Archivi per la categoria ‘imposta ecclesiastica’

Italia – Dove finisce l’8 per mille

domenica, 20 maggio 2012

La Chiesa ne spende solo un quinto in opere di carità, valdesi e avventisti invece ne danno il 90 per cento in aiuti umanitari. E Lo Stato? Un po’ finanzia la Protezione civile e un po’ la costruzione di nuove carceri: nemmeno un euro alle Onlus. L’Espresso ha analizzato i bilanci e i rendiconti presentati dai vari culti per realizzare una breve guida informata, in modo da capire come vengono investiti ed utilizzati i soldi dei contribuenti dalle diverse comunità. Se infatti sulla fede e sul credo personale non si discute, sulla gestione dei denari dei contribuenti la vigilanza è sempre necessaria.

Leggi online l’articolo completo.

Tribunale Federale: tutti paghino i costi delle chiese

martedì, 13 dicembre 2011

Comunicato stampa in merito alla sentenza del TF 2C 360/2010 del 22 novembre 2010

Il Tribunale Federale ritiene che il pagamento degli stipendi dei pastori riformati a carico delle imposte generali, come avviene nel Cantone di Berna, non viola la libertà religiosa dei cittadini aconfessionali. I giudici hanno pertanto respinto il ricorso di una libera pensatrice che si era opposta all’obbligo di contribuire alla retribuzione del clero invocando l’articolo 15 della nuova Costituzione federale del 1999. L’Associazione Svizzera dei Liberi Pensatori ne prende atto con rammarico. Il Tribunale Federale avvalla per l’ennesima volta le giurisdizioni cantonali che tassano indiscriminatamente le persone fisiche e giuridiche a favore delle comunità religiose riconosciute dallo Stato.

Occorre una rigorosa separazione fra stato e chiesa per porre fine a tali prassi di sovvenzionamento.  L’ASLP cercherà ora delle alleanze politiche per realizzare questo obiettivo.

Anche gli atei devono contribuire al finanziamento del clero

domenica, 11 dicembre 2011

Un contribuente, pur essendo ateo, non ha diritto ad una riduzione delle imposte se il Cantone preleva dalla cassa generale i fondi necessari per i salari dei pastori della Chiesa riformata, come avviene a Berna. Questa pratica non lede la libertà religiosa e di coscienza dei cittadini, sostiene il Tribunale federale (TF) in una sentenza pubblicata oggi che conferma una precedente decisione del Tribunale cantonale. (..)

La ricorrente, che si professa libera pensatrice, aveva giudicato inaccettabile che fosse tenuta a partecipare al finanziamento dei salari dei 445 pastori bernesi. (..) Il TF, pur esprimendo comprensione per i sentimenti della donna, si allinea alla giurisdizione della Corte europea dei diritti dell’uomo, che si è pronunciata più volte su richieste di limitazioni del prelievo fiscale motivate con considerazioni religiose o filosofiche.

Ad esempio un antimilitarista non è autorizzato a rinunciare al dovere delle imposte per ragioni di coscienza argomentando con il fatto che il 40% del gettito è destinato all’acquisizione di armamenti. Per la Corte di Strasburgo, i motivi di coscienza non permettono neppure di limitare i contributi alle assicurazioni sociali se queste finanziano l’aborto.

Infine il TF sostiene che una modestissima partecipazione dello 0,8%, tenuto conto anche del gran numero di contribuenti bernesi, non può essere considerata un sostegno effettivo a una comunità religiosa.

Sentenza 2C_360/2010 del 22 novembre 2011

Fonte: Swissinfo.ch

Imposta ecclesiastica delle persone giuridiche: imprenditore ricorre alla CEDU

venerdì, 8 aprile 2011

Un imprenditore svittese ha annunciato di aver presentato ricorso alla Corte europea dei diritti umani di Strasburgo contro l’imposta ecclesiastica, cui sottostanno in Svizzera le persone giuridiche in 18 cantoni su 26.

