Anche gli atei devono contribuire al finanziamento del clero

Un contribuente, pur essendo ateo, non ha diritto ad una riduzione delle imposte se il Cantone preleva dalla cassa generale i fondi necessari per i salari dei pastori della Chiesa riformata, come avviene a Berna. Questa pratica non lede la libertà religiosa e di coscienza dei cittadini, sostiene il Tribunale federale (TF) in una sentenza pubblicata oggi che conferma una precedente decisione del Tribunale cantonale. (..)

La ricorrente, che si professa libera pensatrice, aveva giudicato inaccettabile che fosse tenuta a partecipare al finanziamento dei salari dei 445 pastori bernesi. (..) Il TF, pur esprimendo comprensione per i sentimenti della donna, si allinea alla giurisdizione della Corte europea dei diritti dell’uomo, che si è pronunciata più volte su richieste di limitazioni del prelievo fiscale motivate con considerazioni religiose o filosofiche.

Ad esempio un antimilitarista non è autorizzato a rinunciare al dovere delle imposte per ragioni di coscienza argomentando con il fatto che il 40% del gettito è destinato all’acquisizione di armamenti. Per la Corte di Strasburgo, i motivi di coscienza non permettono neppure di limitare i contributi alle assicurazioni sociali se queste finanziano l’aborto.

Infine il TF sostiene che una modestissima partecipazione dello 0,8%, tenuto conto anche del gran numero di contribuenti bernesi, non può essere considerata un sostegno effettivo a una comunità religiosa.

Sentenza 2C_360/2010 del 22 novembre 2011

Fonte: Swissinfo.ch

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