Archivi per la categoria ‘Crocifisso’

“Scuola, l’ora di religione non interessa più”

sabato, 5 novembre 2016

“In meno di dieci anni la percentuale degli studenti che scelgono di non frequentarla è raddoppiata, passando dal 6 al 12 per cento. Situazione molto diversa nelle varie aree del Paese: se al Sud poco o nulla sembra cambiato rispetto al passato, al Nord la situazione riguarda uno scolaro su cinque.
A volte, quando cambia qualcosa d’importante, succede nel modo più spettacolare e improvviso: rivoluzioni, persone in piazza, grandi manifestazioni. Altre invece può passarci sotto il naso senza che neppure ce ne accorgiamo, e poi un giorno ci svegliamo chiedendoci: “Ma quand’è che sarebbe successo, esattamente?”. Fra queste ultime, un piccolo ma significativo segnale di dove sta andando la società italiana – la lenta ma progressiva scomparsa dell’ora di religione a scuola.”

 

>>Per l’articolo su “L’espresso”

 

 

Docente rifiutò il crocefisso a scuola, il tribunale gli dà ragione

giovedì, 15 novembre 2012

È stato accolto il ricorso presentato da Valentin Abgottspon, il docente licenziato in tronco nel 2010 dalla scuola media di Stalden (VS) per aver rifiutato di appendere un crocefisso in classe. Per il tribunale cantonale, solo una mancanza grave giustifica un allontanamento immediato, e in questo caso non ci sono gli estremi.

La scuola regionale di Stalden aveva motivato il licenziamento parlando di rottura del rapporto di fiducia, di mancanza di rispetto nei confronti dei suoi superiori e di requisiti insufficienti. Abgottspon non era nemmeno stato consultato prima della decisione, ciò che costituisce una violazione del diritto ad essere ascoltato, aggiungono i giudici.

Il Consiglio di Stato aveva confermato il licenziamento nel 2011, respingendo il ricorso presentato dall’insegnante. Quest’ultimo aveva in seguito presentato un secondo ricorso di diritto amministrativo al Tribunale cantonale, che il 9 novembre scorso gli ha dato ragione, indica oggi l’istanza giuridica.

La sentenza annulla la decisione sia della scuola che del governo vallesano.
http://www.tio.ch/News/707606/Docente-rifiuto-il-crocefisso-a-scuola-il-tribunale-gli-da-ragione

Comunicato stampa dell’ASLP:  DE  FR EN

RSI – Combattere per la laicità

martedì, 21 agosto 2012

Atei militanti a Sottotiro

Le testimonianza di alcuni atei militanti italiani, che vivono in un paese dove la Chiesa pare avere un ruolo politico oltre che sociale e culturale. In Europa, nel 2012, davvero è necessario “combattere” per la laicità dello stato?  Confronto, affermazione, ricerca dei propri diritti in un ambito complesso e delicato, quello della fede… e non fede. Baobab  incontra  esponenti dell’UAAR e ASLP-TI.

http://www.rsi.ch/home/networks/retetre/baobab/2012/04/06/Atei.html

 

 

 

Condannato per violazione della libertà religiosa la guida alpina che profanava le croci sulle montagne

mercoledì, 9 maggio 2012

BULLE (FR) – La guida di montagna che fra il 2009 e il 2010 aveva profanato tre croci situate su altrettante vette nella regione di Bulle (FR) è stata condannata oggi a una pena pecuniaria di 90 aliquote giornaliere sospesa per tre anni. Il giudice di polizia della Gruyère ha riconosciuto l’imputato colpevole di danneggiamento e di perturbamento della libertà di credo e di culto. Il cui legale starebbe valutando se ricorrere contro la sentenza.

Ne dà notizia il Corriere del Ticino.

Accuse per danni
In un primo tempo l’uomo aveva altresì dovuto difendersi dalle richieste di risarcimento danni mossegli dal consiglio parrocchiale di Broc e dalla società giovanile d’Estavannens, accuse cui non ha però dovuto rispondere perché questi ultimi non risultavano essere proprietari delle croci. Pro Natura, l’effettiva avente diritto, ha dal canto suo preferito ritirare la causa e giungere ad un accordo extragiudiziale con la guida alpina, che si è impegnata a pagare una cifra di poco superiore ai 1000 franchi.

