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Suicidio assistito – sì al diritto di autodeterminazione!

giovedì, 25 febbraio 2010

Consultazione ASLP

Scadenza: 1° marzo 2010

L’Associazione Svizzera dei Liberi Pensatori respinge entrambe le proposte del consiglio federale.

In Svizzera sono attive due grandi organizzazioni di aiuto al suicidio, a dimostrazione del fatto che esiste una reale necessità in tale campo.

Il 3 novembre 2006 lo stesso consiglio federale aveva affermato che la decisione sul come e quando morire emana dal principio di autodeterminazione, come statuito dall’articolo 8 capoverso 1 della Convenzione europea sui diritti dell’uomo.

L’articolo 115 CP in vigore risponde  al suddetto bisogno e garantisce il  diritto di autodeterminazione della persona.

Un tentativo di esautorare l’individuo

Entrambe le proposte elaborate dal consiglio federale limitano in modo massiccio il diritto di autodeterminazione dei cittadini.

La variante 1 prevede che solo persone in fin di vita possano ricorrere al suicidio assistito, negando questo diritto ai malati cronici confrontati con un’inesorabile perdita di autonomia personale.

L’obbligo di presentare due perizie mediche viola in modo eclatante il diritto di autodeterminazione della persona e rappresenta un’inutile vessazione.

Ammettere soltanto farmaci soggetti a prescrizione medica è un’ulteriore imposizione in contrasto con la libertà di scelta della persona.

Escludendo tassativamente lo scopo di lucro il consiglio federale ignora il dispendio di tempo e risorse che un’assistenza al suicidio seria e corretta richiede, e ciò di fronte ad una domanda in crescita, privilegiando di fatto i medici coinvolti nella procedura estranei alle organizzazioni private.

La variante 2 vieta ogni assistenza organizzata al suicidio,  bloccando così un movimento di auto-aiuto nato spontaneamente e che da decenni viene in soccorso, con grande sensibilità e pragmatismo, alle persone che scelgono una morte dignitosa.

Entrambe le  proposte rischiano di acuire  la sofferenza dei diretti interessati, spingendoli ad uccidersi con metodi violenti e traumatizzanti  specie per i congiunti e terzi quali  la polizia, il personale sanitario, macchinisti, ecc.

No ad una legge retrograda quanto irresponsabile!

I: Rimosso il giudice anti-crocifisso

venerdì, 22 gennaio 2010

Durissima sanzione a giuduce Tosti per il suo rifiuto di tenere udienze in aule giudiziarie con il simbolo cristiano  >CdS

Il baciamano dello scandalo

mercoledì, 3 dicembre 2008

Chiara Simoneschi-Cortesi, membro del PPD del Cantone Ticino, appena eletta prima cittadina svizzera per l’anno 2009, ha baciato la mano del vescovo Pier Giacomo Grampa.

Un comportamento inaccettabile per la più alta rappresentante di uno Stato laico!

Roberto Spielhofer, presidente della sezione ASLP Ticino ci aveva segnalato la foto apparsa sulla stampa d’Oltregottardo. Dopo un primo momento di sbalordimento mi sono permessa di criticare apertamente Chiara Simoneschi-Cortesi utilizzando la funzione „contatto“ sul suo sito Internet. Ecco la ricostruzione del messaggio:

Gentile Signora

All’inizio dell’anno (2008),   Micheline Calmy-Rey  aveva suscitato una forte polemica per la sua missione in terra iraniana. Vedendo l’immagine che la ritraeva radiante al fianco di Mahmud Ahmedinejad, sfoggiando quel candido velo della vergogna, la mia mente è corsa veloce al gesto di Oriana Fallaci che, indomita difenditrice della libertà ed uguaglianza di tutti, decenni fa, si era strappato lo chador che le era stato imposto per poter intervistare l’allora nuovo padrone di Teheran, l’Ayatolla Khomeini. Un gesto di enorme impatto simbolico, come a ribadire il diritto di pensare con la propria testa, di portarla alta, almeno all\’altezza di ogni altro essere umano.

Purtroppo, donne del calibro della compianta scrittrice fiorentina, sembrano sempre più rare. Recentemente infatti Lei, che vanta una lunga esperienza in seno alla commissione per le questioni femminili ha ritenuto opportuno baciare la mano al vescovo di Lugano, fatto che ho appreso con ritardo e per caso vedendone la foto su sito dell’Associazione Svizzera dei Liberi Pensatori. Le confesso che ne sono rimasta profondamente colpita, offesa nel mio orgoglio di donna, lavoratrice, madre, cittadina europea.

