Archivi per la categoria ‘Scuola – religione’

Italia: Fuga dall’ora di religione

sabato, 6 marzo 2010

ROMA – Lenta, ma inesorabile, prosegue la fuga degli alunni dalle aule italiane durante l’ora di religione. La conferma arriva dalla più autorevole fonte in materia: la Conferenza episcopale italiana. Nel corso del 2008/2009, ultimo anno di rilevazione disponibile al momento, 9 alunni italiani su 100 preferiscono uscire dall’aula quando entra l’insegnante di religione.
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RSI1 Contesto: Simboli in croce

giovedì, 4 febbraio 2010

Crocifisso sì o crocifisso no. Si riaccende in Ticino come in Svizzera il dibattito sui simboli religiosi e sulla loro presenza nei luoghi istituzionali. A Cadro, per esempio, a vent’anni dalla sentenza del Tribunale federale che sancì il diviweto di esporre il crocifisso nelle aule delle scuole comunali, il Municipio e il Consiglio parrocchiale hanno deciso di esporre Gesù in croce nel corridoio della sede scolastica. Quali sono i confini tra laicità dello Stato e radici cristiane? La Costituzione svizzera, ancora oggi, comincia con il preambolo “In nome di Dio onnipotente”. Una questione che coinvolge la fede di ognuno, le sue credenze e le libertà garantite dalla Carta magna, unite alla tolleranza e al rispetto del prossimo in un paese sempre più multiculturale e, dunque, multireligioso. Se ne discute a Contesto con il vescovo di Lugano Monsignor Pier Giacomo Grampa e l’economista e libero pensatore Alfredo Neuroni.

http://la1.rsi.ch/contesto/index.cfm?scheda=10654

Basta crocifissi nelle scuole: Lettera tipo per genitori

giovedì, 5 novembre 2009

Richiesta di rimozione del crocifisso dall’aula

La legge federale è univoca al riguardo e vieta il crocifisso nelle scuole pubbliche.
È tuttavia necessario che genitori coraggiosi intervengano presso gli insegnanti per far valere i loro diritti.

In caso di problemi non esitate a rivolgervi al nostro ufficio di Berna.

Gentile Signora/Egregio Signor …..

Mio figlio / Mia figlia ________________frequenta la _____classe presso la scuola ___________di _____________.

In virtù della sentenza del Tribunale federale del 26 settembre 1990 (DTF 116 Ia 252) vi invito ad allontanare il crocifisso dalla relativa aula.

Un tale provvedimento non è dettato soltanto dal rispetto nei confronti di quegli alunni cui, in quanto rappresentanti di una minoranza, non è mai stato concesso il diritto di esporre i simboli del loro credo nei luoghi pubblici. E’ soprattutto espressione della laicità che caratterizza lo Stato democratico e moderno, vincolato all’obbligo di neutralità confessionale.

Personalmente non tollero che mio figlio/mia figlia debba seguire le lezioni con di fronte la croce, segno anche del proselitismo cristiano. D’altronde bambini e ragazzi hanno il diritto, sancito dall’art. 15 della costituzione federale, di affermare  liberamente e senza discriminazioni le proprie concezioni del mondo. Un arredo delle strutture scolastiche neutrale e privo di riferimenti religiosi  ne costituisce la miglior garanzia.

Cordiali saluti

L’ASLP, sezione Ticino, dissente dalla soluzione concordata ieri fra il DECS sulla “storia delle religioni”

giovedì, 9 luglio 2009

Comunicato

L’ASLP, sezione Ticino, dissente nel modo più assoluto dalla soluzione concordata ieri fra il DECS e le Chiese poiché, anche se non esplicitamente annunciato nel comunicato, la vera novità è costituita dal passaggio dalla facoltatività all’obbligatorietà.

In altre parole ora, nel secondo biennio di media, i giovani possono scegliere se frequentare l’ora di catechismo (dicasi di religione), oppure no.

Con l’alternativa “storia delle religioni” si introduce invece l’obbligatorietà (o questa, o quella), che li porta comunque, nella scuola pubblica, sul campo religioso.

Ma la religione non è materia scolastica! Quanto al ruolo delle religioni nella storia umana se ne occupino i docenti di storia, geografia o quant’altro.

Qui si fa rientrare dalla finestra un tema (la religione) che negli anni se ne sta uscendo da solo dalla porta, con gran dispetto delle gerarchie ecclesiastiche.

Inoltre, il principio dell’obbligatorietà viola la libertà di scelta delle famiglie su un argomento che deve rimanere prerogativa esclusiva delle scelte individuali e mette in seria discussione la laicità della scuola.

Per l’Associazione Svizzera dei Liberi Pensatori Sezione Ticino

Il comitato

Paradiso, 9 luglio 2009

Ct. GR: Arriva l’etica per tutti

domenica, 17 maggio 2009

Nella scuola obbligatoria grigionese in futuro gli allievi dovranno seguire obbligatoriamente un’ora settimanale di “scienza delle religioni ed etica” e un’ora di insegnamento religioso (prima erano previste due ore di insegnamento religioso). Gli elettori hanno accolto il cosiddetto modello “1+1” con 24’772 “sì” contro 14’014 “no”. Si tratta di un controprogetto del Gran Consiglio dei Grigioni a l’iniziativa dei Giovani socialisti che chiedeva di sostituire le due ore di religione dalla prima alla nona classe con due ore di etica.

L’ASLP a sostenuto i giovani grigionesi che hanno lanciato l’iniziativa dell’etica che voleva introdurre nell’intera scuola popolare una nuova materia scolastica obbligatoria, cioè etica.