Croci restaurate
Nel frattempo, le croci sono state rimesse in sesto. L’associazione giovanile di Estavannens ha ricostruito la croce in legno di Merlas mentre i giovani della sezione della Gruyère del Clup Alpino Svizzero si sono impegnati a riparare la croce collocata sul Vanil-Noir.

Commento ASL
Secondo il giudice una croce sulle montagne costituirebbe un luogo di culto e salirvi nientedimeno che un rito religioso?
Per quanto l’ASLP condanni il vandalismo dell’atto, si oppone risolutamente al parere che esso rappresenti una violazione della libertà di credo e di culto. Su questo punto, l’ASLP sosterrebbe un eventuale ricorso. 

Per quanto riguarda le croci rimesse in sesto sarebbe opportuno verificare se sono state regolarmente autorizzate dagli uffici cantonali competenti come previsto dall’Ordinanza sulla pianificazione del territorio (OPT). Da notare che le licenze di costruzione fuori dalle zone edificabili sono subordinate al rispetto di condizioni molto severe.

Cedu: sentenza sui crocifissi e opinione dissenziente

domenica, 20 marzo 2011

Nella sentenza definitiva di Grande Camera, emanata il 18.3.2011 nel caso Lautsi e altri contro l’Italia (ricorso no 30814/06), la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha concluso a maggioranza (quindici voti contro due) alla:

Non violazione dell’articolo 2 del Protocollo no 1 (diritto all’istruzione) alla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.
Il caso riguardava la presenza del crocifisso nelle aule delle scuole pubbliche in Italia, incompatibile, secondo i ricorrenti, con l’obbligo dello Stato di rispettare, nell’esercizio delle proprie funzioni in materia di educazione e insegnamento, il diritto dei genitori di garantire ai propri figli un’educazione e un insegnamento conformi alle loro convinzioni religiose e filosofiche.

Nessuna influenza sugli alunni
Secondo la Corte, se è vero che il crocifisso è prima di tutto un simbolo religioso, non sussistono tuttavia nella fattispecie elementi attestanti l’eventuale influenza che l’esposizione di un simbolo di questa natura sulle mura delle aule scolastiche potrebbe avere sugli alunni. Inoltre, pur essendo comprensibile che la ricorrente possa vedere nell’esposizione del crocifisso nelle aule delle scuole pubbliche frequentate dai suoi figli una mancanza di rispetto da parte dello Stato del suo diritto di garantire loro un’educazione e un insegnamento conformi alle sue convinzioni filosofiche, la sua percezione personale non è sufficiente a integrare une violazione dell’articolo 2 del Protocollo no 1-

Mancanza di un consenso europeo
Il Governo italiano sosteneva che la presenza del crocifisso nelle aule delle scuole pubbliche rispecchia ancora oggi un’importante tradizione da perpetuare.

La Corte sottolinea che – il Consiglio di Stato e la Corte di Cassazione avendo delle posizioni divergenti sul significato del crocifisso e la Corte Costituzionale non essendosi pronunciata sulla questione –  non è suo compito prendere posizione in un dibattito tra giurisdizioni interne.

Simbolo “passivo” e nessun segno di indottrinamento
Di fatto gli Stati contraenti godono di un certo margine di discrezionalità nel conciliare l’esercizio delle funzioni che competono loro in materia di educazione e d’insegnamento con il rispetto del diritto dei genitori di garantire tale educazione e insegnamento secondo le loro convinzioni religiose e filosofiche. Tuttavia questo margine di discrezionalità si accompagna a un controllo della Corte, la quale deve garantire che questa scelta non conduca a una qualche forma di indottrinamento.

