Archivi per la categoria ‘Stato – Chiesa/Religione’

Solidarietà con Valentin Abgottspon!

mercoledì, 13 ottobre 2010

Alcuni utenti del network sociale hanno creato un gruppo di sostegno facebook solidarity group al docente vallesano Valentin Abgottspon, licenziato in tronco lo scorso venerdì, 8 ottobre 2010, per essersi rifiutato di tenere lezione sotto il crocifisso nella scuola secondaria di Stalden (VS).

Aggregatevi su facebook, oppure lasciate un messaggio qui. Grazie della vostra solidarietà.

Solidarietà finanziaria

Banca Raiffeisen Region Visp
Conto postale: 19-2517-3
a favore di: Freidenker/innen Region Wallis, 3930 Visp
Conto: 2948871

IBAN: CH1580553000002948871
BIC: RAIFCH22XX

Grazie!

Tele Ticino: Licenziato per un crocifisso

mercoledì, 13 ottobre 2010

Toglie il crocifisso in classe – prof licenziato

domenica, 10 ottobre 2010

Canton VS

A Stalden (VS) un insegnante  è stato licenziato in tronco dopo un conflitto sorto intorno al crocifisso nella scuola secondaria locale.

Valentin Abgottson, presidente della sezione ASLP vallesana aveva rimosso il crocifisso dall’aula in cui insegna più di un anno fa – senza che ci fosse alcuna reazione da parte della direzione che pure ne era a conoscenza.  La quale non si è però fatta attendere quando ha confrontato le autorità cantonali e comunali con la sentenza del Tribunale federale in materia, risalente al 1990, che statuisce

“L’esposizione del crocifisso nelle aule delle scuole elementari non adempie alle esigenze di neutralità previste dall’art. 27 cpv 3 della Costituzione”.

Le autorità non si sentono peraltro in dovere di rispettarla, invocano la legge cantonale sull’istruzione pubblica, secondo cui:

Art. 3 Compito generale della scuola
La scuola vallesana sostiene le famiglie nell’educazione ed istruzione dei giovani. A tale scopo, collabora con le chiese ufficialmente  riconosciute.
Essa si impegna a sviluppare il senso morale e le facoltà intellettuali e fisiche dell’alunno, che prepara al suo essere persona umana e cristiana.

Per dettagli vedi l’articolo in tedesco parso sull’edizione domenicale del NZZ del 10.10.2010: http://www.frei-denken.ch/de/2010/10/fristlose-kundigung-nach-streit-um-kruzifix/

11.10.2010 Le Matin: http://www.lematin.ch/actu/suisse/licencie-cause-crucifix-333992
11.10.2010 Ticinonline: http://www.tio.ch/aa_pagine_comuni/articolo_interna.asp?idarticolo=590905&idsezione=9&idsito=1&idtipo=290

Canton LU

Nel canton Lucerna sembra profilarsi un compromesso in un caso simile che vede coinvolti un padre e le scuole elementari di Triengen. Dopo un primo rifiuto categorico, il preside ha infatti assunto toni più concilianti,  accettando di rimuovere il crocifisso dalle aule frequentate dai bambini del richiedente.

Dettagli nel NZZ di domenica, 10 ottobre 2010 (in tedesco): http://www.frei-denken.ch/de/2010/10/fristlose-kundigung-nach-streit-um-kruzifix/

Canton TI

All’inizio dell’anno in Ticino,  su istanza della chiesa cattolica, è riapparso il crocifisso nel corridoio della scuola di Cadro – in aperta violazione della sentenza emessa vent’anni fa dal Tribunale federale nei confronti dello stesso comune.
Per dettagli vedi il relativo comunicato stampa.

