Archivi per la categoria ‘Scuola – religione’

De la riunione dell’assemblea della sezione ticinese dell’Associazione svizzera del Liberi Pensatori….

lunedì, 17 ottobre 2016

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La riunione dell’assemblea della sezione ticinese dell’Associazione svizzera del Liberi Pensatori, tenutasi sabato 15 ottobre negli spazi della Casa del Popolo a Bellinzona, ha visto la partecipazione di un folto numero di membri e simpatizzanti.

>>Resoconto della riunione dell’Assemblea di sabato 15 ottobre scorso a Bellinzona

 

Durante i lavori è stata annunciata una modifica nella composizione del Comitato: all’uscente Laura Balogh-Mambretti, è subentrato Renato Tamagni di Bellinzona. Invariati i ruoli di Presidente, Segretario e Cassiere.

Durante i lavori il deputato PLR Matteo Quadranti ha spiegato i motivi che lo hanno indotto a presentare una nuova iniziativa parlamentare per l’introduzione di un corso obbligatorio nelle scuole ticinesi per lo studio del fenomeno religioso (modello doppio binario: obbligo di presenza nell’insegnamento scientifico del fenomeno religioso, facoltatività nel seguire quello a carattere confessionale).

Pur comprendendo le ragioni della mossa del Libero Pensatore in Gran Consiglio, l’Assemblea ha però auspicato un’ulteriore iniziativa definita del “terzo binario”, cioè il lasciare la facoltatività di frequenza alle attuali lezioni religiose (la fede è una questione privata), ma con spazio solo alla fine della griglia oraria scolastica, senza costi supplementari per il pubblico erario (retribuzione degli insegnanti ed acquisto del materiale a carico delle Chiese).

 

La presenza di Marco Züblin, Libero Pensatore presente nel Consiglio del Pubblico della CORSI, ha consentito una discussione in merito al sempre meno laico e, di conseguenza, sempre più discutibile palinsesto radiotelevisivo.

Il nostro socio ha rassicurato sulla composizione laica di quest’organo RSI che rappresenta gli interessi del pubblico: afferma che problemi come oroscopi e simili superstizioni, notizie su “miracoli” e l’eccessiva presenza delle Chiese nei programmi sono discussi poiché non rientranti negli scopi di un media di servizio pubblico.

L’importante è fargli pervenire critiche o suggerimenti affinché possa portare in Consiglio spunti di discussione: per facilitare questo bisogno, l’assemblea ha deciso di aprire una casella di posta informatica (muldacevi@sunrise.ch).

 

L’assemblea è poi terminata con un’interessante e avvincente presentazione del libro “Gente di Brissago” curata magistralmente dall’autore Arnaldo Alberti. Una storia della quale se ne consiglia la lettura, perché testimonianza storica di vita del passato ticinese.

 

Per l’ASLP-Ti, il presidente:

Giovanni Barella

 

 

 

 

TI: proposta Bertoli sulla storia delle religioni

venerdì, 20 giugno 2014

Ogni due settimane il corso confessionale di religione (facoltativo), e ogni due settimane il corso di storia delle religioni e civica. È la proposta Bertoli, che sta mandando su tutte le furie i clericali della Repubblica cantonticinese. Si sfidano Domenico Barletta e Fabio Käppeli, che se le danno di santa (è proprio il caso di dirlo) ragione… .
Votate: http://www.ticinolibero.ch/?p=146023

