Ct. TI: Critica al principio e alla modalità dell’introduzione della “storia delle religioni”

COMUNICATO del 5 agosto 2010

La Sezione ticinese dell’Associazione svizzera dei Liberi pensatori ritiene doveroso tornare sul principio e sulle modalità dell’introduzione della “storia delle religioni” come nuova materia di insegnamento, in alcune sezioni della scuola media. La prevista ‘riforma’ è palesemente il risultato delle pressioni degli ambienti confessionali sui responsabili della scuola pubblica a seguito del progressivo e inarrestabile calo delle adesioni da parte delle famiglie ai corsi di catechismo (i quali, peraltro, sono a carico dello Stato e quindi di tutti i contribuenti pur essendo gestiti dalle Chiese cattolica ed evangelica). Con una manovra neppure tanto nascosta e con la connivenza – cosciente o, peggio, inconsapevole – dell’esecutivo cantonale (che dovrebbe essere invece il tutore della laicità dello Stato), si sta tentando di sdoganare un insegnamento religioso camuffandolo da insegnamento storico. L’esperimento nasce, non a caso, da un accordo di vertice tra il capo del DECS Gabriele Gendotti e i responsabili delle due comunità religiose citate.

Si sta, in altre parole, cercando di far rientrare dalla finestra ciò che il buon senso e il rispetto della tolleranza e della laicità avevano giustamente messo alla porta.

La Sezione Ticino dell’ASLP non ha mai approvato le modalità con le quali è stata pianificata la citata sperimentazione. Dopo che la questione, a seguito delle iniziative parlamentari Dedini e Sadis, era stata esaminata da un gruppo di lavoro, aperto pure ai non credenti tramite i rappresentanti dei Liberi pensatori, nella fase attuativa, cioè quella legata all’elaborazione dei programmi, i Liberi pensatori sono stati puramente e semplicemente esclusi. Questo aspetto era stato fatto notare al direttore del DECS Gabriele Gendotti, il quale aveva precisato che questo compito specifico era stato affidato ad un gruppo di esperti in ambito didattico e pedagogico.

Ciò non ha impedito, comunque, che le cerchie confessionali vi fossero ampiamente rappresentate e ascoltate.

Il risultato di queste modalità, a dir poco inedite, è un corso di “storia” delle religioni che si configura come corso di catechismo cristiano camuffato da corso storico. Un corso che, in pratica, si esaurisce nella lettura e l’esegesi delle cosiddette “sacre scritture”.

La miglior prova che anche i promotori della sperimentazione concepiscano il corso come un insegnamento di natura religiosa, e certamente non di natura storica, risiede nel fatto che in una parte delle classi toccate dalla sperimentazione gli allievi (o, per meglio dire, le loro famiglie) saranno obbligati ad optare o per l’istruzione catechistica “classica” o per il corso di “storia” delle religioni. In questo senso, la nuova materia viene quindi valutata dagli stessi promotori come alternativa (e quindi equipollente) ad un corso religioso; se fosse stata intesa come insegnamento di natura storica, non si comprenderebbe come gli allievi che opteranno per il catechismo debbano essere esentati dal corso di “storia” delle religioni.

La natura religiosa del corso che si sta tentando, con scarso rispetto per l’intelligenza della gente, di sdoganare come insegnamento di natura storica mette pesantemente in discussione la costituzionalità di questa iniziativa. L’ASLP si riserva quindi di verificare attentamente l’evoluzione della sperimentazione e di chiedere al Tribunale federale una verifica della costituzionalità di questa stravagante sperimentazione.

Neppure la modalità di scelta degli insegnanti è avvenuta nel rispetto dell’imparzialità di formazione specifica in quanto il concorso – diversamente da quanto il capo del DECS aveva assicurato – è aperto (a questo punto si potrebbe dire “destinato”…) anche ai laureati della facoltà di teologia di Lugano, istituto di dichiarata base cristiano cattolica.

I Liberi pensatori non hanno mai condiviso la necessità di caricare ulteriormente il programma scolastico. Il fatto religioso, in effetti, come tutte le altre espressioni dell’attività umana, per chi ha una visione laica della vita e della società, può tranquillamente rientrare all’interno di discipline già esistenti (storia, letteratura, storia dell’arte, filosofia, ecc.).

Le molte questioni aperte impongono, come minimo, che l’esperimento possa essere monitorato da subito attraverso la costituzione di un gruppo misto all’interno del quale siano anche rappresentati i non credenti. Questi ultimi costituiscono, dati dell’ultimo censimento alla mano, almeno il 10 per cento della popolazione svizzera. Il loro numero, alla luce di dati ancora più recenti dell’Osservatorio delle religioni, sarebbe addirittura ancora maggiore ponendo la categoria di chi dichiara di non appartenere ad alcuna religione al terzo posto, da un profilo numerico, rispetto ai cattolici e agli evangelici e davanti ai musulmani la cui consistenza non supera il 5 per cento di chi vive in Svizzera. Questa rivendicazione sarà inoltrata al Dipartimento dell’educazione della cultura e dello sport.

Per l’ASLP – Sezione Ticino:

il presidente: Roberto Spielhofer

il segretario: Giovanni Barella

Tag:

Lascia un Commento