Archivi per la categoria ‘Scuola – religione’

Solidarietà con Valentin Abgottspon

mercoledì, 22 giugno 2011

Il tribunale cantonale VS a approvato il ricorso dell’ docente vallesano Valentin Abgottspon, licenziato in tronco lo scorso venerdì, 8 ottobre 2010, per essersi rifiutato di tenere lezione sotto il crocifisso nella scuola secondaria di Stalden (VS).

L’assicurazione di tutela giuridica di Valentin Abgottspon era limitata. L’ASLP, rinnovandogli il proprio sostengo, rivolgeva un appello a soci e simpatizzanti affinché contribuiscano alla copertura delle spese legali e processuali che avremo da affrontare.

Stato 15.10.2012: CHF 10’760.-     Grazie!

Spese fino al 15.10.2012

Totale      CHF   17’500
Dell’ conto ASLP CHF    6’500.-
D’altre fonte   CHF   11’000.-


Cedu: sentenza sui crocifissi e opinione dissenziente

domenica, 20 marzo 2011

Nella sentenza definitiva di Grande Camera, emanata il 18.3.2011 nel caso Lautsi e altri contro l’Italia (ricorso no 30814/06), la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha concluso a maggioranza (quindici voti contro due) alla:

Non violazione dell’articolo 2 del Protocollo no 1 (diritto all’istruzione) alla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.
Il caso riguardava la presenza del crocifisso nelle aule delle scuole pubbliche in Italia, incompatibile, secondo i ricorrenti, con l’obbligo dello Stato di rispettare, nell’esercizio delle proprie funzioni in materia di educazione e insegnamento, il diritto dei genitori di garantire ai propri figli un’educazione e un insegnamento conformi alle loro convinzioni religiose e filosofiche.

Nessuna influenza sugli alunni
Secondo la Corte, se è vero che il crocifisso è prima di tutto un simbolo religioso, non sussistono tuttavia nella fattispecie elementi attestanti l’eventuale influenza che l’esposizione di un simbolo di questa natura sulle mura delle aule scolastiche potrebbe avere sugli alunni. Inoltre, pur essendo comprensibile che la ricorrente possa vedere nell’esposizione del crocifisso nelle aule delle scuole pubbliche frequentate dai suoi figli una mancanza di rispetto da parte dello Stato del suo diritto di garantire loro un’educazione e un insegnamento conformi alle sue convinzioni filosofiche, la sua percezione personale non è sufficiente a integrare une violazione dell’articolo 2 del Protocollo no 1-

Mancanza di un consenso europeo
Il Governo italiano sosteneva che la presenza del crocifisso nelle aule delle scuole pubbliche rispecchia ancora oggi un’importante tradizione da perpetuare.

La Corte sottolinea che – il Consiglio di Stato e la Corte di Cassazione avendo delle posizioni divergenti sul significato del crocifisso e la Corte Costituzionale non essendosi pronunciata sulla questione –  non è suo compito prendere posizione in un dibattito tra giurisdizioni interne.

Simbolo “passivo” e nessun segno di indottrinamento
Di fatto gli Stati contraenti godono di un certo margine di discrezionalità nel conciliare l’esercizio delle funzioni che competono loro in materia di educazione e d’insegnamento con il rispetto del diritto dei genitori di garantire tale educazione e insegnamento secondo le loro convinzioni religiose e filosofiche. Tuttavia questo margine di discrezionalità si accompagna a un controllo della Corte, la quale deve garantire che questa scelta non conduca a una qualche forma di indottrinamento.

