Archivi per la categoria ‘Stato – Chiesa/Religione’

I – I conti della fede

lunedì, 5 dicembre 2011

Piattaforma sui finanziamenti alla chiesa

In Italia nessuno è al corrente dell’entità dei fondi pubblici e delle esenzioni di cui, annualmente, beneficia la religione che ne gode incomparabilmente più delle altre, la Chiesa cattolica nelle sue articolazioni (Santa Sede, CEI, ordini e movimenti religiosi, associazionismo, eccetera). Non la rendono nota né la Conferenza Episcopale Italiana, né lo Stato. L’UAAR parte dall’assunto che le religioni (tutte) le dovrebbe sostenere chi le professa. Ciò non accade, quantomeno in Italia, grazie a un numero considerevole di leggi e normative emanate in favore delle comunità di fede. Si è quindi deciso di dar vita alla piattaforma I costi della Chiesa: l’obiettivo è di presentare una stima di massima che sia la più attendibile e accurata possibile, citando estesamente le fonti e utilizzando metodologie trasparenti.

La stima aggiornata dei costi della chiesa è di € 6.086.565.703!

Lautsi e altri c. Italia: Uno strano silenzio

martedì, 8 novembre 2011

La sentenza emessa il 18 marzo scorso dalla Grande Camera della Corte europea dei Diritti dell’Uomo nel caso Lautsi e altri c. Italia, che rovescia quanto deciso in prima istanza dalla seconda Sezione il 3 novembre 2009, avrebbe potuto essere accolta da un fiorire di note, commenti, osservazioni critiche e non (…) Invece, almeno per ora, il silenzio.

Sulla rivista telematica Stato e chiese, Marcello Toscano,ricercatore in Diritto ecclesiastico e Diritto canonico presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Milano, propone un’analisi approfondita e circostanziata dell’operato della CEDU in merito al nodo dell’esposizione del crocifisso nei luoghi pubblici.

Elezioni al consiglio nazionale, 23 ottobre 2011: votate la laicità!

domenica, 23 ottobre 2011

Nel 21° secolo la laicità è purtroppo ancora lontana dall’essere completamente realizzata in Svizzera, persino a livello federale. Troviamo riferimenti al dio cristiano non solo nell’invocazione del preambolo alla costituzione, bensì anche nell’inno nazionale e sulla moneta da cinque franchi. Se nella nuova versione della costituzione entrata in vigore nel 1991 sono stati eliminati molti vecchi cavilli occorre ricordare che con il divieto anti-minareti vi si è inserita un’ennesima disposizione di carattere religioso. Più recentemente sono state  presentate delle mozioni volte a difendere costituzionalmente il crocifisso nello spazio pubblico. E’ vero che i rapporti stato-chiesa sono di competenza dei singoli Cantoni ed è qui che occorrerà cambiare le relative legislazioni. In vista del voto per il rinnovo del parlamento del prossimo 23 ottobre, l’ASLP tiene comunque a segnalare quei politici che abbiano preso chiaramente le distanze da pretese clerico-reazionarie e dal fondamentalismo cristiano.

Partiti
I pirati hanno iscritto la laicità nel proprio programma di partito nel 2010 e si candidano in vari cantoni. Da notare poi la nuova lista dei „senza confessione“ zurighese, i cui membri si propongono di difendere gli interessi dei cittadini non credenti. Nel programma 2010 del PS si legge quanto segue: „Dall’illuminismo, i diritti umani formano la base etica della nostra società. Il PS contrappone all’irrazionalismo e al fondamentalismo religioso un model- lo di società pluralista in uno Stato laico basato sulla dignità e la libertà dell’individuo e che impegna quest’ultimo a rispettare i diritti umani. Lo Stato e il sistema pubblico di formazione devono conservare una stretta neutralità nei confronti di tutte le religioni, rinunciare a tutte le indicazioni in merito alla « vera » fede e vietare tutti i simboli religiosi negli edifici pubblici e nelle scuole.“ Queste dichiarazioni  programmatiche sono purtroppo vane se una volta eletti alle camere i rappresentanti si lasciano asservire al confessionalismo dilagante.