A tal proposito la Corte constata che nel rendere obbligatoria la presenza del crocifisso nelle aule delle scuole pubbliche, la normativa italiana attribuisce alla religione maggioritaria del Paese una visibilità preponderante nell’ambiente scolastico. La Corte ritiene tuttavia che ciò non basta a integrare un’opera d’indottrinamento da parte dello Stato convenuto e a dimostrare una violazione degli obblighi previsti dall’articolo 2 del Protocollo no 18. Quanto a quest’ultimo punto, la Corte ricorda che ha già stabilito che, in merito al ruolo preponderante di una religione nella storia di un Paese, il fatto che, nel programma scolastico le sia accordato uno spazio maggiore rispetto alle altre religioni non costituisce di per sé un’opera d’indottrinamento. La Corte sottolinea altresì che un crocifisso apposto su un muro è un simbolo essenzialmente passivo, la cui influenza sugli alunni non può essere paragonata a un discorso didattico o alla partecipazione ad attività religiose.

Margine di discrezionalità
La Corte conclude dunque che, decidendo di mantenere il crocifisso nelle aule delle scuole pubbliche frequentate dai figli della ricorrente, le autorità hanno agito entro i limiti dei poteri di cui dispone l’Italia nel quadro del suo obbligo di rispettare, nell’esercizio delle proprie funzioni in materia di educazione e d’insegnamento, il diritto dei genitori di garantire tale istruzione secondo le loro convinzioni religiose e filosofiche; di conseguenza, non c’è stata violazione dell’articolo 2 del Protocollo no 1 quanto alla ricorrente. La Corte considera inoltre che nessuna questione distinta sussiste per quanto riguarda l’articolo 9.

Vedi il testo del comunicato stampa in italiano.

Sentenza (in francese):  http://tinyurl.com/6x6sr36

Opinione dissenziente
dei giudici Giorgio Malinverni (Svizzera) e Zdravka Kalaydjieva (Bulgaria)

1. Si rileva che la decisione presa a maggioranza ignora che laddove le corti supreme siano state invocate, ad esempio in Svizzera, Germania, Polonia ed Italia, esse si siano sempre pronunciate a favore della neutralità dello stato. L’art. 9 della convenzione impone agli Stati l’obbligo positivo di provvedere alla creazione di un clima di tolleranza e mutuo rispetto, obbligo del quale non si tiene conto con il rinvio al cristianesimo quale religione maggioritaria. Inoltre, la presenza del crocifisso nelle scuole pubbliche è autorizzata dai regi decreti del 1860, 1924 e 1928 nonché da una circolare fascista del 1922, il che ne rende dubbia la legittimazione democratica.

2. Viviamo in una società multiculturale in cui la protezione effettiva della libertà religiosa e del diritto all’istruzione richiedono da parte dello Stato la massima neutralità confessionale nelle scuole pubbliche e un insegnamento quanto più pluralistico possibile quali basi fondamentali della democrazia. L’articolo 2 del protocollo recita: “Lo Stato, nell’esercizio delle funzioni che assume nel campo dell’educazione e dell’insegnamento, deve rispettare il diritto dei genitori di provvedere a tale educazione e a tale insegnamento secondo le loro convinzioni religiose e filosofiche.” In altre parole, lo Stato è tenuto a fornire un’istruzione oggettiva, critica e pluralistica, in modo che le scuole diventino dei luoghi d’incontro per le più diverse religioni e filosofie, dove  gli alunni possano acquisire le necessarie nozioni sulle svariate tradizioni del pensiero umano.

3.  Sempre dall’articolo 2 del protocollo 1 si desume che la neutralità dello Stato non si limita ai contenuti d’insegnamento ma si estende a tutto il sistema scolastico e quindi, come indicato nel commento generale ai diritto del fanciullo dell’ONU, il diritto all’istruzione riguarda il processo educativo nel suo insieme, dai metodi pedagogici applicati alle strutture fisiche in cui tale insegnamento viene impartito. L’intero ambiente deve in tal senso essere pervaso da uno spirito di libertà e fratellanza, di pace e tolleranza, di eguaglianza fra i sessi e di amicizia fra i popoli, le etnie, le nazioni e religioni.

Anche la corte suprema del Canada definisce la scuola come parte integrante di un’educazione libera da discriminazioni – un ambiente in cui tutti godono dello stesso trattamento e dove tutti sono incoraggiati a partecipare al  meglio delle proprie possibilità.