A tal proposito la Corte constata che nel rendere obbligatoria la presenza del crocifisso nelle aule delle scuole pubbliche, la normativa italiana attribuisce alla religione maggioritaria del Paese una visibilità preponderante nell’ambiente scolastico. La Corte ritiene tuttavia che ciò non basta a integrare un’opera d’indottrinamento da parte dello Stato convenuto e a dimostrare una violazione degli obblighi previsti dall’articolo 2 del Protocollo no 18. Quanto a quest’ultimo punto, la Corte ricorda che ha già stabilito che, in merito al ruolo preponderante di una religione nella storia di un Paese, il fatto che, nel programma scolastico le sia accordato uno spazio maggiore rispetto alle altre religioni non costituisce di per sé un’opera d’indottrinamento. La Corte sottolinea altresì che un crocifisso apposto su un muro è un simbolo essenzialmente passivo, la cui influenza sugli alunni non può essere paragonata a un discorso didattico o alla partecipazione ad attività religiose.

Margine di discrezionalità
La Corte conclude dunque che, decidendo di mantenere il crocifisso nelle aule delle scuole pubbliche frequentate dai figli della ricorrente, le autorità hanno agito entro i limiti dei poteri di cui dispone l’Italia nel quadro del suo obbligo di rispettare, nell’esercizio delle proprie funzioni in materia di educazione e d’insegnamento, il diritto dei genitori di garantire tale istruzione secondo le loro convinzioni religiose e filosofiche; di conseguenza, non c’è stata violazione dell’articolo 2 del Protocollo no 1 quanto alla ricorrente. La Corte considera inoltre che nessuna questione distinta sussiste per quanto riguarda l’articolo 9.

Vedi il testo del comunicato stampa in italiano.

Sentenza (in francese):  http://tinyurl.com/6x6sr36

Opinione dissenziente
dei giudici Giorgio Malinverni (Svizzera) e Zdravka Kalaydjieva (Bulgaria)

1. Si rileva che la decisione presa a maggioranza ignora che laddove le corti supreme siano state invocate, ad esempio in Svizzera, Germania, Polonia ed Italia, esse si siano sempre pronunciate a favore della neutralità dello stato. L’art. 9 della convenzione impone agli Stati l’obbligo positivo di provvedere alla creazione di un clima di tolleranza e mutuo rispetto, obbligo del quale non si tiene conto con il rinvio al cristianesimo quale religione maggioritaria. Inoltre, la presenza del crocifisso nelle scuole pubbliche è autorizzata dai regi decreti del 1860, 1924 e 1928 nonché da una circolare fascista del 1922, il che ne rende dubbia la legittimazione democratica.

2. Viviamo in una società multiculturale in cui la protezione effettiva della libertà religiosa e del diritto all’istruzione richiedono da parte dello Stato la massima neutralità confessionale nelle scuole pubbliche e un insegnamento quanto più pluralistico possibile quali basi fondamentali della democrazia. L’articolo 2 del protocollo recita: “Lo Stato, nell’esercizio delle funzioni che assume nel campo dell’educazione e dell’insegnamento, deve rispettare il diritto dei genitori di provvedere a tale educazione e a tale insegnamento secondo le loro convinzioni religiose e filosofiche.” In altre parole, lo Stato è tenuto a fornire un’istruzione oggettiva, critica e pluralistica, in modo che le scuole diventino dei luoghi d’incontro per le più diverse religioni e filosofie, dove  gli alunni possano acquisire le necessarie nozioni sulle svariate tradizioni del pensiero umano.

3.  Sempre dall’articolo 2 del protocollo 1 si desume che la neutralità dello Stato non si limita ai contenuti d’insegnamento ma si estende a tutto il sistema scolastico e quindi, come indicato nel commento generale ai diritto del fanciullo dell’ONU, il diritto all’istruzione riguarda il processo educativo nel suo insieme, dai metodi pedagogici applicati alle strutture fisiche in cui tale insegnamento viene impartito. L’intero ambiente deve in tal senso essere pervaso da uno spirito di libertà e fratellanza, di pace e tolleranza, di eguaglianza fra i sessi e di amicizia fra i popoli, le etnie, le nazioni e religioni.

Anche la corte suprema del Canada definisce la scuola come parte integrante di un’educazione libera da discriminazioni – un ambiente in cui tutti godono dello stesso trattamento e dove tutti sono incoraggiati a partecipare al  meglio delle proprie possibilità.

