Croci sulle vette – simboli religiosi o culturali?

Reo di violazione della libertà di credo e di coscienza, la guida alpina che tempo addietro aveva demolito tre croci sulle montagne gruyeriane (cfr. il relativo articolo di stampa).  Commentando la sentenza, il giudice ha dichiarato che le croci sulle montagne rappresenterebbero degli «oggetti votivi anche se non servono per la celebrazione dei riti”. Un’interpretazione, questa, che suscita delle perplessità.

Oggi si ha la tendenza ad equiparare la libertà di credo e di coscienza alla libertà religiosa. 

La Costituzione federale statuisce, all’

Art. 15 Libertà di credo e di coscienza 

1 La libertà di credo e di coscienza è garantita.

2 Ognuno ha il diritto di scegliere liberamente la propria religione e le proprie convinzioni filosofiche e di professarle individualmente o in comunità.

3 Ognuno ha il diritto di aderire a una comunità religiosa, di farne parte e di seguire un insegnamento religioso.

4 Nessuno può essere costretto ad aderire a una comunità religiosa o a farne parte, nonché a compiere un atto religioso o a seguire un insegnamento religioso.

Ne deriva che la libertà di credo e di coscienza rappresenta un diritto individuale che difende le convinzioni del singolo cittadino contro ingerenze e soprusi da parte dello Stato. Resta da stabilire se la libertà di credo possa essere invocata da gruppi di persone. Secondo il giudice, le croci disseminate sul territorio, pur senza senza scopi di culto, sarebbero protette dalla libertà di credo, il che ha dell’assurdo.

Gli atti contestati alla guida alpina rientrano piuttosto nell’ambito dell’art. 261 del codice penale svizzero:

Perturbamento della libertà di credenza e di culto

Chiunque pubblicamente ed in modo abietto offende o schernisce le convinzioni altrui in materia di credenza, particolarmente di credenza in Dio, ovvero profana oggetti di venerazione religiosa,

chiunque con malanimo impedisce, perturba o schernisce pubblicamente un atto di culto garantito dalla Costituzione,

chiunque profana con malanimo un luogo od un oggetto destinati ad un culto o ad un atto di culto garantiti dalla Costituzione,

è punito con una pena pecuniaria sino a 180 aliquote giornaliere.

Il titolo del paragrafo indica esplicitamente che non si tratta tanto di proteggere la libertà di credo degli individui quanto piuttosto di garantire la pacifica convivenza fra le diverse religioni e filosofie di vita seguite in Svizzera. Ai sensi delle suddette disposizioni, l’accusato sarebbe quindi punibile per profanazione di oggetti di venerazione religiosa. Innanzitutto occorrerebbe stabilire chi si sia sentito oltraggiato e in quali luoghi, al di fuori da quelli consacrati quali le chiese, tali oggetti possano essere lecitamente esposti e godere di protezione statale. E’ altresì da appurare se la legge copre tutti i simboli religiosi, inclusi quelli non utilizzati a scopi di culto, e più genericamente quali oggetti possano definirsi “religiosi” (cfr. le violente polemiche suscitate dalle caricature di Maometto).

Infine non è ben chiaro se le croci in questioni siano state regolarmente autorizzate o comunque  soggette ad autorizzazione. L’ASLP si è informata presso l’ufficio cantonale delle costruzioni ed è in attesa di risposta.

Simbolo religioso o culturale?
Da rilevare che non v’è consenso neanche fra gli adepti cristiani circa la natura delle croci. Il giudice friborghese opina che la croce sulle vette costituisca un simbolo religioso, che serva a funzioni di culto o meno. Viceversa, i difensori dei crocifissi nelle scuole pubbliche vi vedono spesso e volentieri un simbolo della “cultura nostrana”. In quanto tale, non sarebbe tutelato contro la blasfermia.

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