Candidati favorevoli ad una rigorosa separazione fra Stato e Chiesa (elenco via via completato):

Ct. Ticino

Partito Lista
Contarini Filippo PS 10

Stato rimanga laico per garantire la pace nel paese

venerdì, 14 ottobre 2011

Berna – La commissione delle istituzioni politiche del consiglio degli stati ha respinto un’iniziativa parlamentare (mossa dalla consigliera nazionale Ida Glanzmann (PPD,LU) che richiede una modifica della costituzione federale affinché siano permessi in modo esplicito simboli della cultura cristiano-occidentale nello spazio pubblico – precedentemente accolta della commissione omologa del consiglio nazionale. Oltre a non vedere seriamente in pericolo croci e simili, si è ritenuto che – storia docet – privilegiare una religione rispetto alle altre potrebbe compromettere la pace nel paese.

Caso di Cadro: Crocifisso, ci sono state ingerenze politiche?

sabato, 16 luglio 2011

CdT
Il caso del Crocifisso di Cadro tor na sul tavolo del Governo, stavolta sotto forma di interrogazione da par te di Matteo Quadranti. Il deputato del PLRT chiede se sono state valu tate le conseguenze dell’autorizza zione a collocare il Crocifisso nel cor ridoio della scuola. Vuole inoltre sa pere se, per parità di trattamento, in tende autorizzare l’affissione di sim boli di altre religioni in spazi comu ni al di fuori delle aule scolastiche e se corrisponde al vero che la decisio ne negativa sul ricorso presentato da un cittadino è stata presa con una maggioranza di 3 (Lega/PPD) a 2 (PLRT/PS). Quadranti chiede pure se è vero che il Servizio ricorsi aveva preparato un progeto di decisione positivo e se ci sono state ingerenze politiche per modificare il testo.

Solidarietà con Valentin Abgottspon

mercoledì, 22 giugno 2011

Il tribunale cantonale VS a approvato il ricorso dell’ docente vallesano Valentin Abgottspon, licenziato in tronco lo scorso venerdì, 8 ottobre 2010, per essersi rifiutato di tenere lezione sotto il crocifisso nella scuola secondaria di Stalden (VS).

L’assicurazione di tutela giuridica di Valentin Abgottspon era limitata. L’ASLP, rinnovandogli il proprio sostengo, rivolgeva un appello a soci e simpatizzanti affinché contribuiscano alla copertura delle spese legali e processuali che avremo da affrontare.

Stato 15.10.2012: CHF 10’760.-     Grazie!

Spese fino al 15.10.2012

Totale      CHF   17’500
Dell’ conto ASLP CHF    6’500.-
D’altre fonte   CHF   11’000.-


Posizione privilegiata del crocifisso nello spazio pubblico

venerdì, 20 maggio 2011

La commissione delle istituzioni politiche del consiglio nazionale ha accettato un’iniziativa della consigliera nazionale Ida Glanzmann (PPD,LU) che richiede una modifica della costituzione (Cost.) affinché siano permessi in modo esplicito simboli della cultura cristiano-occidentale nello spazio pubblico. La CIP-N ha accettato l’iniziativa parlamentare con 12 voti contro 12, grazie al voto decisivo del presidente e ha passato il progetto alla commissione delle istituzioni pubbliche del consiglio degli stati. L’iniziativa parlamentare è giustificata nel testo dell’iniziativa con l’argomentazione che l’attuale dibattito sulla croce mette in questione un simbolo della cultura cristiano-occidentale della svizzera. La croce, secondo gli inizianti, non solo simbolizza la fede ma anche la protezione del paese, della pace, dell’ideale sociale. (…)

L’accettazione dell’iniziativa sulla posizione privilegiata del crocefisso porterebbe alla svizzera un’ulteriore norma costituzionale che prevede una regolamentazione speciale per una specifica religione o concezione del mondo. Questa nuova norma é particolarmente strana poiché il suo scopo principale è quello di proteggere la religione della maggioranza. La nuova norma sarebbe pericolosa nel caso dovesse portare alla conclusione avversa che simboli di altre religioni sono inammissibili nello spazio pubblico. (…)

Il testo passa ora all’omologa commissione del Consiglio degli Stati.