Sconto Ici alla Chiesa – la Ue processa l’Italia

venerdì, 24 settembre 2010

Le esenzioni fiscali concesse alla Chiesa costano allo Stato italiano un’indagine formale dell’Ue per aiuti di Stato incompatibili con le norme sulla concorrenza. Dopo quattro anni di scambi di informazioni, due archiviazioni e una serie di controricorsi, Bruxelles mette in moto “un’indagine approfondita” sui privilegi fiscali attribuiti agli enti ecclesiastici in settori in cui “l’azienda Chiesa” (conta circa 100 mila fabbricati) è leader nazionale: ospedali, scuole private, alberghi e altre strutture commerciali che godono di un’esenzione totale dal pagamento dell’Ici e del 50% da quello sull’Ires. Con un risparmio annuo che si avvicina ai due miliardi di euro e conseguenti vantaggi competitivi rispetto ai concorrenti laici. In caso di condanna, l’Italia dovrà chiedere il rimborso delle tasse non pagate. Lo riferisce La Repubblica.

Italia: l’8 per mille si allarga – restano fuori i musulmani

venerdì, 27 agosto 2010

L’imam: si inizi a lavorare anche con noi moderati

Gian Guido Vecchi sul Corriere della Sera

Roma «Di resistenze vere e proprie in questi casi non ce ne sono, no, però sa come si dice in politica: esistono altre priorità…». Il senatore pdl Lucio Malan, valdese, la racconta con ironia, i disegni di legge presentati assieme al costituzionalista del pd Stefano Ceccanti arriveranno in Parlamento alla riapertura dalle ferie per ratificare le nuove intese dello Stato con altre sei confessioni religiose, materia delicata anche perché le «intese» permettono di partecipare alla ripartizione dell’otto per mille. Tra i nuovi ingressi, peraltro, non ci saranno né erano previsti i musulmani, e l’imam Yahya Pallavicini, del Coreis, non nasconde l’amarezza: «Sarebbe opportuno che si iniziasse a lavorare per riconoscere giuridicamente quei musulmani moderati che da anni si sono dimostrati interlocutori affidabili e autonomi da ogni ideologia fondamentalista».
Finora, oltre alla Chiesa cattolica, lo Stato ha riconosciuto l’Unione delle comunità ebraiche italiane, la Tavola valdese, la Chiesa evangelica luterana, l’Unione delle Chiese avventiste del 7° giorno e le Assemblee di Dio, tutte leggi approvate tra gli anni Ottanta e Novanta. Le nuove intese – già definite dal governo Prodi e sottoscritte da quello Berlusconi il 4 aprile, con relativi disegni di legge approvati dal consiglio dei ministri il 13 maggio – aggiungeranno all’elenco cristiani ortodossi, buddisti, mormoni, induisti, apostolici e testimoni di Geova.

per l’Islam la faccenda è ancora tutta da impostare. Lo dice il vicepresidente pdl della Camera, Maurizio Lupi: «La libertà religiosa non è in discussione. Ma il problema è duplice: da una parte non esiste un interlocutore unico, i musulmani sono divisi tra vari soggetti; e dall’altra c’è la questione oggettivamente delicata che riguarda la regolamentazione delle attività intorno alle moschee, non sempre di culto, talvolta contaminate dall’estremismo terroristico».  In più, aggiunge il pd Pierluigi Castagnetti, «non si può derogare sul riconoscimento esplicito, non solo implicito, della Costituzione: un riconoscimento formale che già ai tempi del tavolo aperto da Amato e fino ad oggi non è mai arrivato». Lo stesso vescovo Mogavero fa notare: «Poligamia, il ruolo della donna, l’educazione dei figli, ci sono norme e usi islamici che vanno contro i postulati fondamentali della nostra Costituzione: per questo l’impegno a rispettare la Carta è la condizione essenziale». Il tema è aperto, l’imam Pallavicini sospira: «C’è una responsabilità politica nel non voler arginare l’estremismo, le difficoltà esistono ma non è giusto che per una minoranza pretestuosamente maschilista o poligama ci vada di mezzo un milione di fedeli».