Informazioni sull iniziativa >

Visite pastorali: il dipartimento bara?

giovedì, 6 marzo 2008

COMUNICATO STAMPA  06.03.08

DELL’ASSOCIAZIONE SVIZZERA LIBERI PENSATORI – SEZIONE TICINO

«Né il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport né il competente Ufficio delle scuole comunali hanno ricevuto, direttamente o tramite gli Ispettori scolastici, richieste di autorizzazione per le visite pastorali e quindi non corrisponde al vero che il Cantone abbia rilasciato un’autorizzazione in merito alle visite pastorali di Mons. Vescovo Piergiacomo Grampa»  si legge nella risposta che il Consiglio di Stato fornì il 26 giugno dello scorso anno allo scomparso deputato Giorgio Canonica e cofirmatari che lo avevano interrogato sulla legittimità delle visite del vescovo nelle scuole pubbliche alla luce, in particolare, dell’esigenza di garantire una chiara separazione tra la chiesa e lo Stato. Nella risposta citata all’interrogazione che risale al 2 maggio 2007 si scaricava la questione sui Comuni e sulle autorità scolastiche locali, quali uniche istanze ad aver ricevuto tale tipo di sollecitazione o direttamente dalla curia o dai rispettivi consigli parrocchiali locali. In merito il dipartimento, tramite l’Ufficio delle scuole comunali aveva pure diramato delle direttive trasmesse ai Comuni che ne avessero fatto richiesta che possono così essere riassunte e che, va riconosciuto, rispettano in larga misura il principio della separazione dei poteri ed il pluralismo di idee in una società democratica: le visite dovrebbero tenersi nel limite del possibile al di fuori dell’orario scolastico, le famiglie vanno informate e devono avere la possibilità di iscrivere o meno i propri figli, se la visita avviene nell’ambito dell’orario di lezione a chi non partecipa va garantito un programma alternativo serio. A parte il fatto che, per quanto riguarda le scuole elementari e quelle dell’infanzia, non tutti i Comuni e i rispettivi istituti si sono allineati su tale tipo di direttiva (un caso per tutti è quello di Castel San Pietro dove specificamente nel caso della scuola dell’infanzia non vi è stato alcun tipo di informazione preventiva alle famiglie ad un livello formativo che non prevede nessun tipo di  istruzione religiosa senza che il fatto, seppur denunciato da diverse persone, abbia prodotto reazioni da parte dell’autorità superiore) non è vero che il Decs non ha mai concesso alcuna autorizzazione al vescovo per le proprie visite.

In effetti, don Grampa, al momento della risposta, aveva già visitato una o forse più sedi della scuola media, quindi di istituti dei quali è responsabile il Cantone e per esso il Decs.

La visita alle scuole di livello cantonale nel frattempo è proseguita. Così lo scorso 15 febbraio il vescovo è stato alle scuole medie di Balerna, in questi giorni visiterà la sede di Chiasso e  in aprile  quella di Tesserete (prima della risposta all’interrogazione aveva già messo piede nella sede di Camignolo e forse in altre).

Come può, dunque, il dipartimento affermare di non aver mai concesso alcuna autorizzazione? Chi ha dato, dunque, il permesso al vescovo di visitare le scuole medie?

Sono domande legittime che confermano la scarsa trasparenza con la quale è stata fino ad oggi gestita tutta la faccenda.

I Liberi pensatori non possono di conseguenza, alla luce di questi fatti, che richiamare ancora una volta la necessità che lo Stato si faccia garante dei principi basilari della libertà di idee, di coscienza e di fede mettendo un limite alle azioni di propaganda ideologica e religiosa che il vescovo con la complicità di troppe autorità (questo è il fatto grave) sta conducendo in forma sempre più aggressiva in tutto il Cantone senza tener conto che viviamo in una società pluralistica all’interno della quale sono presenti più visioni religiose.

CON PREGHIERA DI PUBBLICAZIONE

Per l’Associazione svizzera dei liberi pensatori

Il presidente
Roberto Spielhofer

Educazione: “Religione e Cultura”

mercoledì, 21 novembre 2007

Ritorno alle radici

In questi tempi non è praticamente possibile aprire un giornale o un televisore senza incontrare accorati e insistenti richiami per un ritorno alle radici, unico modo per salvare la civiltà dell’Occidente dal declino e dall’estinzione. Naturalmente queste radici non possono essere che le radici della fede Cristiana, il più delle volte di matrice cattolico apostolico romana. Le Chiese evidentemente in prima fila, ma anche uomini politici di ogni orientamento, dai partiti più conservatori, passando dai liberali, fino all’estrema sinistra, tutti sembrano aver scoperto il miracolo per rimediare a tutti i mali della nostra attuale società. Lodevole e necessaria in merito la precisazione di Carlo Silini, sul Corriere del Ticino di lunedì 27 febbraio 2006, che oltre al Cristianesimo ci sono stati ben altri fattori che hanno fatto l’identità dell’Occidente.

Ma il discorso è un altro e ben più determinante. La storia ha ampiamente dimostrato che se l’essere umano ha fatto un passo avanti nel processo dell’ evoluzione della Specie, lo ha fatto soltanto staccandosi dalle sue radici, rompendo con il passato per cercare nuove strategie e tattiche per la sopravvivenza, nuove soluzioni ai problemi pratici della vita quotidiana, nuove concezioni filosofiche e infine nuove idee per cercar di capire il funzionamento dell’Universo di cui, volenti nolenti, facciamo parte. Non radici dunque, che sono statiche di fatto ed emblemi del passato, ma nuove dinamiche, nuovi slanci, nuove aperture, nuove energie verso il futuro, liberi dalla zavorra secolare che invece sì, rischia di trascina al tramonto la nostra civiltà.

