Archivi per la categoria ‘Libertà religiosa’

“Il Salmo svizzero come alibi per difendere lo Stato confessionale” - Presa di posizione sul nuovo Inno nazionale

venerdì, 19 agosto 2016

Salmo, lo dice la parola stessa, richiama l’idea di preghiera. E di preghiera si tratta. Non può essere definito in altro modo il testo che gli atleti svizzeri sono invitati a cantare quando salgono sul podio (ma non è un obbligo) e che, per contro, gli allievi della scuola dello Stato della Repubblica e Cantone del Ticino sarebbero (sono) tenuti ad apprendere a memoria.  Credenti e non credenti o, ancora, figli di credenti e non credenti, di atei, agnostici, musulmani, ebrei, buddisti e quant’altri.

La sola idea di aprire un dibattito per una revisione del testo oggi in vigore ha mandato in fibrillazione clericali e bigotti nostrani, vale a dire coloro che non hanno mai digerito l’affermazione dei principi della laicità, un percorso che invero in Svizzera e in Ticino attende ancora di essere completato. Dai parlamentari federali (Regazzi e Romano) a quelli cantonali (uno per tutti il sindaco di Balerna Luca Pagani) è stato un nevrotico agitarsi perché,voler rivedere il testo dell’inno (del salmo) coinciderebbe con il tradire le radici di questo Paese.

I Liberi pensatori ritengono che si debba mettere un po’ di ordine di fronte a tale confusione. Per cominciare sono due le date cui riferirsi se si vuole parlare delle origini della Confederazione : il 1291 (Patto del Grütli) e il 1848 (vittoria dei Cantoni protestanti su quelli cattolici nella guerra del Sonderbund del 1847, guerra  che portò alla nascita della Svizzera moderna, cioé liberale).  Il Salmo, invece, porta la data del 1841, una melodia composta dal monaco Alberik Zwyssig accompagnata dal testo scritto da Leonhard Widmer. La Svizzera attuale, quella che si dovrebbe ispirare ai valori della libertà e della tolleranza, non era ancora nata. Del resto il percorso del Salmo è stato piuttosto tortuoso. Il governo federale dominato dai radicali nel corso del diciannovesimo secolo faticò ad adottarlo tanto che bisognerà attendere il 1981 perché il Consiglio federale lo facesse. Parlare, dunque, di tradizione, radici e soprattutto storia è fuori luogo. Con la sua iniziativa la Società di utilità pubblica ha voluto aprire un dibattito sui valori che reggono la comunità nazionale. Un confronto più che necessario per definire quei valori nei quali tutte le cittadine ed i cittadini si possono identificare al di sopra delle fedi, delle ideologie, delle culture e delle etnie. Libertà, solidarietà, pace e pluralità sono le parole chiave del testo scritto dal musicologo Werner Widmer. Cose che paiono scontate, ma difficili da capire da parte di chi non ha ancora digerito il diritto dell’individuo all’autodeterminazione (suicidio assistito, aborto, procreazione assistita, eutanasia, ecc). Quello della Società di utilità pubblica non è un cedimento alle pretese dell’islam. I fanatismi ed i dogmatismi si combattono affermando i valori laici. Nè ci si aggrappi al fatto che la Costituzione si apre con un riferimento al dio onnipotente. Le opere umane sono infatti, per loro natura, perfettibili.

 

Per l’Associazione svizzera  dei Liberi pensatori-Sezione Ticino, il presidente:

Giovanni Barella

 

Corte di Straburgo: legittimo il divieto francese del burqa

martedì, 1 luglio 2014

Il divieto del burqa nei luoghi pubblici non viola i diritti umani. Lo stabilisce una sentenza della Corte europea per i diritti umani.
Il tribunale di Strasburgo era stato sollecitato da una cittadina francese musulmana di origini pakistane di 24 anni di cui non si conosce l’identità.
La giovane si è appellata ai giudici di Strasburgo per contestare l’adozione di una specifica legge in vigore in Francia dal 2011.
http://it.euronews.com/2014/07/01/corte-di-straburgo-legittimo-il-divieto-francese-del-burqa/

Copricapi nella scuola pubblica

venerdì, 27 dicembre 2013

Posizione approvata dal Gran Comitato dell’ASLP il 23 novembre 2013

I diritti e la libertà dell’uomo hanno validità universale. Una loro restrizione – ad esempio della scelta di portare un certo tipo di copricapo – va debitamente giustificata. L’Associazione Svizzera dei Liberi Pensatori è contraria all’emanazione di norme vestimentarie vincolanti per gli allievi delle scuole pubbliche, tuttavia ne invita gli insegnanti a rinunciare a capi d’abbigliamento o simboli religiosi nello svolgimento delle loro funzioni professionali.