Iniziativa 10.512

Considerazioni del CSDU

Imposta ecclesiastica delle persone giuridiche: imprenditore ricorre alla CEDU

venerdì, 8 aprile 2011

Un imprenditore svittese ha annunciato di aver presentato ricorso alla Corte europea dei diritti umani di Strasburgo contro l’imposta ecclesiastica, cui sottostanno in Svizzera le persone giuridiche in 18 cantoni su 26.

L’imprenditore, titolare di una società informatica, è in rotta con le autorità fiscali del suo cantone dal 2005, quando ricevette due conti di rispettivamente 545 e 99 franchi a titolo di imposta a favore della Chiesa cattolica e di quella protestante.

Dicendosi ateo, l’uomo rifiuta il fatto che la sua impresa sia sottoposta all’imposta ecclesiastica, invocando la libertà di credo e di coscienza garantita dalla Costituzione federale (art. 15). Lo svittese aggiunge che se esiste la libertà religiosa va da sé che le Chiese devono essere finanziate soltanto dai rispettivi membri. L’imposta, sostiene, è un’ingiustizia nei confronti dei non credenti e delle persone che fanno parte di comunità religiose non riconosciute dallo Stato.

Secondo il ricorrente, le imposte versate dalle imprese costituiscono circa un terzo degli introiti delle Chiese, che nel 2007 avrebbero così incassato in tutta la Svizzera oltre 250 milioni di franchi.*)

Il suo ricorso è stato respinto lo scorso settembre dal Tribunale federale, sulla base di una giurisprudenza seguita da oltre 130 anni. Dal 1878 i giudici federali non hanno mai cessato di affermare che le imprese non possono invocare la libertà religiosa e che sono obbligate a pagare l’imposta ecclesiastica.

Più di 30 anni fa, la Corte europea aveva giudicato irricevibile un ricorso analogo inoltrato contro una sentenza del supremo tribunale di Losanna. Nella sua giurisprudenza, Strasburgo ha sempre sottolineato che gli Stati godono di un ampio margine di decisione riguardo alla regolamentazione sul finanziamento delle comunità religiose.

Neuchâtel e Ginevra sono i soli cantoni romandi in cui il pagamento dell’imposta ecclesiastica è facoltativa. Nel primo cantone il gigante del tabacco Philip Morris ha creato sorpresa l’anno scorso decidendo di non più pagare, il che ha comportato minori entrate di 800’000 franchi per la Chiesa riformata evangelica neocastellana e di 700’000 franchi per la federazione cattolico-romana.

*) Vedi le cifre rilevate dal Fondo Nazionale Svizzero sui finanziamenti delle Chiese

Fonte ATS/Tio.ch

http://www.cdt.ch/confederazione/cronaca/42153/imposta-di-culto-contestata.html

http://www.ticinolive.ch/svizzera/imposta-ecclesiastica-anche-per-gli-atei-imprenditore-svittese-finisce-alla-corte-europea-dei-diritti-dell%E2%80%99uomo-15819.html

http://www.gdp.ch/ats_news.php?id=34526

http://www.ticinoonline.ch/aa_pagine_comuni/articolo_interna.asp?idarticolo=627753&idsezione=9&idsito=1&idtipo=290

Religione: svizzeri distaccati, 25% senza confessione

martedì, 29 marzo 2011

Una grande maggioranza della popolazione svizzera intrattiene un rapporto distaccato con la religione e la spiritualità, pur non dichiarandosi atea. Nel contempo ritiene che le due Chiese nazionali – cattolica e protestante – svolgano un ruolo importante per le persone socialmente sfavorite. Un quarto della popolazione si dice senza confessione.

Sono le conclusioni di uno studio condotto nell’ambito del programma di ricerca “Collettività religiose, stato e società” (PNR58).

