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La laicità minacciata in Svizzera e nel Ticino

sabato, 23 ottobre 2010

I Liberi pensatori lanciano un appello per la difesa della neutralità delle istituzioni in materia religiosa:

Le forze politiche e culturali del Paese che si richiamano alla laicità devono mobilitarsi di fronte ai sempre più insistenti attacchi delle cerchie confessionali che mettono in discussione il principio della separazione tra lo Stato e la chiesa . È questo il messaggio uscito dall’assemblea della Associazione svizzera dei liberi pensatori – Sezione Ticino che si è tenuta presso le Cantine Valsangiacomo a Mendrisio ed i cui lavori sono stati diretti dall’ex-consigliere di Stato Benito Bernasconi alla presenza, tra gli altri, del direttore del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport Gabriele Gendotti, intervenuto come socio dell’associazione e non come ministro, ha tenuto a precisare.

A fornire lo spunto per una intensa discussione è stata la relazione del presidente della Aslp-Sezione Ticino Roberto Spielhofer il quale ha elencato i punti salienti del lavoro svolto nell’ultimo anno, lavoro che si è concentrato su tre fronti: la presenza di simboli religiosi nei luoghi pubblici e, in particolare, nelle scuole richiamando il caso di Cadro, dove il crocefisso era riapparso nonostante la sentenza del Tribunale federale nel 1990 che ne aveva ordinato la rimozione (in merito è stata espressa piena solidarietà al docente vallesano recentemente licenziato per aver rifiutato di riappendere il simbolo religioso che aveva rimosso dalle pareti dell’aula dove insegnava), la discussione sull’insegnamento del fatto religioso nella scuola pubblica  che i Liberi pensatori contestano e i rapporti finanziari tra lo Stato e le chiese. A questo tema è dedicato un atto parlamentare recentemente inoltrato da alcuni granconsiglieri al Consiglio di Stato con il quale si chiedono informazioni circa gli effetti di una recente disposizione di legge che consente la deducibilità fiscale delle devoluzioni a favore di parrocchie e altre istituzioni religiose.

I Liberi pensatori – ha ricordato ancora Spielhofer – attendono pure le risposte che il Consiglio di Stato fornirà sulle modalità che sono state adottate per condurre il censimento federale 2010, modalità che sollevano perplessità circa la possibilità di disporre di un quadro attuale degli orientamenti religiosi della popolazione e sulla già citata questione dell’insegnamento religioso riguardo, in particolare, alla sua costituzionalità.

Dalle riflessioni che sono seguite partendo da questi temi è emersa la preoccupazione di fronte al crescente cedimento di una larga fascia del mondo politico che si dovrebbe ispirare ai principi laici verso le pretese delle cerchie religiose. Un cedimento che si manifesta pure sul piano culturale e che caratterizza il mondo dell’informazione. Le ragioni della cultura laica e, in particolare, delle forme di pensiero che si richiamano alle visioni del mondo atee e  agnostiche che pure sono una componente essenziale della società moderna e contemporanea sono trascurate quando non ignorate, mentre largo spazio è concesso agli ambienti religiosi e ciò è particolarmente evidente nei programmi dei media pubblici.

Tale stato di cose non è casuale. Lo ha rilevato, nel suo intervento, proprio il già citato Gabriele Gendotti per il quale viviamo un momento molto difficile nel quale ‘il mondo sta tornando indietro’. Si preparano, secondo il consigliere di Stato, ‘periodi molto bui che rimandano al clima che aveva caratterizzato l’inizio del secolo scorso’. Per questo Gendotti ha invitato i Liberi pensatori ad attivarsi e a guardare avanti al di là delle questioni di dettaglio per fare sentire la loro voce nel dibattito in corso e che è caratterizzato da segnali preoccupanti. Devono far meditare, secondo Gendotti, dichiarazioni come quella della cancelliera tedesca Angela Merkel secondo la quale la politica di integrazione delle altre culture nelle società occidentali sarebbe fallita, società occidentali la cui identità sarebbe da identificare in quella cristiana. Anche in Ticino vi sono oggi sempre più politici per i quali il relativismo che rappresenta l’essenza del pensiero liberale e democratico non avrebbe alcun fondamento.