Il futuro dell’insegnamento religioso

mercoledì, 28 maggio 2014

COMUNICATO STAMPA

L’Associazione dei liberi pensatori-Sezione Ticino ha preso atto delle proposte del direttore del Dipartimento dell’educazione e della cultura Manuele Bertoli in merito al futuro dell’insegnamento religioso nella scuola pubblica.
Al di là del merito, riguardante un tema estremamente delicato in questo Paese, i Liberi pensatori non possono non apprezzare la volontà del consigliere di Stato di non appesantire la griglia oraria degli allievi delle scuole medie, già notevolmente carica. Dopo questa prima osservazione, comunque fondamentale, l’Aslp-Ti non può non rilevare lo sforzo compiuto dal dipartimento nel tentativo di equilibrare i diversi interessi in campo. Manuele Bertoli ha chiesto un sacrificio alle chiese per poter inserire nel programma sia l’insegnamento confessionale sia quello della cosiddetta storia delle religioni e quello, altrettanto importante, della civica. I promotori dell’iniziativa per l’insegnamento della civica sono già insorti, probabilmente non molto in chiaro sui principi del nostro Stato di diritto, per dire che comunque la civica non dovrà andare a scapito dell’insegnamento religioso. A sua volta il vescovo della diocesi di Lugano dalle colonne del foglio di sua proprietà ha lasciato intendere che l’insegnamento confessionale (pagato da tutti i contribuenti ticinesi, non credenti compresi) non si tocca.
Non sembra insomma esserci spazio per il compromesso voluto, con acume politico ed intelligenza, da Manuele Bertoli. Forse, a dare ancora maggiore fastidio, ė il fatto che l’insegnamento della storia delle religioni, secondo il progetto dipartimentale, dovrà essere affidato agli insegnanti di storia. Una premessa essenziale, a nostro avviso, quale garanzia della laicità e dell’imparzialità delle lezioni.
I Liberi pensatori, pur mantenendo la loro opposizione di fondo contro le intromissioni confessionali nella scuola pubblica, ritengono la proposta in oggetto meritevole di attenzione. Quanto, poi, alle lezioni di storia delle religioni, nel rispetto della loro scientificità, si ritiene altresì che uno spazio congruo debba essere concesso pure alla critica del fatto religioso da un punto di vista materialista, ateo ed agnostico.
In ogni caso, alla luce delle granitiche posizioni già espresse dalle parti interessate, i Liberi Pensatori ribadiscono di ritenere accettabile che l’ora facoltativa attualmente appannaggio del catechismo possa avere come alternativa l’ora di storia delle religioni, potendo l’allievo o sceglierne una o rinunciare ad entrambe. In caso contrario si ritiene preferibile tornare allo status quo ante la cui tendenza è chiara: progressiva diserzione da parte degli allievi e rinuncia a venire indottrinati.

Copricapi nella scuola pubblica

venerdì, 27 dicembre 2013

Posizione approvata dal Gran Comitato dell’ASLP il 23 novembre 2013

I diritti e la libertà dell’uomo hanno validità universale. Una loro restrizione – ad esempio della scelta di portare un certo tipo di copricapo – va debitamente giustificata. L’Associazione Svizzera dei Liberi Pensatori è contraria all’emanazione di norme vestimentarie vincolanti per gli allievi delle scuole pubbliche, tuttavia ne invita gli insegnanti a rinunciare a capi d’abbigliamento o simboli religiosi nello svolgimento delle loro funzioni professionali.

Non vi sono motivi sufficienti per vietare agli allievi di indossare il velo, la “kippah” oppure il berretto di baseball. Le convenzioni che regolano i rapporti sociali vanno peraltro osservate. È vero che coprirsi il volto in classe è considerato come mancanza di cortesia, in quanto rende difficile il contatto visivo. Tuttavia, imporre delle norme giuridiche è sproporzionato e inadeguato a risolvere la questione. Il diritto all’istruzione dei giovani deve prevalere su considerazioni circa eventuali conflitti che l’esibizione di segni religiosi possano provocare.

Quali impiegati statali, gli insegnanti delle scuole dell’obbligo devono per contro astenersi dal portare dei capi d’abbigliamento o simboli religiosi. Docenti che non sanno rinunciare ad un’esibizione vistosa delle loro religiosità devono interrogarsi circa la loro qualificazione ad esercitare la professione pedagogica in ambito pubblico.

Commenti

Occorre distinguere fra il diritto dell’individuo di scegliere liberamente il proprio abbigliamento e l’obbligo dello stato di porsi di fronte ai cittadini con la massima neutralità in materia religiosa e filosofico-ideologica. In specifiche circostanze è lecito che lo stato limiti le libertà individuali di chi lo rappresenti.

Libertà di abbigliamento, acconciatura, gioielli

Lo stato non può interferire che con grande circospezione nei diritti fondamentali dell’individuo e promulgare leggi e divieti. Vi devono essere delle ragioni fondate per intervenire in questa sfera delicata. Fino ad un certo punto gli scolari devono essere liberi di esprimere la loro individualità nella scuola pubblica, ad esempio indossando delle magliette stampate, determinati vestiti, copricapi i gioielli. Laddove non presentino rischi di sicurezza (per esempio nelle lezioni di sport o lavori manuali) o per l’igiene (lezioni di nuoto o generalmente attività sportive) gli allievi devono poter seguire le lezioni con accessori quali il berretto, la “kippah” ebraica o il velo islamico.

