Il futuro dell’insegnamento religioso

COMUNICATO STAMPA

L’Associazione dei liberi pensatori-Sezione Ticino ha preso atto delle proposte del direttore del Dipartimento dell’educazione e della cultura Manuele Bertoli in merito al futuro dell’insegnamento religioso nella scuola pubblica.
Al di là del merito, riguardante un tema estremamente delicato in questo Paese, i Liberi pensatori non possono non apprezzare la volontà del consigliere di Stato di non appesantire la griglia oraria degli allievi delle scuole medie, già notevolmente carica. Dopo questa prima osservazione, comunque fondamentale, l’Aslp-Ti non può non rilevare lo sforzo compiuto dal dipartimento nel tentativo di equilibrare i diversi interessi in campo. Manuele Bertoli ha chiesto un sacrificio alle chiese per poter inserire nel programma sia l’insegnamento confessionale sia quello della cosiddetta storia delle religioni e quello, altrettanto importante, della civica. I promotori dell’iniziativa per l’insegnamento della civica sono già insorti, probabilmente non molto in chiaro sui principi del nostro Stato di diritto, per dire che comunque la civica non dovrà andare a scapito dell’insegnamento religioso. A sua volta il vescovo della diocesi di Lugano dalle colonne del foglio di sua proprietà ha lasciato intendere che l’insegnamento confessionale (pagato da tutti i contribuenti ticinesi, non credenti compresi) non si tocca.
Non sembra insomma esserci spazio per il compromesso voluto, con acume politico ed intelligenza, da Manuele Bertoli. Forse, a dare ancora maggiore fastidio, ė il fatto che l’insegnamento della storia delle religioni, secondo il progetto dipartimentale, dovrà essere affidato agli insegnanti di storia. Una premessa essenziale, a nostro avviso, quale garanzia della laicità e dell’imparzialità delle lezioni.
I Liberi pensatori, pur mantenendo la loro opposizione di fondo contro le intromissioni confessionali nella scuola pubblica, ritengono la proposta in oggetto meritevole di attenzione. Quanto, poi, alle lezioni di storia delle religioni, nel rispetto della loro scientificità, si ritiene altresì che uno spazio congruo debba essere concesso pure alla critica del fatto religioso da un punto di vista materialista, ateo ed agnostico.
In ogni caso, alla luce delle granitiche posizioni già espresse dalle parti interessate, i Liberi Pensatori ribadiscono di ritenere accettabile che l’ora facoltativa attualmente appannaggio del catechismo possa avere come alternativa l’ora di storia delle religioni, potendo l’allievo o sceglierne una o rinunciare ad entrambe. In caso contrario si ritiene preferibile tornare allo status quo ante la cui tendenza è chiara: progressiva diserzione da parte degli allievi e rinuncia a venire indottrinati.

2 Commenti a “Il futuro dell’insegnamento religioso”

  1. Sascha scrive:

    Sono un futuro insegnante di Storia delle religioni e sono personalmente deluso dalla vostra posizione lassista e, a mio modo di vedere, incoerente con l’idea di libero pensiero. In quanto liberi dovreste militare per un affrancamento dello stato laico dalle inferenze politiche ed economiche della chiesa cattolica. Ricordo che l’enciclopedia dei fondamentalismi dell’università di Chicago definisce Comunione e Liberazione una setta fondamentalista. In quanto liberi e pensatori trovo inaccettabile che scendiate a patti con delle posizioni intransigenti e antidemocratiche come quelle che il cattolicesimo ticinese sta dimostrando da più anni su questo argomento. Può esistere un pensiero religioso nello stato; anzi non può non esistere dopo il falimento del modello repubblicano in Francia. Ma un dialogo tra laicismo e comunità religiose va fatto su di un terreno neutro che abbia come obbiettivo il pluralismo: la scuola deve quindi proporre la storia delle religioni, mentre l’insegnamento confessionale, i corsi di yoga e di danza rap devono essere proposti al di fuori dell’orario scolastico. Questo è un principio a cui uno stato che si dice laico non può rinunciare. Da parte vostra, inoltre, si invita alla rilfessione di quello che chiamate ‘fatto religioso’ ma che poi riducete al pari di un insegnamento confessionale proponendo che l’allievo scelga uno o l’altro o nessuno dei due: dire che è importante portare l’allievo a rilfettere sul concetto di cultura e poi ritenere ‘accettabile’ che l’allievo possa esserne esente è un controsenso che ne difatti ne invalida l’importanza. Proprio la condizione critica in cui versa il dialogo multiculturale e interreligioso ticinese rende necessario l’introduzione obbligatorio di una simile materia. Vista l’impossibilità di un dialogo con la chiesa cattolica sarebbe il caso di indire un referendum e allineare questo cantone primitivo alla tendenza della Svizzera. Diversi cantoni propongono il corso di cultura religiosa, quello di etica (raccolti nel corso di cultura ed etica religiosa) come pure quello di civica. Anche in cantoni stracattolici come Friburgo! Purtroppo ho capito che il coraggio e la lungimiranza necessari a liberare il pensiero dei giovani dal giogo politico della chiesa non verrà da parte vostra.

  2. ALESSANDRO SCAPPIN - U.A.A.R. CIRCOLO DI VENEZIA scrive:

    SONO ISCRITTO ALL’U.A.A.R. COME LAICISTA E COME EVOLUZIONISTA. SONO VALDESE E METODISTA E AL RIGUARDO VI SEGNALO UN LIBRO DELLA CASA EDITRICE “CLAUDIANA” SULL’ARGOMENTO

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