armata di quella zona, al servizio del suo padrone feudale (il capo della casa degli Habsburg, che al momento rivestiva anche la carica di imperatore), aveva partecipato ad una spedizione bellica contro il duca palatino dell’Alsazia-Lorena. Nell’occasione gli svittesi si erano  distinti nella presa di Besançon che avevano invaso nottetempo massacrandone la guarnigione e parte degli abitanti. Avevano sperato di ottenere in premio per i loro servigi una “carta di libertà” che li rendesse vassalli diretti dell’impero, togliendo di mezzo i balivi. Rodolfo d’Habsburg ritenne che non fosse il caso di esaudire quel desiderio ma, per non congedare a mani vuote i baldi montanari, tanto valorosi quanto feroci, li autorizzò a fregiare le loro insegne militari della croce propiziatoria. (Si ricorderà che, dai tempi di Costantino in poi, chi combatteva all’insegna della croce aveva il successo garantito: in hoc signo vinces! , aveva pronosticato il “santo” papa Milziade all’imperatore romano, alla vigilia della battaglia del Ponte Milvio, nel 312 dell’era volgare.)

Ancora recentemente il Grampa, in una pubblica allocuzione tenuta sul San Gottardo in occasione della celebrazione del “natale della Patria”, ha ribadito questi concetti ritenendo che repetita juvant, come se una distorsione della verità, per il fatto d’esser reiterata, possa perdere la sua natura mistificatoria.

Orbene, se al vescovo di Lugano può  far piacere ricordare le origini (e le ragioni!) storiche della bandiera svizzera, attribuendo all’ esibizione della croce nel vessillo la volontà di significare adesione ad un presunto evangelico messaggio di pace e d’amore, ad altri può ripugnare l’idea che il campo rosso simboleggi il sangue dei borgognoni e la croce bianca richiami quella che contrassegnava le tombe delle vittime dell’eccidio di Besançon. Questione di gusti, si dirà. E soprattutto di valori. Non è perciò facile capire come il vescovo di Lugano, che pure conosce o dovrebbe conoscere la storia svizzera,  abbia l’audacia (per non dire altro) di associare l’insegna rossocrociata “al cristianesimo e – come dice lui – al Mistero d’amore del nostro Dio, che per noi ha offerto il Figlio nel sacrificio della croce”. Mistero davvero. E miracolo di incongruenza.

In questo ordine di idee, è certamente preferibile leggere la croce come il segno matematico “più” piuttosto che come simbolo della tradizione guerrafondaia di un Paese specializzatosi, da allora in poi per qualche secolo, nell’arte della guerra e nell’offerta di combattenti mercenari, ad majorem Dei gloriam.

Lo scrittore inglese Samuel Johnson, oltre due secoli or sono, aveva rilevato come il patriottismo fosse l’ultimo rifugio delle canaglie: una espressione un po’ colorita per dire che, quando uno è a corto di argomenti,  quale estrema risorsa, si appropria degli “argomenti” che più sono atti a suscitare la passionalità e tifoseria faziosa: perché nel segno di un rassicurante conformismo si imbeva di accomunanti parole d’ordine e si fregi di identificanti insegne. Al seguito degli stessi predicatori della fede e degli stessi alfieri del patriottismo.

Guido Bernasconi (libero pensiero 9/2008)