Ct. TI: Critica al principio e alla modalità dell’introduzione della “storia delle religioni”

giovedì, 5 agosto 2010

COMUNICATO del 5 agosto 2010

La Sezione ticinese dell’Associazione svizzera dei Liberi pensatori ritiene doveroso tornare sul principio e sulle modalità dell’introduzione della “storia delle religioni” come nuova materia di insegnamento, in alcune sezioni della scuola media. La prevista ‘riforma’ è palesemente il risultato delle pressioni degli ambienti confessionali sui responsabili della scuola pubblica a seguito del progressivo e inarrestabile calo delle adesioni da parte delle famiglie ai corsi di catechismo (i quali, peraltro, sono a carico dello Stato e quindi di tutti i contribuenti pur essendo gestiti dalle Chiese cattolica ed evangelica). Con una manovra neppure tanto nascosta e con la connivenza – cosciente o, peggio, inconsapevole – dell’esecutivo cantonale (che dovrebbe essere invece il tutore della laicità dello Stato), si sta tentando di sdoganare un insegnamento religioso camuffandolo da insegnamento storico. L’esperimento nasce, non a caso, da un accordo di vertice tra il capo del DECS Gabriele Gendotti e i responsabili delle due comunità religiose citate.

Si sta, in altre parole, cercando di far rientrare dalla finestra ciò che il buon senso e il rispetto della tolleranza e della laicità avevano giustamente messo alla porta.

La Sezione Ticino dell’ASLP non ha mai approvato le modalità con le quali è stata pianificata la citata sperimentazione. Dopo che la questione, a seguito delle iniziative parlamentari Dedini e Sadis, era stata esaminata da un gruppo di lavoro, aperto pure ai non credenti tramite i rappresentanti dei Liberi pensatori, nella fase attuativa, cioè quella legata all’elaborazione dei programmi, i Liberi pensatori sono stati puramente e semplicemente esclusi. Questo aspetto era stato fatto notare al direttore del DECS Gabriele Gendotti, il quale aveva precisato che questo compito specifico era stato affidato ad un gruppo di esperti in ambito didattico e pedagogico.

Ciò non ha impedito, comunque, che le cerchie confessionali vi fossero ampiamente rappresentate e ascoltate.

Il risultato di queste modalità, a dir poco inedite, è un corso di “storia” delle religioni che si configura come corso di catechismo cristiano camuffato da corso storico. Un corso che, in pratica, si esaurisce nella lettura e l’esegesi delle cosiddette “sacre scritture”.

La miglior prova che anche i promotori della sperimentazione concepiscano il corso come un insegnamento di natura religiosa, e certamente non di natura storica, risiede nel fatto che in una parte delle classi toccate dalla sperimentazione gli allievi (o, per meglio dire, le loro famiglie) saranno obbligati ad optare o per l’istruzione catechistica “classica” o per il corso di “storia” delle religioni. In questo senso, la nuova materia viene quindi valutata dagli stessi promotori come alternativa (e quindi equipollente) ad un corso religioso; se fosse stata intesa come insegnamento di natura storica, non si comprenderebbe come gli allievi che opteranno per il catechismo debbano essere esentati dal corso di “storia” delle religioni.

La natura religiosa del corso che si sta tentando, con scarso rispetto per l’intelligenza della gente, di sdoganare come insegnamento di natura storica mette pesantemente in discussione la costituzionalità di questa iniziativa. L’ASLP si riserva quindi di verificare attentamente l’evoluzione della sperimentazione e di chiedere al Tribunale federale una verifica della costituzionalità di questa stravagante sperimentazione.

Neppure la modalità di scelta degli insegnanti è avvenuta nel rispetto dell’imparzialità di formazione specifica in quanto il concorso – diversamente da quanto il capo del DECS aveva assicurato – è aperto (a questo punto si potrebbe dire “destinato”…) anche ai laureati della facoltà di teologia di Lugano, istituto di dichiarata base cristiano cattolica.

I Liberi pensatori non hanno mai condiviso la necessità di caricare ulteriormente il programma scolastico. Il fatto religioso, in effetti, come tutte le altre espressioni dell’attività umana, per chi ha una visione laica della vita e della società, può tranquillamente rientrare all’interno di discipline già esistenti (storia, letteratura, storia dell’arte, filosofia, ecc.).