Qualora vi fossero degli indizi che dei bambini o ragazzi non portano questi capi d’abbigliamento di loro spontanea volontà e che siano esposti a pressioni da parte dei genitori, gli insegnanti o agli organi statali competenti sono chiamati ad offrire la necessaria assistenza, svolgere dei colloqui e ricerare una soluzione accettabile per le parti coinvolte. Valori laici quali il pluralismo d’opinioni, parità di diritti e uguaglianza fra i sessi vanno rispettati da tutti.

Corpo insegnante e diritti individuali

È obbligo dello stato presentarsi ai suoi cittadini come ente neutro in fatto di religione e weltanschauung. Ne deriva che i suoi esponenti possono vedersi limitati nei loro diritti individuali. Il loro desiderio di manifestare la loro appartenenza ad una religione o filosofia deve necessariamente passare in secondo piano qualora agiscano in veste ufficiale (ciò vale per insegnanti come pure per giudici, funzionari di polizia o sportellisti nelle amministrazioni pubbliche, ecc.). Ciò non tange ovviamente la loro libertà di religione nella vita privata e fuori dal lavoro.

Nel dibattito in materia di simboli religiosi viene spesso sostenuto che indossare certi capi d’abbigliamento costituisca un atto di culto e quindi un diritto fondamentale della persona. L’ASLP dissente: atti di culto da parte di rappresentanti dello stato non hanno nessuna ragione d’esistere nella scuola pubblica.

“Storia delle religioni”: No all’obbligo di frequenza!

domenica, 8 dicembre 2013

La posizione dell’ASLP Ticino in merito al corso di “STORIA DELLE RELIGIONI” a lavori della commissione dipartimentale conclusi.

L’Associazione Svizzera dei Liberi Pensatori sezione Ticino (ASLP-Ti) ha seguito passo passo l’andamento della sperimentazione a partire dal 2011, grazie alla presenza di un suo rappresentante nella commissione dipartimentale incaricata di accompagnare l’introduzione del corso di “storia delle religioni” (a titolo sperimentale in sei sedi di scuola media).

La questione dell’ora di religione nella scuola pubblica non era cosa nuova per i liberi pensatori. Tant’è che, per quel che riguarda un tentativo di istituire un corso di cultura religiosa “parallelo” all’ora di religione o eventualmente sostitutivo della stessa, l’Associazione si era già, nel lontano 1986, decisamente opposta a una simile eventualità.

Allorché, nel 1990, venne votata in Gran Consiglio la nuova legge scolastica, i liberi pensatori accolsero favorevolmente la decisione di rendere esplicitamente facoltativa e soggetta a libera opzione l’istruzione confessionale, dalla quale in precedenza gli alunni potevano essere “dispensati” solo facendone richiesta.

Infatti per coloro che non si riconoscono nella religiosità organizzata è comunque sufficiente la garanzia che nessuno sia coinvolto contro la sua volontà in pratiche catechistiche di qualsiasi natura e forma.

E questa è stata e rimane l’attitudine assunta dall’ASLP-Ti circa l’istruzione religiosa.

Va altresì considerato che nel Canton Ticino le organizzazioni religiose numericamente più consistenti hanno conosciuto una significativa diminuzione dei propri affiliati, come ha provato lo studio che il Dipartimento delle istituzioni aveva commissionato alla signora Michela Trisconi-De Bernardi dopo il censimento del 2000. Da quell’analisi comparativa risultava che i cattolici erano passati dall’89,75 % del 1970, al 75,94 % del 2000. Stando ai dati del 2010 ora sono al 69,05 %.

Dal canto loro gli evangelici riformati hanno registrato un’evoluzione quantitativa analoga, passando dal 7,35 % del 1970, al 5,77 % del 2000. Nel 2010 rappresentano il 4,48 %.

Per contro il numero di coloro che dichiaravano la propria estraneità a qualsiasi organizzazione confessionale è aumentato in misura molto considerevole passando da un modesto 1,25 % del 1970, al 7,50 % del 2000. Nel 2010 gli areligiosi hanno una proporzione corrispondente al 15,90 %.

I dati confermano comunque che l’insieme dei credenti rimane tuttora quantitativamente importante.

Da parte dei liberi pensatori la sperimentazione è stata oggetto di critiche circostanziate: per la sua origine equivoca e le sue finalità pretestuose, per come è stata concepita e imposta, per come è stata programmata e attuata.