4. La presenza di crocifissi nelle aule scolastiche, pur una realtà irrefutabile, può costituire una violazione della libertà religiosa, specie laddove venga imposto agli alunni. La corte costituzionale tedesca ha peraltro stabilito che nella società odierna vi debba essere spazio per le varie convinzioni religiose e che non si può risparmiare al singolo la vista dei relativi simboli o pratiche. D’altro canto lo Stato non deve a sua volta creare situazioni in cui gli individui non possano sottrarsi all’influsso di una determinata religione.

Concorde, nella fattispecie, il Tribunale federale nell’esigere che nelle scuole pubbliche la cui frequenza sia obbligatoria, debba vigere la massima neutralità confessionale  Non solo, ha addirittura precisato che lo Stato non può manifestare alcuna preferenza, nell’ambito dell’istruzione pubblica, per una determinata religione, sia essa praticata dalla maggioranza o meno dei cittadini, onde evitare che taluni possano sentirsi discriminati a causa dell’ostentazione di un simbolo a loro estraneo.

5.  Il crocifisso rappresenta indubbiamente un simbolo religioso, quantunque il governo italiano abbia insistito che la presenza del crocifisso nelle aule quale veicolo di valori universali caratterizzanti la civilizzazione italiana tutta, quali la tolleranza e il mutuo rispetto, potesse avere, in una prospettiva laica, una  funzione altamente educativa  - a prescindere dalla religione professata dagli alunni.

La libertà di religione negativa va intesa come garanzia a che non ci si veda esposti a simboli che richiede una tutela particolare proprio laddove sia lo Stato stesso ad ostentarli. Per quanto il crocifisso possa anche assumere connotazioni diverse, quella religiosa rimane predominante. La stessa corte di cassazione italiana aveva infatti contestato la tesi secondo cui simboleggiasse dei valori non inerenti alla fede cristiana.

6.  La presenza del crocifisso in aula è suscettibile di tangere la libertà di religione del bambino più che non lo possa fare, ad esempio, il fatto che la maestra indossi il velo islamico. Essa può, a differenza di un ente pubblico, appellarsi alla propria libertà religiosa: il modo di vestire di una dipendente pubblica confligge quindi meno con l’obbligo di neutralità dello Stato che non l’esposizione attiva di crocifissi da parte dello Stato stesso.

7. L’influenza del crocifisso nelle aule scolastiche non può essere paragonata alla situazione in altre istituzioni pubbliche quali ad esempio i locali elettorali o i tribunali. Nelle scuole sono infatti dei fanciulli a vedersi confrontati con lo stato sovrano, cioè dei soggetti sprovvisti del senso critico necessario a prendere le debite distanze dai messaggi trasmessi loro.

8. Per concludere, l’art. 2 del protocollo 1 e l’art. 9 della convenzione impongono allo Stato la più rigorosa neutralità confessionale non solo negli insegnamenti ma anche nell’ambiente scolastico più vasto. Nelle scuole dell’obbligo lo Stato non deve esporre gli alunni a simboli di una religione con cui non si identificano.

Traduzione riassuntiva a cura dell’ASLP del documento: http://www.echr.coe.int/echr/resources/hudoc/lautsi_and_others_v__italy.pdf, pag. 49 e segg.

Numero record di interventi
A norma dell’articolo 36 § 2 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e dell’articolo 44 § 2 del Regolamento della Corte Europea dei Diritto dell’Uomo, sono stati autorizzati a intervenire nella procedura scritta:

- trentatré membri del Parlamento europeo intervenuti congiuntamente.

- le organizzazioni seguenti non-governative: Greek Helsinki Monitor5; Associazione nazionale del libero Pensiero; European Centre for Law and Justice; Eurojuris; intervenuti congiuntamente: Commission internationale de juristes, Interights e Human Rights Watch; intervenuti congiuntamente: Zentralkomitee der deutschen Katholiken, Semaines sociales de France e Associazioni cristiane Lavoratori italiani.

