Né imposta ecclesiastica né tassa a destinazione vincolata!

Comunicato stampa
L’ASLP si oppone ad ogni tassa  obbligatoria a favore di enti non pubblici. Con la sostituzione dell’imposta ecclesiastica con un modello ispirato a quello italiano (8 / 5 per mille), si continuerebbe a privilegiare determinati enti, in primis le chiese. Il contribuente avrebbe sì la facoltà di destinare una quota delle proprie tasse ad organizzazioni di sua scelta, ma solo fra quelle figuranti in un catalogo da predisporre d’ufficio. Le comunità religiose dovrebbero invece finanziarsi come qualsiasi altra società di diritto privato, mediante contributi e donazioni. Laddove lo Stato si propone di erogare dei servizi sociali deve provvedervi da sé oppure incaricarne terzi privati  in base a precise convenzioni  o mediante interventi di bilancio.

Le persone sono solidali per natura e non per ordine altrui!
La gran varietà di associazioni e fondazioni attive sul territorio sono una espressione tangibile del senso sociale delle persone. Moltissimi cittadini svolgono compiti di utilità pubblica, fanno ore ed ore di volontariato, pagano contributi e devolvono in beneficienza somme consistenti, sostenendo iniziative specifiche, e ciò in svariati ambiti.  Spontanaeamente, senza pressioni di sorta.

Il mito dell’”utilità pubblica” delle chiese
Le  chiese riconosciute propagano il mito di essere le sole a fare del bene, per tutti e gratuitamente.  E’ peraltro un dato di fatto che esse si finanziano da sé soltanto in parte: nella maggioranza dei cantoni percepiscono delle imposte ecclesiastiche a carico delle imprese, dei sussidi statali finalizzati alle parrocchie per determinati progetti sociali e alla manutenzione dei loro immobili.  Inoltre, v’è una tendenza nelle parrocchie di farsi pagare i servizi offerti ai non appartenenti alla rispettiva fede. Senza dimenticare che da parte loro, le chiese sono comunque esentate dal pagamento delle imposte.

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