Le molte questioni aperte impongono, come minimo, che l’esperimento possa essere monitorato da subito attraverso la costituzione di un gruppo misto all’interno del quale siano anche rappresentati i non credenti. Questi ultimi costituiscono, dati dell’ultimo censimento alla mano, almeno il 10 per cento della popolazione svizzera. Il loro numero, alla luce di dati ancora più recenti dell’Osservatorio delle religioni, sarebbe addirittura ancora maggiore ponendo la categoria di chi dichiara di non appartenere ad alcuna religione al terzo posto, da un profilo numerico, rispetto ai cattolici e agli evangelici e davanti ai musulmani la cui consistenza non supera il 5 per cento di chi vive in Svizzera. Questa rivendicazione sarà inoltrata al Dipartimento dell’educazione della cultura e dello sport.

Per l’ASLP – Sezione Ticino:

il presidente: Roberto Spielhofer

il segretario: Giovanni Barella

Spagna: congresso boccia mozione su divieto della burqa

mercoledì, 21 luglio 2010

In controtendenza con il senato spagnolo, il Congresso dei deputati di Madrid ha bocciato una mozione non vincolante per il governo socialista presentata dal Partido Popular nella quale si chiedeva l’interdizione del burqa in tutti i luoghi pubblici in Spagna.

Il mese scorso il senato spagnolo aveva invece approvato lo stesso documento. In diverse città della Catalogna il burqa e il niqab, il velo integrale musulmano, sono stati vietati in tutti gli edifici pubblici.

http://www.ilsecoloxix.it/p/mondo/2010/07/21/AMXaKFtD-mozione_congresso_divieto.shtml

La chiesa ha fatto flop

sabato, 10 luglio 2010

Pochi fedeli alle messe. Crisi delle vocazioni. Matrimoni religiosi in calo. Un allarmante perdita di consenso tra la gente. Il declino dei cattolici in Italia sembra inarrestabile. E la questione pedofilia c’entra solo fino a un certo punto.

Da più di un decennio si parla del ritorno trionfante della religione al centro della scena pubblica e privata. Questa visione viene comunemente accettata come fosse una verità assoluta, quasi rivelata. Nessuno si chiede se sia proprio così. In realtà, in base ai dati empirici disponibili, e non alle impressioni, la risposta è inequivoca: la religione continua ad essere in declino in Italia sotto tutti gli aspetti “visibili” ed empiricamente quantificabili.

Nell’ultimo numero de l’Espresso, un’analisi approfondita di una crisi sempre più palpabile.

La religione fa il suo rientro nella scuola

giovedì, 24 giugno 2010

La seguente reazione all’attivazione del corso-pilota “Storia delle religioni” nelle medie ticinesi  è stata pubblicata il 9 giugno su LaRegione.

Concordo con il Consigliere di Stato Gabriele Gendotti che la denominazione del nuovo corso d’insegnamento avrebbe dovuto essere differente. Dopo aver letto con attenzione il programma recentemente presentato, penso che, infatti, dovrebbe chiamarsi “storia delle religioni monoteiste, ovvero l’elogio alla sottomissione all’ordine e all’autorità”. Una denominazione indubbiamente troppo lunga, degna dei titoli dei lungometraggi di Lina Wertmüller, che avrebbe tuttavia correttamente definito quanto previsto dalla sperimentazione in oggetto.

Non sto a rievocare le motivazioni che hanno portato a questa proposta di cambiamento dell’istruzione religiosa, tuttavia è indubbio che l’apertura tecnologica a sistemi di comunicazione maggiormente divulgativi ha aiutato la popolazione vivente soprattutto in zone più abbienti a dubitare di tutte certezze legate a fenomeni magici e/o trascendenti a lungo termine, con conseguente perdita di interesse per insegnamenti di stampo dogmatico e relativa presa di coscienza della paura di scomparsa da parte di quelle organizzazioni religiose dominanti sul territorio.