- i Governi di Armenia, Bulgaria, Cipro, Federazione russa, Grecia, Lituania, Malta, Monaco, Romania e della Repubblica di San Marino.

Conseguenze per la Svizzera
La Svizzera ha sottoscritto ma non ratificato il protocollo aggiuntivo 1. La Cedu rimanda la questione alla giurisdizione degli Stati membri, cui accorda un ampio margine di discrezionalità.

Nella sua decisione 116 Ia 252 (1990), il Tribunale conferma che la presenza del  crocifisso nelle aule scolastiche lede il principio di neutralità dello Stato – non v’è al momento nessuna ragione perché la giurisdizione debba cambiare.

Posizione dell’ASLP


Cedu: il crocifisso nelle aule non lede il diritto all’istruzione

sabato, 19 marzo 2011

La CEDU rinnega la libertà religiosa passiva e banalizza il crocifisso – status quo per la Svizzera
L’ASLP prende atto della decisione della Grande Camera del 18.3.2011 che con 15 voti favorevoli e due contrari ribalta la sentenza di primo grado del 2009, peraltro adottata all’unanimità. I liberi pensatori appoggiano l’opinione dissenziente del giudice Giorgio Malinverni (Svizzera) condivisa da Zdravka Kalaydjieva (Bulgaria), secondo cui l’art. 2 del protocollo 1 (diritto all’istruzione) e l’art. 9 della convenzione statuisce chiaramente l’obbligo di una rigorosa neutralità confessionale da parte dello Stato. Neutralità che va garantita non soltanto nei contenuti d’insegnamento ma anche nell’interno ambiente scolastico. E’ pertanto inammissibile che nelle scuole dell’obbligo gli allievi siano esposti ai simboli di una religione in cui non si riconoscono.

La Corte accorda un ampio margine di discrezionalità ai singoli Stati per quanto riguarda la materia. In Svizzera, fa stato la sentenza del tribunale federale del 1990, in base a cui lo Stato è tenuto alla massima neutralità confessionale nelle scuole pubbliche.

Cedu – la semplice presenza del crocifisso non ha effetti sul fanciullo
Nella sua sentenza definitiva del 18 marzo 2011, la grande camera ribalta la decisione unanime di primo grado pubblicata nel 2009, affermando che non è possibile dimostrare che il crocifisso esposto in aula – per quanto rappresenti preminentemente un simbolo religioso – possa avere un’influenza sugli alunni.

Un crocifisso appeso alla parete non sarebbe paragonabile ad un discorso didattico o alla partecipazione ad un’attività religiosa.
La corte ha altresì statuito che ordinando la permanenza del crocifisso nelle aule scolastiche, le autorità italiane si sono mosse entro i limiti di discrezionalità concessi ai singoli Stati europei circa l’importanza e lo spazio che vogliano attribuire alle rispettive tradizioni religiose. Si è quindi pronunciata contro la libertà di religione negativa, contro i cittadini non cristiani ed a favore delle religioni tradizionaliste.

La decisione è stata presa a grande maggioranza, con 15 voti favorevoli e 2 contrari e lascia intuire quanto siano state forti le pressioni esercitate sulla corte da parte degli stati a dominanza cattolica. Unici dissenzienti, i giudici svizzero e bulgara.

La sentenza non dovrebbe aver alcun effetto sulla Svizzera: nel 1990 il tribunale federale ha infatti stabilito che il crocifisso nelle aule scolastiche non è compatibile con il principio di neutralità confessionale dello Stato. Secondo Tobias Jaag, professore di dirittto costituzionale e internazionale all’università di Zurigo, non ha validità immediata per la Svizzera, in quanto essa non ha ratificato il protocollo aggiuntivo in questione. Non ci sarebbero quindi ragioni per attendersi un cambiamento dell’attuale giurisdizione (Commento TV (in tedesco).