Anzitutto essa è nata con il peccato originale di un ibrido connubio tra Stato e Chiesa: in effetti, di comune accordo, ne hanno concepito contenuti e modalità i vertici del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport e della Curia vescovile ticinese, coadiuvati da un rappresentante della Federazione delle Chiese evangeliche.

Tant’è che tutta l’operazione è stata organizzata e programmata dai funzionari del DECS e dai rappresentanti delle Chiese cristiane riconosciute, con l’ausilio di alcuni “esperti”.

L’ASLP-Ti, ha sin dall’inizio denunciato l’uso strumentale della “Commissione-sperimentazione”, istituita l’11 gennaio 2011, la cui funzione puramente testimoniale è apparsa subito pleonastica. Non è sfuggito a nessuno che l’inclusione di commissari politicamente etichettati, accanto a rappresentanti di comunità religiose non cristiane, nonché degli areligiosi, mirava a coinvolgere in una passiva assistenza le parti fino ad allora non rappresentate. Forse speculando sul fatto che il loro silenzio passasse per assenso.

Vero è che ai membri di questa commissione sarebbe spettato quale contentino il compito di esprimere un parere sui giudizi degli “esperti” designati dal DECS. “Esperti” scelti nell’ambito del Dipartimento della formazione e dell’apprendimento della Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana.

Per tutto lo svolgimento della sperimentazione i commissari non hanno avuto alcuna voce in capitolo, finché i promotori della “storia delle religioni” non hanno pensato che fosse venuto il momento di coinvolgerli in un “voto” a favore della sua prosecuzione, ben oltre il termine stabilito nella risoluzione governativa del 14 maggio 2010.

Per quanto attiene ai contenuti della “nuova” materia, alla quale si pretende attribuire un taglio conoscitivo, va detto che essa ha di fatto natura prevalentemente apologetica, occupandosi dell’origine delle diverse religioni e comparandone le presunte rivelazioni divine riferite dalle “sacre scritture” sottoposte a esegesi teologica.

In questo studio vien per contro trattato come insignificante il riflesso nefasto del fideismo organizzato negli eventi storici: come se i buoni propositi rimasti a livello di auspicio compensassero i misfatti praticati dai fideisti alla maggior gloria delle rispettive divinità. Per di più, cammin facendo, gli operatori della sperimentazione hanno ipotizzato una correzione di rotta, per il conseguimento di un obiettivo più ambizioso: quello di ricavare dall’istruzione religiosa le linee direttrici di una condotta conforme ai doveri sociali.

Ad un’informazione asettica (si fa per dire) sulle diverse teologie, si è abbinato il compendio delle norme comportamentali dettate dal dio di turno per bocca dei “profeti”: come se morale ed etica non potessero prescindere da una concezione religiosa della vita.

In sintesi l’ASLP-Ti è contraria all’imposizione generalizzata di un’acculturazione religiosa per ragioni di principio, poiché trova ipocrita e fuorviante l’argomentazione secondo cui la storia delle religioni (ovvero della nascita delle diverse teologie, segnatamente quelle fondate su una presunta rivelazione divina) sia complemento indispensabile per comprendere l’influenza nefasta che la faziosità fideista ha avuto nel corso della storia. Di fatto, così com’è motivata e proposta, la presentazione delle credenze religiose, sorretta dall’esegesi delle cosiddette “sacre scritture”, si configura piuttosto come illustrazione agiografica e celebrativa del sentimento religioso, traducendosi in una propaganda subliminale, ancorché pluralista, della religiosità.

Così essendo, l’obbligo di frequenza di un corso così concepito contravviene al disposto costituzionale che garantisce il rispetto della libertà di coscienza e di opinione.

L’ASLP-Ti respinge altresì decisamente l’idea secondo cui solo l’acculturazione religiosa (ovvero, la “conoscenza dei rudimenti del cristianesimo”), a causa del suo indissolubile legame con la tradizione, consenta l’acquisizione delle “nostre” (ticinesi? elvetiche? europee? occidentali? cristiane?) peculiarità identitarie e contribuisca alla formazione morale e civica degli uomini che costituiranno la società di domani.

Per i liberi pensatori, l’identità di ciascuno non va derivata dall’appartenenza ad un congiunto sociale accomunato da circostanze puramente anagrafiche, bensì dalle opzioni individuali circa il senso dell’esistenza e l’indirizzo da dare alla propria vita.