4. La presenza di crocifissi nelle aule scolastiche, pur una realtà irrefutabile, può costituire una violazione della libertà religiosa, specie laddove venga imposto agli alunni. La corte costituzionale tedesca ha peraltro stabilito che nella società odierna vi debba essere spazio per le varie convinzioni religiose e che non si può risparmiare al singolo la vista dei relativi simboli o pratiche. D’altro canto lo Stato non deve a sua volta creare situazioni in cui gli individui non possano sottrarsi all’influsso di una determinata religione.

Concorde, nella fattispecie, il Tribunale federale nell’esigere che nelle scuole pubbliche la cui frequenza sia obbligatoria, debba vigere la massima neutralità confessionale  Non solo, ha addirittura precisato che lo Stato non può manifestare alcuna preferenza, nell’ambito dell’istruzione pubblica, per una determinata religione, sia essa praticata dalla maggioranza o meno dei cittadini, onde evitare che taluni possano sentirsi discriminati a causa dell’ostentazione di un simbolo a loro estraneo.

5.  Il crocifisso rappresenta indubbiamente un simbolo religioso, quantunque il governo italiano abbia insistito che la presenza del crocifisso nelle aule quale veicolo di valori universali caratterizzanti la civilizzazione italiana tutta, quali la tolleranza e il mutuo rispetto, potesse avere, in una prospettiva laica, una  funzione altamente educativa  - a prescindere dalla religione professata dagli alunni.

La libertà di religione negativa va intesa come garanzia a che non ci si veda esposti a simboli che richiede una tutela particolare proprio laddove sia lo Stato stesso ad ostentarli. Per quanto il crocifisso possa anche assumere connotazioni diverse, quella religiosa rimane predominante. La stessa corte di cassazione italiana aveva infatti contestato la tesi secondo cui simboleggiasse dei valori non inerenti alla fede cristiana.

6.  La presenza del crocifisso in aula è suscettibile di tangere la libertà di religione del bambino più che non lo possa fare, ad esempio, il fatto che la maestra indossi il velo islamico. Essa può, a differenza di un ente pubblico, appellarsi alla propria libertà religiosa: il modo di vestire di una dipendente pubblica confligge quindi meno con l’obbligo di neutralità dello Stato che non l’esposizione attiva di crocifissi da parte dello Stato stesso.

7. L’influenza del crocifisso nelle aule scolastiche non può essere paragonata alla situazione in altre istituzioni pubbliche quali ad esempio i locali elettorali o i tribunali. Nelle scuole sono infatti dei fanciulli a vedersi confrontati con lo stato sovrano, cioè dei soggetti sprovvisti del senso critico necessario a prendere le debite distanze dai messaggi trasmessi loro.

8. Per concludere, l’art. 2 del protocollo 1 e l’art. 9 della convenzione impongono allo Stato la più rigorosa neutralità confessionale non solo negli insegnamenti ma anche nell’ambiente scolastico più vasto. Nelle scuole dell’obbligo lo Stato non deve esporre gli alunni a simboli di una religione con cui non si identificano.

Traduzione riassuntiva a cura dell’ASLP del documento: http://www.echr.coe.int/echr/resources/hudoc/lautsi_and_others_v__italy.pdf, pag. 49 e segg.

Numero record di interventi
A norma dell’articolo 36 § 2 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e dell’articolo 44 § 2 del Regolamento della Corte Europea dei Diritto dell’Uomo, sono stati autorizzati a intervenire nella procedura scritta:

- trentatré membri del Parlamento europeo intervenuti congiuntamente.

- le organizzazioni seguenti non-governative: Greek Helsinki Monitor5; Associazione nazionale del libero Pensiero; European Centre for Law and Justice; Eurojuris; intervenuti congiuntamente: Commission internationale de juristes, Interights e Human Rights Watch; intervenuti congiuntamente: Zentralkomitee der deutschen Katholiken, Semaines sociales de France e Associazioni cristiane Lavoratori italiani.

