“Storia delle religioni”: No all’obbligo di frequenza!

La posizione dell’ASLP Ticino in merito al corso di “STORIA DELLE RELIGIONI” a lavori della commissione dipartimentale conclusi.

L’Associazione Svizzera dei Liberi Pensatori sezione Ticino (ASLP-Ti) ha seguito passo passo l’andamento della sperimentazione a partire dal 2011, grazie alla presenza di un suo rappresentante nella commissione dipartimentale incaricata di accompagnare l’introduzione del corso di “storia delle religioni” (a titolo sperimentale in sei sedi di scuola media).

La questione dell’ora di religione nella scuola pubblica non era cosa nuova per i liberi pensatori. Tant’è che, per quel che riguarda un tentativo di istituire un corso di cultura religiosa “parallelo” all’ora di religione o eventualmente sostitutivo della stessa, l’Associazione si era già, nel lontano 1986, decisamente opposta a una simile eventualità.

Allorché, nel 1990, venne votata in Gran Consiglio la nuova legge scolastica, i liberi pensatori accolsero favorevolmente la decisione di rendere esplicitamente facoltativa e soggetta a libera opzione l’istruzione confessionale, dalla quale in precedenza gli alunni potevano essere “dispensati” solo facendone richiesta.

Infatti per coloro che non si riconoscono nella religiosità organizzata è comunque sufficiente la garanzia che nessuno sia coinvolto contro la sua volontà in pratiche catechistiche di qualsiasi natura e forma.

E questa è stata e rimane l’attitudine assunta dall’ASLP-Ti circa l’istruzione religiosa.

Va altresì considerato che nel Canton Ticino le organizzazioni religiose numericamente più consistenti hanno conosciuto una significativa diminuzione dei propri affiliati, come ha provato lo studio che il Dipartimento delle istituzioni aveva commissionato alla signora Michela Trisconi-De Bernardi dopo il censimento del 2000. Da quell’analisi comparativa risultava che i cattolici erano passati dall’89,75 % del 1970, al 75,94 % del 2000. Stando ai dati del 2010 ora sono al 69,05 %.

Dal canto loro gli evangelici riformati hanno registrato un’evoluzione quantitativa analoga, passando dal 7,35 % del 1970, al 5,77 % del 2000. Nel 2010 rappresentano il 4,48 %.

Per contro il numero di coloro che dichiaravano la propria estraneità a qualsiasi organizzazione confessionale è aumentato in misura molto considerevole passando da un modesto 1,25 % del 1970, al 7,50 % del 2000. Nel 2010 gli areligiosi hanno una proporzione corrispondente al 15,90 %.

I dati confermano comunque che l’insieme dei credenti rimane tuttora quantitativamente importante.

Da parte dei liberi pensatori la sperimentazione è stata oggetto di critiche circostanziate: per la sua origine equivoca e le sue finalità pretestuose, per come è stata concepita e imposta, per come è stata programmata e attuata.

Anzitutto essa è nata con il peccato originale di un ibrido connubio tra Stato e Chiesa: in effetti, di comune accordo, ne hanno concepito contenuti e modalità i vertici del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport e della Curia vescovile ticinese, coadiuvati da un rappresentante della Federazione delle Chiese evangeliche.

Tant’è che tutta l’operazione è stata organizzata e programmata dai funzionari del DECS e dai rappresentanti delle Chiese cristiane riconosciute, con l’ausilio di alcuni “esperti”.

L’ASLP-Ti, ha sin dall’inizio denunciato l’uso strumentale della “Commissione-sperimentazione”, istituita l’11 gennaio 2011, la cui funzione puramente testimoniale è apparsa subito pleonastica. Non è sfuggito a nessuno che l’inclusione di commissari politicamente etichettati, accanto a rappresentanti di comunità religiose non cristiane, nonché degli areligiosi, mirava a coinvolgere in una passiva assistenza le parti fino ad allora non rappresentate. Forse speculando sul fatto che il loro silenzio passasse per assenso.

Vero è che ai membri di questa commissione sarebbe spettato quale contentino il compito di esprimere un parere sui giudizi degli “esperti” designati dal DECS. “Esperti” scelti nell’ambito del Dipartimento della formazione e dell’apprendimento della Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana.

Per tutto lo svolgimento della sperimentazione i commissari non hanno avuto alcuna voce in capitolo, finché i promotori della “storia delle religioni” non hanno pensato che fosse venuto il momento di coinvolgerli in un “voto” a favore della sua prosecuzione, ben oltre il termine stabilito nella risoluzione governativa del 14 maggio 2010.

Per quanto attiene ai contenuti della “nuova” materia, alla quale si pretende attribuire un taglio conoscitivo, va detto che essa ha di fatto natura prevalentemente apologetica, occupandosi dell’origine delle diverse religioni e comparandone le presunte rivelazioni divine riferite dalle “sacre scritture” sottoposte a esegesi teologica.