L’imprenditore, titolare di una società informatica, è in rotta con le autorità fiscali del suo cantone dal 2005, quando ricevette due conti di rispettivamente 545 e 99 franchi a titolo di imposta a favore della Chiesa cattolica e di quella protestante.

Dicendosi ateo, l’uomo rifiuta il fatto che la sua impresa sia sottoposta all’imposta ecclesiastica, invocando la libertà di credo e di coscienza garantita dalla Costituzione federale (art. 15). Lo svittese aggiunge che se esiste la libertà religiosa va da sé che le Chiese devono essere finanziate soltanto dai rispettivi membri. L’imposta, sostiene, è un’ingiustizia nei confronti dei non credenti e delle persone che fanno parte di comunità religiose non riconosciute dallo Stato.

Secondo il ricorrente, le imposte versate dalle imprese costituiscono circa un terzo degli introiti delle Chiese, che nel 2007 avrebbero così incassato in tutta la Svizzera oltre 250 milioni di franchi.*)

Il suo ricorso è stato respinto lo scorso settembre dal Tribunale federale, sulla base di una giurisprudenza seguita da oltre 130 anni. Dal 1878 i giudici federali non hanno mai cessato di affermare che le imprese non possono invocare la libertà religiosa e che sono obbligate a pagare l’imposta ecclesiastica.

Più di 30 anni fa, la Corte europea aveva giudicato irricevibile un ricorso analogo inoltrato contro una sentenza del supremo tribunale di Losanna. Nella sua giurisprudenza, Strasburgo ha sempre sottolineato che gli Stati godono di un ampio margine di decisione riguardo alla regolamentazione sul finanziamento delle comunità religiose.

Neuchâtel e Ginevra sono i soli cantoni romandi in cui il pagamento dell’imposta ecclesiastica è facoltativa. Nel primo cantone il gigante del tabacco Philip Morris ha creato sorpresa l’anno scorso decidendo di non più pagare, il che ha comportato minori entrate di 800’000 franchi per la Chiesa riformata evangelica neocastellana e di 700’000 franchi per la federazione cattolico-romana.

*) Vedi le cifre rilevate dal Fondo Nazionale Svizzero sui finanziamenti delle Chiese

Fonte ATS/Tio.ch

http://www.cdt.ch/confederazione/cronaca/42153/imposta-di-culto-contestata.html

http://www.ticinolive.ch/svizzera/imposta-ecclesiastica-anche-per-gli-atei-imprenditore-svittese-finisce-alla-corte-europea-dei-diritti-dell%E2%80%99uomo-15819.html

http://www.gdp.ch/ats_news.php?id=34526

http://www.ticinoonline.ch/aa_pagine_comuni/articolo_interna.asp?idarticolo=627753&idsezione=9&idsito=1&idtipo=290

Né imposta ecclesiastica né tassa a destinazione vincolata!

martedì, 22 febbraio 2011

Comunicato stampa
L’ASLP si oppone ad ogni tassa  obbligatoria a favore di enti non pubblici. Con la sostituzione dell’imposta ecclesiastica con un modello ispirato a quello italiano (8 / 5 per mille), si continuerebbe a privilegiare determinati enti, in primis le chiese. Il contribuente avrebbe sì la facoltà di destinare una quota delle proprie tasse ad organizzazioni di sua scelta, ma solo fra quelle figuranti in un catalogo da predisporre d’ufficio. Le comunità religiose dovrebbero invece finanziarsi come qualsiasi altra società di diritto privato, mediante contributi e donazioni. Laddove lo Stato si propone di erogare dei servizi sociali deve provvedervi da sé oppure incaricarne terzi privati  in base a precise convenzioni  o mediante interventi di bilancio.

Le persone sono solidali per natura e non per ordine altrui!
La gran varietà di associazioni e fondazioni attive sul territorio sono una espressione tangibile del senso sociale delle persone. Moltissimi cittadini svolgono compiti di utilità pubblica, fanno ore ed ore di volontariato, pagano contributi e devolvono in beneficienza somme consistenti, sostenendo iniziative specifiche, e ciò in svariati ambiti.  Spontanaeamente, senza pressioni di sorta.

