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Cedu: sentenza sui crocifissi e opinione dissenziente

domenica, 20 marzo 2011

Nella sentenza definitiva di Grande Camera, emanata il 18.3.2011 nel caso Lautsi e altri contro l’Italia (ricorso no 30814/06), la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha concluso a maggioranza (quindici voti contro due) alla:

Non violazione dell’articolo 2 del Protocollo no 1 (diritto all’istruzione) alla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.
Il caso riguardava la presenza del crocifisso nelle aule delle scuole pubbliche in Italia, incompatibile, secondo i ricorrenti, con l’obbligo dello Stato di rispettare, nell’esercizio delle proprie funzioni in materia di educazione e insegnamento, il diritto dei genitori di garantire ai propri figli un’educazione e un insegnamento conformi alle loro convinzioni religiose e filosofiche.

Nessuna influenza sugli alunni
Secondo la Corte, se è vero che il crocifisso è prima di tutto un simbolo religioso, non sussistono tuttavia nella fattispecie elementi attestanti l’eventuale influenza che l’esposizione di un simbolo di questa natura sulle mura delle aule scolastiche potrebbe avere sugli alunni. Inoltre, pur essendo comprensibile che la ricorrente possa vedere nell’esposizione del crocifisso nelle aule delle scuole pubbliche frequentate dai suoi figli una mancanza di rispetto da parte dello Stato del suo diritto di garantire loro un’educazione e un insegnamento conformi alle sue convinzioni filosofiche, la sua percezione personale non è sufficiente a integrare une violazione dell’articolo 2 del Protocollo no 1-

Mancanza di un consenso europeo
Il Governo italiano sosteneva che la presenza del crocifisso nelle aule delle scuole pubbliche rispecchia ancora oggi un’importante tradizione da perpetuare.

La Corte sottolinea che – il Consiglio di Stato e la Corte di Cassazione avendo delle posizioni divergenti sul significato del crocifisso e la Corte Costituzionale non essendosi pronunciata sulla questione –  non è suo compito prendere posizione in un dibattito tra giurisdizioni interne.

Simbolo “passivo” e nessun segno di indottrinamento
Di fatto gli Stati contraenti godono di un certo margine di discrezionalità nel conciliare l’esercizio delle funzioni che competono loro in materia di educazione e d’insegnamento con il rispetto del diritto dei genitori di garantire tale educazione e insegnamento secondo le loro convinzioni religiose e filosofiche. Tuttavia questo margine di discrezionalità si accompagna a un controllo della Corte, la quale deve garantire che questa scelta non conduca a una qualche forma di indottrinamento.

A tal proposito la Corte constata che nel rendere obbligatoria la presenza del crocifisso nelle aule delle scuole pubbliche, la normativa italiana attribuisce alla religione maggioritaria del Paese una visibilità preponderante nell’ambiente scolastico. La Corte ritiene tuttavia che ciò non basta a integrare un’opera d’indottrinamento da parte dello Stato convenuto e a dimostrare una violazione degli obblighi previsti dall’articolo 2 del Protocollo no 18. Quanto a quest’ultimo punto, la Corte ricorda che ha già stabilito che, in merito al ruolo preponderante di una religione nella storia di un Paese, il fatto che, nel programma scolastico le sia accordato uno spazio maggiore rispetto alle altre religioni non costituisce di per sé un’opera d’indottrinamento. La Corte sottolinea altresì che un crocifisso apposto su un muro è un simbolo essenzialmente passivo, la cui influenza sugli alunni non può essere paragonata a un discorso didattico o alla partecipazione ad attività religiose.

Margine di discrezionalità
La Corte conclude dunque che, decidendo di mantenere il crocifisso nelle aule delle scuole pubbliche frequentate dai figli della ricorrente, le autorità hanno agito entro i limiti dei poteri di cui dispone l’Italia nel quadro del suo obbligo di rispettare, nell’esercizio delle proprie funzioni in materia di educazione e d’insegnamento, il diritto dei genitori di garantire tale istruzione secondo le loro convinzioni religiose e filosofiche; di conseguenza, non c’è stata violazione dell’articolo 2 del Protocollo no 1 quanto alla ricorrente. La Corte considera inoltre che nessuna questione distinta sussiste per quanto riguarda l’articolo 9.

Vedi il testo del comunicato stampa in italiano.