In questo studio vien per contro trattato come insignificante il riflesso nefasto del fideismo organizzato negli eventi storici: come se i buoni propositi rimasti a livello di auspicio compensassero i misfatti praticati dai fideisti alla maggior gloria delle rispettive divinità. Per di più, cammin facendo, gli operatori della sperimentazione hanno ipotizzato una correzione di rotta, per il conseguimento di un obiettivo più ambizioso: quello di ricavare dall’istruzione religiosa le linee direttrici di una condotta conforme ai doveri sociali.

Ad un’informazione asettica (si fa per dire) sulle diverse teologie, si è abbinato il compendio delle norme comportamentali dettate dal dio di turno per bocca dei “profeti”: come se morale ed etica non potessero prescindere da una concezione religiosa della vita.

In sintesi l’ASLP-Ti è contraria all’imposizione generalizzata di un’acculturazione religiosa per ragioni di principio, poiché trova ipocrita e fuorviante l’argomentazione secondo cui la storia delle religioni (ovvero della nascita delle diverse teologie, segnatamente quelle fondate su una presunta rivelazione divina) sia complemento indispensabile per comprendere l’influenza nefasta che la faziosità fideista ha avuto nel corso della storia. Di fatto, così com’è motivata e proposta, la presentazione delle credenze religiose, sorretta dall’esegesi delle cosiddette “sacre scritture”, si configura piuttosto come illustrazione agiografica e celebrativa del sentimento religioso, traducendosi in una propaganda subliminale, ancorché pluralista, della religiosità.

Così essendo, l’obbligo di frequenza di un corso così concepito contravviene al disposto costituzionale che garantisce il rispetto della libertà di coscienza e di opinione.

L’ASLP-Ti respinge altresì decisamente l’idea secondo cui solo l’acculturazione religiosa (ovvero, la “conoscenza dei rudimenti del cristianesimo”), a causa del suo indissolubile legame con la tradizione, consenta l’acquisizione delle “nostre” (ticinesi? elvetiche? europee? occidentali? cristiane?) peculiarità identitarie e contribuisca alla formazione morale e civica degli uomini che costituiranno la società di domani.

Per i liberi pensatori, l’identità di ciascuno non va derivata dall’appartenenza ad un congiunto sociale accomunato da circostanze puramente anagrafiche, bensì dalle opzioni individuali circa il senso dell’esistenza e l’indirizzo da dare alla propria vita.

L’ASLP-Ti nega che l’imposizione di confrontare le proprie verità di fede con quelle di coloro che hanno altre verità possa indurre automaticamente i credenti dei diversi fronti confessionali alla reciproca tolleranza.

La cosa è forse possibile ma altamente improbabile, se si considera ciò che ripetutamente è avvenuto nel corso dei secoli, non appena si sono abbozzati dei tentativi di dialogo interreligioso.

A maggior ragione in questo confronto non ha alcun senso coinvolgere le persone che non sono ancora votate al fideismo missionario.

L’ASLP-Ti contesta la tesi portata dagli “esperti” secondo cui nelle scuole di tutto l’Occidente cristiano si dovrebbe rendere obbligatoria l’assistenza alla diffusione del “pensiero religioso”, praticata nell’ambito dell’ecumenica offensiva rievangelizzatrice promossa dai vertici clericali negli ultimi decenni.

Nella storia dell’umanità hanno avuto spazio, con tragiche conseguenze, le ideologie di edificazione della società all’insegna di un conformismo totalitario, nell’ambito del quale qualsiasi espressione di alterità appare come asociale, se non antisociale. In quest’attitudine assolutista si sono distinte le organizzazioni religiose, tant’è che la scomunica dal gregge dei fedeli si traduceva ancora fino al secolo scorso nell’emarginazione se non nell’esclusione dalla vita civile degli anticonformisti.

I liberi pensatori, soprattutto per quel che attiene alle scelte etiche e filosofiche, propugnano il diritto di obiettare e dissentire, tanto individualmente che collettivamente.

L’ASLP-Ti denuncia come incongruente, mistificatoria e ipocrita l’affermazione di coloro che qualificano come neutrale l’istruzione religiosa, ovvero l’orientamento ad una mentalità di fede, soltanto perché agli alunni, invece di una proposta monoconfessionale, vengono illustrate le offerte di diversi “credi”.

È certamente scorretto sottintendere l’esistenza di una sola divinità alla quale dovrebbero far riferimento tutti gli esseri umani, inclusi i miscredenti.

Per i liberi pensatori sono poco credibili coloro che si proclamano “laici” (ancorché su questo termine spesso si possa equivocare) e assicurano la loro neutralità confessionale, quando non sanno scindere dal personale orientamento fideistico l’impegno nell’esercizio delle loro funzioni pubbliche, delle loro cariche politiche, delle loro attività professionali.

In conclusione per le ragioni sopraelencate l’ASLP-Ti si oppone non tanto all’introduzione della cosiddetta “storia delle religioni” nella griglia oraria del secondo biennio delle scuole medie, quanto all’obbligo di frequenza esteso a tutti gli alunni. L’ASLP-Ti si riserva di agire di conseguenza, nella denegata ipotesi che il parlamento cantonale si pronunci a favore dell’adozione della suppostamente “nuova materia di studio”, negando agli alunni la facoltà di optare per l’astensione.

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