- i Governi di Armenia, Bulgaria, Cipro, Federazione russa, Grecia, Lituania, Malta, Monaco, Romania e della Repubblica di San Marino.

Conseguenze per la Svizzera
La Svizzera ha sottoscritto ma non ratificato il protocollo aggiuntivo 1. La Cedu rimanda la questione alla giurisdizione degli Stati membri, cui accorda un ampio margine di discrezionalità.

Nella sua decisione 116 Ia 252 (1990), il Tribunale conferma che la presenza del  crocifisso nelle aule scolastiche lede il principio di neutralità dello Stato – non v’è al momento nessuna ragione perché la giurisdizione debba cambiare.

Posizione dell’ASLP


Triengen: Famiglia anti-crocifisso minacciata di morte

venerdì, 22 ottobre 2010

Dopo una settimana di insulti e diffamazioni, il padre di famiglia tedesco che aveva chiesto la rimozione di due crocifissi nelle scuole elementari di Triengen nel Lucernese batte in ritirata. A precipitare la decisione di lasciare il paese, l’arrivo di lettere minatorie anonime al suo domicilio.

E’ scandaloso vedere le stesse autorità negare a genitori  i loro diritti civili,  esponendoli all’ira di cattolici fanatici e ad un’onda apertamente xenofoba. Patrioti e credenti hanno fornito l’ennesima prova che sono capaci di tutto nel nome della croce, anche di distruggere un progetto di vita di una famiglia intera.  Con il loro silenzio le chiese si sono rese complici di questi misfatti.

Cristiani di Triengen – avete vinto, lasciate partire in “santa” pace David Schlesinger e i suoi cari.

L’ASLP ha assistito con incredulità a questa crociata contro la secolarizzazione ed invita tutti a  spedire al consiglio comunale di Triengen crocifissi e croci, affinché vengano distribuiti fra coloro che hanno partecipato alla “caccia alle streghe” degli ultimi giorni.
Indirizzo: Gemeinderat Triengen,  Oberdorf 2, 6234 Triengen

Triengen: Crocifisso sostituito con un simbolo “troglodita”

giovedì, 21 ottobre 2010

La settimana scorsa le autorità comunali di Triengen avevano annunciato che avrebbero dato seguito alla richiesta di un padre libero pensatore di rimuovere i crocifissi dalle classi frequentate dai suoi figli.

Nel frattempo v’è stato un ripensamento, tant’è che ieri hanno comunicato ai media che invece del crocifisso hanno deciso di appendere delle croci di pietra nei locali in questione.

Secondo Lukas Niederberger, ex pastore gesuita e teologo, la croce non sarebbe  peraltro un simbolo cristiano, ma piuttosto un segno utilizzato dagli uomini già nell’età della pietra.

Nella sentenza Lautsi v. Italia, la Corte europea dei diritti dell’uomo puntualizzava:  “La Corte non è in grado di comprendere come l’esposizione, nelle classi delle scuole statali, di un simbolo che può essere ragionevolmente associato con il cattolicesimo, possa servire al pluralismo educativo che è essenziale per la conservazione di una società democratica così come è stata concepita dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo (…).  L’esposizione obbligatoria di un simbolo di una data confessione in luoghi che sono utilizzati dalle autorità pubbliche, e specialmente in classe, limita il diritto dei genitori di educare i loro figli in conformità con le proprie convinzioni e il diritto dei bambini di credere o non credere. »

Toglie il crocifisso in classe – prof licenziato

domenica, 10 ottobre 2010

Canton VS

A Stalden (VS) un insegnante  è stato licenziato in tronco dopo un conflitto sorto intorno al crocifisso nella scuola secondaria locale.

Valentin Abgottson, presidente della sezione ASLP vallesana aveva rimosso il crocifisso dall’aula in cui insegna più di un anno fa – senza che ci fosse alcuna reazione da parte della direzione che pure ne era a conoscenza.  La quale non si è però fatta attendere quando ha confrontato le autorità cantonali e comunali con la sentenza del Tribunale federale in materia, risalente al 1990, che statuisce

“L’esposizione del crocifisso nelle aule delle scuole elementari non adempie alle esigenze di neutralità previste dall’art. 27 cpv 3 della Costituzione”.