Il sorgere dell’era dei lumi e l’impegno di Diderot e d’Alembert ha tolto il fitto nebbione che l’avvento delle religioni monoteiste ha steso sull’umanità non solo occidentale. L’avvio alla secolarizzazione e la separazione tra Stato e Chiesa hanno permesso l’instaurazione dei governi democratici e dello Stato di diritto. Slanci che hanno plasmato la civiltà dell’Occidente come la stiamo vivendo con tutte le manchevolezze che ancora rimangono da risolvere.

Le recenti violente dimostrazioni orchestrate ad arte intorno a delle vignette satiriche pubblicate in Danimarca, che di certo nessuno dei dimostranti ha mai avuto occasione di vedere, hanno invece dimostrano quale sia il fine ultimo delle religioni, cioè avere a disposizione una popolazione manipolabile, acritica, fanatica pronta a scattare al minimo cenno di chi le giuda in nome del Dio di cui si sono arrogati essere i soli rappresentanti sulla terra.

Sembra ora che anche le Autorità del Cantone Zurigo siano vittime di questa moda di nostalgia per il passato.
Alla fine del 2003, per motivi di contenimento della spesa pubblica, il dipartimento educazione sospese i contributi statali per l’ora di religione, lasciando ai Comuni la facoltà di mantenere l’ora di religione a proprie spese. Questo permise un risparmio annuale di 3,2 milioni di Franchi. Troppo bello! Sommerso da un iniziativa popolare, dalla pressione della Chiesa riformata e cattolica, dalle pressioni dei Comuni, del Parlamento cantonale e alla fine anche del Governo, che formulò un controprogetto all’iniziativa, il dipartimento educazione ha fatto marcia indietro presentando una nuova materia obbligatoria denominata “Religione e Cultura”.
Per questa nuova materia è prevista un’ora settimanale per l’intero ciclo scolastico di nove anni.
Durante i primi sei anni le allieve e gli allievi verranno confrontati con le basi del cristianesimo e dei suoi valori. In più saranno date nozioni su altre religioni e culture che sono riscontrabili fra le ragazze e i ragazzi. Nei rimanenti tre anni verranno approfondite le cinque religioni principali Cristianesimo, Giudaismo, Islam, Induismo e Buddismo.
Nota bene nessun accenno all’agnosticismo, nessun accenno all’ateismo, nessun accenno alle correnti indifferenti rispetto al fenomeno religioso! Nove anni in cui instillare nel subconscio delle menti dei giovani che il corpo sia… una punizione, la terra una valle di lacrime, la vita una catastrofe, il piacere un peccato, le donne una maledizione, l’intelligenza una presunzione, la voluttà una dannazione…

La presentazione avvenne durante la trasmissione “10vor10″ del 7 marzo 2007 sul primo canale della televisione svizzero tedesca SF1.
La direttrice del dipartimento Regine Aeppli (PS) difende l’obbligatorietà con l’idea, fallace, che imbottire gli allievi con i miti, le contraddizioni, le falsificazioni storiche e i dogmi delle diverse religioni potrà favorire la convivenza fra le diverse fedi e spavaldamente dichiara che difenderà l’obbligatorietà fino al Tribunale federale. Staremo a vedere. Si ricordi che l’art.15 della costituzione, cpv. 4 recita: Nessuno può essere costretto ad aderire a una comunità religiosa o a farne parte, nonché a compiere un atto religioso o a seguire un insegnamento religioso.

Invece di approfondite nozioni su Cristianesimo, Giudaismo, Islam, Induismo e Buddismo, previste dalla materia “Religione e Cultura”, le allieve e gli allievi hanno bisogno di essere istruiti nella civile convivenza, sui loro diritti e doveri nella società, sulla Costituzione, sulle Leggi dello Stato, sulla Dichiarazione dei Diritti dell’uomo e del cittadino del 26 agosto 1789, sulla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948, sulla prevalenza delle leggi sulle religioni, sul ruolo preponderante della scienza per il progresso, sul senso critico, sulla responsabilità personale dell’individuo.

Liberi pensatori ricordatevi che anche le Idee sottostanno alla teoria dell’evoluzione. Niente è acquisito, tutto va riconquistato giorno per giorno con sforzo costante.
Compito di ogni libero pensatore è dunque quello di impegnarsi attivamente per evitare che il periodo dei Lumi non diventi un episodio effimero nella storia.

Roberto Spielhofer

1)  dal TRATTATO DI ATEOLOGIA di Michel Onfrai Fazi Editore ISBN 88-8112-678-8

2)  vedi archivio di 10vor10, pagina web  http//www.sf.tv/sf1/10vor10/

Ticino: Insegnamento religioso: L’Illuminismo tradito!

martedì, 9 ottobre 2007

Versione integrale del testo del 9 ottobre 2007, in risposta alla presa di posizione del PLRT nell’ ‘ambito della consultazione insegnamento religioso avviata dal DECS, parzialmente pubblicato su Opinione liberale del 6 dicembre 2007).

Viviamo in un’epoca dove la grande maggioranza della comunità scientifica si preoccupa, seriamente, dello spaventoso divario fra le possibilità offerte dalla scienza, dalla ricerca e dalla tecnologia applicata, e la dilagante epidemia dell’irrazionalità.