Per ridare vigore e centralità alla cultura laica sono state avanzate, all’interno dei numerosi interventi che hanno animato l’assemblea, diverse proposte che saranno esaminate dal comitato. Tra queste quella, non nuova, di disporre di adeguati spazi nei programmi della RSI come era stato rivendicato a suo tempo dall’allora sindaco di Biasca Alfredo Giovannini. accanto alla promozione di appuntamenti pubblici nel Paese invitando esponenti di spicco del pensiero scientifico e  e filosofico laico.

Ct. TI: Critica al principio e alla modalità dell’introduzione della “storia delle religioni”

giovedì, 5 agosto 2010

COMUNICATO del 5 agosto 2010

La Sezione ticinese dell’Associazione svizzera dei Liberi pensatori ritiene doveroso tornare sul principio e sulle modalità dell’introduzione della “storia delle religioni” come nuova materia di insegnamento, in alcune sezioni della scuola media. La prevista ‘riforma’ è palesemente il risultato delle pressioni degli ambienti confessionali sui responsabili della scuola pubblica a seguito del progressivo e inarrestabile calo delle adesioni da parte delle famiglie ai corsi di catechismo (i quali, peraltro, sono a carico dello Stato e quindi di tutti i contribuenti pur essendo gestiti dalle Chiese cattolica ed evangelica). Con una manovra neppure tanto nascosta e con la connivenza – cosciente o, peggio, inconsapevole – dell’esecutivo cantonale (che dovrebbe essere invece il tutore della laicità dello Stato), si sta tentando di sdoganare un insegnamento religioso camuffandolo da insegnamento storico. L’esperimento nasce, non a caso, da un accordo di vertice tra il capo del DECS Gabriele Gendotti e i responsabili delle due comunità religiose citate.

Si sta, in altre parole, cercando di far rientrare dalla finestra ciò che il buon senso e il rispetto della tolleranza e della laicità avevano giustamente messo alla porta.

La Sezione Ticino dell’ASLP non ha mai approvato le modalità con le quali è stata pianificata la citata sperimentazione. Dopo che la questione, a seguito delle iniziative parlamentari Dedini e Sadis, era stata esaminata da un gruppo di lavoro, aperto pure ai non credenti tramite i rappresentanti dei Liberi pensatori, nella fase attuativa, cioè quella legata all’elaborazione dei programmi, i Liberi pensatori sono stati puramente e semplicemente esclusi. Questo aspetto era stato fatto notare al direttore del DECS Gabriele Gendotti, il quale aveva precisato che questo compito specifico era stato affidato ad un gruppo di esperti in ambito didattico e pedagogico.

Ciò non ha impedito, comunque, che le cerchie confessionali vi fossero ampiamente rappresentate e ascoltate.

Il risultato di queste modalità, a dir poco inedite, è un corso di “storia” delle religioni che si configura come corso di catechismo cristiano camuffato da corso storico. Un corso che, in pratica, si esaurisce nella lettura e l’esegesi delle cosiddette “sacre scritture”.

La miglior prova che anche i promotori della sperimentazione concepiscano il corso come un insegnamento di natura religiosa, e certamente non di natura storica, risiede nel fatto che in una parte delle classi toccate dalla sperimentazione gli allievi (o, per meglio dire, le loro famiglie) saranno obbligati ad optare o per l’istruzione catechistica “classica” o per il corso di “storia” delle religioni. In questo senso, la nuova materia viene quindi valutata dagli stessi promotori come alternativa (e quindi equipollente) ad un corso religioso; se fosse stata intesa come insegnamento di natura storica, non si comprenderebbe come gli allievi che opteranno per il catechismo debbano essere esentati dal corso di “storia” delle religioni.