L’ASLP-Ti nega che l’imposizione di confrontare le proprie verità di fede con quelle di coloro che hanno altre verità possa indurre automaticamente i credenti dei diversi fronti confessionali alla reciproca tolleranza.

La cosa è forse possibile ma altamente improbabile, se si considera ciò che ripetutamente è avvenuto nel corso dei secoli, non appena si sono abbozzati dei tentativi di dialogo interreligioso.

A maggior ragione in questo confronto non ha alcun senso coinvolgere le persone che non sono ancora votate al fideismo missionario.

L’ASLP-Ti contesta la tesi portata dagli “esperti” secondo cui nelle scuole di tutto l’Occidente cristiano si dovrebbe rendere obbligatoria l’assistenza alla diffusione del “pensiero religioso”, praticata nell’ambito dell’ecumenica offensiva rievangelizzatrice promossa dai vertici clericali negli ultimi decenni.

Nella storia dell’umanità hanno avuto spazio, con tragiche conseguenze, le ideologie di edificazione della società all’insegna di un conformismo totalitario, nell’ambito del quale qualsiasi espressione di alterità appare come asociale, se non antisociale. In quest’attitudine assolutista si sono distinte le organizzazioni religiose, tant’è che la scomunica dal gregge dei fedeli si traduceva ancora fino al secolo scorso nell’emarginazione se non nell’esclusione dalla vita civile degli anticonformisti.

I liberi pensatori, soprattutto per quel che attiene alle scelte etiche e filosofiche, propugnano il diritto di obiettare e dissentire, tanto individualmente che collettivamente.

L’ASLP-Ti denuncia come incongruente, mistificatoria e ipocrita l’affermazione di coloro che qualificano come neutrale l’istruzione religiosa, ovvero l’orientamento ad una mentalità di fede, soltanto perché agli alunni, invece di una proposta monoconfessionale, vengono illustrate le offerte di diversi “credi”.

È certamente scorretto sottintendere l’esistenza di una sola divinità alla quale dovrebbero far riferimento tutti gli esseri umani, inclusi i miscredenti.

Per i liberi pensatori sono poco credibili coloro che si proclamano “laici” (ancorché su questo termine spesso si possa equivocare) e assicurano la loro neutralità confessionale, quando non sanno scindere dal personale orientamento fideistico l’impegno nell’esercizio delle loro funzioni pubbliche, delle loro cariche politiche, delle loro attività professionali.

In conclusione per le ragioni sopraelencate l’ASLP-Ti si oppone non tanto all’introduzione della cosiddetta “storia delle religioni” nella griglia oraria del secondo biennio delle scuole medie, quanto all’obbligo di frequenza esteso a tutti gli alunni. L’ASLP-Ti si riserva di agire di conseguenza, nella denegata ipotesi che il parlamento cantonale si pronunci a favore dell’adozione della suppostamente “nuova materia di studio”, negando agli alunni la facoltà di optare per l’astensione.

Comunicato stampa sulla sperimentazione del corso “storia delle religioni”

martedì, 26 marzo 2013

Lugano, 20 marzo 2013

L’ASLP-Ti denuncia improvvisazioni e strumentalizzazioni della Commissione ad hoc, voluta dal Dipartimento dell’Educazione della Cultura e dello Sport, per la sperimentazione del corso “storia delle religioni”.

La Commissione appare più come un esercizio alibi per veder confermate idee e progetti pre-fabbricate/i da parte del Dipartimento stesso e di alcuni suoi funzionari.

Due deputati, membri di tale Commissione, hanno, a lavori non conclusi, addirittura già pensato di inoltrare un atto parlamentare per ripristinare la situazione quo ante, cioè la facoltativa ora di religione cattolica o evangelica in tutte le sedi toccate dalla sperimentazione (“un ritorno senza indugi alla normalità”, per usare una felice espressione dei due parlamentari).

L’ASLP-Ti ha sin dall’inizio ritenuto perfettamente inutile l’introduzione della materia sperimentale, in quanto qualsiasi fenomeno religioso può essere trattato nell’ambito di materie d’insegnamento già presenti nella griglia oraria (storia, geografia, scienze, …).

Comunque un’eventuale sperimentazione avrebbe potuto e dovuto esser realizzata solo tenendo conto di due principi fondamentali:

la libertà di coscienza e l’uguaglianza di fronte alla legge.