Non vi sono motivi sufficienti per vietare agli allievi di indossare il velo, la “kippah” oppure il berretto di baseball. Le convenzioni che regolano i rapporti sociali vanno peraltro osservate. È vero che coprirsi il volto in classe è considerato come mancanza di cortesia, in quanto rende difficile il contatto visivo. Tuttavia, imporre delle norme giuridiche è sproporzionato e inadeguato a risolvere la questione. Il diritto all’istruzione dei giovani deve prevalere su considerazioni circa eventuali conflitti che l’esibizione di segni religiosi possano provocare.

Quali impiegati statali, gli insegnanti delle scuole dell’obbligo devono per contro astenersi dal portare dei capi d’abbigliamento o simboli religiosi. Docenti che non sanno rinunciare ad un’esibizione vistosa delle loro religiosità devono interrogarsi circa la loro qualificazione ad esercitare la professione pedagogica in ambito pubblico.

Commenti

Occorre distinguere fra il diritto dell’individuo di scegliere liberamente il proprio abbigliamento e l’obbligo dello stato di porsi di fronte ai cittadini con la massima neutralità in materia religiosa e filosofico-ideologica. In specifiche circostanze è lecito che lo stato limiti le libertà individuali di chi lo rappresenti.

Libertà di abbigliamento, acconciatura, gioielli

Lo stato non può interferire che con grande circospezione nei diritti fondamentali dell’individuo e promulgare leggi e divieti. Vi devono essere delle ragioni fondate per intervenire in questa sfera delicata. Fino ad un certo punto gli scolari devono essere liberi di esprimere la loro individualità nella scuola pubblica, ad esempio indossando delle magliette stampate, determinati vestiti, copricapi i gioielli. Laddove non presentino rischi di sicurezza (per esempio nelle lezioni di sport o lavori manuali) o per l’igiene (lezioni di nuoto o generalmente attività sportive) gli allievi devono poter seguire le lezioni con accessori quali il berretto, la “kippah” ebraica o il velo islamico.

Qualora vi fossero degli indizi che dei bambini o ragazzi non portano questi capi d’abbigliamento di loro spontanea volontà e che siano esposti a pressioni da parte dei genitori, gli insegnanti o agli organi statali competenti sono chiamati ad offrire la necessaria assistenza, svolgere dei colloqui e ricerare una soluzione accettabile per le parti coinvolte. Valori laici quali il pluralismo d’opinioni, parità di diritti e uguaglianza fra i sessi vanno rispettati da tutti.

Corpo insegnante e diritti individuali

È obbligo dello stato presentarsi ai suoi cittadini come ente neutro in fatto di religione e weltanschauung. Ne deriva che i suoi esponenti possono vedersi limitati nei loro diritti individuali. Il loro desiderio di manifestare la loro appartenenza ad una religione o filosofia deve necessariamente passare in secondo piano qualora agiscano in veste ufficiale (ciò vale per insegnanti come pure per giudici, funzionari di polizia o sportellisti nelle amministrazioni pubbliche, ecc.). Ciò non tange ovviamente la loro libertà di religione nella vita privata e fuori dal lavoro.

Nel dibattito in materia di simboli religiosi viene spesso sostenuto che indossare certi capi d’abbigliamento costituisca un atto di culto e quindi un diritto fondamentale della persona. L’ASLP dissente: atti di culto da parte di rappresentanti dello stato non hanno nessuna ragione d’esistere nella scuola pubblica.

Comunicato stampa sulla sperimentazione del corso “storia delle religioni”

martedì, 26 marzo 2013

Lugano, 20 marzo 2013

L’ASLP-Ti denuncia improvvisazioni e strumentalizzazioni della Commissione ad hoc, voluta dal Dipartimento dell’Educazione della Cultura e dello Sport, per la sperimentazione del corso “storia delle religioni”.

La Commissione appare più come un esercizio alibi per veder confermate idee e progetti pre-fabbricate/i da parte del Dipartimento stesso e di alcuni suoi funzionari.