Il ricorso all’irrazionale per risolvere qualsiasi problema dell’esistenza è dimostrato dalla proliferazione di tutt’una fiorente industria d’indovini, cartomanti, veggenti, maghi, santi, santoni e stregoni vari. Difficile trovare una rivista o un giornale che non pubblica il suo bravo oroscopo.
Si rifiuta la medicina ufficiale, che in pochi anni ha portato al raddoppio dell’età media della popolazione, per affidarsi a fantomatiche medicine alternative chiedendo perfino che queste siano riconosciute nelle prestazioni base della cassa malati obbligatoria.
Si rifiuta di vaccinarsi o di far vaccinare i propri bambini mettendo così a rischio non solo se stessi e i propri ma anche il rimanente della comunità.
Il Cantone pullula di ben 82 formazioni religiose differenti. (vedi “Repertorio delle religioni: panorama religioso e spirituale del Cantone Ticino” di Michela Trisconi De Bernardi).

Uno dei problemi più impellenti del presente consiste nel fatto che fondamentalisti d’ogni colore utilizzano le conquiste dell’illuminismo (libertà d’opinione, Stato di diritto, scienza e tecnologia) per impedire che i principi dell’illuminismo siano applicati alla loro concezione del mondo.

Che cosa fa In questo situazione il PLRT, già glorioso portabandiera dell’illuminismo nel Cantone Ticino, nella sua risposta alla consultazione sull’insegnamento della religione nella scuola pubblica?

- Invece di rallegrarsi, si scandalizza perché l’istruzione religiosa nelle scuole ticinesi è sempre meno seguita e addirittura disertata ai livelli medio superiori. Vuole rendere obbligatorio, a tutti i livelli, l’insegnamento di una fantomatica cultura religiosa che, più correttamente, si deve scrivere cultura dell’irrazionale. Dimentica che la pace religiosa, di cui godiamo fortunatamente oggi, non si basa sulla conoscenza delle religioni (si pensi solo alle labili conoscenze bibliche dei fedeli), ma proprio al fatto che sempre più larghe cerchie della popolazione trascurano i tradizionali insegnamenti delle religioni e ritengono l’ottica religiosa secondaria e senza importanza;

- Afferma che “non può essere misconosciuta, a prescindere dalle convinzioni religiose o non religiose, l’importanza che le concezioni e le controversie religiose hanno avuto nella storia svizzera ed europea”. Bene! Ma allora cosa si è insegnato fino adesso durante le lezioni di storia svizzera ed europea?

- Ha “come primo obiettivo un concreto miglioramento dell’insegnamento della “cultura cristiana” nella scuola dell’obbligo che deve, anche in questo campo, garantire solide fondamenta per le scelte e gli approfondimenti successivi”. Ottimo! Non ha che da rendere obbligatorio lo studio dell’opera, in 10 volumi (per ora otto volumi pubblicati in lingua italiana da Ariele), dello storico Karlheinz Deschner “Storia criminale del Cristianesimo”, rivisitazione della storia dell’Occidente «cristiano»; che non è rilettura, né reinterpretazione, ma ristabilimento della verità storica;

- inoltre si ha da “fornire agli studenti gli elementi fondamentali per la comprensione della cultura occidentale”. Benissimo! Non si ha che da potenziare le lezioni di letteratura, arte, filosofia e diritto della Cultura greco-romana nonché approfondire seriamente la storia dell’era dei lumi;

- per la formulazione dei nuovi programmi auspica la creazione di una commissione mista, formata da rappresentanti delle comunità religiose e del DECS, estromettendo i difensori del pensiero razionale, i Liberi pensatori, rappresentanti il 12.2% della popolazione (evidentemente il pensiero razionale da fastidio). Inutile! Basta accettare i consigli menzionati sopra. La commissione auspicata sarebbe in ogni modo ingestibile essendo i punti di vista inconciliabili.

Tutto questo in aperto contrasto con quanto garantisce la nostra Costituzione, il nostro Codice civile, la vasta giurisprudenza e le relative decisioni del Tribunale federale in materia.
Dove è rimasto il pensiero razionale nelle proposte del PLRT? Dove sono rimasti i concetti base dell’illuminismo tanto volentieri invocate? Fintanto che si continuerà ad insegnare ai bambini e agli adolescenti, frottole e bugie non si colmerà mai il divario che tanto preoccupa gli scienziati.
Non è compito della Scuola pubblica perpetuare miti e leggende vecchie di millenni e nate in un contesto storico e socio economico che non ha più niente da fare con i nostri tempi e che sono state la causa di secoli di prevaricazioni, guerre e miseria.
Tutte le conquiste che ci permettono, in fin dei conti, di usufruire di un relativo benessere generale sono state conquistate contro la costante, dura e pervicace opposizione delle chiese.

Compito della scuola pubblica è di fornire agli allievi un’istruzione basata sullo stato attuale delle conoscenze, libera da elementi sovrannaturali e mistici, di abituarli all’esame critico e razionale dei fenomeni fisici, psicologici e sociali, di far loro comprendere l’insostituibile ruolo della ragione e della scienza nel progresso dell’umanità, di abituarli a non accettare nessuna informazione se non vi sono validi motivi per ritenerla vera; di stimolare la loro curiosità e il loro interesse nei confronti della scienza; di proporre loro una visione del mondo, un’etica e azioni basate su una visione secondo un umanesimo evoluzionario come proposto da Michael Schmidt-Salomon nel suo “Manifest des evolutionären Humanismus” Alibri Verlag – Aschaffenburg.

Per quanto concerne le elementari il DECS farebbe bene di leggere la “Tesi sull’oggettiva e palese pericolosità psichica dell’insegnamento cristiano” di Sergio Martella, psicologo, psicoterapeuta, docente presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Padova; nonché la messa in guardia degli educatori dagli effetti della pedagogia nera della religione di Alice Miller dott. in filosofia, psicologia e sociologia, né “La persecuzione del bambino”.