Sentenza (in francese):  http://tinyurl.com/6x6sr36

Opinione dissenziente
dei giudici Giorgio Malinverni (Svizzera) e Zdravka Kalaydjieva (Bulgaria)

1. Si rileva che la decisione presa a maggioranza ignora che laddove le corti supreme siano state invocate, ad esempio in Svizzera, Germania, Polonia ed Italia, esse si siano sempre pronunciate a favore della neutralità dello stato. L’art. 9 della convenzione impone agli Stati l’obbligo positivo di provvedere alla creazione di un clima di tolleranza e mutuo rispetto, obbligo del quale non si tiene conto con il rinvio al cristianesimo quale religione maggioritaria. Inoltre, la presenza del crocifisso nelle scuole pubbliche è autorizzata dai regi decreti del 1860, 1924 e 1928 nonché da una circolare fascista del 1922, il che ne rende dubbia la legittimazione democratica.

2. Viviamo in una società multiculturale in cui la protezione effettiva della libertà religiosa e del diritto all’istruzione richiedono da parte dello Stato la massima neutralità confessionale nelle scuole pubbliche e un insegnamento quanto più pluralistico possibile quali basi fondamentali della democrazia. L’articolo 2 del protocollo recita: “Lo Stato, nell’esercizio delle funzioni che assume nel campo dell’educazione e dell’insegnamento, deve rispettare il diritto dei genitori di provvedere a tale educazione e a tale insegnamento secondo le loro convinzioni religiose e filosofiche.” In altre parole, lo Stato è tenuto a fornire un’istruzione oggettiva, critica e pluralistica, in modo che le scuole diventino dei luoghi d’incontro per le più diverse religioni e filosofie, dove  gli alunni possano acquisire le necessarie nozioni sulle svariate tradizioni del pensiero umano.

3.  Sempre dall’articolo 2 del protocollo 1 si desume che la neutralità dello Stato non si limita ai contenuti d’insegnamento ma si estende a tutto il sistema scolastico e quindi, come indicato nel commento generale ai diritto del fanciullo dell’ONU, il diritto all’istruzione riguarda il processo educativo nel suo insieme, dai metodi pedagogici applicati alle strutture fisiche in cui tale insegnamento viene impartito. L’intero ambiente deve in tal senso essere pervaso da uno spirito di libertà e fratellanza, di pace e tolleranza, di eguaglianza fra i sessi e di amicizia fra i popoli, le etnie, le nazioni e religioni.

Anche la corte suprema del Canada definisce la scuola come parte integrante di un’educazione libera da discriminazioni – un ambiente in cui tutti godono dello stesso trattamento e dove tutti sono incoraggiati a partecipare al  meglio delle proprie possibilità.

4. La presenza di crocifissi nelle aule scolastiche, pur una realtà irrefutabile, può costituire una violazione della libertà religiosa, specie laddove venga imposto agli alunni. La corte costituzionale tedesca ha peraltro stabilito che nella società odierna vi debba essere spazio per le varie convinzioni religiose e che non si può risparmiare al singolo la vista dei relativi simboli o pratiche. D’altro canto lo Stato non deve a sua volta creare situazioni in cui gli individui non possano sottrarsi all’influsso di una determinata religione.

Concorde, nella fattispecie, il Tribunale federale nell’esigere che nelle scuole pubbliche la cui frequenza sia obbligatoria, debba vigere la massima neutralità confessionale  Non solo, ha addirittura precisato che lo Stato non può manifestare alcuna preferenza, nell’ambito dell’istruzione pubblica, per una determinata religione, sia essa praticata dalla maggioranza o meno dei cittadini, onde evitare che taluni possano sentirsi discriminati a causa dell’ostentazione di un simbolo a loro estraneo.

5.  Il crocifisso rappresenta indubbiamente un simbolo religioso, quantunque il governo italiano abbia insistito che la presenza del crocifisso nelle aule quale veicolo di valori universali caratterizzanti la civilizzazione italiana tutta, quali la tolleranza e il mutuo rispetto, potesse avere, in una prospettiva laica, una  funzione altamente educativa  - a prescindere dalla religione professata dagli alunni.

La libertà di religione negativa va intesa come garanzia a che non ci si veda esposti a simboli che richiede una tutela particolare proprio laddove sia lo Stato stesso ad ostentarli. Per quanto il crocifisso possa anche assumere connotazioni diverse, quella religiosa rimane predominante. La stessa corte di cassazione italiana aveva infatti contestato la tesi secondo cui simboleggiasse dei valori non inerenti alla fede cristiana.