Due deputati, membri di tale Commissione, hanno, a lavori non conclusi, addirittura già pensato di inoltrare un atto parlamentare per ripristinare la situazione quo ante, cioè la facoltativa ora di religione cattolica o evangelica in tutte le sedi toccate dalla sperimentazione (“un ritorno senza indugi alla normalità”, per usare una felice espressione dei due parlamentari).

L’ASLP-Ti ha sin dall’inizio ritenuto perfettamente inutile l’introduzione della materia sperimentale, in quanto qualsiasi fenomeno religioso può essere trattato nell’ambito di materie d’insegnamento già presenti nella griglia oraria (storia, geografia, scienze, …).

Comunque un’eventuale sperimentazione avrebbe potuto e dovuto esser realizzata solo tenendo conto di due principi fondamentali:

la libertà di coscienza e l’uguaglianza di fronte alla legge.

A più riprese già è stata denunciata anche in Parlamento l’inosservanza di tali principi.

In merito ad un’eventuale introduzione della nuova materia nel programma scolastico i Liberi Pensatori prenderanno una posizione definitiva a sperimentazione conclusa.

Informazioni dettagliate possono essere richieste  a: “redazione.libero.pensiero@gmail.com“.

Per l’ASLP-Ti, il presidente:                                       Giovanni Barella

Croci sulle vette – simboli religiosi o culturali?

venerdì, 11 maggio 2012

Reo di violazione della libertà di credo e di coscienza, la guida alpina che tempo addietro aveva demolito tre croci sulle montagne gruyeriane (cfr. il relativo articolo di stampa).  Commentando la sentenza, il giudice ha dichiarato che le croci sulle montagne rappresenterebbero degli «oggetti votivi anche se non servono per la celebrazione dei riti”. Un’interpretazione, questa, che suscita delle perplessità.

Oggi si ha la tendenza ad equiparare la libertà di credo e di coscienza alla libertà religiosa. 

La Costituzione federale statuisce, all’

Art. 15 Libertà di credo e di coscienza 

1 La libertà di credo e di coscienza è garantita.

2 Ognuno ha il diritto di scegliere liberamente la propria religione e le proprie convinzioni filosofiche e di professarle individualmente o in comunità.

3 Ognuno ha il diritto di aderire a una comunità religiosa, di farne parte e di seguire un insegnamento religioso.

4 Nessuno può essere costretto ad aderire a una comunità religiosa o a farne parte, nonché a compiere un atto religioso o a seguire un insegnamento religioso.

Ne deriva che la libertà di credo e di coscienza rappresenta un diritto individuale che difende le convinzioni del singolo cittadino contro ingerenze e soprusi da parte dello Stato. Resta da stabilire se la libertà di credo possa essere invocata da gruppi di persone. Secondo il giudice, le croci disseminate sul territorio, pur senza senza scopi di culto, sarebbero protette dalla libertà di credo, il che ha dell’assurdo.

Gli atti contestati alla guida alpina rientrano piuttosto nell’ambito dell’art. 261 del codice penale svizzero:

Perturbamento della libertà di credenza e di culto

Chiunque pubblicamente ed in modo abietto offende o schernisce le convinzioni altrui in materia di credenza, particolarmente di credenza in Dio, ovvero profana oggetti di venerazione religiosa,

chiunque con malanimo impedisce, perturba o schernisce pubblicamente un atto di culto garantito dalla Costituzione,

chiunque profana con malanimo un luogo od un oggetto destinati ad un culto o ad un atto di culto garantiti dalla Costituzione,

è punito con una pena pecuniaria sino a 180 aliquote giornaliere.

Il titolo del paragrafo indica esplicitamente che non si tratta tanto di proteggere la libertà di credo degli individui quanto piuttosto di garantire la pacifica convivenza fra le diverse religioni e filosofie di vita seguite in Svizzera. Ai sensi delle suddette disposizioni, l’accusato sarebbe quindi punibile per profanazione di oggetti di venerazione religiosa. Innanzitutto occorrerebbe stabilire chi si sia sentito oltraggiato e in quali luoghi, al di fuori da quelli consacrati quali le chiese, tali oggetti possano essere lecitamente esposti e godere di protezione statale. E’ altresì da appurare se la legge copre tutti i simboli religiosi, inclusi quelli non utilizzati a scopi di culto, e più genericamente quali oggetti possano definirsi “religiosi” (cfr. le violente polemiche suscitate dalle caricature di Maometto).

