Ciao Roberto Spielhofer (1932-2015)

Se ne è andato discretamente, come sempre ha vissuto ed agito, Roberto Spielhofer; prima presidente poi presidente onorario della nostra associazione. un libero pensatore autentico tanto saldo nelle proprie convinzioni quanto moderato nei termini e nel comportamento.Roberto sapeva farsi voler bene in maniera naturale, con la sua parola sempre ben ponderata con il suo atteggiamento disposto all’ascolto, con la) sua presenza gentile ed elegante ma al tempo stesso consapevole, decisa e documentata.
Ci ha lasciati alla soglia degli ottantadue anni, divenuto ormai assai fragile ma sempre attento e presente nella vita
del Libero Pensiero. Con quella sua figura slanciata, magro come un chiodo, lo Spilunghofer per dirla con la definizione degli amici, era un cosmopolita integrale. Lo era per sua propria indole, ma lo era anche per quel miscuglio generazionale che gli aveva dato i natali.
La madre inglese e il padre di Lucerna, con una nonna francese della Bretagna ed un nonno scozzese. E si sa, scozzesi e bretoni han convinzioni tenaci, resistenti. Pacato nei termini, elegante nei modi, Roberto è stato un libero
pensatore alieno da compromessi, vero difensore di quella laicità da tanti vantata a parole ma poi mortificata nei fatti a suon di compromessi e genuflessioni. Sotto la sua presidenza è rinata la pubblicazione che era stata abbandonata negli anni Novanta e l’associazione ha ricevuto nuovo slancio con alcune piccole vittorie come ad esempio l’abbandono di quel cavallo di Troia che sarebbe stata la cosiddetta storia delle religioni, materia per fideisti travestiti che si voleva obbligatoria nella griglia scolastica del secondo biennio dell’obbligo.
Per ripercorrere la vita di Roberto facciamo capo al saluto rivoltogli da queste pagine in occasione del suo ottantesimo compleanno.
Il padre, Martino, come detto era lucernese. Ma alle acque del Lago dei Quattro Cantoni preferì quelle del… quinto cantone, il Ticino; ed approdò sulle rive del Ceresio a Lugano. Qui prese in gestione un albergo, l’Avalon, poco sotto la stazione del trenino che conduce a Ponte Tresa. Il turismo stava sbocciando in Ticino ed a Lugano, ma invece dei
fiori fu la seconda guerra mondiale a scoppiare; e Roberto ricordava di quando bambino udì il portiere del loro albergo uscire in giardino ad annunciare l’invasione della Polonia da parte di Hitler. Il padre ritenne allora che di turismo non se ne sarebbe parlato più per un bel pezzo e riattraversò le Alpi andando a finire a Berna. Ma Berna non dovette dare grandi soddisfazioni a Martino Spielhofer che, dopo un’ulteriore parentesi a Zurigo, decise nuovamente di indirizzarsi a sud.
Caso vuole che la famigliola trovò dimora nella casa appartenuta a Romeo Manzoni, autore, fra gli altri scritti, del “”Virus Religiosum” oggi da poco ristampato per le Edizioni La Baronata. Un virus che mai attecchì in Roberto, alieno non tanto al prete in quanto persona ma al simbolo antiscientifico, fideistico, illiberale che rappresenta e la cui parola cerca di diffondere.
E a dimostrare quanto fosse immune al virus religioso possiamo chiosare che ha poi abitato a…. Paradiso, per di più in via Giuseppe Cattori (conservatore baciapile il cui unico merito fu probabilmente quello di aver favorito l’ingresso di Guglielmo Canevascini nel governo ticinese) per spegnersi infine alla… Beata Vergine di Mendrisio.
Ma caro Roberto tu per noi non ti sei spento affatto, brilli con la tua luce laica nei nostri pensieri di gratitudine, riconoscenza e simpatia verso un uomo che ha promosso il pensiero a ragione di vita, di condotta portando la libertà che ne discende a norma di vita.
A due settimane dal tuo 82-mo compleanno, con l’innata signorilità che ti ha sempre caratterizzato, ci hai lasciati, in punta di piedi, quasi a volerci lasciare un messaggio di pacata sobrietà in una realtà purtroppo molto rumorosa e sempre più superficiale.
Nel 2003, nel momento in cui avevi ripreso le redini della Associazione svizzera dei Liberi Pensatori, sezione Ticino,
rilanciandola con entusiasmo e convinzione, con tenacia e determinazione, avevi rilasciato un’intervista alla Regione Ticino (11 giugno 2003) che così iniziava: “È più facile credere che pensare. Pensare è pericoloso, potrebbe obbligare all’abbandono di comode, presunte certezze”.
È con questa frase, che in sé racchiude l’essenza del Libero Pensiero, che ti vogliamo salutare, in uno storico momento in
cui si stanno purtroppo combattendo cruenti conflitti fra fanatismi e intolleranze di ogni genere.
Viva Roberto Spielhofer, viva il Libero Pensiero
I tuoi amici Alfredo e Michele assieme a tutti i Liberi Pensatori
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