La decisione della Cedu è stata altresì al centro di un dibattito televisivo fra i due filosofi e docenti ticinesi Giovanni Ventimiglia e Franco Zambelloni.

Ct. VS: docente sempre sospeso

venerdì, 4 febbraio 2011

Il docente altovallesano licenziato in tronco lo scorso autunno per aver tolto i crocifissi appesi nelle aule che frequentava rimarrà sospeso per la durata della procedura: lo ha deciso il Tribunale cantonale vallesano, pronunciandosi sul ricorso presentato dal maestro.

http://www.tinews.ch/articolo.aspx?id=216209&rubrica=15

Spagna: tribunale decide rimozione due crocifissi da scuola

giovedì, 11 novembre 2010

Il tribunale superiore della Estremadura, nella Spagna orientale, su richiesta del padre di due allievi, ha ordinato la rimozione dei crocifissi da due aule della scuola pubblica Ortega y Gasset di Almendalejo, vicino a Badajoz, lungo la frontiera con il Portogallo, riferisce El Pais online. (…)

Secondo la radio Cadena Ser il tribunale superiore di Estremadura ha anche imposto alla scuola Ortega y Gasset di non autorizzare più cerimonie religiose al suo interno.

Fonte: Swissinfo.ch

Ticino: Velo islamico non sarà vietato

mercoledì, 10 novembre 2010

Respinta in Gran Consiglio, e persino con argomentazioni puerili, la petizione che era stata presentata da Giorgio Ghiringhelli. Perché, secondo la stragrande maggioranza del Legislativo, il problema sarebbe del tutto marginale…

http://newsschweiz.com/1871/velo-islamico-scuola-da-oggi-i-docenti-sono-pregati-di-arrangiarsi

La laicità minacciata in Svizzera e nel Ticino

sabato, 23 ottobre 2010

I Liberi pensatori lanciano un appello per la difesa della neutralità delle istituzioni in materia religiosa:

Le forze politiche e culturali del Paese che si richiamano alla laicità devono mobilitarsi di fronte ai sempre più insistenti attacchi delle cerchie confessionali che mettono in discussione il principio della separazione tra lo Stato e la chiesa . È questo il messaggio uscito dall’assemblea della Associazione svizzera dei liberi pensatori – Sezione Ticino che si è tenuta presso le Cantine Valsangiacomo a Mendrisio ed i cui lavori sono stati diretti dall’ex-consigliere di Stato Benito Bernasconi alla presenza, tra gli altri, del direttore del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport Gabriele Gendotti, intervenuto come socio dell’associazione e non come ministro, ha tenuto a precisare.

A fornire lo spunto per una intensa discussione è stata la relazione del presidente della Aslp-Sezione Ticino Roberto Spielhofer il quale ha elencato i punti salienti del lavoro svolto nell’ultimo anno, lavoro che si è concentrato su tre fronti: la presenza di simboli religiosi nei luoghi pubblici e, in particolare, nelle scuole richiamando il caso di Cadro, dove il crocefisso era riapparso nonostante la sentenza del Tribunale federale nel 1990 che ne aveva ordinato la rimozione (in merito è stata espressa piena solidarietà al docente vallesano recentemente licenziato per aver rifiutato di riappendere il simbolo religioso che aveva rimosso dalle pareti dell’aula dove insegnava), la discussione sull’insegnamento del fatto religioso nella scuola pubblica  che i Liberi pensatori contestano e i rapporti finanziari tra lo Stato e le chiese. A questo tema è dedicato un atto parlamentare recentemente inoltrato da alcuni granconsiglieri al Consiglio di Stato con il quale si chiedono informazioni circa gli effetti di una recente disposizione di legge che consente la deducibilità fiscale delle devoluzioni a favore di parrocchie e altre istituzioni religiose.