Insomma si è capito che si stava correndo il rischio di perdere quel privilegio che, soprattutto per il nostro micro-mondo che si riconosce facente parte del cristianesimo, permette alla Chiesa di stare sempre a fianco dello Stato per sedurre i potenti, legittimare e giustificare il destino dei meno abbienti ed adulare coloro che “detengono la spada”!

“Storia delle religioni” non avrebbe dovuto essere una materia di studio sé stante, bensì introdotta nelle già presenti lezioni di storia, filosofia, biologia e geografia, in quanto il fenomeno religioso, è risaputo, sin dalle sue origini è un complesso di credenze, comportamenti, atti rituali e culturali, mediante cui un gruppo umano, dal punto di vista sociale, culturale, fisico, dei suoi comportamenti nella società, esprime un rapporto con ciò che è ritenuto superiore (sacro) ad altre credenze (altri gruppi umani ubicati in luoghi diversi).

Ogni forma religiosa è perciò legata alla sopravvivenza del tipo di società nella quale si manifesta. La storia insegna che, logicamente nel passato, le varie civiltà sono nate, cresciute e … scomparse quando messe a contatto con altre realtà più potenti di bisogno dapprima materiale, susseguentemente spirituale.

Anche la nostra sarà ineluttabilmente argomento di studio nei futuri testi di storia, ma la paura, per esempio, o di far la fine degli Incas al cospetto dei mercenari della parola di Dio spagnoli oppure di incorrere negli atti d’amore evangelico delle istituzioni cristiane nei confronti dei nativi dell’America del Nord, induce a stringer alleanza con i fraterni nemici! Ebrei, cristiani e musulmani si trovano infatti protagonisti, metaforicamente parlando come “cani e gatti”, di un testo pseudo storico: la Bibbia. Un testo, per inciso, nel quale, sia nel vecchio, sia nel nuovo testamento, molte sono le contraddizioni ed inverosomiglianze presenti. Un testo nel quale fra l’altro non mancano molte analogie con religioni antecedenti.

Un testo che si vuol far vivere come basilare per cercare di mantenere saldo il nostro attuale sistema capitalistico: basterebbe ricordare la presenza d’innumerevoli correnti religiose ispirati all’interpretazione della bibbia negli Stati Uniti d’America per avallare la tesi.

Ora, da noi non si vuol venir meno a questo bisogno di sopravvivenza e con metodi tranquillamente poco trasparenti (dalla procedura di studio del progetto alla ricerca delle classi, composizione inclusa, e alle sedi ove si effettuerà il test) anche il DECS desidera mantenere alto lo spirito educativo gesuita (“dateci un fanciullo in tenera età, fra qualche anno ve lo ritorneremo … adulto!”) per spacciare come prioritario il credo che governa attualmente il mondo … che conta!

In modo per nulla democratico, anzi teocratico, nessun spazio è stato lasciato per coloro che creano seri grattacapi ai cattolici, agli evangelici, ai musulmani ed agli ebrei (Papa, Imam e Rabbini denunciano apertamente l’ateismo), per il coraggio di esprimere i propri dubbi su storie che hanno la sembianza di favola.

Se tutto andrà liscio, fra tre anni verrà pomposamente annunciato il successo della sperimentazione con conseguente generalizzazione “universale” della materia!

In tono provocatorio, ma democratico, vien allora quasi da sperare che nuovi futuri cittadini svizzeri  di fede buddista, mazdeista, shintoista, induista, taoista, eccetera, pretendano, nel rispetto costituzionale, di veder pure i propri figli istruiti sulle loro fiabe!

Giovanni Barella

Consiglio d’Europa alla Svizzera: abroghi il divieto anti-minareti

giovedì, 24 giugno 2010

Mercoledì l’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa di Strasburgo ha bocciato il divieto di costruzioni di nuovi minareti, approvato in novembre in votazione popolare, chiedendone l’abrogazione in quanto il provvedimento sarebbe discriminatorio nei confronti dei  musulmani che vivono nella Confederazione. Ne da’ notizia il sito swissinfo.ch