Concludendo invito quei Liberali radicali ticinesi, che non hanno dimenticato le loro radici illuministe, di far sentire la loro voce in seno al PLRT a sostegno della razionalità e del progresso.

Roberto Spielhofer

Ticino: l’insegnamento religioso

venerdì, 24 agosto 2007

Presa di posizione sull’insegnamento religioso
Procedura di consultazione sulle proposte di insegnamento religioso
Pur avendo già espresso attraverso il proprio delegato in seno alla Commissione la sua posizione sull’ora di religione, l’ASLP-Ti tiene ad intervenire anche in questa fase del dibattito per ribadire le ragioni che la portano a pronunciarsi per lo stralcio puro e semplice dell’articolo 23 della vigente Legge scolastica e contro l’inserimento di una norma sostitutiva mirante a legalizzare l’erogazione di una “cultura religiosa” mediante un corso di frequenza obbligatoria.

Già nella fase precedente la promulgazione della “legge-Buffi”, i liberi pensatori erano intervenuti a più riprese dichiarando la propria opposizione alla pratica della propaganda religiosa nella Scuola Pubblica, tanto più che tale attività era finalizzata alla catechizzazione ed al proselitismo e, quindi, in contrasto con le finalità di un’Istituzione che deve educare all’esercizio della ragione sui dati forniti dall’esperienza, abituando gli allievi a non accettare affermazioni quando non vi siano validi motivi per ritenerle attendibili.

Di fatto l’istruzione religiosa è generalmente consistita nello scodellamento meccanico di verità rivelate, di dogmi, di rudimenti di un’improbabile storia sacra, di precetti di una “vita morale” agganciata alla “vita liturgica”. Solo in tempi relativamente recenti negli ambiti dei cattolici inquieti si è fatta strada una più moderna concezione didattica in base alla quale diventava prioritario “l’orientamento ad una mentalità di fede”: per preparare in modo adeguato il terreno alla semina dei contenuti dottrinari di cui si è detto.

Perciò, oggi come nelle precedenti occasioni, i Liberi Pensatori affermano imprescindibile il principio della laicità. Ovvero: la democrazia si perfeziona in una società retta secondo il concetto della “res publica” se nelle norme che regolano la civile convivenza sono contemplate:

-    la tutela della libertà di coscienza;
-    il rispetto della parità legale d’ogni opzione filosofica ed ideologica;
-    la garanzia della neutralità delle Istituzioni Pubbliche nei confronti delle organizzazioni confessionali.
-
Questo per evitare che aggressivi movimenti d’opinione esercitino indebite pressioni sui singoli per costringerli a conformarsi secondo criteri di identità collettive di natura ideologica.

I Liberi Pensatori non misconoscono l’importanza del fenomeno religioso: anzi, ritengono che sia opportuno conoscere gli aspetti che più profondamente hanno inciso nella Storia dell’Uomo.

Ma per sapere che cosa hanno significato nel concreto le scelte ispirate dalla religiosità e dal fideismo non ha senso addentrarsi nelle fantastiche costruzioni teologiche delle diverse opzioni confessionali, anche perché tra ciò che si dice di voler fare e ciò che si fa le discrepanze sono enormi: in particolare quando si tratta di tradurre nella pratica i concetti di giustizia, di equità, di libertà, di amore, di pace.
Per quanto la storia insegna, si sa che le organizzazioni religiose hanno legittimato il loro potere e la loro influenza rifacendosi al mandato ch’esse avrebbero ricevuto dal dio mediante la “rivelazione”. E quando il potere politico non è coinciso con quello religioso, l’uno e l’altro hanno vissuto in simbiosi sorreggendosi vicendevolmente.
Non risulta che gli “uomini di dio” delle varie credenze abbiano avuto un’influenza benefica sui loro propri fedeli: non è grazie ai loro interventi che si sono evitati i conflitti sanguinosi che in ininterrotta serie hanno caratterizzato le relazioni tra comunità aventi interessi contrapposti. È vero, semmai, che i capi religiosi sono stati spesso i mandanti dei peggiori crimini contro l’umanità.

Circa le due iniziative parlamentari del 2002 di Paolo Dedini (il 25 marzo) e di Laura Sadis (il 2 dicembre), l’ASLP-Ti rileva che, pur essendo assai diverse nel taglio, nell’uso dei termini, nelle motivazioni ideologiche e, parzialmente, nelle finalità, entrambe hanno il medesimo “peccato originale”: quello di proporre una materia a sé stante che tratti specificatamente del fenomeno religioso in funzione sostitutiva dell’ora di religione.

L’iniziativa di Laura Sadis (che in realtà è opera dell’“Associazione per la Scuola Pubblica”, come dichiarato nell’atto parlamentare) è quella che maggiormente ha ispirato il rapporto finale, nella parte in cui emerge la posizione della maggioranza commissionale: è questa dunque che merita una critica più dettagliata.

Preliminarmente, tuttavia, l’ASLP-Ti ricorda d’aver già preso posizione, in una lettera al Consiglio di Stato dell’8 aprile 1986, contro la proposta di inserire nell’orario settimanale un “corso parallelo di cultura religiosa ed etica” obbligatorio per tutti coloro che non frequentavano il catechismo scolastico. Nel concetto di chi aveva formulato la proposta, le due “materie” dovevano essere contenutisticamente equipollenti. Giova ricordare che a sostegno di quella soluzione, ipotizzata dalla Sezione Pedagogica dell’allora Dipartimento della Pubblica Educazione diretto da Carlo Speziali, si pronunciarono la Comunità dei socialisti ticinesi, la Direttiva del Partito popolare democratico e la Curia retta in quegli anni dal vescovo Corecco.

