Archivi per la categoria ‘Ct. Ticino’

Tele Ticino: Licenziato per un crocifisso

mercoledì, 13 ottobre 2010

Toglie il crocifisso in classe – prof licenziato

domenica, 10 ottobre 2010

Canton VS

A Stalden (VS) un insegnante  è stato licenziato in tronco dopo un conflitto sorto intorno al crocifisso nella scuola secondaria locale.

Valentin Abgottson, presidente della sezione ASLP vallesana aveva rimosso il crocifisso dall’aula in cui insegna più di un anno fa – senza che ci fosse alcuna reazione da parte della direzione che pure ne era a conoscenza.  La quale non si è però fatta attendere quando ha confrontato le autorità cantonali e comunali con la sentenza del Tribunale federale in materia, risalente al 1990, che statuisce

“L’esposizione del crocifisso nelle aule delle scuole elementari non adempie alle esigenze di neutralità previste dall’art. 27 cpv 3 della Costituzione”.

Le autorità non si sentono peraltro in dovere di rispettarla, invocano la legge cantonale sull’istruzione pubblica, secondo cui:

Art. 3 Compito generale della scuola
La scuola vallesana sostiene le famiglie nell’educazione ed istruzione dei giovani. A tale scopo, collabora con le chiese ufficialmente  riconosciute.
Essa si impegna a sviluppare il senso morale e le facoltà intellettuali e fisiche dell’alunno, che prepara al suo essere persona umana e cristiana.

Per dettagli vedi l’articolo in tedesco parso sull’edizione domenicale del NZZ del 10.10.2010: http://www.frei-denken.ch/de/2010/10/fristlose-kundigung-nach-streit-um-kruzifix/

11.10.2010 Le Matin: http://www.lematin.ch/actu/suisse/licencie-cause-crucifix-333992
11.10.2010 Ticinonline: http://www.tio.ch/aa_pagine_comuni/articolo_interna.asp?idarticolo=590905&idsezione=9&idsito=1&idtipo=290

Canton LU

Nel canton Lucerna sembra profilarsi un compromesso in un caso simile che vede coinvolti un padre e le scuole elementari di Triengen. Dopo un primo rifiuto categorico, il preside ha infatti assunto toni più concilianti,  accettando di rimuovere il crocifisso dalle aule frequentate dai bambini del richiedente.

Dettagli nel NZZ di domenica, 10 ottobre 2010 (in tedesco): http://www.frei-denken.ch/de/2010/10/fristlose-kundigung-nach-streit-um-kruzifix/

Canton TI

All’inizio dell’anno in Ticino,  su istanza della chiesa cattolica, è riapparso il crocifisso nel corridoio della scuola di Cadro – in aperta violazione della sentenza emessa vent’anni fa dal Tribunale federale nei confronti dello stesso comune.
Per dettagli vedi il relativo comunicato stampa.

Ct. TI: Critica al principio e alla modalità dell’introduzione della “storia delle religioni”

giovedì, 5 agosto 2010

COMUNICATO del 5 agosto 2010

La Sezione ticinese dell’Associazione svizzera dei Liberi pensatori ritiene doveroso tornare sul principio e sulle modalità dell’introduzione della “storia delle religioni” come nuova materia di insegnamento, in alcune sezioni della scuola media. La prevista ‘riforma’ è palesemente il risultato delle pressioni degli ambienti confessionali sui responsabili della scuola pubblica a seguito del progressivo e inarrestabile calo delle adesioni da parte delle famiglie ai corsi di catechismo (i quali, peraltro, sono a carico dello Stato e quindi di tutti i contribuenti pur essendo gestiti dalle Chiese cattolica ed evangelica). Con una manovra neppure tanto nascosta e con la connivenza – cosciente o, peggio, inconsapevole – dell’esecutivo cantonale (che dovrebbe essere invece il tutore della laicità dello Stato), si sta tentando di sdoganare un insegnamento religioso camuffandolo da insegnamento storico. L’esperimento nasce, non a caso, da un accordo di vertice tra il capo del DECS Gabriele Gendotti e i responsabili delle due comunità religiose citate.

Si sta, in altre parole, cercando di far rientrare dalla finestra ciò che il buon senso e il rispetto della tolleranza e della laicità avevano giustamente messo alla porta.