Le autorità non si sentono peraltro in dovere di rispettarla, invocano la legge cantonale sull’istruzione pubblica, secondo cui:

Art. 3 Compito generale della scuola
La scuola vallesana sostiene le famiglie nell’educazione ed istruzione dei giovani. A tale scopo, collabora con le chiese ufficialmente  riconosciute.
Essa si impegna a sviluppare il senso morale e le facoltà intellettuali e fisiche dell’alunno, che prepara al suo essere persona umana e cristiana.

Per dettagli vedi l’articolo in tedesco parso sull’edizione domenicale del NZZ del 10.10.2010: http://www.frei-denken.ch/de/2010/10/fristlose-kundigung-nach-streit-um-kruzifix/

11.10.2010 Le Matin: http://www.lematin.ch/actu/suisse/licencie-cause-crucifix-333992
11.10.2010 Ticinonline: http://www.tio.ch/aa_pagine_comuni/articolo_interna.asp?idarticolo=590905&idsezione=9&idsito=1&idtipo=290

Canton LU

Nel canton Lucerna sembra profilarsi un compromesso in un caso simile che vede coinvolti un padre e le scuole elementari di Triengen. Dopo un primo rifiuto categorico, il preside ha infatti assunto toni più concilianti,  accettando di rimuovere il crocifisso dalle aule frequentate dai bambini del richiedente.

Dettagli nel NZZ di domenica, 10 ottobre 2010 (in tedesco): http://www.frei-denken.ch/de/2010/10/fristlose-kundigung-nach-streit-um-kruzifix/

Canton TI

All’inizio dell’anno in Ticino,  su istanza della chiesa cattolica, è riapparso il crocifisso nel corridoio della scuola di Cadro – in aperta violazione della sentenza emessa vent’anni fa dal Tribunale federale nei confronti dello stesso comune.
Per dettagli vedi il relativo comunicato stampa.

Arrestato: distruggeva croci sulle vette friborghesi

mercoledì, 17 marzo 2010

Un’inchiesta contro ignoti era stata avviata lo scorso autunno dalle autorità locali dopo che la croce sulla vetta del Vanil-Noir a Grandvillar era stata danneggiata in maniera irreparabile. L’autore, un 48enne del posto, è stato identificato questi giorni a seguito del secondo atto, la demolizione della croce sul Merlas in febbraio.

Leggi l’articolo su http://www.20min.ch/ro/news/romandie/story/14635762

La guida alpina, che non ha precedenti penali, è stata subito rilasciata dopo l’interrogatorio. L’uomo, cattolico non praticante deciso ad abbandonare la chiesa, ha dichiarato di aver agito per motivi ideologici e nell’intento di lanciare un dibattito pubblico. Sostiene infatti che la natura, essendo di tutti, vada tenuta libera da insegne religiose. Ora dovrà rispondere del duplice reato di vandalismo e offesa alla libertà di religione, accusa, quest’ultima, contestata dall’ASLP:

Le croci sulle vette sono un retaggio della tradizione delle genti montanare e come tali vanno rispettate, non per il loro simbolismo religioso. Diverso il discorso per i crocifissi che costeggiano le strade in molti cantoni. Essi rappresentano dei segni visibili della predominanza della fede cattolica, eretti perlopiù prima dell’introduzione della legge federale sulla pianificazione del territorio nel 1979 – e quindi a tuttoggi in attesa di formale regolarizzazione.

Italia: Croce sul monte Serva suscita una polemica

martedì, 16 marzo 2010

Una croce alta quasi 8 metri e del peso di 8 quintali sarà posta sul monte Serva, la montagna che si affaccia su Belluno. E scoppia la polemica. Anche perché, fra mille misteri e pochi chiarimenti, emerge che non si tratta di un comune simbolo cristiano ma di una croce di Dozulé, ormai sorte come funghi in moltissime aree dell’Europa e in altri continenti, a volte legate a fenomeni di fanatismo religioso.

Articolo su: http://gazzettino.it/articolo.php?id=94810&sez=NORDEST