Secondo l’inchiesta, coloro che si dicono cristiani sono in continua diminuzione negli ultimi anni: i cattolici sono il 31%, i protestanti il 32%, mentre il 12% professa una religione non cristiana. Il cambiamento di maggior rilievo riguarda le persone senza confessione, che sono ormai il 25%.

Fonte: sda-ats/Swissinfo

Cedu: sentenza sui crocifissi e opinione dissenziente

domenica, 20 marzo 2011

Nella sentenza definitiva di Grande Camera, emanata il 18.3.2011 nel caso Lautsi e altri contro l’Italia (ricorso no 30814/06), la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha concluso a maggioranza (quindici voti contro due) alla:

Non violazione dell’articolo 2 del Protocollo no 1 (diritto all’istruzione) alla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.
Il caso riguardava la presenza del crocifisso nelle aule delle scuole pubbliche in Italia, incompatibile, secondo i ricorrenti, con l’obbligo dello Stato di rispettare, nell’esercizio delle proprie funzioni in materia di educazione e insegnamento, il diritto dei genitori di garantire ai propri figli un’educazione e un insegnamento conformi alle loro convinzioni religiose e filosofiche.

Nessuna influenza sugli alunni
Secondo la Corte, se è vero che il crocifisso è prima di tutto un simbolo religioso, non sussistono tuttavia nella fattispecie elementi attestanti l’eventuale influenza che l’esposizione di un simbolo di questa natura sulle mura delle aule scolastiche potrebbe avere sugli alunni. Inoltre, pur essendo comprensibile che la ricorrente possa vedere nell’esposizione del crocifisso nelle aule delle scuole pubbliche frequentate dai suoi figli una mancanza di rispetto da parte dello Stato del suo diritto di garantire loro un’educazione e un insegnamento conformi alle sue convinzioni filosofiche, la sua percezione personale non è sufficiente a integrare une violazione dell’articolo 2 del Protocollo no 1-

Mancanza di un consenso europeo
Il Governo italiano sosteneva che la presenza del crocifisso nelle aule delle scuole pubbliche rispecchia ancora oggi un’importante tradizione da perpetuare.

La Corte sottolinea che – il Consiglio di Stato e la Corte di Cassazione avendo delle posizioni divergenti sul significato del crocifisso e la Corte Costituzionale non essendosi pronunciata sulla questione –  non è suo compito prendere posizione in un dibattito tra giurisdizioni interne.

Simbolo “passivo” e nessun segno di indottrinamento
Di fatto gli Stati contraenti godono di un certo margine di discrezionalità nel conciliare l’esercizio delle funzioni che competono loro in materia di educazione e d’insegnamento con il rispetto del diritto dei genitori di garantire tale educazione e insegnamento secondo le loro convinzioni religiose e filosofiche. Tuttavia questo margine di discrezionalità si accompagna a un controllo della Corte, la quale deve garantire che questa scelta non conduca a una qualche forma di indottrinamento.

A tal proposito la Corte constata che nel rendere obbligatoria la presenza del crocifisso nelle aule delle scuole pubbliche, la normativa italiana attribuisce alla religione maggioritaria del Paese una visibilità preponderante nell’ambiente scolastico. La Corte ritiene tuttavia che ciò non basta a integrare un’opera d’indottrinamento da parte dello Stato convenuto e a dimostrare una violazione degli obblighi previsti dall’articolo 2 del Protocollo no 18. Quanto a quest’ultimo punto, la Corte ricorda che ha già stabilito che, in merito al ruolo preponderante di una religione nella storia di un Paese, il fatto che, nel programma scolastico le sia accordato uno spazio maggiore rispetto alle altre religioni non costituisce di per sé un’opera d’indottrinamento. La Corte sottolinea altresì che un crocifisso apposto su un muro è un simbolo essenzialmente passivo, la cui influenza sugli alunni non può essere paragonata a un discorso didattico o alla partecipazione ad attività religiose.

