Archivi per la categoria ‘Critica della religione’

“Fighting God” -Evento con David Silverman a Basilea

lunedì, 2 novembre 2015
"Fighting God" -Evento con David Silverman a Basilea

"Fighting God" -Evento con David Silverman a Basilea

Sabato, 07.11.2015 – 19.00 Ora

Hörsaal 1 – Pharmazentrum

Klingelbergstrasse 50

4056 Basel

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Domenica, 08.11.2015 – 14.00 bis 18.00 Ora

Zentrum Karl der Grosse

Kirchgasse 14

Zürich 

RSI – Combattere per la laicità

martedì, 21 agosto 2012

Atei militanti a Sottotiro

Le testimonianza di alcuni atei militanti italiani, che vivono in un paese dove la Chiesa pare avere un ruolo politico oltre che sociale e culturale. In Europa, nel 2012, davvero è necessario “combattere” per la laicità dello stato?  Confronto, affermazione, ricerca dei propri diritti in un ambito complesso e delicato, quello della fede… e non fede. Baobab  incontra  esponenti dell’UAAR e ASLP-TI.

http://www.rsi.ch/home/networks/retetre/baobab/2012/04/06/Atei.html

 

 

 

Germania, ebrei e musulmani uniti per la circoncisione

sabato, 14 luglio 2012

Un tribunale di Colonia aveva condannato questa pratica, definendola una vera e propria lesione fisica. Le due comunità religiose ribattono: “E’ un rituale antico, fondamentale per la nostra fede.” 

Leggi l’articolo su www.today.it

 

La polizia del pensiero. Orwell, l’Islam, la libertà di espressione e noi

sabato, 12 maggio 2012

In 1984, George Orwell si era inventato la “Thought Police”, la polizia del pensiero (nella traduzione italiana chiamata la psicopolizia), un espediente narrativo per fornire al sistema totalitario guidato dal Grande Fratello lo strumento di coercizione più invasivo che l’essere umano potesse immaginare e sopportare: il controllo del pensiero ventiquattr’ore su ventiquattro.(…) Che cosa c’entrano George Orwell e i sistemi totalitari del Novecento con l’ideologia militante dell’Islam radicale e la minaccia alla libertà di pensiero di cui parla questo saggio scritto da Paul Berman? A chiedercelo è Christian Rocca sulle pagine de Il Sole 24 Ore.it

Paul Berman è un intellettuale americano liberal e di sinistra da anni impegnato a spiegare come la battaglia contro l’Islam politico è la diretta continuazione della lotta contro gli altri totalitarismi del Novecento, il nazifascismo e il comunismo. In Terrore e liberalismo (Einaudi, 2004), Berman aveva illuminato con precisione la connessione ideologica tra l’islamismo, il nazionalismo arabo e i movimenti totalitari del ventesimo secolo. A poco a poco l’attenzione di Berman si è spostata sugli intellettuali del mondo libero, in particolare quelli che non sono stati capaci di individuare nell’estremismo islamico, e nemmeno nella dittatura nazionalista di Saddam Hussein, la versione moderna della minaccia totalitaria del secolo scorso. Affrontare e contrastare sul piano delle idee questo pericolo, secondo Berman, non è soltanto la cosa giusta da fare, ma quella moralmente doverosa. (….)

 

Pedofilia, l’inferno italiano

giovedì, 25 marzo 2010

Dalla Toscana a Bolzano, dai missionari ai catechisti: oltre 40 casi di molestie. Con le diocesi all’opera per fermare le indagini. La situazione nella vicina Penisola prima dell’intervento del papa, in un dossier de L’espresso in edicola da venerdì.

Vittime di preti pedofili si organizzano anche in Italia

martedì, 23 marzo 2010

Dopo decenni di silenzio, hanno detto basta con il silenzio. Gruppi di famiglie si sono mobilitati organizzando, per il 25 settembre, a Verona, il loro primo incontro. Ne da notizia L’altra città.org. Che chiama a raccolta tutti coloro che sono stati abusati, molestati, violentati dai sacerdoti in seminari e parrocchie. Un raduno che avrà come titolo “Noi vittime dei preti pedofili”, promosso anche con il contributo dell´Associazione “Antonio Provolo” di Verona, da decenni impegnata nel sostegno a bambini sordi, che lo scorso anno ha denunciato decine di casi di bambini abusati dai sacerdoti. Consegnando le loro testimonianze al settimanale L’espresso.