6.  La presenza del crocifisso in aula è suscettibile di tangere la libertà di religione del bambino più che non lo possa fare, ad esempio, il fatto che la maestra indossi il velo islamico. Essa può, a differenza di un ente pubblico, appellarsi alla propria libertà religiosa: il modo di vestire di una dipendente pubblica confligge quindi meno con l’obbligo di neutralità dello Stato che non l’esposizione attiva di crocifissi da parte dello Stato stesso.

7. L’influenza del crocifisso nelle aule scolastiche non può essere paragonata alla situazione in altre istituzioni pubbliche quali ad esempio i locali elettorali o i tribunali. Nelle scuole sono infatti dei fanciulli a vedersi confrontati con lo stato sovrano, cioè dei soggetti sprovvisti del senso critico necessario a prendere le debite distanze dai messaggi trasmessi loro.

8. Per concludere, l’art. 2 del protocollo 1 e l’art. 9 della convenzione impongono allo Stato la più rigorosa neutralità confessionale non solo negli insegnamenti ma anche nell’ambiente scolastico più vasto. Nelle scuole dell’obbligo lo Stato non deve esporre gli alunni a simboli di una religione con cui non si identificano.

Traduzione riassuntiva a cura dell’ASLP del documento: http://www.echr.coe.int/echr/resources/hudoc/lautsi_and_others_v__italy.pdf, pag. 49 e segg.

Numero record di interventi
A norma dell’articolo 36 § 2 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e dell’articolo 44 § 2 del Regolamento della Corte Europea dei Diritto dell’Uomo, sono stati autorizzati a intervenire nella procedura scritta:

- trentatré membri del Parlamento europeo intervenuti congiuntamente.

- le organizzazioni seguenti non-governative: Greek Helsinki Monitor5; Associazione nazionale del libero Pensiero; European Centre for Law and Justice; Eurojuris; intervenuti congiuntamente: Commission internationale de juristes, Interights e Human Rights Watch; intervenuti congiuntamente: Zentralkomitee der deutschen Katholiken, Semaines sociales de France e Associazioni cristiane Lavoratori italiani.

- i Governi di Armenia, Bulgaria, Cipro, Federazione russa, Grecia, Lituania, Malta, Monaco, Romania e della Repubblica di San Marino.

Conseguenze per la Svizzera
La Svizzera ha sottoscritto ma non ratificato il protocollo aggiuntivo 1. La Cedu rimanda la questione alla giurisdizione degli Stati membri, cui accorda un ampio margine di discrezionalità.

Nella sua decisione 116 Ia 252 (1990), il Tribunale conferma che la presenza del  crocifisso nelle aule scolastiche lede il principio di neutralità dello Stato – non v’è al momento nessuna ragione perché la giurisdizione debba cambiare.

Posizione dell’ASLP


5.-9. maggio 2011: Genova, capitale europea dell’incredulità

mercoledì, 2 marzo 2011

Margherita Hack, Piergiorgio Odifreddi, Paolo Flores d’Arcais, Giulio Giorello… e tanti altri ancora, italiani e stranieri. Per quattro giorni, tra il 5 e il 9 maggio prossimi, Genova sarà la capitale europea dei non credenti. Nella città degli ateobus e di Bagnasco si troveranno a congresso i rappresentanti delle associazioni atee e razionaliste del vecchio continente, ma non solo: sono infatti a programma numerose conferenze, in cui i relatori si troveranno a discutere di come si vive “in un mondo senza Dio”.
«Nel mondo attuale l’individuo è chiamato a vivere senza Dio o, per essere più precisi, sapendo che non ci si può affidare a congetture sulla sua esistenza» spiega Raffaele Carcano, segretario UAAR. Gli esseri umani sono dunque chiamati «a una sfida nuova, a costruire una morale che prescinda da quelle che, fino a pochi anni fa, qualcuno preconfezionava per loro». Una sfida unica e impegnativa, su cui si confronteranno i relatori.
Non esistono precedenti di così alto livello, in Italia, di eventi legati al mondo dell’incredulità. La manifestazione gode del patrocino del Comune di Genova.

http://www.uaar.it/news/2011/03/02/genova-capitale-europea-incredulita/

Italia: Cinque per mille – La scelta premia Onlus e volontariato

martedì, 1 marzo 2011

Le associazioni umanitare e mediche sono in cima alla lista dei contributi del cinque per mille relativi al 2009. L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato sul sito gli elenchi definitivi dei beneficiari, con le scelte espresse dai contribuenti e gli importi assegnati per l’esercizio 2009. La somma complessiva attribuita quest’anno con le dichiarazioni dei redditi ammonta a 420 milioni. (…) Complessivamente, continuano a crescere sia le somme da erogare, 14,5 milioni in più rispetto al 2008, sia il numero dei contribuenti che hanno “esplicitato” la loro preferenza (…).