Margine di discrezionalità
La Corte conclude dunque che, decidendo di mantenere il crocifisso nelle aule delle scuole pubbliche frequentate dai figli della ricorrente, le autorità hanno agito entro i limiti dei poteri di cui dispone l’Italia nel quadro del suo obbligo di rispettare, nell’esercizio delle proprie funzioni in materia di educazione e d’insegnamento, il diritto dei genitori di garantire tale istruzione secondo le loro convinzioni religiose e filosofiche; di conseguenza, non c’è stata violazione dell’articolo 2 del Protocollo no 1 quanto alla ricorrente. La Corte considera inoltre che nessuna questione distinta sussiste per quanto riguarda l’articolo 9.

Vedi il testo del comunicato stampa in italiano.

Sentenza (in francese):  http://tinyurl.com/6x6sr36

Opinione dissenziente
dei giudici Giorgio Malinverni (Svizzera) e Zdravka Kalaydjieva (Bulgaria)

1. Si rileva che la decisione presa a maggioranza ignora che laddove le corti supreme siano state invocate, ad esempio in Svizzera, Germania, Polonia ed Italia, esse si siano sempre pronunciate a favore della neutralità dello stato. L’art. 9 della convenzione impone agli Stati l’obbligo positivo di provvedere alla creazione di un clima di tolleranza e mutuo rispetto, obbligo del quale non si tiene conto con il rinvio al cristianesimo quale religione maggioritaria. Inoltre, la presenza del crocifisso nelle scuole pubbliche è autorizzata dai regi decreti del 1860, 1924 e 1928 nonché da una circolare fascista del 1922, il che ne rende dubbia la legittimazione democratica.

2. Viviamo in una società multiculturale in cui la protezione effettiva della libertà religiosa e del diritto all’istruzione richiedono da parte dello Stato la massima neutralità confessionale nelle scuole pubbliche e un insegnamento quanto più pluralistico possibile quali basi fondamentali della democrazia. L’articolo 2 del protocollo recita: “Lo Stato, nell’esercizio delle funzioni che assume nel campo dell’educazione e dell’insegnamento, deve rispettare il diritto dei genitori di provvedere a tale educazione e a tale insegnamento secondo le loro convinzioni religiose e filosofiche.” In altre parole, lo Stato è tenuto a fornire un’istruzione oggettiva, critica e pluralistica, in modo che le scuole diventino dei luoghi d’incontro per le più diverse religioni e filosofie, dove  gli alunni possano acquisire le necessarie nozioni sulle svariate tradizioni del pensiero umano.

3.  Sempre dall’articolo 2 del protocollo 1 si desume che la neutralità dello Stato non si limita ai contenuti d’insegnamento ma si estende a tutto il sistema scolastico e quindi, come indicato nel commento generale ai diritto del fanciullo dell’ONU, il diritto all’istruzione riguarda il processo educativo nel suo insieme, dai metodi pedagogici applicati alle strutture fisiche in cui tale insegnamento viene impartito. L’intero ambiente deve in tal senso essere pervaso da uno spirito di libertà e fratellanza, di pace e tolleranza, di eguaglianza fra i sessi e di amicizia fra i popoli, le etnie, le nazioni e religioni.

Anche la corte suprema del Canada definisce la scuola come parte integrante di un’educazione libera da discriminazioni – un ambiente in cui tutti godono dello stesso trattamento e dove tutti sono incoraggiati a partecipare al  meglio delle proprie possibilità.

4. La presenza di crocifissi nelle aule scolastiche, pur una realtà irrefutabile, può costituire una violazione della libertà religiosa, specie laddove venga imposto agli alunni. La corte costituzionale tedesca ha peraltro stabilito che nella società odierna vi debba essere spazio per le varie convinzioni religiose e che non si può risparmiare al singolo la vista dei relativi simboli o pratiche. D’altro canto lo Stato non deve a sua volta creare situazioni in cui gli individui non possano sottrarsi all’influsso di una determinata religione.

