Imposta ecclesiastica – una tassa prelevata in modo subdolo

di Giobar

Il “Dizionario storico della Svizzera” riporta che «le imposte ecclesiastiche o imposte di culto sono tasse che le Chiese e le comunità religiose ufficialmente riconosciute (e i gruppi che le costituiscono) sono autorizzate dallo Stato a prelevare su un determinato territorio per garantire il proprio finanziamento. Tali tributi, riscossi presso i membri delle stesse Chiese e spesso anche alle persone giuridiche (Chiese cantonali), vengono raccolti senza la garanzia di una contropartita.

Le imposte ecclesiastiche costituiscono attualmente la principale fonte di finanziamento delle Chiese, che possono contare anche su altre entrate secondarie (offerte, donazioni, talvolta una parte delle imposte cantonali destinata all’esercizio del culto).

Nella maggior parte dei Cantoni l’imposta ecclesiastica viene stabilita in base alle tariffe previste dalle leggi tributarie. L’aliquota e il coefficiente d’imposta possono essere definiti dalle istanze religiose, fra cui l’assemblea parrocchiale, il consiglio parrocchiale, il sinodo oppure, nel caso di Ginevra, la commissione delle tre Chiese riconosciute; in altri casi invece (per esempio in Vallese) vengono stabiliti dalle istanze politiche.

Alla base delle imposte di culto vi sono gli stessi principi che regolano le imposte cantonali e comunali, con cui condividono anche i mezzi di impugnazione. In 24 Cantoni le Chiese ufficialmente riconosciute (cattolica, evangelica, nei Cantoni Basilea Città e Friburgo anche i culti delle comunità israelite) e le loro parrocchie hanno il diritto di prelevare le imposte di culto; in alcuni Cantoni la loro riscossione è obbligatoria, in altri facoltativa. Nel Canton Vaud tutti gli oneri per il culto sono sostenuti dallo Stato e dai Comuni (in pratica è l’eredità delle lotte radicali per sottomettere la Chiesa allo Stato (Chiesa di Stato) sulla scia di quanto avevano fatto i rivoluzionari francesi. Nulla a che vedere con lo Stato confessionale).

Nel Canton Ticino la situazione è particolarmente eterogenea: 166 parrocchie ricevono contributi dai Comuni politici, 39 percepiscono un’imposta di culto, 20 non hanno alcun finanziamento pubblico, 13 si basano su un tributo volontario dei comuni e otto su un tributo volontario dei fedeli.

Nella maggior parte dei Cantoni le imposte ecclesiastiche vengono prelevate anche alle persone giuridiche (ad eccezione di Argovia, Appenzello Esterno, Basilea Città, Ginevra, Sciaffusa e Vaud).»

Fatta questa doverosa premessa v’è ancora da dire che nel Canton Ticino le Chiese riconosciute si finanziano:

– le Parrocchie cattoliche secondo l’articolo 20 della Legge sulla chiesa cattolica (del 16 dicembre 2002), che richiama ancora il “Decreto legislativo concernente l’imposta di culto delle Parrocchie e delle Comunità regionali della Chiesa evangelica riformata” (10 novembre 1992) e il relativo “Regolamento di applicazione del decreto legislativo sull’imposta di culto” (3 febbraio 1993).

Decreto legislativo concernente l’imposta di culto delle Parrocchie e delle Comunità regionali della Chiesa evangelica riformata (del 10 novembre 1992)

– le Comunità evangeliche secondo il Decreto e relativo Regolamento appena citati. In 39 parrocchie i rispettivi Consiglio Parrocchiale della Chiesa cattolica o Consiglio di Chiesa per la Comunità regionale della Chiesa evangelica-riformata provvedono direttamente, in modo trasparente, alla riscossione dell’imposta di culto con modalità del tutto simili al prelievo dell’imposta comunale.

Da sapere: coloro che ricevono questa richiesta non sono tenuti a soddisfarla se non lo vogliono (gli atti legislativi citati spiegano come fare), anche se iscritti nel catalogo tributario della parrocchia ove si è domiciliati.

Altra cosa, invece, nelle 166 parrocchie che ricevono l’ammontare dell’imposta di culto direttamente dai Comuni politici con un contributo chiamato congrua: una somma calcolata in misura proporzionale sulla base del rapporto tra le spese complessive del Comune e l’assegno versato al parroco, che il Comune (Stato, potere civile) versa all’amministrazione parrocchiale (ufficio ecclesiastico, potere spirituale/religioso), spesso a seguito di trattative, a titolo di mai ben totalmente precisati benefici ricevuti dalla collettività!