La Sezione Ticino dell’ASLP non ha mai approvato le modalità con le quali è stata pianificata la citata sperimentazione. Dopo che la questione, a seguito delle iniziative parlamentari Dedini e Sadis, era stata esaminata da un gruppo di lavoro, aperto pure ai non credenti tramite i rappresentanti dei Liberi pensatori, nella fase attuativa, cioè quella legata all’elaborazione dei programmi, i Liberi pensatori sono stati puramente e semplicemente esclusi. Questo aspetto era stato fatto notare al direttore del DECS Gabriele Gendotti, il quale aveva precisato che questo compito specifico era stato affidato ad un gruppo di esperti in ambito didattico e pedagogico.

Ciò non ha impedito, comunque, che le cerchie confessionali vi fossero ampiamente rappresentate e ascoltate.

Il risultato di queste modalità, a dir poco inedite, è un corso di “storia” delle religioni che si configura come corso di catechismo cristiano camuffato da corso storico. Un corso che, in pratica, si esaurisce nella lettura e l’esegesi delle cosiddette “sacre scritture”.

La miglior prova che anche i promotori della sperimentazione concepiscano il corso come un insegnamento di natura religiosa, e certamente non di natura storica, risiede nel fatto che in una parte delle classi toccate dalla sperimentazione gli allievi (o, per meglio dire, le loro famiglie) saranno obbligati ad optare o per l’istruzione catechistica “classica” o per il corso di “storia” delle religioni. In questo senso, la nuova materia viene quindi valutata dagli stessi promotori come alternativa (e quindi equipollente) ad un corso religioso; se fosse stata intesa come insegnamento di natura storica, non si comprenderebbe come gli allievi che opteranno per il catechismo debbano essere esentati dal corso di “storia” delle religioni.

La natura religiosa del corso che si sta tentando, con scarso rispetto per l’intelligenza della gente, di sdoganare come insegnamento di natura storica mette pesantemente in discussione la costituzionalità di questa iniziativa. L’ASLP si riserva quindi di verificare attentamente l’evoluzione della sperimentazione e di chiedere al Tribunale federale una verifica della costituzionalità di questa stravagante sperimentazione.

Neppure la modalità di scelta degli insegnanti è avvenuta nel rispetto dell’imparzialità di formazione specifica in quanto il concorso – diversamente da quanto il capo del DECS aveva assicurato – è aperto (a questo punto si potrebbe dire “destinato”…) anche ai laureati della facoltà di teologia di Lugano, istituto di dichiarata base cristiano cattolica.

I Liberi pensatori non hanno mai condiviso la necessità di caricare ulteriormente il programma scolastico. Il fatto religioso, in effetti, come tutte le altre espressioni dell’attività umana, per chi ha una visione laica della vita e della società, può tranquillamente rientrare all’interno di discipline già esistenti (storia, letteratura, storia dell’arte, filosofia, ecc.).

Le molte questioni aperte impongono, come minimo, che l’esperimento possa essere monitorato da subito attraverso la costituzione di un gruppo misto all’interno del quale siano anche rappresentati i non credenti. Questi ultimi costituiscono, dati dell’ultimo censimento alla mano, almeno il 10 per cento della popolazione svizzera. Il loro numero, alla luce di dati ancora più recenti dell’Osservatorio delle religioni, sarebbe addirittura ancora maggiore ponendo la categoria di chi dichiara di non appartenere ad alcuna religione al terzo posto, da un profilo numerico, rispetto ai cattolici e agli evangelici e davanti ai musulmani la cui consistenza non supera il 5 per cento di chi vive in Svizzera. Questa rivendicazione sarà inoltrata al Dipartimento dell’educazione della cultura e dello sport.

Per l’ASLP – Sezione Ticino:

il presidente: Roberto Spielhofer

il segretario: Giovanni Barella

Ticino: Celebrato in chiesa il primo matrimonio gay

giovedì, 1 luglio 2010

È accaduto lo scorso fine settimana nel Locarnese. Due ragazzi hanno coronato il loro sogno di sposarsi in chiesa. A benedire la loro unione è stata la Chiesa Vetero Cattolica.  La Chiesa Vetero Cattolica raggruppa quelle comunità cattoliche che si separarono dalla Chiesa romana nel 1873 in polemica con la proclamazione del dogma dell’infallibilità papale. Oggi in Svizzera si contano 13.000 fedeli.

Vai all’articolo su Ticino online.

La religione fa il suo rientro nella scuola

giovedì, 24 giugno 2010

La seguente reazione all’attivazione del corso-pilota “Storia delle religioni” nelle medie ticinesi  è stata pubblicata il 9 giugno su LaRegione.