Nel medesimo ordine di idee, qualche lustro più tardi, si è mossa l’Associazione per la Scuola Pubblica che dalla crescente diserzione (si noti l’uso di un termine riprovatorio) dall’ora di religione crede di poter dedurre che “l’ignoranza dei sia pur minimi elementi di cultura cristiana negli studenti delle scuola pubbliche è sempre più generalizzata ed evidente”.

Orbene, in mancanza di dati ricavati da una indagine i cui criteri sarebbero comunque da sottoporre a verifica di attendibilità, si può tranquillamente affermare che la lamentata ignoranza rimane a livello di pura supposizione.
Ma è proprio su tale supposizione che “l’Associazione per la Scuola Pubblica” poggia la successiva e, per lei, conseguente argomentazione, ovvero che l’ignoranza di qualche nozione religiosa impedirebbe agli alunni di “riconoscersi nell’identità culturale che li accomuna”.

L’ASLP-Ti ritiene che, in un momento in cui le migrazioni intercontinentali conducono ad un rimescolamento e ad un meticciamento delle popolazioni, è pericolosamente controindicato istituire e delimitare ideologicamente posticce identità collettive il cui unico obiettivo è quello di stabilire criteri di inclusione e di esclusione sulla base di catalogazioni etnico-razziali. L’ASLP-Ti denuncia queste operazioni come un retaggio della logica del “cuius regio, eius religio”.
Secondo gli autori dell’iniziativa Sadis “l’intolleranza trae alimento dall’ignoranza”. Non è sempre così: vero è, semmai, che ad evitare reciproche incomprensioni basterebbe esibire meno supponente sicurezza nella presunta conoscenza di una fantasiosa trascendenza, così da evitare che indigeni ed allogeni assumano i rispettivi credi come elementi prioritari delle rispettive identità. Meglio sarebbe che ciascuno cercasse di stabilire le relazioni con persone d’altra origine prescindendo da questioni fideistiche o, tout court, ignorandole.

In effetti è arcinoto: la religiosità non ha mai favorito gli incontri bensì gli scontri, dato che le verità di fede, i sacramenti, i precetti d’una confessione non sono conciliabili con quelli delle altre. E questa incompatibilità si manifesta con maggiore asprezza quando vengono messe a confronto le diverse rivelazioni, poiché gli interpreti della “parola del Signore” non tollerano che venga messo in discussione il ruolo che il dio stesso avrebbe loro affidato in esclusiva.
Molti dicono di volere il dialogo interreligioso, ma nessuno pensa seriamente alla possibilità di una conciliazione sulla base di un qualsiasi compromesso, poiché nessuno è disposto ad arretrare di un pollice dalle proprie posizioni.
Il Catechismo della Chiesa cattolica dichiara in tutte le lettere che “fuori dalla Chiesa non v’è salvezza”, con la sola eccezione di coloro che “senza loro colpa” ignorano il Vangelo di Cristo e la sua Chiesa e tuttavia si comportano in modo conforme alla volontà divina. E, a togliere ogni dubbio, la “Dichiarazione circa l’unicità e l’universalità salvifica di Gesù Cristo e della Chiesa” recita: “l’unica vera religione sussiste nella Chiesa cattolica e apostolica, alla quale il Signore Gesù ha affidato il compito di diffonderla tra tutti gli uomini”. Così che nessuno possa accampare la scusa dell’ignoranza!

Qualche parola merita anche la tesi avanzata dall’“Associazione per la Scuola Pubblica” secondo la quale la tradizione sarebbe la chiave per capire ed interpretare correttamente gli eventi storici. La tradizione offre una chiave (non la sola e non la principale!) di lettura, ma ciò non deve indurci a ritenere che oltre a conoscerla ed a capirla occorra pure condividerla, soprattutto in quanto essa è caratterizzata da manifestazioni di conformismo, di superstizione, di faziosità, di intolleranza, di prevaricazione, di fanatismo. Lo stesso discorso si deve fare quando si richiamano i “valori etici” ricavati dalla bimillenaria tradizione cristiana, dimenticando ancora una volta i crimini commessi nel segno della croce e nel nome del “Signore”!

Ma, infine e concretamente, che cosa viene a proporre la maggioranza della “Commissione sull’insegnamento religioso nella scuola”?

Ebbene l’“insegnamento religioso” (così viene chiamato – et pour cause!) è obbligatorio nella scuola elementare e nel secondo biennio della scuola media.
L’ASLP-Ti ritiene che nella scuola elementare la conoscenza del fenomeno religioso va connessa alla realtà ambientale e non deve eccedere l’ambito dell’esperienza di vita del fanciullo (Mentre per ciò che attiene all’eventuale percorso confessionale che i genitori scelgono per i propri figli basta ed avanza ciò che vien detto e fatto in famiglia e nell’ambito delle attività parrocchiali.)
Orbene, pretendere che il docente generalista debba, d’ora innanzi, conformare la formazione culturale propria e quella dei suoi alunni ai contenuti tracciati da una commissione mista ad hoc e quindi sottoporsi alla sorveglianza speciale di detta commissione significa:

-    che, a mente della maggioranza della “Commissione sull’insegnamento religioso nella scuola”, i docenti titolari non sarebbero stati finora adeguatamente formati sul piano culturale e perciò non avrebbero saputo adempiere al proprio compito che contempla l’educazione morale e civile dei fanciulli anche attraverso opportune esercitazioni di vita pratica;
-    che di queste carenze non si sarebbe finora sentita conseguenza negativa alcuna a livello della preparazione degli allievi, perché il catechista vi avrebbe posto rimedio;
-    che la “materia” di cui si vorrebbe assegnare l’erogazione al generalista è, dunque, nella sostanza, equipollente al catechismo scolastico nella misura in cui ne deve fare le veci;
-    che occorrerebbe far “entrare la formazione religiosa (sic et simpliciter) nel curriculum di formazione del docente” perché costui sia abilitato compiutamente alla pienezza del suo compito educativo;
-    che in questo specifico settore del sapere (quello della “cultura” religiosa) il docente deve rimanere sotto tutela speciale, sia per quanto fa, sia per quanto omette di fare … e ciò in chiaro contrasto con il pieno riconoscimento della libertà d’insegnamento e dell’autonomia didattica che un tempo (solo venticinque anni fa: si legga il “Rapporto della Commissione per la nuova legge quadro della Scuola” in Scuola Ticinese, no 96/1982) si riteneva conditio sine qua non di un’efficace azione educativa.

Di questo passo ci si potrebbe chiedere perché la maggioranza della “Commissione sull’insegnamento religioso nella scuola” non abbia, per coerenza con quanto auspica nel “rapporto finale”, proposto l’apertura di una speciale sezione dell’Alta Scuola
Pedagogica presso il Seminario Diocesano San Carlo: là, infatti, si trovano le persone più adatte a dare ai maestri ticinesi quella “formazione religiosa” che loro permetterebbe di sostituire degnamente i catechisti.

Per ciò che attiene all’ora obbligatoria di “storia religiosa” da inserire nella griglia oraria settimanale del secondo biennio della scuola media, valgono le considerazioni già fatte: il fenomeno religioso non merita d’esser trattato in una materia sé stante, ma deve trovar posto, come per altro già avviene, nell’ambito delle altre diverse materie (storia, geografia, letteratura, storia dell’arte, ecc.).

La soluzione di affrontare la questione religiosa separatamente in primo luogo porrebbe seri problemi circa i contenuti che dovrebbero essere purgati da sbavature teologiche e, in secondo luogo, circa le persone degli insegnanti che dovrebbero essere liberi da ogni condizionamento confessionale (anche di natura “ecumenica”) per evitare ogni possibile scivolata propagandistica e proselitista. Si tratta di problemi sui quali, verosimilmente, non sarà possibile trovare una seppur minima base di consenso.
Circa l’eventuale istituzione di corsi facoltativi di “storia delle religioni” nella scuola media e nelle scuole medie superiori, l’ASLP-Ti tiene a sottolineare che anche sui contenuti di detti corsi dovrebbe esser fatta chiarezza per ragioni analoghe a quelle che ostano all’istituzione dei corsi obbligatori.

Sulla base di quanto esposto, l’ASLP-Ti annuncia sin d’ora che si opporrà con ogni mezzo legale a sua disposizione all’istituzionalizzazione dell’istruzione religiosa nelle forme auspicate dalla maggioranza della “Commissione sull’insegnamento religioso nella Scuola”.

In conclusione l’ASLP-Ti,

●    si oppone fermamente alla istituzione di un corso – obbligatorio o facoltativo – di “cultura” religiosa nell’ambito della scuola pubblica;

●    ritiene del tutto anticostituzionale l’obbligatorietà di tale corso;

●    considera che la storia delle religioni e delle loro ideologie debba semmai trovare posto, nel rispetto dei principi di laicità e di neutralità, nell’ambito dell’insegnamento delle materie storiche e di cultura generale;

●    chiede lo stralcio puro e semplice dell’art. 23 della Legge scolastica;

●    si riserva di intraprendere tutti i passi che riterrà opportuni, di natura giudiziale e stragiudiziale, a tutela della libertà confessionale e di espressione, nonché della neutralità e della laicità della scuola pubblica.

Paradiso,  24 agosto 2007

Il presidente                             Il segretario
Roberto Spielhofer                 Alfredo Neuroni

Ticino: La ?cultura? religiosa bussa a scuola

domenica, 1 aprile 2007

Con il comunicato stampa di lunedì 5 febbraio 2007 il DECS ha avviato la procedura di consultazione presso gli organismi scolastici, i partiti, le organizzazioni sindacali, le associazioni magistrali, gli enti che operano nel settore dell’educazione, l’assemblea dei genitori, ed altre associazioni, sulle proposte di insegnamento religioso illustrate dalla Commissione di studio istituita dal Consiglio di Stato nel 2004. Le associazioni e gli enti consultati sono invitati a presentare le loro osservazioni alla Divisione della scuola del DECS entro la fine di giugno 2007.

Ci siamo!

- Il rapporto della maggioranza della Commissione sull’insegnamento religioso nella scuola pubblica prevede:
1. -a livello della scuola elementare un insegnamento religioso impartito dal generalista, dunque obbligatorio per tutti gli allievi.
2. – a livello della scuola media si prevede una formula sperimentale che prevede l’introduzione di un’ora obbligatoria di insegnamento della religione nel secondo biennio impartito da docenti formati ad hoc.
Una commissione mista nominata dallo Stato definirà i contenuti dell’insegnamento obbligatorio e la competenza necessaria dei docenti, sia a livello di scuola elementare, sia a livello di scuola media. Di tale commissione dovranno far parte tutte le parti interessate, rappresentanti delle chiese riconosciute, delle altre entità religiose presenti nel Cantone, dell’Associazione per la scuola pubblica, dell’Associazione svizzera dei liberi pensatori. Nello specifico, se la formazione e la vigilanza didattica dei docenti sono di competenza dello Stato, la commissione ha un ruolo determinante nella definizione dei programmi e della scelta del materiale didattico.
3. – a livello della scuola media superiore un insegnamento integrato nelle singole discipline obbligatorie.