È una tassa occulta in quanto non viene quasi mai esplicitamente menzionata sui vari documenti relativi ai pagamenti delle imposte civili (in alcuni casi viene inclusa nella dicitura “tassa personale”) e, in un certo qual senso, aggrava ogni cittadino domiciliato di una piccola quantità di denaro a sua insaputa, in quanto, appunto, creata con il contributo di ognuno.

Nel corso degli anni, parecchi ticinesi atei o agnostici hanno scritto alle rispettive autorità civili per chieder l’esenzione da questo balzello: alcuni son riusciti nell’intento senza grossi problemi, altri hanno dovuto persino spingersi fino all’inoltro di un ricorso al Consiglio di Stato, ottenendo solo parziale giustizia. Sta di fatto che, anche in caso di esenzione di un qualche cittadino, la somma che il Comune devolve alla parrocchia rimane, di fatto, immutata, aumentando così il tenore del non rispetto delle libertà fondamentali stabilite dalla Costituzione svizzera.

Ben ha fatto, dunque, il consigliere comunale di Cadro, signor Demis Fumasoli, ad inoltrare al relativo Municipio, all’inizio del mese di novembre 2011, un’interrogazione inerente le spese correnti per il culto.

Nel testo suggerisce all’Esecutivo l’applicazione delle norme contenute nel Decreto e relativo Regolamento citati, per poter perseguire i seguenti benefici:

- il pagamento della tassa solo in base alla volontà del singolo individuo;

- un Consiglio parrocchiale e Comunità evangelica liberi di chiedere secondo il loro reale bisogno;

- lo sgravio di 40mila franchi annui per l’amministrazione comunale (nel caso di Cadro).

Non resta che l’attesa di una risposta celere anche perché il Comune citato sarà tale ancora per pochi mesi in quanto recentemente “fagocitato” dalla grande Lugano. Una risposta positiva creerebbe sicuramente un precedente cantonale e darebbe la forza di richieste simili in altri Comuni; una risposta negativa lascerebbe sempre la possibilità di chiedere l’esenzione ad ogni singola persona. Nel caso, di seguito, un esempio di lettera (individuale o di gruppo) che si potrebbe inoltrare per la bisogna. Inoltre non sarebbe cattiva iniziativa, per coloro che non l’avessero ancora fatto, quella di andare nelle rispettive Cancellerie comunali per controllare, ed eventualmente modificare, la propria scheda personale alla voce “appartenenza religiosa”: nel 2012 verranno infatti elaborati i dati inerenti la religione di ognuno per inserirli nelle statistiche del Censimento federale 2010. Dati che serviranno soprattutto alle Chiese per far formulare ai vari Consigli religiosi le richieste dell’entità della congrua, laddove è in vigore.

6 Commenti a “Imposta ecclesiastica – una tassa prelevata in modo subdolo”

  1. Simon scrive:

    Ciao, molto interessante quello che scrivi. Ho ricevuto qualche settimana fa la richiesta di pagamento (domicilio a Lugano, il mio) della tassa di culto (CHF 7.95). Mi sono messo a ridere e ho subito pensato ad uno scherzo divertente di qualche amico (io me medesimo ateo convinto iscritto alla parrocchia di Lugano?!). Invece ho scoperto che la Parrocchia di Lugano mi aveva mandato (probabilmente mesi prima) una lettera di iscrizione secondo il principio di “silenzio assenso” (legge civile del canton Ticino). Ovviamente io quella lettera l’avrò cestinata in men che non si dica ragione per cui sono cascato nella trappola più subdola del mondo. Ma non ho firmato un bel nulla e allora ho risposto e spiegato gentilmente che voglio essere subito radiato dal catalogo tributario e ovviamente non pagare la tassa per il 2012, che mi sembra assurda. Oggi ho ricevuto la risposta. In effetti loro accettano di togliermi a partire dal 2013, ma per il 2012 vale il principio di “silenzio assenso” sono regolarmente iscritto nel catalogo tributario della parrocchia dunque in pratica mi dovrei attaccare… Allora mi chiedo, come è possibile che, giustamente, si cerca di incastrare i furfanti, cialtroni e subdoli venditori ed invece la “crociata” contro questa truffa non sembra possibile poiché tutelata dalla legge civile del canton Ticino? Ho già speso 6 CHF per la raccomandata in posta per farmi togliere dalla lista, ma preferisco pagarne altri 36.- alla stessa posta piuttosto che 7.95 estorti in maniera così disonesta! Qualche idea? Grazie e complimenti per il sito. È la prima volta che lo visito. Simon