Infine non è ben chiaro se le croci in questioni siano state regolarmente autorizzate o comunque  soggette ad autorizzazione. L’ASLP si è informata presso l’ufficio cantonale delle costruzioni ed è in attesa di risposta.

Simbolo religioso o culturale?
Da rilevare che non v’è consenso neanche fra gli adepti cristiani circa la natura delle croci. Il giudice friborghese opina che la croce sulle vette costituisca un simbolo religioso, che serva a funzioni di culto o meno. Viceversa, i difensori dei crocifissi nelle scuole pubbliche vi vedono spesso e volentieri un simbolo della “cultura nostrana”. In quanto tale, non sarebbe tutelato contro la blasfermia.

Condannato per violazione della libertà religiosa la guida alpina che profanava le croci sulle montagne

mercoledì, 9 maggio 2012

BULLE (FR) – La guida di montagna che fra il 2009 e il 2010 aveva profanato tre croci situate su altrettante vette nella regione di Bulle (FR) è stata condannata oggi a una pena pecuniaria di 90 aliquote giornaliere sospesa per tre anni. Il giudice di polizia della Gruyère ha riconosciuto l’imputato colpevole di danneggiamento e di perturbamento della libertà di credo e di culto. Il cui legale starebbe valutando se ricorrere contro la sentenza.

Ne dà notizia il Corriere del Ticino.

Accuse per danni
In un primo tempo l’uomo aveva altresì dovuto difendersi dalle richieste di risarcimento danni mossegli dal consiglio parrocchiale di Broc e dalla società giovanile d’Estavannens, accuse cui non ha però dovuto rispondere perché questi ultimi non risultavano essere proprietari delle croci. Pro Natura, l’effettiva avente diritto, ha dal canto suo preferito ritirare la causa e giungere ad un accordo extragiudiziale con la guida alpina, che si è impegnata a pagare una cifra di poco superiore ai 1000 franchi.

Croci restaurate
Nel frattempo, le croci sono state rimesse in sesto. L’associazione giovanile di Estavannens ha ricostruito la croce in legno di Merlas mentre i giovani della sezione della Gruyère del Clup Alpino Svizzero si sono impegnati a riparare la croce collocata sul Vanil-Noir.

Commento ASL
Secondo il giudice una croce sulle montagne costituirebbe un luogo di culto e salirvi nientedimeno che un rito religioso?
Per quanto l’ASLP condanni il vandalismo dell’atto, si oppone risolutamente al parere che esso rappresenti una violazione della libertà di credo e di culto. Su questo punto, l’ASLP sosterrebbe un eventuale ricorso. 

Per quanto riguarda le croci rimesse in sesto sarebbe opportuno verificare se sono state regolarmente autorizzate dagli uffici cantonali competenti come previsto dall’Ordinanza sulla pianificazione del territorio (OPT). Da notare che le licenze di costruzione fuori dalle zone edificabili sono subordinate al rispetto di condizioni molto severe.

Tribunale federale: lezioni di nuoto obbligatorie per tutti

mercoledì, 28 marzo 2012

Comunicato stampa

L’Associazione Svizzera dei Liberi Pensatori – Sezione Ticino accoglie con soddisfazione la recente sentenza del Tribunale federale, che ha confermato la multa inflitta a una coppia di genitori musulmani per avere ripetutamente impedito alle figlie di partecipare al corso di nuoto misto impartito da una scuola elementare di Basilea-Città.

Si tratta di un importante riconoscimento del primato di un’educazione paritaria e aconfessionale sui tentativi di imporre sin da piccoli preoccupanti forme di segregazione religiosa.

L’ASLP-TI difende il diritto dello Stato a promuovere una scuola laica e moderna, senza dover subire alcun tipo di ingerenza da parte sia dell’Islam, sia di altre fedi.

Paradiso, 27 marzo 2012

Approfondimenti
“Libertà di credo e di coscienza. Basi giuridiche e raccolta di materiale per insegnanti”   Dossier edito da educa.ch

Articolo su swissinfo.ch. 