Concordo con il Consigliere di Stato Gabriele Gendotti che la denominazione del nuovo corso d’insegnamento avrebbe dovuto essere differente. Dopo aver letto con attenzione il programma recentemente presentato, penso che, infatti, dovrebbe chiamarsi “storia delle religioni monoteiste, ovvero l’elogio alla sottomissione all’ordine e all’autorità”. Una denominazione indubbiamente troppo lunga, degna dei titoli dei lungometraggi di Lina Wertmüller, che avrebbe tuttavia correttamente definito quanto previsto dalla sperimentazione in oggetto.

Non sto a rievocare le motivazioni che hanno portato a questa proposta di cambiamento dell’istruzione religiosa, tuttavia è indubbio che l’apertura tecnologica a sistemi di comunicazione maggiormente divulgativi ha aiutato la popolazione vivente soprattutto in zone più abbienti a dubitare di tutte certezze legate a fenomeni magici e/o trascendenti a lungo termine, con conseguente perdita di interesse per insegnamenti di stampo dogmatico e relativa presa di coscienza della paura di scomparsa da parte di quelle organizzazioni religiose dominanti sul territorio.

Insomma si è capito che si stava correndo il rischio di perdere quel privilegio che, soprattutto per il nostro micro-mondo che si riconosce facente parte del cristianesimo, permette alla Chiesa di stare sempre a fianco dello Stato per sedurre i potenti, legittimare e giustificare il destino dei meno abbienti ed adulare coloro che “detengono la spada”!

“Storia delle religioni” non avrebbe dovuto essere una materia di studio sé stante, bensì introdotta nelle già presenti lezioni di storia, filosofia, biologia e geografia, in quanto il fenomeno religioso, è risaputo, sin dalle sue origini è un complesso di credenze, comportamenti, atti rituali e culturali, mediante cui un gruppo umano, dal punto di vista sociale, culturale, fisico, dei suoi comportamenti nella società, esprime un rapporto con ciò che è ritenuto superiore (sacro) ad altre credenze (altri gruppi umani ubicati in luoghi diversi).

Ogni forma religiosa è perciò legata alla sopravvivenza del tipo di società nella quale si manifesta. La storia insegna che, logicamente nel passato, le varie civiltà sono nate, cresciute e … scomparse quando messe a contatto con altre realtà più potenti di bisogno dapprima materiale, susseguentemente spirituale.

Anche la nostra sarà ineluttabilmente argomento di studio nei futuri testi di storia, ma la paura, per esempio, o di far la fine degli Incas al cospetto dei mercenari della parola di Dio spagnoli oppure di incorrere negli atti d’amore evangelico delle istituzioni cristiane nei confronti dei nativi dell’America del Nord, induce a stringer alleanza con i fraterni nemici! Ebrei, cristiani e musulmani si trovano infatti protagonisti, metaforicamente parlando come “cani e gatti”, di un testo pseudo storico: la Bibbia. Un testo, per inciso, nel quale, sia nel vecchio, sia nel nuovo testamento, molte sono le contraddizioni ed inverosomiglianze presenti. Un testo nel quale fra l’altro non mancano molte analogie con religioni antecedenti.

Un testo che si vuol far vivere come basilare per cercare di mantenere saldo il nostro attuale sistema capitalistico: basterebbe ricordare la presenza d’innumerevoli correnti religiose ispirati all’interpretazione della bibbia negli Stati Uniti d’America per avallare la tesi.

Ora, da noi non si vuol venir meno a questo bisogno di sopravvivenza e con metodi tranquillamente poco trasparenti (dalla procedura di studio del progetto alla ricerca delle classi, composizione inclusa, e alle sedi ove si effettuerà il test) anche il DECS desidera mantenere alto lo spirito educativo gesuita (“dateci un fanciullo in tenera età, fra qualche anno ve lo ritorneremo … adulto!”) per spacciare come prioritario il credo che governa attualmente il mondo … che conta!

In modo per nulla democratico, anzi teocratico, nessun spazio è stato lasciato per coloro che creano seri grattacapi ai cattolici, agli evangelici, ai musulmani ed agli ebrei (Papa, Imam e Rabbini denunciano apertamente l’ateismo), per il coraggio di esprimere i propri dubbi su storie che hanno la sembianza di favola.