La natura religiosa del corso che si sta tentando, con scarso rispetto per l’intelligenza della gente, di sdoganare come insegnamento di natura storica mette pesantemente in discussione la costituzionalità di questa iniziativa. L’ASLP si riserva quindi di verificare attentamente l’evoluzione della sperimentazione e di chiedere al Tribunale federale una verifica della costituzionalità di questa stravagante sperimentazione.

Neppure la modalità di scelta degli insegnanti è avvenuta nel rispetto dell’imparzialità di formazione specifica in quanto il concorso – diversamente da quanto il capo del DECS aveva assicurato – è aperto (a questo punto si potrebbe dire “destinato”…) anche ai laureati della facoltà di teologia di Lugano, istituto di dichiarata base cristiano cattolica.

I Liberi pensatori non hanno mai condiviso la necessità di caricare ulteriormente il programma scolastico. Il fatto religioso, in effetti, come tutte le altre espressioni dell’attività umana, per chi ha una visione laica della vita e della società, può tranquillamente rientrare all’interno di discipline già esistenti (storia, letteratura, storia dell’arte, filosofia, ecc.).

Le molte questioni aperte impongono, come minimo, che l’esperimento possa essere monitorato da subito attraverso la costituzione di un gruppo misto all’interno del quale siano anche rappresentati i non credenti. Questi ultimi costituiscono, dati dell’ultimo censimento alla mano, almeno il 10 per cento della popolazione svizzera. Il loro numero, alla luce di dati ancora più recenti dell’Osservatorio delle religioni, sarebbe addirittura ancora maggiore ponendo la categoria di chi dichiara di non appartenere ad alcuna religione al terzo posto, da un profilo numerico, rispetto ai cattolici e agli evangelici e davanti ai musulmani la cui consistenza non supera il 5 per cento di chi vive in Svizzera. Questa rivendicazione sarà inoltrata al Dipartimento dell’educazione della cultura e dello sport.

Per l’ASLP – Sezione Ticino:

il presidente: Roberto Spielhofer

il segretario: Giovanni Barella

Ct. TI: Via il crocifisso dalla scuola di Cadro!

giovedì, 4 febbraio 2010

Crucifisso a Cadro!

COMUNICATO STAMPA

L’Associazione Svizzera dei Liberi pensatori – Sezione Ticino, ha appreso con stupore dalle colonne del Giornale del Popolo che un oggetto religioso, il crocifisso, è stato appeso sulle pareti delle scuole elementari di Cadro, senza che del fatto siano stati informati il corpo insegnante e i genitori degli allievi. Sempre stando a quanto riferisce il foglio della Curia, l’iniziativa sarebbe stata presa dal Municipio che si è supinamente adeguato all’invito della
locale parrocchia.
Si tratta, a non avere dubbio, di un gesto provocatorio che mira ancora una volta a mettere  in discussione il principio della laicità delle istituzioni pubbliche, come la scuola, e quello della
separazione tra lo Stato e le chiese sulla quale si fonda lo Stato di diritto. Tale azione è offensiva nei confronti dei bambini di altra religione che frequentano la scuola e di coloro che non si
considerano membri di una comunità fideistica pur essendo cittadini a pieno titolo di questo Paese.
L’atto va inoltre considerato  provocatorio anche  perché è stata scelta la scuola di Cadro, istituto al centro della  nota sentenza del Tribunale federale risalente al 1990, con la quale la massima
corte aveva ordinato la rimozione dell’oggetto religioso  dalle pareti delle aule scolastiche di quel Comune. Non è del resto casuale che il tutto faccia seguito alle polemiche sviluppatesi in Italia
dopo la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo che è giunta alle medesime conclusioni alle quali era arrivato, vent’anni fa, il Tribunale federale.
Quanto sta avvenendo a Cadro si inserisce nel quadro di una offensiva messa in atto da qualche  tempo dalle forze confessionali che mirano, su scala nazionale e non solo cantonale, a riconquistare la loro influenza sulla comunità civile. si pensi alle proposte per la ‘privatizzazione’ delle spese per l’aborto e per la condanna del suicidio assistito nel pieno disprezzo dei diritti degli individui e
delle loro intime convinzioni.
Anche in base a queste considerazioni i Liberi pensatori auspicano che le autorità superiori abbiano a intervenire rapidamente perché siano ristabiliti all’interno della scuola di Cadro l’ordine vigente
e  le regole del diritto sancite dalla legge.