Il mito dell’”utilità pubblica” delle chiese
Le  chiese riconosciute propagano il mito di essere le sole a fare del bene, per tutti e gratuitamente.  E’ peraltro un dato di fatto che esse si finanziano da sé soltanto in parte: nella maggioranza dei cantoni percepiscono delle imposte ecclesiastiche a carico delle imprese, dei sussidi statali finalizzati alle parrocchie per determinati progetti sociali e alla manutenzione dei loro immobili.  Inoltre, v’è una tendenza nelle parrocchie di farsi pagare i servizi offerti ai non appartenenti alla rispettiva fede. Senza dimenticare che da parte loro, le chiese sono comunque esentate dal pagamento delle imposte.

Costi e benefici della chiesa in Svizzera

mercoledì, 1 dicembre 2010

Ammontano ad 556 milioni di franchi i fondi pubblici (comprese le imposte ecclesiastiche versate dalle aziende) che le chiese cattolica e riformata ricevono ogni anno in Svizzera. A ciò si aggiungono i 1,3 miliardi corrisposti direttamente dai fedeli. Notevoli le differenze fra i singoli cantoni. A fronte di questi introiti le chiese ufficiali fornirebbero prestazioni alla comunità per un valore pressoché analogo. È quanto reso noto dai ricercatori addetti al progetto 58 del Fondo nazionale svizzero lo scorso 23 novembre.

Ct. NE: Philip Morris non versa più l’imposta ecclesiastica

domenica, 28 novembre 2010

Tempi di magra per le Chiese riformate, cattolica romana e cattolica cristiana del canton Neuchâtel. Philip Morris, infatti, non versa più l’imposta ecclesiastica. Una cifra tra il 10 e il 20% dei loro budget.

In una nota, le tre Chiese lamentano di essere state messe davanti al fatto compiuto nel corso di un incontro con rappresentanti della multinazionale del tabacco e del governo cantonale neocastellano. Dal canto suo, in una presa di posizione, la Philip Morris spiega che il nuovo regolamento interno della società esclude donazioni a cause religiose e che tutte le parti in causa erano state informate due anni fa del probabile cambiamento.

Il taglio ha effetto immediato e dunque mette in difficoltà le tre entità ecclesiastiche, che nell’esercizio 2010 hanno già effettuato spese preventivando l’entrata del contribuito di Philip Morris. Numerose prestazioni garantite dalle Chiese alla popolazione, “senza distinzione d’origine e di religione” sono così messe a repentaglio, si legge nel comunicato. Fra le prestazioni in pericolo, figurano la presenza regolare di cappellani in ospedali, case di riposo, carceri, come anche la capacità di rispondere a tutte le richieste di celebrare cerimonie funebri.

Gabriel Bader, presidente del Consiglio sinodale della Chiesa riformata neocastellana (EREN), ha dichiarato all’agenzia ProtestInfo che la decisione è giudicata con severità. “Non sono certo che lo Stato realizzi l’impatto” della misura, ha aggiunto.

La Philip Morris puntualizza tuttavia di avere avvertito le chiese sin dalla fine del 2008 dell’eventualità di un’interruzione del sostegno finanziario. La decisione definitiva è stata confermata allae chiese e alle autorità cantonali all’inizio dello scorso ottobre. La società sottolinea d’altra parte che continua a versare contributi per altre attività caritative e d’interesse pubblico nel cantone.

La sede amministrativa di Philip Morris si trova a Losanna. A Nauchâtel la multinazionale americana ha una filiale specializzata nel settore delle esportazioni. A differenza di altri cantoni, a Neuchâtel l’imposta ecclesiastica non è obbligatoria.

http://www.swissinfo.ch/ita/societa/Neuchatel:_Chiese_senza_soldi_delle_bionde.html?cid=28893190