Archivi per la categoria ‘Uncategorized’

SUICIDIO ASSISTITO – COMUNICATO STAMPA DEL 27 febbraio 2016

lunedì, 29 febbraio 2016

I Liberi Pensatori hanno preso atto con sgomento della decisione della Commissione speciale sanitaria di non permettere il suicidio assistito negli ospedali. Il rapporto è stato redatto da Sergio Morisoli (Comunione e Liberazione, gruppo ultracattolico) e da Simone Ghisla (PPD)

Una decisone che sa di dogma religioso! (continua…)

Buone feste!

lunedì, 22 dicembre 2014

Assemblea dei delegati 2014: documenti

mercoledì, 23 aprile 2014

AD 2013 Procès verbal

ASLP Rapport 2013

Bilan 2013

Freidenkerhaus: Otto-Kunz-Fonds

Nel 2038 il mondo sarà senza dio

giovedì, 7 giugno 2012

I Paesi con tenore di vita migliore stanno diventando atei. Questa tendenza, consolidata da anni, è nota come teoria della secolarizzazione. Ecco alcuni stralci di un articolo di Nigel Barber, parso sul Huffington Post.

(…) In base all’ipotesi della sicurezza esistenziale, una migliore qualità della vita si accompagnerebbe ad un declino della religiosità, portando gli individui a preoccuparsi meno dei generi di prima necessità o dell’eventualità di morire o di ammalarsi – essi  non avvertirebbero cioè la necessità di affidarsi a un’entità superiore per placare ansie e paure. Le prove al riguardo non mancherebbero. (Cfr. il suo libro Why Atheism will Replace Religion – the triumph of earthly pleasures over pie in the sky). Lo sviluppo economico come motore della secolarizzazione – quale pietra di paragone, i nove paesi più atei del pianeta, fra cui Belgio, Danimarca, Giappone, nei quali nel 2004  esattamente metà della popolazione dichiarava di ‘non credere in Dio’ (fonte: Zuckerman, P. (2008). Society without God: What the least religious nations can tell us about contentment. New York: New York University Press).

 

 

 

 

Lourdes – I dossier sconosciuti

domenica, 20 maggio 2012

Segnaliamo l’ultima opera di Luigi Garlaschelli,  fra i relatori del Denkfest, il congresso organizzato l’anno scorso dall’ASLP a Zurigo, dedicato al pensiero scettico e all’indagine critica delle varie espressioni che prende, oggi, l’irrazionalità e la voglia di occulto, di cose “fuori dal normale”. Chimico, scrittore e  socio effettivo del CICAP, il professor Garlaschelli è senza dubbio uno degli studiosi più attenti del paranormale religioso, essendosi cimentato in passato nel dimostrare l’origine non divina di molti fenomeni, quali il sangue di San Gennaro, la Sindone di Torino, oltre a varie statuette mariane piangenti.

In quest’opera, Garlaschelli raccoglie molte testimonianze e documenti riguardanti uno tra i più famosi e sfruttati fenomeni di paranormale religioso della storia: l’apparizione mariana a Lourdes del 1858, con relative guarigioni apparentemente inspiegabili. Propone caso per caso un’analisi medica dei vari presunti miracolati a seguito della visita al santuario di Lourdes. I casi riportati sono tutti riconosciuti dalla chiesa come autentici miracoli e traggono la loro fonte dagli atti medici rilasciati all’epoca dei fatti. La prefazione  è del “matematico impertinente” Piergiorgio Odifreddi che, pungente com’è suo solito, si sofferma sull’origine del culto di Maria.  Non meno caustico Anatole France, che riguardo a Lourdes ebbe a dire: “Vedo tante stampelle, ma nessuna gamba di legno”.

Lourdes – I dossier sconosciuti. Brossura, Italian University Press, ISBN-10: 8882581357

Book trailer sul Sito del prof. L. Garlaschelli
Recensione del libro su www.scetticamente.it

 

 

Croci sulle vette – simboli religiosi o culturali?

venerdì, 11 maggio 2012

Reo di violazione della libertà di credo e di coscienza, la guida alpina che tempo addietro aveva demolito tre croci sulle montagne gruyeriane (cfr. il relativo articolo di stampa).  Commentando la sentenza, il giudice ha dichiarato che le croci sulle montagne rappresenterebbero degli «oggetti votivi anche se non servono per la celebrazione dei riti”. Un’interpretazione, questa, che suscita delle perplessità.