 

 

 

No alla tutela dei simboli cristiani nella Costituzione federale!

sabato, 10 marzo 2012

Comunicato stampa

Sopresa dall’esito della votazione nel consiglio nazionale sull’iniziativa Glanzmann tesa a garantire ai simboli cristiani una posizione privilegiata nella sfera pubblica, l’Associazione Svizzera dei Liberi Pensatori FVS-ASLP riafferma quanto segue:

L’iniziativa prende spunto dalla richiesta di un libero pensatore di rimuovere il crocifisso dalle aule scolastiche frequentate all’epoca dai suoi due figli nel Cantone di Lucerna. Al cospetto l’ASLP domandava – e continua a domandare –  unicamente che venga attuata la sentenza del tribunale federale del 1990, la quale, in virtù dell’art. 15 CF, statuisce a chiare lettere:

1. L’esposizione del crocifisso nelle aule della scuola elementare lede il principio di neutralità confessionale imposta dalla costituzione federale.
2. Lo stato quale garante dell’articolo 27 cpv 3 della (modif.) costituzione non deve conferire titolo preferenziale a questa o quell’altra confessione. Piuttosto va evitato che si identifichi manifestamente con la religione sia della maggioranza sia di una specifica minoranza, osservando la dovuta imparzialità rispetto alle convinzioni e fedi dei cittadini.

Nella fattispecie occorre distinguere fra edifici pubblici e spazio pubblico:

Edifici pubblici
E’ soprattutto negli edifici pubblici in cui lo Stato si pone sovrano nei confronti delle cittadine e dei cittadini – amministrazioni, tribunali, scuole, ospedali – o nelle strutture in cui vengono erogati dei servizi finanziati con le imposte generali che l’obbligo di neutralità va rigorosamente rispettato.

Spazio pubblico
Di norma i simboli religiosi, sia dentro che fuori dalla zona edificabile, devono essere autorizzati dall’ufficio costruzioni competente. A tali richieste va risposto con riserbo e circospezione. Viceversa non creano nessun problema i simboli presenti nei luoghi di culto dove hanno carattere distintivo e riconoscitivo. Altrove nello spazio pubblico simboli religiosi non hanno ragione d’essere. Ad eccezione dei casi in cui rientrano nel patrimonio architettonico protetto non andrebbero quindi sostituiti automaticamente bensì solo dopo un esame oggettivo.

L’Associazione Svizzera dei Liberi Pensatori auspica che il consiglio degli stati dia seguito alle raccomandazioni delle relative commissioni e respinga inequivocabilmente l’iniziativa parlamentare Glanzmann.

Berna, 10 marzo 2012
FVS – ASLP

Malta – chiesa si oppone allo sbattezzo

martedì, 10 gennaio 2012

Difficile dissociarsi dalla chiesa cattolica, anche a Malta. Lo contesta l’organizzazione “NION (Not In Our Name – Non nel nostro nome) che si è vista rifiutare la richiesta di radiazione dai registri battesimali presentata per conto di 23 cittadini maltesi. La Curia non solo non riconosce NION come rappresentante legale di questi ultimi, ma rifiuterebbe di cancellarne i nominativi sostenendo che i dati servono ai fini esclusivi dei sacramenti e che non sono accessibili che ai fedeli stessi. Secondo NION le autorità ecclesiastiche non hanno il diritto di raccogliere e conservare i dati personali contro il volere degli interessati, tanto più che questi ultimi diffidono che la chiesa ne facciano un uso appropriato. Un’annotazione dello “sbattezzo” potrebbe inoltre essere causa di successive discriminazioni.  Pertanto, si  rivolgerà al Garante per “tutelare i diritti degli individui che rappresenta” e per “assicurare che la Chiesa non si ponga al di sopra dello Stato di diritto”.

Fonte: The Times of Malta

Valentin Abgottspon nominato per il Premio Coraggio 2011

sabato, 6 agosto 2011

La rivista svizzero-tedesca “Beobachter” ha nominato per il Premio Coraggio 2011 Valentin Abgottspon, in riconoscimento del suo impegno per la difesa della libertà di credo e di coscienza garantita dalla costituzione. Libero pensatore, il vallesano si è catapulato alla ribalta della cronaca nazionale per aver staccato un crocifisso dalla parete dell’aula in cui insegnava.

Una giuria presieduta dallo scrittore Franz Hohler sceglierà il vincitore del Premio Coraggio, mentre il Premio del pubblico verrà assegnato direttamente dalle lettrici e dai lettori. Il Premio Coraggio è dotato di 25mila franchi, il Premio del pubblico di 10mila.

Basta un clic per dare il vostro voto a Valentin Abgottspon. (6° candidato sulla lista).
Dossier informativo (in tedesco).