I Liberi pensatori – ha ricordato ancora Spielhofer – attendono pure le risposte che il Consiglio di Stato fornirà sulle modalità che sono state adottate per condurre il censimento federale 2010, modalità che sollevano perplessità circa la possibilità di disporre di un quadro attuale degli orientamenti religiosi della popolazione e sulla già citata questione dell’insegnamento religioso riguardo, in particolare, alla sua costituzionalità.

Dalle riflessioni che sono seguite partendo da questi temi è emersa la preoccupazione di fronte al crescente cedimento di una larga fascia del mondo politico che si dovrebbe ispirare ai principi laici verso le pretese delle cerchie religiose. Un cedimento che si manifesta pure sul piano culturale e che caratterizza il mondo dell’informazione. Le ragioni della cultura laica e, in particolare, delle forme di pensiero che si richiamano alle visioni del mondo atee e  agnostiche che pure sono una componente essenziale della società moderna e contemporanea sono trascurate quando non ignorate, mentre largo spazio è concesso agli ambienti religiosi e ciò è particolarmente evidente nei programmi dei media pubblici.

Tale stato di cose non è casuale. Lo ha rilevato, nel suo intervento, proprio il già citato Gabriele Gendotti per il quale viviamo un momento molto difficile nel quale ‘il mondo sta tornando indietro’. Si preparano, secondo il consigliere di Stato, ‘periodi molto bui che rimandano al clima che aveva caratterizzato l’inizio del secolo scorso’. Per questo Gendotti ha invitato i Liberi pensatori ad attivarsi e a guardare avanti al di là delle questioni di dettaglio per fare sentire la loro voce nel dibattito in corso e che è caratterizzato da segnali preoccupanti. Devono far meditare, secondo Gendotti, dichiarazioni come quella della cancelliera tedesca Angela Merkel secondo la quale la politica di integrazione delle altre culture nelle società occidentali sarebbe fallita, società occidentali la cui identità sarebbe da identificare in quella cristiana. Anche in Ticino vi sono oggi sempre più politici per i quali il relativismo che rappresenta l’essenza del pensiero liberale e democratico non avrebbe alcun fondamento.

Per ridare vigore e centralità alla cultura laica sono state avanzate, all’interno dei numerosi interventi che hanno animato l’assemblea, diverse proposte che saranno esaminate dal comitato. Tra queste quella, non nuova, di disporre di adeguati spazi nei programmi della RSI come era stato rivendicato a suo tempo dall’allora sindaco di Biasca Alfredo Giovannini. accanto alla promozione di appuntamenti pubblici nel Paese invitando esponenti di spicco del pensiero scientifico e  e filosofico laico.

“Dalle convinzioni religiose non debbano discendere diritti speciali”

giovedì, 14 ottobre 2010

Intervista di Giornalettismo a Valentin Abgottspon, l’insegnante svizzero cacciato dalla sua scuola nel Canton Vallese.

Aveva già rimosso il crocefisso in altre classi dove aveva insegnato? Che cosa era successo, c’erano stato proteste o consenso?

No, insegno a Stalden da ormai 4 anni e da un anno e mezzo avevo allontanato la croce dal mio posto di lavoro. Suppongo che si sia arrivati al licenziamento perché io ho detto pubblicamente che sono laico, e che vorrei una maggiore separazione tra la scuola e la Chiesa. Forse è diventato un problema anche la mia nomina a presidente della sezione vallesana della società dei liberi pensatori, (un’associazione simile alla nostra Uaar, ndR).

Qual è la giurisprudenza del suo Paese per casi simili?

Il Tribunale federale ha già deciso nel 1990, che i crocifissi debbono essere rimossi e allontanati dalle scuole nel caso sia fatta richiesta. Il diritto è senza dubbio dalla mia parte.

Che cosa si aspetta dalla causa?

Forse il tribunale cantonale potrebbe anche darmi torto, ma sono sicuro che in ultima istanza, quella federale, vedrò crocifisso classe 400×300 Parla il prof. anti crocifisso: Il tribunale mi darà ragionericonosciuti i miei diritti.