PER L’ASSOCIAZIONE SVIZZERA DEI LIBERI PENSATORI
SEZIONE TICINO
IL PRESIDENTE

ROBERTO SPIELHOFER

http://www.gdp.ch/articolo.php?id=899

Per una Svizzera laica e tollerante

giovedì, 3 dicembre 2009

Al momento non sono ancora disponibili analisi dettagliate dei risultati della votazione sui minareti. Da notare che un’indagine svolta da Isopublic nell’aprile 2009 aveva rilevato una maggiore tendenza a respingere l’iniziativa fra le persone non appartenenti ad una confessione (60%) rispetto a protestanti (51%) e cattolici (43%). reformiert.

Secondo il politologo Michael Hermann la propensione a vietare i minareti tenderebbe a diminuire fra le persone aconfessionali e nelle aree in cui la religione assume un’importanza secondaria. NZZ 2.12.2009

Il dialogo interreligioso è fallito

All’indomani della votazione si stanno levando numerose voci che reclamano un’intensificazione del “dialogo fra le religioni”. Sforzi di questo genere non valgono granché.

La “settimana delle religioni” organizzata nel novembre 2009 dalla comunità interreligiosa di lavoro (IRAS – COTIS) ha dimostrato che la gente non è molto interessata al tema. Inoltre, gli organizzatori hanno rifiutato di segnalare nel loro calendario ufficiale il ciclo di conferenze tenute in diverse città dai Liberi Pensatori Svizzeri durante lo stesso periodo.

Il “Consiglio delle Religioni”, istituito come veicolo di comprensione, si sta sempre più trasformando in lobby decisa a influire sull’agenda politica del Governo.

I rappresentanti del cosiddetto “dialogo” fra i vari credo vivono in universo immaginario. Prova ne è la richiesta avanzata dalla comunità islamica di Lucerna giusto poche settimane prima della votazione di essere ufficialmente riconosciuta come quarta “chiesa” cantonale a tutti gli effetti. I media ne hanno dato notizia senza mettere minimamente in discussione una richiesta a dir’ poco anacronistica NZZ

Soltanto uno Stato laico è garante di tolleranza e uguaglianza. Ecco perché è importante, oggi più che mai, privatizzare le religioni.

Reta Caspar, sede centrale ASLP, Berna

Commentaire sur l’interdiction des minarets

lunedì, 30 novembre 2009

L’ASLP regrette que la constitution fédérale laïque (mis à part l’introduction du préambule) sera alors complétée d’un article spécifique à la religion.

Non à l’intégration par la religion

L’ASLP est convaincue que les acquis du siècle des Lumières en Europe ont marqués durablement la culture actuelle et ont supplanté de nombreux éléments cléricaux chrétiens. Une société séculaire, pluraliste et démocratique peut en faire de même avec l’islam. Ainsi l’intégration par la religion ne doit pas être une stratégie gouvernementale. L’ASLP mise ici sur les outils éprouvés (héritage des Lumières et éducation) et sur l’engagement mutuel en matière de tolérance et de respect.

Non aux prestigieuses constructions

L’ASLP exige que les édifices religieux doivent correspondre à un besoin régional. Les prestigieuses constructions ne doivent pas être autorisées.Dans l’ensemble il existe trop d’édifices religieux en Suisse qui ne sont plus utilisés comme il se devrait. L’association suisse de la liberté de pensée est de l’avis que la revalorisation, la transformation et enfin la démolition d’édifices religieux inutilisés ne doivent pas être tabou du point de vue des contribuables concernés.