Se tutto andrà liscio, fra tre anni verrà pomposamente annunciato il successo della sperimentazione con conseguente generalizzazione “universale” della materia!

In tono provocatorio, ma democratico, vien allora quasi da sperare che nuovi futuri cittadini svizzeri  di fede buddista, mazdeista, shintoista, induista, taoista, eccetera, pretendano, nel rispetto costituzionale, di veder pure i propri figli istruiti sulle loro fiabe!

Giovanni Barella

Ct. TI: L’insegnamento religioso

martedì, 22 giugno 2010

Il tema dell’insegnamento religioso nelle scuole da sempre è molto dibattuto: il nuovo corso di storia delle religioni, da settembre di quest’anno, esordirà in Ticino, a titolo sperimentale, in sei sedi di scuola media. Oggi la presentazione ufficiale da parte del Dipartimento Educazione e Sport e degli istituti interessati.

http://la1.rsi.ch/home/networks/la1/ilquotidiano?po=40cb2cd1-f684-4ef6-b409-eb243cde0b7e&pos=178a0edf-9fb4-4b47-9166-0f715bbf0e80&date=28.05.2010&stream=low#tabEdition

Comunicato dell’ASLP

9 luglio 2009

L’ASLP, sezione Ticino, dissente nel modo più assoluto dalla soluzione concordata ieri fra il DECS e le Chiese poiché, anche se non esplicitamente annunciato nel comunicato, la vera novità è costituita dal passaggio dalla facoltatività all’obbligatorietà.

http://www.libero-pensiero.ch/it/2009/07/l%E2%80%99aslp-sezione-ticino-dissente-dalla-soluzione-concordata-ieri-fra-il-decs-sulla-%E2%80%9Cstoria-delle-religioni%E2%80%9D/

Programma del Corso

Programma del corso sperimentale di storia delle religioni.doc

Dossier documentari 2005

Scuola e Religione in Ticino

http://www.sbt.ti.ch/bcb/home/drt/dossier/scuolareligione/completo.html

RSI1 Contesto: Simboli in croce

giovedì, 4 febbraio 2010

Crocifisso sì o crocifisso no. Si riaccende in Ticino come in Svizzera il dibattito sui simboli religiosi e sulla loro presenza nei luoghi istituzionali. A Cadro, per esempio, a vent’anni dalla sentenza del Tribunale federale che sancì il diviweto di esporre il crocifisso nelle aule delle scuole comunali, il Municipio e il Consiglio parrocchiale hanno deciso di esporre Gesù in croce nel corridoio della sede scolastica. Quali sono i confini tra laicità dello Stato e radici cristiane? La Costituzione svizzera, ancora oggi, comincia con il preambolo “In nome di Dio onnipotente”. Una questione che coinvolge la fede di ognuno, le sue credenze e le libertà garantite dalla Carta magna, unite alla tolleranza e al rispetto del prossimo in un paese sempre più multiculturale e, dunque, multireligioso. Se ne discute a Contesto con il vescovo di Lugano Monsignor Pier Giacomo Grampa e l’economista e libero pensatore Alfredo Neuroni.

http://la1.rsi.ch/contesto/index.cfm?scheda=10654

Ct. TI: Via il crocifisso dalla scuola di Cadro!

giovedì, 4 febbraio 2010

Crucifisso a Cadro!