Su “Repubblica” è disponibile anche la lista dei beneficiari.

21.2.2011 Dibattito a Lugano: La laicità dello Stato

lunedì, 21 febbraio 2011

«La laicità dello Stato» è il titolo della quarto dibattito promosso da IdeaLiberale che si terrà
lunedì 21 febbraio 2011 alle 19.30 al Padiglione Conza di Lugano

A confronto, due candidati al Consiglio di Stato:
Sergio Morisoli
(PLRT)
Manuele Bertoli
(PS)
Moderatore: Prof. Antonio Spadafora

Perché si dovrebbe pas sare dalle leggi civili a quelle reli giose?
Perché un credente dovreb be essere più pericoloso di chi cre de all’oroscopo?
Questi alcuni dei quesiti attraverso i quali si cerche rà di approfondire il tema del rap porto tra politica e religione.

Serata aperta al pubblico

Spagna: tribunale decide rimozione due crocifissi da scuola

giovedì, 11 novembre 2010

Il tribunale superiore della Estremadura, nella Spagna orientale, su richiesta del padre di due allievi, ha ordinato la rimozione dei crocifissi da due aule della scuola pubblica Ortega y Gasset di Almendalejo, vicino a Badajoz, lungo la frontiera con il Portogallo, riferisce El Pais online. (…)

Secondo la radio Cadena Ser il tribunale superiore di Estremadura ha anche imposto alla scuola Ortega y Gasset di non autorizzare più cerimonie religiose al suo interno.

Fonte: Swissinfo.ch

Triengen: Famiglia anti-crocifisso minacciata di morte

venerdì, 22 ottobre 2010

Dopo una settimana di insulti e diffamazioni, il padre di famiglia tedesco che aveva chiesto la rimozione di due crocifissi nelle scuole elementari di Triengen nel Lucernese batte in ritirata. A precipitare la decisione di lasciare il paese, l’arrivo di lettere minatorie anonime al suo domicilio.

E’ scandaloso vedere le stesse autorità negare a genitori  i loro diritti civili,  esponendoli all’ira di cattolici fanatici e ad un’onda apertamente xenofoba. Patrioti e credenti hanno fornito l’ennesima prova che sono capaci di tutto nel nome della croce, anche di distruggere un progetto di vita di una famiglia intera.  Con il loro silenzio le chiese si sono rese complici di questi misfatti.

Cristiani di Triengen – avete vinto, lasciate partire in “santa” pace David Schlesinger e i suoi cari.

L’ASLP ha assistito con incredulità a questa crociata contro la secolarizzazione ed invita tutti a  spedire al consiglio comunale di Triengen crocifissi e croci, affinché vengano distribuiti fra coloro che hanno partecipato alla “caccia alle streghe” degli ultimi giorni.
Indirizzo: Gemeinderat Triengen,  Oberdorf 2, 6234 Triengen

Triengen: Crocifisso sostituito con un simbolo “troglodita”

giovedì, 21 ottobre 2010

La settimana scorsa le autorità comunali di Triengen avevano annunciato che avrebbero dato seguito alla richiesta di un padre libero pensatore di rimuovere i crocifissi dalle classi frequentate dai suoi figli.

Nel frattempo v’è stato un ripensamento, tant’è che ieri hanno comunicato ai media che invece del crocifisso hanno deciso di appendere delle croci di pietra nei locali in questione.

Secondo Lukas Niederberger, ex pastore gesuita e teologo, la croce non sarebbe  peraltro un simbolo cristiano, ma piuttosto un segno utilizzato dagli uomini già nell’età della pietra.

Nella sentenza Lautsi v. Italia, la Corte europea dei diritti dell’uomo puntualizzava:  “La Corte non è in grado di comprendere come l’esposizione, nelle classi delle scuole statali, di un simbolo che può essere ragionevolmente associato con il cattolicesimo, possa servire al pluralismo educativo che è essenziale per la conservazione di una società democratica così come è stata concepita dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo (…).  L’esposizione obbligatoria di un simbolo di una data confessione in luoghi che sono utilizzati dalle autorità pubbliche, e specialmente in classe, limita il diritto dei genitori di educare i loro figli in conformità con le proprie convinzioni e il diritto dei bambini di credere o non credere. »

Basta crocifissi nelle scuole

martedì, 12 ottobre 2010

Canton VS

A Stalden (VS) un insegnante  è stato licenziato in tronco dopo un conflitto sorto intorno al crocifisso nella scuola secondaria locale.