Vaticano: “Se casi certi, sì a giustizia ordinaria”

martedì, 12 gennaio 2010

Intervista del prefetto della Congregazione del Clero all’Osservatore “Fatti gravissimi e delittuosi, che feriscono profondamente la Chiesa”

Preti pedofili, la svolta del Vaticano “Se casi certi, sì a giustizia ordinaria”  >La Reppublica

Nessuna strumentalizzazione del concetto di razzismo per scopi antidemocratici

venerdì, 10 aprile 2009

Comunicato stampa concernente la conferenza Durban II

L’Associazione svizzera dei liberi pensatori invita la consigliera federale Calmy-Rey e il governo svizzero,  nel caso di una partecipazione della Svizzera al vertice ONU sul razzismo del 20-24 aprile a Ginevra, di sostenere le seguenti richieste:

Nessuna strumentalizzazione del concetto di razzismo per scopi antidemocratici

In particolare si deve contrastare energicamente ogni tentativo di qualificare come razzismo critiche su questioni religiose (così come fatto dal Consiglio dei diritti dell’uomo). Questi tentativi ledono la libertà di opinione e di espressione (art. 19 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo).

Si deve chiaramente distinguere tra libertà di credo dell’individuo, che va difesa in ogni modo, e tentativi di proteggere idee, pratiche e contenuti religiosi da legittime critiche.

Protezione di non credenti, politeisti e apostati

Nel paragrafo 10 del documento del 17 marzo 2009 sono menzionati esplicitamente come possibili vittime soltanto cristiani, ebrei e musulmani. La lista deve essere estesa anche ad altre categorie a rischio oppure omessa del tutto.

Nessuna denigrazione dell’occidente

Il paragrafo 10 del documento del 17 marzo 2009 dichiara l’anti-arabismo come sviluppo preoccupante. Questo concetto è da stralciare a meno che non venga condannato pure l’anti-occidentalismo.

Discriminazione a causa di lavoro o discendenza

In certe regioni dell’Africa e dell’Asia degli esseri umani vengono fortemente discriminati o addirittura minacciati di morte a causa del loro lavoro o della loro origine.

Questi Stati devono essere intimati di proibire per legge queste violazioni dell’art.7 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e sostenere con programmi nazionali o regionali la loro eliminazione.

Traffico degli esseri umani e schiavitù

Secondo dati di “Anti-Slavery-International” attualmente sono ridotti in schiavitù 2.7 milioni di esseri umani. In particolare quegli Stati africani e arabi, nei quali questa violazione dell’art. 4 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo viene ancora praticata, devono essere intimati di proibirla per legge e sostenere con programmi nazionali o regionali la sua eliminazione.

Pastafarianesimo

venerdì, 25 gennaio 2008

Il Pastafarianesimo (Flying Spaghetti Monsterism o Pastafarianism in inglese) è una parodia di religione creata per protestare contro la decisione del consiglio per l’istruzione del Kansas di insegnare il creazionismo nei corsi di scienze come un’alternativa alla teoria dell’evoluzione.

Questa “religione” ha avuto larga diffusione su Internet riunendo molti seguaci del Mostro degli Spaghetti Volante (che si fanno chiamare “Pastafariani” giocando sul termine Rastafariani) che rivendicano di essere stati toccati dalla “Sua Spaghettosa Appendice” (in inglese His Noodly Appendage) e pregano il verbo del loro “Signore Pastoso” come unica vera religione. Il Pastafarismo è una creazione di Bobby Henderson, laureatosi in fisica all’Oregon State University.

 Un adesivo “pubblicitario” per il paraurti dell’auto: Piu…

Islam: L’affare delle vignette

mercoledì, 21 novembre 2007

Offensivo per chi?

Su questo presunto scontro di civiltà e di culture pubblichiamo ampi stralci della lettera dell’amico Guido Bernasconi, che fa il punto alla situazione e mette i puntini sulle i dopo tanto cancan mediatico.