Oggi si ha la tendenza ad equiparare la libertà di credo e di coscienza alla libertà religiosa. 

La Costituzione federale statuisce, all’

Art. 15 Libertà di credo e di coscienza 

1 La libertà di credo e di coscienza è garantita.

2 Ognuno ha il diritto di scegliere liberamente la propria religione e le proprie convinzioni filosofiche e di professarle individualmente o in comunità.

3 Ognuno ha il diritto di aderire a una comunità religiosa, di farne parte e di seguire un insegnamento religioso.

4 Nessuno può essere costretto ad aderire a una comunità religiosa o a farne parte, nonché a compiere un atto religioso o a seguire un insegnamento religioso.

Ne deriva che la libertà di credo e di coscienza rappresenta un diritto individuale che difende le convinzioni del singolo cittadino contro ingerenze e soprusi da parte dello Stato. Resta da stabilire se la libertà di credo possa essere invocata da gruppi di persone. Secondo il giudice, le croci disseminate sul territorio, pur senza senza scopi di culto, sarebbero protette dalla libertà di credo, il che ha dell’assurdo.

Gli atti contestati alla guida alpina rientrano piuttosto nell’ambito dell’art. 261 del codice penale svizzero:

Perturbamento della libertà di credenza e di culto

Chiunque pubblicamente ed in modo abietto offende o schernisce le convinzioni altrui in materia di credenza, particolarmente di credenza in Dio, ovvero profana oggetti di venerazione religiosa,

chiunque con malanimo impedisce, perturba o schernisce pubblicamente un atto di culto garantito dalla Costituzione,

chiunque profana con malanimo un luogo od un oggetto destinati ad un culto o ad un atto di culto garantiti dalla Costituzione,

è punito con una pena pecuniaria sino a 180 aliquote giornaliere.

Il titolo del paragrafo indica esplicitamente che non si tratta tanto di proteggere la libertà di credo degli individui quanto piuttosto di garantire la pacifica convivenza fra le diverse religioni e filosofie di vita seguite in Svizzera. Ai sensi delle suddette disposizioni, l’accusato sarebbe quindi punibile per profanazione di oggetti di venerazione religiosa. Innanzitutto occorrerebbe stabilire chi si sia sentito oltraggiato e in quali luoghi, al di fuori da quelli consacrati quali le chiese, tali oggetti possano essere lecitamente esposti e godere di protezione statale. E’ altresì da appurare se la legge copre tutti i simboli religiosi, inclusi quelli non utilizzati a scopi di culto, e più genericamente quali oggetti possano definirsi “religiosi” (cfr. le violente polemiche suscitate dalle caricature di Maometto).

Infine non è ben chiaro se le croci in questioni siano state regolarmente autorizzate o comunque  soggette ad autorizzazione. L’ASLP si è informata presso l’ufficio cantonale delle costruzioni ed è in attesa di risposta.

Simbolo religioso o culturale?
Da rilevare che non v’è consenso neanche fra gli adepti cristiani circa la natura delle croci. Il giudice friborghese opina che la croce sulle vette costituisca un simbolo religioso, che serva a funzioni di culto o meno. Viceversa, i difensori dei crocifissi nelle scuole pubbliche vi vedono spesso e volentieri un simbolo della “cultura nostrana”. In quanto tale, non sarebbe tutelato contro la blasfermia.

Imposta ecclesiastica – una tassa prelevata in modo subdolo

lunedì, 5 marzo 2012

di Giobar

Il “Dizionario storico della Svizzera” riporta che «le imposte ecclesiastiche o imposte di culto sono tasse che le Chiese e le comunità religiose ufficialmente riconosciute (e i gruppi che le costituiscono) sono autorizzate dallo Stato a prelevare su un determinato territorio per garantire il proprio finanziamento. Tali tributi, riscossi presso i membri delle stesse Chiese e spesso anche alle persone giuridiche (Chiese cantonali), vengono raccolti senza la garanzia di una contropartita.