Trova differenze tra la Svizzera e il resto dell’Europa su questo tema?

Ogni Nazione ha le proprie peculiarità su questo argomento, la Turchia e la Francia sono molto laiche, ad esempio. In Svizzera ci sono Cantoni che sono completamente laicizzati mentre altri, come il Vallese dove vivo, invece non lo sono. La Polonia mi sembra per esempio un altro Paese ancora poco secolarizzato. Bisogna valutare ogni regione e ogni Nazione in modo specifico, non generalizzando.

Spera in una svolta culturale per la Svizzera su questo tema?

Sicuramente ci sarà una grossa discussione su questo tema nel mio Paese. Auspico che in futuro i liberi pensatori e le persone non religiose possano affermare i loro diritti se si ripetessero simili casi.

Come definirebbe i suoi valori, la sua visione del mondo?

La mia visione del mondo è naturalistica. Sono convinto che nell’Universo succedano cose normali, positive. Teoricamente sono un agnostico, ma praticamente potrei anche definirmi ateo. Dal punto di vista etico mi considero un umanista laico, forse si potrebbe anche dire che sono un sostenitore dell’umanismo evoluzionista. Dal punto di vista politico penso che valgano i diritti umani generali, e che dalle convinzioni religiose non debbano discendere diritti speciali.

http://www.giornalettismo.com/archives/88148/crocifisso-in-classe-professore-licenziato/

IHEU: “Autorità scolastiche di Stalden violano la libertà di coscienza”

mercoledì, 13 ottobre 2010

L‘International Humanist and Ethical Union (IHEU) protesta contro il licenziamento di Valentin Abgottspon.

Nel comunicato rilasciato oggi Sonja Eggericks, presidente dell’organizzazione, tiene a ribadire che: “La Svizzera si vanta della propria neutralità. Eppure le autorità vallesane si sono comportate come dei bulli da cortile nei confronti di Valentin Abgottspon quando questi ha semplicemente chiesto di applicarla nella scuola in cui insegna. Costringere un docente a sottomettersi alla religione cristiana viola il diritto fondamentale alla libertà di coscienza della persona.”

http://www.iheu.org/swiss-dubbed-%E2%80%98school-yard-bullies%E2%80%99-firing-non-religious-teacher

Triengen (LU): due crocifissi vanno tolti

mercoledì, 13 ottobre 2010

A Triengen , un padre di un bambino, di nazionalità tedesca ma residente in Svizzera da molti anni, ha fatto richiesta prima alle autorità scolastiche e poi alle istituzioni comunali e cantonali per rimuovere il simbolo del cristianesimo dall’aula frequentata dal figlio. L’uomo, un ateo, ha vinto la battaglia contro il parere della direzione scolastica e del comune, che rimarcavano l’appartenenza del crocifisso alla cultura occidentale.

SE DISTURBA, VA TOLTO – La vicedirettrice del dipartimento scolastico del Canton Lucerna, Katrin Birchler, ha spiegato la decisione del Cantone al Neue Luzerner Zeitung :”Tendenzialmente i crocifissi possono rimanere appesi nelle aule scolastiche, fino a che nessuno ne venga disturbato. Se ne viene chiesta la rimozione, consigliamo di seguire la decisione del Tribunale federale del 1990, che aveva stabilito come l’esposizione del crocifisso in un’aula scolastica costituiscano un’infrazione della libertà religiosa”. Il caso ha ovviamente provocato le consuete reazioni politiche. I partiti borghesi, ovvero i liberali, i cristiano democratici e i conservatori hanno preso le difese del crocifisso, così come anche gli ecologisti. I giovani socialisti sono invece l’unica formazione politica che ha difeso la decisione, rimarcando come l’esposizione di simboli cristiani non sia più giustificabile nell’epoca della libertà religiosa.

http://www.giornalettismo.com/archives/87959/lucerna-crocifissi-scuola/