- Il rapporto dei rappresentanti della Chiesa cattolica prevede il mantenimento dello status quo nei tre livelli. Istruzione religiosa facoltativa impartita dalle Chiese cattolica ed evangelica finanziata dallo Stato.

- Il rapporto di minoranza dei rappresentanti dell’Associazione svizzera dei liberi pensatori – Sezione Ticino chiede la soppressione pura e semplice dell’art.23 della legge sulla scuola pubblica del 1° febbraio 1990.

L’alto livello di educazione in generale, l’esplosione dei mezzi di informazione e di comunicazione di massa, l’accesso immediato al sapere più disparato offerto dalla rete elettronica mondiale, e non da ultimo, l’accresciuto benessere materiale raggiunto hanno fatto sì che parti sempre più larghe della nostra popolazione si disinteressano delle religioni avite, situazione che è confermata
dalla sempre minor frequenza alle funzioni religiose. Si va ancora in chiesa per il battesimo, per le nozze e per le esequie. Questa situazione si rispecchia anche a livello scolastico, dove l’istruzione religiosa cattolica facoltativa attuale registra una frequenza del 70% a livello di scuola elementare, del 64% a livello di scuola media e meno del 10% a livello di scuola media superiore.
Si comprende che una simile situazione possa preoccupare la chiesa cattolica che lamentava il diffondersi di un’ignoranza religiosa pregiudizievole per la formazione umana delle nuove generazioni (Torti 2001).
Meno comprensibile quando è la politica a lamentarsi che è sempre più generalizzato ed evidente l’ignoranza dei pur minimi elementi di cultura cristiana negli studenti delle scuole pubbliche ticinesi (Sadis 2002).

Chi si lamenta dell’ignoranza dei pur minimi elementi di cultura cristiana, dimentica che la pace religiosa, di cui godiamo fortunatamente oggi, non si basa sulla conoscenza delle religioni (si pensi solo alle labili conoscenze bibliche dei fedeli!), ma soprattutto al fatto di trascurare tradizionali insegnamenti della fede e ad atteggiamenti che ritengono l’ottica religiosa senza importanza e secondaria.
Dunque, invece di lamentarsi dell’ignoranza religiosa sarà meglio rallegrarsi, e mettere in luce il lato estremamente positivo di questa evoluzione, a dimostrazione che la popolazione e soprattutto i giovani sono maturati e sempre meno disposti a credere in fiabe salvifiche e in dogmi settari vecchi di quasi due millenni, concepiti in tempi dove le conoscenze erano quelle che erano e per situazioni politico sociali e ambientali che più nulla hanno a che fare con i tempi attuali. Finalmente, anche se a fatica prendono il sopravvento la razionalità e le scoperte dell’era dei lumi, segnando, si spera, il definitivo tramonto dell’era delle superstizioni e dell’oscurantismo, avverando ciò che sperava il filosofo francese Auguste Compte nel 1825 ossia che un giorno la ragione avrebbe vinto ogni superstizione religiosa.

Ogni essere umano ha il diritto di concepire il mondo secondo le proprie affinità spirituali e le proprie esperienze personali, e non si vede perché lo Stato debba dar manforte alle ormai anchilosate religioni, incapaci di frenare l’esodo dei loro fedeli, per richiamare all’ovile le pecore smarrite.

La Scuola pubblica, una delle principali istituzioni dello Stato democratico, liberale e laico, deve dare ai giovani dei solidi principi fondamentali per la loro vita, con il fine di aiutarli a reagire positivamente nei tempi difficili, senza cadere nell’errore delle pure supposizioni e delle cieche credenze. Deve offrir loro la base per sviluppare le proprie facoltà virtuali e questo senza promettere loro una vita eterna per la propria buona condotta e le proprie azioni caritatevoli. Le promesse che non devono essere mantenute sono senza valore.
La scuola deve educare ad un’incessante e sincera ricerca della verità (condizione prima per un’armoniosa coabitazione in una società democratica e multietnica, un perseguimento continuo delle libertà politiche (democrazia), preludio alla libertà interiore, e un rispetto della vita di ciascuno e delle sue opinioni particolari (tolleranza).
Inoltre è necessario offrire agli allievi nella scuola pubblica uno spazio dove possono crescere senza essere turbati dai pregiudizi degli adulti.

La proposta della maggioranza della Commissione nella forma attuale è improponibile perché in aperto conflitto con la Costituzione federale art. 8 cpv. 2; art. 11; art. 15 cpv.4 e del Codice civile svizzero, art. 303. La prevista Commissione mista non è gestibile.

La proposta della Chiesa cattolica è anacronistica e non tiene conto della mutata situazione sociale del Cantone Ticino, dove quasi il 50% delle classi della scuola obbligatoria hanno più del 30% di allievi provenienti da altre culture e praticanti altre religioni. Se adottata obbligherebbe il Cantone, in rispetto all.art.8 cpv. 2 della Costituzione federale, a finanziare l’insegnamento religioso delle molteplici religioni ormai presenti sul territorio, in primis l’Islam.
Giova qui ricordare che secondo il censimento federale dell’anno 2000, nel Cantone Ticino la percentuale dei dichiarati non credenti e degli indifferenti era del 12,2%.

Resta la proposta dell’ASLP – Sez. Ticino, unica che rispetta il principio fondamentale dello Stato laico democratico, la separazione netta tra Stato e Chiesa, il rispetto della Costituzione federale e il rispetto delle leggi dello Stato.

Dunque mettiamoci tutti all’opera per far valere le nostre ragioni.

Roberto Spielhofer