A più riprese già è stata denunciata anche in Parlamento l’inosservanza di tali principi.

In merito ad un’eventuale introduzione della nuova materia nel programma scolastico i Liberi Pensatori prenderanno una posizione definitiva a sperimentazione conclusa.

Informazioni dettagliate possono essere richieste  a: “redazione.libero.pensiero@gmail.com“.

Per l’ASLP-Ti, il presidente:                                       Giovanni Barella

La questione dell’obbligatorietà dell’insegnamento

giovedì, 21 febbraio 2013

COMUNICATO STAMPA del 21 febbraio 2013

La questione dell’obbligatorietà dell’insegnamento dell’inno svizzero nelle scuole del Cantone non è certo nuova. Con la riesumazione operata dal Gran Consiglio con il dibattito di mercoledì 20 febbraio è tornata d’attualità.
La domanda è sempre la stessa, ma non bisognerebbe dibatterla come hanno fatto gli onorevoli riuniti a Bellinzona: in realtà sarebbe più corretto chiedersi se sia lecito l’insegnamento obbligatorio d’un salmo religioso, d’una preghiera cantata.
Infatti come si può obbligare chi religioso non è oppure chi non crede che l’alto dei cieli sia abitato da re, regine e corti adoranti, ad esprimersi come credente, facendo proprio  un atto di fede, un’invocazione al divino, per l’occasione venduto come inno patriottico?
Farlo, significherebbe portare un grave vulnus alle Costituzioni federale e cantonale che garantiscono l’assoluta laicità dello Stato e delle sue Istituzioni.
L’inno nazionale è semplicemente da cambiare, per far sì che tutte/i cittadine/i svizzere/i vi si possano pienamente riconoscere e liberamente cantarlo senza costrizioni di sorta, perché anche il patriottismo è un sentimento personale, che ognuno vive a sua misura e sua discrezione.

Religione, l’ora di finirla

domenica, 25 novembre 2012

n Italia ci sono più di 16 mila docenti scelti arbitrariamente dalle Curie e che insegnano solo dottrina cattolica, ma che vengono pagati da tutti i contribuenti. Non sarebbe tempo che la politica se ne occupasse?
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/religione-lora-di-finirla/2194837

Conferenza su l’insegnamento di Romeo Manzoni a cent’anni dalla morte

venerdì, 16 novembre 2012
Sabato 24 novembre 2012 alle 16.30
Auditorio del Liceo di Mendrisio (via Agostino Maspoli)
A cento anni dalla morte avvenuta il 23 novembre 1912 l’ASLP-Ti intende ricordare l’opera e il pensiero dell’educatore, politico e libero pensatore ticinese oggi purtroppo dimenticato.

Interverranno:
Edy Zarro, curatore della riedizione del libro di R. Manzoni VIRUS RELIGIOSUM (Edizioni La Baronata, Lugano 2011)

Diego Scacchi, autore di diversi articoli su Romeo Manzoni e prefatore del VIRUS RELIGIOSUM.
Seguirà discussione.
Entrata libera

Docente rifiutò il crocefisso a scuola, il tribunale gli dà ragione

giovedì, 15 novembre 2012

È stato accolto il ricorso presentato da Valentin Abgottspon, il docente licenziato in tronco nel 2010 dalla scuola media di Stalden (VS) per aver rifiutato di appendere un crocefisso in classe. Per il tribunale cantonale, solo una mancanza grave giustifica un allontanamento immediato, e in questo caso non ci sono gli estremi.

La scuola regionale di Stalden aveva motivato il licenziamento parlando di rottura del rapporto di fiducia, di mancanza di rispetto nei confronti dei suoi superiori e di requisiti insufficienti. Abgottspon non era nemmeno stato consultato prima della decisione, ciò che costituisce una violazione del diritto ad essere ascoltato, aggiungono i giudici.

Il Consiglio di Stato aveva confermato il licenziamento nel 2011, respingendo il ricorso presentato dall’insegnante. Quest’ultimo aveva in seguito presentato un secondo ricorso di diritto amministrativo al Tribunale cantonale, che il 9 novembre scorso gli ha dato ragione, indica oggi l’istanza giuridica.

La sentenza annulla la decisione sia della scuola che del governo vallesano.
http://www.tio.ch/News/707606/Docente-rifiuto-il-crocefisso-a-scuola-il-tribunale-gli-da-ragione

Comunicato stampa dell’ASLP:  DE  FR EN