Concorde, nella fattispecie, il Tribunale federale nell’esigere che nelle scuole pubbliche la cui frequenza sia obbligatoria, debba vigere la massima neutralità confessionale  Non solo, ha addirittura precisato che lo Stato non può manifestare alcuna preferenza, nell’ambito dell’istruzione pubblica, per una determinata religione, sia essa praticata dalla maggioranza o meno dei cittadini, onde evitare che taluni possano sentirsi discriminati a causa dell’ostentazione di un simbolo a loro estraneo.

5.  Il crocifisso rappresenta indubbiamente un simbolo religioso, quantunque il governo italiano abbia insistito che la presenza del crocifisso nelle aule quale veicolo di valori universali caratterizzanti la civilizzazione italiana tutta, quali la tolleranza e il mutuo rispetto, potesse avere, in una prospettiva laica, una  funzione altamente educativa  - a prescindere dalla religione professata dagli alunni.

La libertà di religione negativa va intesa come garanzia a che non ci si veda esposti a simboli che richiede una tutela particolare proprio laddove sia lo Stato stesso ad ostentarli. Per quanto il crocifisso possa anche assumere connotazioni diverse, quella religiosa rimane predominante. La stessa corte di cassazione italiana aveva infatti contestato la tesi secondo cui simboleggiasse dei valori non inerenti alla fede cristiana.

6.  La presenza del crocifisso in aula è suscettibile di tangere la libertà di religione del bambino più che non lo possa fare, ad esempio, il fatto che la maestra indossi il velo islamico. Essa può, a differenza di un ente pubblico, appellarsi alla propria libertà religiosa: il modo di vestire di una dipendente pubblica confligge quindi meno con l’obbligo di neutralità dello Stato che non l’esposizione attiva di crocifissi da parte dello Stato stesso.

7. L’influenza del crocifisso nelle aule scolastiche non può essere paragonata alla situazione in altre istituzioni pubbliche quali ad esempio i locali elettorali o i tribunali. Nelle scuole sono infatti dei fanciulli a vedersi confrontati con lo stato sovrano, cioè dei soggetti sprovvisti del senso critico necessario a prendere le debite distanze dai messaggi trasmessi loro.

8. Per concludere, l’art. 2 del protocollo 1 e l’art. 9 della convenzione impongono allo Stato la più rigorosa neutralità confessionale non solo negli insegnamenti ma anche nell’ambiente scolastico più vasto. Nelle scuole dell’obbligo lo Stato non deve esporre gli alunni a simboli di una religione con cui non si identificano.

Traduzione riassuntiva a cura dell’ASLP del documento: http://www.echr.coe.int/echr/resources/hudoc/lautsi_and_others_v__italy.pdf, pag. 49 e segg.

Numero record di interventi
A norma dell’articolo 36 § 2 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e dell’articolo 44 § 2 del Regolamento della Corte Europea dei Diritto dell’Uomo, sono stati autorizzati a intervenire nella procedura scritta:

- trentatré membri del Parlamento europeo intervenuti congiuntamente.

- le organizzazioni seguenti non-governative: Greek Helsinki Monitor5; Associazione nazionale del libero Pensiero; European Centre for Law and Justice; Eurojuris; intervenuti congiuntamente: Commission internationale de juristes, Interights e Human Rights Watch; intervenuti congiuntamente: Zentralkomitee der deutschen Katholiken, Semaines sociales de France e Associazioni cristiane Lavoratori italiani.

- i Governi di Armenia, Bulgaria, Cipro, Federazione russa, Grecia, Lituania, Malta, Monaco, Romania e della Repubblica di San Marino.

Conseguenze per la Svizzera
La Svizzera ha sottoscritto ma non ratificato il protocollo aggiuntivo 1. La Cedu rimanda la questione alla giurisdizione degli Stati membri, cui accorda un ampio margine di discrezionalità.

Nella sua decisione 116 Ia 252 (1990), il Tribunale conferma che la presenza del  crocifisso nelle aule scolastiche lede il principio di neutralità dello Stato – non v’è al momento nessuna ragione perché la giurisdizione debba cambiare.

Posizione dell’ASLP