Le imposte ecclesiastiche costituiscono attualmente la principale fonte di finanziamento delle Chiese, che possono contare anche su altre entrate secondarie (offerte, donazioni, talvolta una parte delle imposte cantonali destinata all’esercizio del culto).

Nella maggior parte dei Cantoni l’imposta ecclesiastica viene stabilita in base alle tariffe previste dalle leggi tributarie. L’aliquota e il coefficiente d’imposta possono essere definiti dalle istanze religiose, fra cui l’assemblea parrocchiale, il consiglio parrocchiale, il sinodo oppure, nel caso di Ginevra, la commissione delle tre Chiese riconosciute; in altri casi invece (per esempio in Vallese) vengono stabiliti dalle istanze politiche.

Alla base delle imposte di culto vi sono gli stessi principi che regolano le imposte cantonali e comunali, con cui condividono anche i mezzi di impugnazione. In 24 Cantoni le Chiese ufficialmente riconosciute (cattolica, evangelica, nei Cantoni Basilea Città e Friburgo anche i culti delle comunità israelite) e le loro parrocchie hanno il diritto di prelevare le imposte di culto; in alcuni Cantoni la loro riscossione è obbligatoria, in altri facoltativa. Nel Canton Vaud tutti gli oneri per il culto sono sostenuti dallo Stato e dai Comuni (in pratica è l’eredità delle lotte radicali per sottomettere la Chiesa allo Stato (Chiesa di Stato) sulla scia di quanto avevano fatto i rivoluzionari francesi. Nulla a che vedere con lo Stato confessionale).

Nel Canton Ticino la situazione è particolarmente eterogenea: 166 parrocchie ricevono contributi dai Comuni politici, 39 percepiscono un’imposta di culto, 20 non hanno alcun finanziamento pubblico, 13 si basano su un tributo volontario dei comuni e otto su un tributo volontario dei fedeli.

Nella maggior parte dei Cantoni le imposte ecclesiastiche vengono prelevate anche alle persone giuridiche (ad eccezione di Argovia, Appenzello Esterno, Basilea Città, Ginevra, Sciaffusa e Vaud).»

Fatta questa doverosa premessa v’è ancora da dire che nel Canton Ticino le Chiese riconosciute si finanziano:

– le Parrocchie cattoliche secondo l’articolo 20 della Legge sulla chiesa cattolica (del 16 dicembre 2002), che richiama ancora il “Decreto legislativo concernente l’imposta di culto delle Parrocchie e delle Comunità regionali della Chiesa evangelica riformata” (10 novembre 1992) e il relativo “Regolamento di applicazione del decreto legislativo sull’imposta di culto” (3 febbraio 1993).

Decreto legislativo concernente l’imposta di culto delle Parrocchie e delle Comunità regionali della Chiesa evangelica riformata (del 10 novembre 1992)

– le Comunità evangeliche secondo il Decreto e relativo Regolamento appena citati. In 39 parrocchie i rispettivi Consiglio Parrocchiale della Chiesa cattolica o Consiglio di Chiesa per la Comunità regionale della Chiesa evangelica-riformata provvedono direttamente, in modo trasparente, alla riscossione dell’imposta di culto con modalità del tutto simili al prelievo dell’imposta comunale.

Da sapere: coloro che ricevono questa richiesta non sono tenuti a soddisfarla se non lo vogliono (gli atti legislativi citati spiegano come fare), anche se iscritti nel catalogo tributario della parrocchia ove si è domiciliati.

Altra cosa, invece, nelle 166 parrocchie che ricevono l’ammontare dell’imposta di culto direttamente dai Comuni politici con un contributo chiamato congrua: una somma calcolata in misura proporzionale sulla base del rapporto tra le spese complessive del Comune e l’assegno versato al parroco, che il Comune (Stato, potere civile) versa all’amministrazione parrocchiale (ufficio ecclesiastico, potere spirituale/religioso), spesso a seguito di trattative, a titolo di mai ben totalmente precisati benefici ricevuti dalla collettività!