Valentin Abgottson, presidente della sezione ASLP vallesana aveva rimosso il crocifisso dall’aula in cui insegna più di un anno fa – senza che ci fosse alcuna reazione da parte della direzione che pure ne era a conoscenza.  La quale non si è però fatta attendere quando ha confrontato le autorità cantonali e comunali con la sentenza del Tribunale federale in materia, risalente al 1990, che statuisce

“L’esposizione del crocifisso nelle aule delle scuole elementari non adempie alle esigenze di neutralità previste dall’art. 27 cpv 3 della Costituzione”.

Le autorità non si sentono peraltro in dovere di rispettarla, invocano la legge cantonale sull’istruzione pubblica, secondo cui:

Art. 3 Compito generale della scuola
La scuola vallesana sostiene le famiglie nell’educazione ed istruzione dei giovani. A tale scopo, collabora con le chiese ufficialmente  riconosciute.
Essa si impegna a sviluppare il senso morale e le facoltà intellettuali e fisiche dell’alunno, che prepara al suo essere persona umana e cristiana.

Per dettagli vedi l’articolo in tedesco parso sull’edizione domenicale del NZZ del 10.10.2010:
http://www.frei-denken.ch/de/2010/10/fristlose-kundigung-nach-streit-um-kruzifix/

11.10.2010 Le Matin:
http://www.lematin.ch/actu/suisse/licencie-cause-crucifix-333992
11.10.2010 Ticinonline:
http://www.tio.ch/aa_pagine_comuni/articolo_interna.asp?idarticolo=590905&idsezione=9&idsito=1&idtipo=290

Canton LU

Nel canton Lucerna sembra profilarsi un compromesso in un caso simile che vede coinvolti un padre e le scuole elementari di Triengen. Dopo un primo rifiuto categorico, il preside ha infatti assunto toni più concilianti,  accettando di rimuovere il crocifisso dalle aule frequentate dai bambini del richiedente.

Dettagli nel NZZ di domenica, 10 ottobre 2010 (in tedesco):
http://www.frei-denken.ch/de/2010/10/fristlose-kundigung-nach-streit-um-kruzifix/

Canton TI

All’inizio dell’anno in Ticino,  su istanza della chiesa cattolica, è riapparso il crocifisso nel corridoio della scuola di Cadro – in aperta violazione della sentenza emessa vent’anni fa dal Tribunale federale nei confronti dello stesso comune.
Per dettagli vedi il relativo comunicato stampa.

Consiglio d’Europa alla Svizzera: abroghi il divieto anti-minareti

giovedì, 24 giugno 2010

Mercoledì l’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa di Strasburgo ha bocciato il divieto di costruzioni di nuovi minareti, approvato in novembre in votazione popolare, chiedendone l’abrogazione in quanto il provvedimento sarebbe discriminatorio nei confronti dei  musulmani che vivono nella Confederazione. Ne da’ notizia il sito swissinfo.ch

Difendiamo la Svizzera laica e moderna!

mercoledì, 24 marzo 2010

Lo avevano annunciato già lo scorso anno e lo ribadiscono nel comunicato del 23 marzo: i vertici del Partito evangelico starebbero preparando un’iniziativa popolare per sancire nella Costituzione federale le radici cristiane della Svizzera. Pur garantendo la libertà di religione, il nuovo articolo costituzionale innalzerebbe il cristianesimo a “cultura di riferimento” che lo stesso Consiglio federale sarebbe chiamato a valorizzare istituzionalmente mediante rapporti diretti con le chiese ufficiali e le comunità religiose attive a livello nazionale.

No a nuovi vincoli fra Stato e Chiese!

La Svizzera è figlia di un processo plurimillenario di evoluzione culturale, di cui la costituzione è espressione e custode imparziale. Dobbiamo le grandi conquiste sociali – dalla democrazia alla dichiarazione universale dei diritti dell’uomo – a 2500 anni di lotte ideologiche, al progresso scientifico e alla costante diffusione del sapere, dall’illuminismo ad oggi.

L’ASLP invita tutti i cittadini ad una presa di coscienza. Manifestate il vostro appoggio al principio supremo di laicità dello Stato tramite l’uscita formale dalla Chiesa!

Vai alla campagna: Sono senza confessione!