  2. giobar scrive:

    Buonasera Simon. Ho leto con attenzione quello che hai scritto. Hai ragione nel reclamare per le subdole modalità di riscossione delle imposte da parte della “caritatevole” parrocchia. Tuttavia, a conti fatti, non conviene inalberarsi troppo: anche se con ritardo sei stato riconosciuto fuori dalla chiesa, perciò … pensa che quei tuoi fr 7.95 saranno devoluti ai bisognosi (grampa & co, logicamente) per l’ultima volta. In fin dei conti la disonestà ha gambe corte. Dici anche di apprezzare il sito, allora, che ne diresti di ricevere regolarmente le quattro edizioni annuali del periodico Libero Pensiero?
    In caso positivo scrivi a “gio.bar@hotmail.com”. Corrisponde al mio indirizzo e-mail. Per tua info sono anche presidente della sezione ticinese dell’ASLP.
    Laici saluti cordiali.
    Giobar

  3. Francesco scrive:

    Gent.mi, questa tassa di culto esiste ancora? Ed é fissa o proporzionale al reddito? Grazie in anticipo

  4. Alessandra scrive:

    ciao, Francesco, si la tassa esisteancora, pensa io ho ricevuto pure un richiamo ! mi avevano mandato la tassa l anno scorso, io ho subito scritto che non mi sono mai iscritta a questa cosa e loro se ne sono usciti con “silenzio assenso”, ora mi è arrivato il primo richiamo e se non pago (35 franchi) aggiungeranno 10 franchi ad ogni richiamo successivo.
    non so cosa fare, sto guardando tutte le leggi possibili immaginabili, anche perchè non è mai stato un obbligo ma un offerta per chi voleva.
    io non voglio pagare assolutamente questi soldi cosa posso fare? aiutatemi vi prego.

  5. giobar scrive:

    Buonasera Alessandra.
    Mi sembra di capire che la tassa di culto é stata emessa direttamente dalla parrocchia. Se così è significa che lei sicuramente figura iscritta al catalogo parrocchiale.
    Cosa fare? Per prima cosa abiurare, cioé scrivere una lettera alla parrocchia ed alla curia (vescovo) dicendo che per motivi personali rinuncia a tutti i sacramenti ricevuti (battesimo, prima comunione e cresima, ev. matrimonio) in quanto non si riconosce più nei principi cristiani.
    In seguito recarsi in cancelleria, chiedere della scheda personale e far modificare, al punto religione, la dicitura in “nessuna confessione”(magari dare copia della lettera citata in precedenza).
    In pratica, poi, per evitare ulteriori strascichi, penso sia meglio, anche se non “cristianamente” corretto, pagare questo balzello.
    Saluti cordiali.
    Giobar

  6. giobar scrive:

    Buonasera Francesco.
    Esistono ancora due modalità di riscossione della tassa di culto da parte della chiesa cattolica.
    1) la tassa richiesta direttamente dalla parrocchia che arriva a tutti coloro che sono iscritti al catalogo parrocchiale perché hanno subito i sacramenti del battesimo e della confermazione (la cresima).
    Per poter chiamarsi fuori leggi, pf, quanto ho scritto nella risposta ad Alessandra. È proporzionale al reddito.
    2) quando le parrocchie sono piccole possono chiedere l’aiuto al legislativo civile (Municipio) per la riscossione dei loro bisogni. Prima di un nuovo anno civile un membro del Municipio si riunisce con il consiglio parrocchiale per raccogliere le desiderata cultuali. Dopodiché le autorità civili suddividono nelle tasse comunali di ogni cittadino, sulla cui scheda personale figura essere di religione cattolica, la somma da devolvere al culto. Il Comune trasparente rende visibile questo ammontare (per esempio assieme alla voce “tassa personale”), molti altri no! Ecco perché è importante aggiornare la propria scheda personale che tutte le cancellerie hanno per i loro domiciliati.
    Saluti cordiali.
    Giobar

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