Per citare Voltaire, non condivido le Sue scelte religiose e politiche, però mi batterei fino in fondo per il Suo dirtitto di esprimerle. La pregherei tuttavia di osservare con maggiore rigore la  linea di demarcazione fra privato e pubblico, anche in onore della carica che Le è stata affidata dal Parlamento. Se non erro, lo scorso 3 dicembre Lei è stata accolta a Lugano da Monsignor Piergiacomo Grampa precisamente quale neoeletta Presidente del Consiglio Nazionale. Ne ignoro i retroscena e non so neanche fino a che punto la Costituzione Svizzera scenda a patti con la Chiesa. Sono però del parere che un funzionario dello Stato debba orientarsi al laicismo in tutte le sue apparizioni ufficiali, perché è il Popolo che gli conferisce la facoltà di rappresentarlo. Di cui oltre la metà donne, di ogni  estrazione e credo.

Siamo fortunate a vivere in Occidente, in uno dei paesi più democratici che io conosca. Un paese basato sul principio di parità  di fronte alla legge ed alla società. Forse non si rende conto di ciò che inchini come il Suo suscitano nell’animo di chi ha lottato, e continua a farlo, talora a costo della propria incolumità, per essere rispettato e rispettata, per poter gestire la propria vita,  per poter vivere “stando in piedi”.

Se la concessione alla teocrazia islamica della sua collega può essere “giustificata” dalle necessità energetiche e diplomatiche della Confederazione, non sono riuscita a trovare alcuna ragione perché lei, in veste di Prima Cittadina, si sia voluta sottomettere al rappresentante di un’organizzazione che da secoli divide il mondo in giusti e impuri, buoni e cattivi, cristiani e non. Che si pone al livello dei regimi più arretrati del pianeta, rifiutando a tutt’oggi di firmare e rispettare le Convenzioni ONU sui diritti umani e che anzi, da sempre si arroga il diritto di dettare le proprie leggi a millioni di fedeli, spesso contro ogni buon senso.

Con sinceri auguri di Buon Anno
Grazia Giuli Annen

Islam: Chi ha paura dei minareti?

domenica, 3 agosto 2008

Arnaldo Alberti

A prima vista sembrerebbe che la riuscita dell’iniziativa per la proibizione dell’edificazione di minareti soddisfi gli atei e gli agnostici dei movimenti di libero pensiero. Coloro che si sono mossi per far togliere i crocifissi dalle aule scolastiche e dagli uffici dovrebbero rallegrarsi: sul  territorio svizzero non sorgeranno nuovi segni religiosi. Ma non è così e per molte ragioni. La prima è che chi pensa liberamente non può ostacolare il pensiero altrui senza entrare in contraddizione con se stesso. Da ciò deriva il rispetto che il libero pensatore ha per ogni espressione di fede; rispetto che non sempre è dato per reciprocità da chi crede e considera chi non ha una religione, invece che  un individuo forte ed indipendente, quasi un minorato da esiliare su un’isola morale. Da non sottovalutare che, per la coerenza e l’uguaglianza che dovrebbero ispirare il nostro agire democratico, proibire l’edificazione di minareti comporterebbe il divieto d’edificare campanili per le chiese cristiane. E’ tuttavia un altro il capitolo che si dovrebbe aprire nel dibattito sulla tolleranza e la libertà religiose: quello legato al riguardo che noi europei non abbiamo mai avuto per gli arabi islamici. Nei due secoli che precedono il nostro, con il colonialismo degli inglesi, dei francesi, degli spagnoli e degli italiani: una scorreria di rapina sistematica mascherata da progresso civile e che continua oggi con le guerre del petrolio in Iraq, con la corruzione dei regimi che governano gli stati del golfo e con la presenza d’Israele, che fonda la sua costituzione espandendosi su un territorio non suo e giustificando la colonizzazione con pretesti  etnico religiosi, il nostro disprezzo per quei popoli è stato più che evidente. L’umiliazione sistematica e secolare subita dai popoli islamici ha rafforzato l’orgoglio nazionale e il sentimento di riscossa che si manifesta con un’opposizione identitaria, spesso sconfinante nell’integralismo. Oggi, solidali più che mai, quelle genti non accettano la presunta superiorità culturale, civile e religiosa, ostentata da noi occidentali. Gli iniziativisti,  tutti del partito di Blocher, vedono nei minareti un simbolo di potenza (eine Machtsymbol titolava il Bund del 9 luglio), qualcosa che fa paura e che si deve temere. Sempre e stucchevolmente in ogni destra deviante, da quella nazista a quella fascista, ed oggi nella destra dominante nell’UDC che ha occupato un partito fino a ieri liberale, così come nella destra espressa da Regan e da Busch, con i deliranti fantasmi degli assi del male, si presenta come pericolosa la voglia d’indipendenza nazionale che confluisce nel religioso e che perciò bisogna contrastare e combattere. Si teme, in sintesi e per cattiva coscienza, un potere fatto di niente. Le masse che pregano, unite e disciplinate, suscitano l’insicurezza dovuta alla non appartenenza ad un popolo che noi stessi abbiamo emarginato e che si è fatto sempre più forte proprio perché noi l’abbiamo spinto in un angolo.

Pubblicato sul Caffé del 3 agosto 2008