Archivi per la categoria ‘Libertà d’espressione’

Parigi: assalto a sede Charlie Hebdo a nome del profeta

mercoledì, 7 gennaio 2015

http://www.corriere.it/esteri/15_gennaio_07/francia-assalto-armato-sede-charlie-hebdo-0c28a1e6-965d-11e4-9ec2-c9b18eab1a93.shtml

La polizia del pensiero. Orwell, l’Islam, la libertà di espressione e noi

sabato, 12 maggio 2012

In 1984, George Orwell si era inventato la “Thought Police”, la polizia del pensiero (nella traduzione italiana chiamata la psicopolizia), un espediente narrativo per fornire al sistema totalitario guidato dal Grande Fratello lo strumento di coercizione più invasivo che l’essere umano potesse immaginare e sopportare: il controllo del pensiero ventiquattr’ore su ventiquattro.(…) Che cosa c’entrano George Orwell e i sistemi totalitari del Novecento con l’ideologia militante dell’Islam radicale e la minaccia alla libertà di pensiero di cui parla questo saggio scritto da Paul Berman? A chiedercelo è Christian Rocca sulle pagine de Il Sole 24 Ore.it

Paul Berman è un intellettuale americano liberal e di sinistra da anni impegnato a spiegare come la battaglia contro l’Islam politico è la diretta continuazione della lotta contro gli altri totalitarismi del Novecento, il nazifascismo e il comunismo. In Terrore e liberalismo (Einaudi, 2004), Berman aveva illuminato con precisione la connessione ideologica tra l’islamismo, il nazionalismo arabo e i movimenti totalitari del ventesimo secolo. A poco a poco l’attenzione di Berman si è spostata sugli intellettuali del mondo libero, in particolare quelli che non sono stati capaci di individuare nell’estremismo islamico, e nemmeno nella dittatura nazionalista di Saddam Hussein, la versione moderna della minaccia totalitaria del secolo scorso. Affrontare e contrastare sul piano delle idee questo pericolo, secondo Berman, non è soltanto la cosa giusta da fare, ma quella moralmente doverosa. (….)

 

La libertà d’espressione

venerdì, 16 febbraio 2007

Finalmente una buona notizia

Recenti episodi hanno chiaramente reso evidente una tendenza generale da parte dei responsabili di prendere delle posizioni concilianti rispetto a sempre più numerose e variate richieste avanzate da gruppi e organizzazioni religiose. Si vuole ignorare che ogni concessione genera, inevitabilmente, una nuova richiesta, innescando un effetto domino devastante. Questo avviene sia per motivi politici o finanziari, sia di quieto vivere o perché non può essere vero ciò che non deve essere vero, ma sopratutto, per non rischiarare di essere tacciati da intolleranti. Si dimentica volentieri che la tolleranza deve essere reciproca.
Non nuoce in certe circostanze meditare sulla clamorosa sconfessione della storica frase “Peace in our Time” con la quale Neville Chamberlain salutò i giornalisti e la folla adunati, scendendo dall’aereo, di ritorno da Monaco nel 1938. I fatti che seguirono sono noti a tutti. La politica dell’appeasement è la politica fatale dello struzzo di chi s’illude di poter evitare il conflitto cedendo alle pretese della controparte. In questo clima di cedimenti ecco finalmente una buona notizia!

Il Consiglio d’Europa si schierato dalla parte della libera espressione dopo aver rigettato richieste avanzate da vari gruppi religiosi di introdurre nuova legislazione per proteggerli da insulto e offesa.

Le deliberazioni del Consiglio d’Europa hanno condotto alla risoluzione 1510 (2006), che cita, in parte:

“L’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa riafferma che non vi può essere una società democratica senza il diritto fondamentale al diritto d’espressione. Il progresso della società e lo sviluppo di ogni individuo dipendono sulla possibilità di ricevere e di impartire informazioni e idee. Questa libertà non è solo applicabile a espressioni che sono accolte favorevolmente o considerate come inoffensive ma anche a quelle che possono scioccare, offendere o disturbare lo stato o ogni settore di popolazione, in accordo con l’articolo 10 della Convenzione europea dei diritti umani.”

“L’Assemblea è dell’opinione che la libertà d’espressione, come protetta dall’articolo 10 della Convenzione Europea dei diritti umani, non debba essere ulteriormente limitata per venire incontro a sempre crescenti sensibilità di certi gruppi religiosi. Allo stesso tempo l’Assemblea pone l’accento che discorsi d’odio contro qualsiasi gruppo religioso non sono compatibili con i diritti fondamentali e le libertà garantiti dalla Convenzione e la legge dei casi della Corte.”

“La blasfemia ha una storia lunga. L’Assemblea ricorda che leggi che puniscono la blasfemia e la critica di pratiche e dogmi religiosi hanno spesso avuto un impatto negativo sul progresso scientifico e sociale. La situazione cominciò a cambiare con l’illuminismo e progredì oltre verso la secolarizzazione. Le società democratiche moderne tendono a essere secolari e più interessate alle libertà personali. Il recente dibattito sulle vignette Danesi fece sorgere la questione di queste due percezioni.”

L’Assemblea risolve di rivolgere ora la sua attenzione alla legislazione sulla blasfemia, insulti religiosi e discorsi d’odio contro persone in ragione alla loro religione, dopo aver preso in esame i diversi approcci esistenti in Europa. Raccoglierà inoltre ulteriori testimonianze sui diritti umani e l’intolleranza razziale.

I Liberi pensatori plaudono la presa di posizione del Consiglio d’Europa che dimostra di non voler cedere ad attacchi ai diritti fondamentali della Società moderna. I Liberi pensatori auspicano inoltre che anche i nostri rappresentanti politici possano seguire il bell’esempio del Consiglio d’Europa ed agire di conseguenza quando i casi si presentano.

Quanto sopra esposto mostra l’importanza per il Libero pensiero di rimanere sempre vigilante affinché venga rispettato il principio fondamentale dello Stato moderno, la separazione incondizionata tra lo Stato e la Chiesa.

Roberto Spielhofer