È una tassa occulta in quanto non viene quasi mai esplicitamente menzionata sui vari documenti relativi ai pagamenti delle imposte civili (in alcuni casi viene inclusa nella dicitura “tassa personale”) e, in un certo qual senso, aggrava ogni cittadino domiciliato di una piccola quantità di denaro a sua insaputa, in quanto, appunto, creata con il contributo di ognuno.

Nel corso degli anni, parecchi ticinesi atei o agnostici hanno scritto alle rispettive autorità civili per chieder l’esenzione da questo balzello: alcuni son riusciti nell’intento senza grossi problemi, altri hanno dovuto persino spingersi fino all’inoltro di un ricorso al Consiglio di Stato, ottenendo solo parziale giustizia. Sta di fatto che, anche in caso di esenzione di un qualche cittadino, la somma che il Comune devolve alla parrocchia rimane, di fatto, immutata, aumentando così il tenore del non rispetto delle libertà fondamentali stabilite dalla Costituzione svizzera.

Ben ha fatto, dunque, il consigliere comunale di Cadro, signor Demis Fumasoli, ad inoltrare al relativo Municipio, all’inizio del mese di novembre 2011, un’interrogazione inerente le spese correnti per il culto.

Nel testo suggerisce all’Esecutivo l’applicazione delle norme contenute nel Decreto e relativo Regolamento citati, per poter perseguire i seguenti benefici:

- il pagamento della tassa solo in base alla volontà del singolo individuo;

- un Consiglio parrocchiale e Comunità evangelica liberi di chiedere secondo il loro reale bisogno;

- lo sgravio di 40mila franchi annui per l’amministrazione comunale (nel caso di Cadro).

Non resta che l’attesa di una risposta celere anche perché il Comune citato sarà tale ancora per pochi mesi in quanto recentemente “fagocitato” dalla grande Lugano. Una risposta positiva creerebbe sicuramente un precedente cantonale e darebbe la forza di richieste simili in altri Comuni; una risposta negativa lascerebbe sempre la possibilità di chiedere l’esenzione ad ogni singola persona. Nel caso, di seguito, un esempio di lettera (individuale o di gruppo) che si potrebbe inoltrare per la bisogna. Inoltre non sarebbe cattiva iniziativa, per coloro che non l’avessero ancora fatto, quella di andare nelle rispettive Cancellerie comunali per controllare, ed eventualmente modificare, la propria scheda personale alla voce “appartenenza religiosa”: nel 2012 verranno infatti elaborati i dati inerenti la religione di ognuno per inserirli nelle statistiche del Censimento federale 2010. Dati che serviranno soprattutto alle Chiese per far formulare ai vari Consigli religiosi le richieste dell’entità della congrua, laddove è in vigore.

Lo sbattezzo online indigna le chiese svizzere

giovedì, 19 gennaio 2012

In Svizzera sbattezzarsi è tendenzialmente gratuito, anche se non in tutti i Cantoni, ma la realtà dell’uscita dalla Chiesa d’appartenenza è molto più complicata della semplice lettera da spedire a chi di dovere. A ciò cercano di rimediare dei siti che offrono agli interessati la completa gestione della pratica dello sbattezzo. Il costo varia tra i 49 franchi, poco più di 40 euro al cambio attuale (www.sofort-kirchenaustritt.ch – subito sbattezzo) oppure i 39 franchi di www.kirchen-austritt.ch. Stefan Amrein, fondatore di di www.kirchen-austritt.ch, giustifica questi prezzi con le lungaggini burocratiche al limite della vessazione con cui si vede confrontato: “Mi è perfino capitato di combattere con una parrocchia per undici mesi, perché voleva impedire che il proprio fedele si sbattezzasse. Le Chiese sono sempre più vuote, per questo si oppongongo fino all’ultimo per trattenere le proprie pecorelle.” Secondo un’associazione dei consumatori in rete non mancano però le informazioni gratuite al riguardo.