«(…) un organo di stampa della lontana Danimarca ha pubblicato una serie di vignette suppostamente umoristiche in cui è stato raffigurato il profeta dell’islam preso ad emblema dell’attitudine aggressiva di una minoranza rumorosa – ma comunque consistente – del mondo musulmano.
Non manca d’esser curioso il fatto che gran parte della gente che è scesa in piazza non ha avuto modo di vedere le vignette: non nell’edizione originale né in eventuali copie le quali comunque, sarebbero state sacrileghe anche se riprodotte a scopo… pedagogico. Di fatto le masse fanatizzate si sono mobilitate sul sentito dire: offese nei propri sentimenti religiosi “per procura”, hanno vissuto il loro momento eroico sentendosi una volta tanto protagoniste.
Le manifestazioni di intolleranza religiosa fanno un certo effetto, oggi, poiché coinvolgono un’Europa che credeva d’essere al di sopra o al di fuori di conflitti di tale natura, ma non sono per nulla infrequenti nel resto del mondo: ce n’è per tutti i gusti, nello Sri-Lanka, nell’Afghanistan, nel Pakistan, nei vari Stati dell’Unione Indiana, nelle Filippine, in Indonesia…ove induisti, musulmani, buddisti e anche cristiani se la danno di santa ragione in modo ricorrente.
Se i fenomeni ai quali assistiamo in questi giorni suscitano una certa inquietudine, non meno preoccupante è la posizione assunta dalla generalità dei “responsabili” politici europei: tutti pronti a proclamare l’irrinunciabilità dei “nostri” valori e dei diritti che ne discendono, tutti altrettanto pronti a relativizzarne l’estensione sulla base di criteri d’opportunità. (Libertà sì, ma limitata!).
Orbene, quando si afferma che occorre rispettare la libertà di coscienza (e quindi anche la libertà di credenza: di qualsiasi credenza!) è doveroso non equivocare: il rispetto non va alla credenza bensì solo alla libertà. Questo “rispetto” non può tradursi nel divieto di esprimere opinioni critiche sulle questioni religiose, soprattutto allorché sono le organizzazioni confessionali che si rivolgono al pubblico con ogni mezzo propagandistico, a scopo di proselitismo,
Quando si ammette che non è lecito offendere i sentimenti altrui (segnatamente quelli religiosi) ci si pone su una china pericolosa che può condurre molto lontano.
In effetti , il giudizio sull’esistenza, la natura e la portata dell’oltraggio sembra essere di esclusiva pertinenza dell’offeso e dipende dalla sua “sensibilità”.
Numerosissimi sono gli episodi che illustrano come la sensibilità degli uomini di fede si tramuti, spesso, in suscettibilità e come questa si traduca, sempre, in atti di intolleranza.
Confrontati con reazioni intolleranti, i fautori del “dialogo interconfessionale” sono disposti a capirle – quando non a giustificarle – prendendo per buona la scusa che esse sono delle risposte, magari sproporzionate, a delle provocazioni.
Poiché quest’anno ricorre il 240′esimo anniversario della morte del cavaliere de La Barre vale la pena di ricordare ch’egli commise la provocazione di non scoprirsi il capo e di non farsi il segno della croce allorché si trovava a venticinque passi (tanti ne furono contati) dal passaggio della processione del “Corpus domini”. Per questo fu imprigionato, torturato e infine decollato; il suo corpo venne dato alle fiamme. Era il 1° di luglio del 1766. Jean François La Febre de La Barre aveva diciannove anni, fu castigato avendo dato scandalo…per omissione! Il fatto è che i tempi sono cambiati, anche se la mancata partecipazione ad un atto di devozione che tutti gli altri compiono può essere intesa come una ostentazione irreligiosa – dunque oltraggiosa! – da parte del renitente. Non si finisce più sul patibolo come un tempo ma, fino a non molti anni fa i nonconformisti erano soggetti ad una sorta di riprovazione da parte dei benpensanti.

Circa le recenti manifestazioni dei musulmani si deve ancora rilevare la sollecitudine con cui i rappresentanti delle altre confessioni religiose, pur denunciando gli “eccessi” compiuti dai seguaci di Maometto, hanno riconosciuto il carattere offensivo delle vignette: e non per il loro specifico messaggio, bensì per la natura blasfema della raffigurazione del “profeta”. (Per altro il divieto delle immagini ha solo la funzione di evitarne il culto ed, evidentemente, non sono delle vignette umoristiche suscettibili di promuovere l’idolatria.)

L’acquiescenza nei confronti delle pretese totalitarie dei fondamentalisti rientra nella strategia di “dialogo” perseguito dai credenti giudaico-cristiani, ovvero: all’insegna del motto “è dando che si riceve” i fondamentalisti cristiani ed ebrei auspicano che i loro omologhi islamici si attengano, in materia di rispetto del sentimento religioso, al criterio della reciprocità. E ciò allo scopo di rendere universalmente inquestionabile ogni genere di attitudine teista.
Da qui a ritenere peccaminosa e quindi condannabile (e perseguibile!) l’espressione di opinioni “non conformi” al totalitarismo fideista, il passo è breve. Su questa strada, in futuro non molto lontano, agli atei, agli agnostici, agli indifferenti verrà permesso di rimanere tali a condizione che non manifestino esteriormente la loro posizione: perché non possano dare scandalo.
In prospettiva, nel coro di coloro che cantano le lodi al dio, sarà permesso solo di non cantare, purché si muovano le mascelle fingendo di farlo.
Occorre dunque, perché questo scenario non si verifichi rispondere con la decisione che si impone alla rinnovata offensiva dell’internazionale fideista(…)»

D’altra parte, come dice Michel Onfray, il sostrato dei monoteismi è lo stesso e come già sosteneva Abi Tahir, condottiero di una corrente ismaelita, che nel gennaio 930 s’impadronì e saccheggiò La Mecca: «In questo mondo, tre individui hanno corrotto gli uomini, un pastore [Mosè], un guaritore [Gesù] e un cammelliere [Maometto]. E questo cammelliere è stato il peggior illusionista, il peggior prestigiatore».

E. Z.