Basta crocifissi nelle scuole: Lettera tipo per genitori

giovedì, 5 novembre 2009

Richiesta di rimozione del crocifisso dall’aula

La legge federale è univoca al riguardo e vieta il crocifisso nelle scuole pubbliche.
È tuttavia necessario che genitori coraggiosi intervengano presso gli insegnanti per far valere i loro diritti.

In caso di problemi non esitate a rivolgervi al nostro ufficio di Berna.

Gentile Signora/Egregio Signor …..

Mio figlio / Mia figlia ________________frequenta la _____classe presso la scuola ___________di _____________.

In virtù della sentenza del Tribunale federale del 26 settembre 1990 (DTF 116 Ia 252) vi invito ad allontanare il crocifisso dalla relativa aula.

Un tale provvedimento non è dettato soltanto dal rispetto nei confronti di quegli alunni cui, in quanto rappresentanti di una minoranza, non è mai stato concesso il diritto di esporre i simboli del loro credo nei luoghi pubblici. E’ soprattutto espressione della laicità che caratterizza lo Stato democratico e moderno, vincolato all’obbligo di neutralità confessionale.

Personalmente non tollero che mio figlio/mia figlia debba seguire le lezioni con di fronte la croce, segno anche del proselitismo cristiano. D’altronde bambini e ragazzi hanno il diritto, sancito dall’art. 15 della costituzione federale, di affermare  liberamente e senza discriminazioni le proprie concezioni del mondo. Un arredo delle strutture scolastiche neutrale e privo di riferimenti religiosi  ne costituisce la miglior garanzia.

Cordiali saluti

Nessuna strumentalizzazione del concetto di razzismo per scopi antidemocratici

venerdì, 10 aprile 2009

Comunicato stampa concernente la conferenza Durban II

L’Associazione svizzera dei liberi pensatori invita la consigliera federale Calmy-Rey e il governo svizzero,  nel caso di una partecipazione della Svizzera al vertice ONU sul razzismo del 20-24 aprile a Ginevra, di sostenere le seguenti richieste:

Nessuna strumentalizzazione del concetto di razzismo per scopi antidemocratici

In particolare si deve contrastare energicamente ogni tentativo di qualificare come razzismo critiche su questioni religiose (così come fatto dal Consiglio dei diritti dell’uomo). Questi tentativi ledono la libertà di opinione e di espressione (art. 19 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo).

Si deve chiaramente distinguere tra libertà di credo dell’individuo, che va difesa in ogni modo, e tentativi di proteggere idee, pratiche e contenuti religiosi da legittime critiche.

Protezione di non credenti, politeisti e apostati

Nel paragrafo 10 del documento del 17 marzo 2009 sono menzionati esplicitamente come possibili vittime soltanto cristiani, ebrei e musulmani. La lista deve essere estesa anche ad altre categorie a rischio oppure omessa del tutto.

Nessuna denigrazione dell’occidente

Il paragrafo 10 del documento del 17 marzo 2009 dichiara l’anti-arabismo come sviluppo preoccupante. Questo concetto è da stralciare a meno che non venga condannato pure l’anti-occidentalismo.

Discriminazione a causa di lavoro o discendenza

In certe regioni dell’Africa e dell’Asia degli esseri umani vengono fortemente discriminati o addirittura minacciati di morte a causa del loro lavoro o della loro origine.

Questi Stati devono essere intimati di proibire per legge queste violazioni dell’art.7 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e sostenere con programmi nazionali o regionali la loro eliminazione.

Traffico degli esseri umani e schiavitù

Secondo dati di “Anti-Slavery-International” attualmente sono ridotti in schiavitù 2.7 milioni di esseri umani. In particolare quegli Stati africani e arabi, nei quali questa violazione dell’art. 4 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo viene ancora praticata, devono essere intimati di proibirla per legge e sostenere con programmi nazionali o regionali la sua eliminazione.