Fonte: Giornalettismo

 

 

 

 

 

 

Con 6 miliardi l’anno, l’Italia farebbe miracoli

lunedì, 19 dicembre 2011

«Con 6 miliardi l’anno, l’Italia farebbe miracoli». È lo slogan che da oggi campeggia sui mega-manifesti che l’Uaar ha fatto affiggere a Genova, e che da domani compariranno anche per le strade di Venezia. Dopo la visibilità raccolta con il sito icostidellachiesa.it, il primo elenco dettagliato dei privilegi fiscali e dei contributi di cui gode il cattolicesimo, l’associazione ha dunque deciso di insistere. Perché il costo della Chiesa è alto, ed è «un prezzo che pagano credenti e non credenti», come ricorda lo stesso manifesto. Quando invece le religioni dovrebbero essere sostenute soltanto da chi le professa.

«Alcuni tagli proposti dal governo sono stati bloccati dalle resistenze delle caste», osserva Raffaele Carcano, segretario Uaar, «ma qui siamo di fronte a una super-casta talmente intoccabile che nemmeno Monti ha il coraggio di sfiorare». Non è nemmeno solo un problema di Ici, come sembrerebbe scorrendo le cronache:  «vogliamo cominciare a parlare anche del miliardo e mezzo che costa l’ora di religione, del miliardo che costa l’Otto per Mille, degli oltre 700 milioni che finiscono a scuole e università cattoliche?», chiede l’Uaar, conti alla mano.

È per questo motivo che, mentre il parlamento discute la manovra, gli atei e gli agnostici hanno rilanciato. «Siamo contribuenti discriminati, e vogliamo che tutti se ne rendano conto», prosegue Carcano: « è incredibile che la Chiesa cattolica, la più importante proprietaria immobiliare del paese, non sia chiamata a compiere i sacrifici che la crisi economica richiede». Con sei miliardi si potrebbe invece non solo ridurre il debito, ma anche investire in «ricerca, istruzione, risanamento del territorio», come propone l’Uaar nel suo manifesto.

Comunicato stampa UAAR.

I diritti umani – una conquista di tutti per tutti

venerdì, 9 dicembre 2011

10 dicembre – giornata mondiale dei diritti umani

La Dichiarazione universale dei diritti umani è stata proclamata oltre 60 anni fa dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite l’indomani delle atrocità della Seconda Guerra Mondiale. Si tratta di un codice etico di importanza storica fondamentale: è stato infatti il primo documento a sancire universalmente (cioè in ogni epoca storica e in ogni parte del mondo) i diritti – individuali, civili, politici, economici, sociali, culturali – che spettano all’essere umano per la semplice ragione di essere nato. Il preambolo statuisce infatti che: “…il riconoscimento della dignità specifica e dei diritti inalienabili di tutti i membri della società umana è la base di libertà, giustizia e pace nel mondo.

Non va peraltro nascosto l’atteggiamento ambiguo delle chiese cattolica e riformata nei confronti dei diritti umani. Se da un lato i teologi ne reclamano la paternità, dall’altro tentano di subordinarli al proprio costrutto di dio ed ai propri valori canonici.

Eleanor Roosevelt ha svolto un ruolo importante nella redazione del documento. In un discorso tenuto nel 1932, nel pieno della crisi, spiegò:  “Per me la religione non ha nulla a che vedere con delle credenze specifiche o dei dogmi. (…) E’ l’aspirazione al bene che ci induce a  non badare soltanto al nostro interesse ma a quello di tutti gli esseri umani con cui condividiamo la terra”. E dieci anni più tardi scrisse nella sua rubrica di giornale: “L’essenziale è come tradurre i più alti ideali nella propria vita quotidiana, al di là della nazionalità o religione cui si appartiene.”  (“My Day,” 16 settembre 1943).

Benché praticante, Eleonor Roosevelt non si rifaceva all’idea cristiana dell’uomo “creato a immagine e somiglianza di Dio”. Piuttosto confidava nella forza e nella coscienza delle persone di prendere atto del proprio valore: “Nessuno può farci sentire inferiori se non glielo permettiamo.”