COMUNICATO STAMPA

L’Associazione Svizzera dei Liberi pensatori – Sezione Ticino, ha appreso con stupore dalle colonne del Giornale del Popolo che un oggetto religioso, il crocifisso, è stato appeso sulle pareti delle scuole elementari di Cadro, senza che del fatto siano stati informati il corpo insegnante e i genitori degli allievi. Sempre stando a quanto riferisce il foglio della Curia, l’iniziativa sarebbe stata presa dal Municipio che si è supinamente adeguato all’invito della
locale parrocchia.
Si tratta, a non avere dubbio, di un gesto provocatorio che mira ancora una volta a mettere  in discussione il principio della laicità delle istituzioni pubbliche, come la scuola, e quello della
separazione tra lo Stato e le chiese sulla quale si fonda lo Stato di diritto. Tale azione è offensiva nei confronti dei bambini di altra religione che frequentano la scuola e di coloro che non si
considerano membri di una comunità fideistica pur essendo cittadini a pieno titolo di questo Paese.
L’atto va inoltre considerato  provocatorio anche  perché è stata scelta la scuola di Cadro, istituto al centro della  nota sentenza del Tribunale federale risalente al 1990, con la quale la massima
corte aveva ordinato la rimozione dell’oggetto religioso  dalle pareti delle aule scolastiche di quel Comune. Non è del resto casuale che il tutto faccia seguito alle polemiche sviluppatesi in Italia
dopo la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo che è giunta alle medesime conclusioni alle quali era arrivato, vent’anni fa, il Tribunale federale.
Quanto sta avvenendo a Cadro si inserisce nel quadro di una offensiva messa in atto da qualche  tempo dalle forze confessionali che mirano, su scala nazionale e non solo cantonale, a riconquistare la loro influenza sulla comunità civile. si pensi alle proposte per la ‘privatizzazione’ delle spese per l’aborto e per la condanna del suicidio assistito nel pieno disprezzo dei diritti degli individui e
delle loro intime convinzioni.
Anche in base a queste considerazioni i Liberi pensatori auspicano che le autorità superiori abbiano a intervenire rapidamente perché siano ristabiliti all’interno della scuola di Cadro l’ordine vigente
e  le regole del diritto sancite dalla legge.

PER L’ASSOCIAZIONE SVIZZERA DEI LIBERI PENSATORI
SEZIONE TICINO
IL PRESIDENTE

ROBERTO SPIELHOFER

http://www.gdp.ch/articolo.php?id=899

Basta crocifissi nelle scuole: Lettera tipo per genitori

giovedì, 5 novembre 2009

Richiesta di rimozione del crocifisso dall’aula

La legge federale è univoca al riguardo e vieta il crocifisso nelle scuole pubbliche.
È tuttavia necessario che genitori coraggiosi intervengano presso gli insegnanti per far valere i loro diritti.

In caso di problemi non esitate a rivolgervi al nostro ufficio di Berna.

Gentile Signora/Egregio Signor …..

Mio figlio / Mia figlia ________________frequenta la _____classe presso la scuola ___________di _____________.

In virtù della sentenza del Tribunale federale del 26 settembre 1990 (DTF 116 Ia 252) vi invito ad allontanare il crocifisso dalla relativa aula.

Un tale provvedimento non è dettato soltanto dal rispetto nei confronti di quegli alunni cui, in quanto rappresentanti di una minoranza, non è mai stato concesso il diritto di esporre i simboli del loro credo nei luoghi pubblici. E’ soprattutto espressione della laicità che caratterizza lo Stato democratico e moderno, vincolato all’obbligo di neutralità confessionale.

Personalmente non tollero che mio figlio/mia figlia debba seguire le lezioni con di fronte la croce, segno anche del proselitismo cristiano. D’altronde bambini e ragazzi hanno il diritto, sancito dall’art. 15 della costituzione federale, di affermare  liberamente e senza discriminazioni le proprie concezioni del mondo. Un arredo delle strutture scolastiche neutrale e privo di riferimenti religiosi  ne costituisce la miglior garanzia.

Cordiali saluti

L’ASLP, sezione Ticino, dissente dalla soluzione concordata ieri fra il DECS sulla “storia delle religioni”

giovedì, 9 luglio 2009

Comunicato

L’ASLP, sezione Ticino, dissente nel modo più assoluto dalla soluzione concordata ieri fra il DECS e le Chiese poiché, anche se non esplicitamente annunciato nel comunicato, la vera novità è costituita dal passaggio dalla facoltatività all’obbligatorietà.

In altre parole ora, nel secondo biennio di media, i giovani possono scegliere se frequentare l’ora di catechismo (dicasi di religione), oppure no.

Con l’alternativa “storia delle religioni” si introduce invece l’obbligatorietà (o questa, o quella), che li porta comunque, nella scuola pubblica, sul campo religioso.

Ma la religione non è materia scolastica! Quanto al ruolo delle religioni nella storia umana se ne occupino i docenti di storia, geografia o quant’altro.

Qui si fa rientrare dalla finestra un tema (la religione) che negli anni se ne sta uscendo da solo dalla porta, con gran dispetto delle gerarchie ecclesiastiche.

Inoltre, il principio dell’obbligatorietà viola la libertà di scelta delle famiglie su un argomento che deve rimanere prerogativa esclusiva delle scelte individuali e mette in seria discussione la laicità della scuola.

Per l’Associazione Svizzera dei Liberi Pensatori Sezione Ticino

Il comitato

Paradiso, 9 luglio 2009