La religione fa il suo rientro nella scuola

La seguente reazione all’attivazione del corso-pilota “Storia delle religioni” nelle medie ticinesi  è stata pubblicata il 9 giugno su LaRegione.

Concordo con il Consigliere di Stato Gabriele Gendotti che la denominazione del nuovo corso d’insegnamento avrebbe dovuto essere differente. Dopo aver letto con attenzione il programma recentemente presentato, penso che, infatti, dovrebbe chiamarsi “storia delle religioni monoteiste, ovvero l’elogio alla sottomissione all’ordine e all’autorità”. Una denominazione indubbiamente troppo lunga, degna dei titoli dei lungometraggi di Lina Wertmüller, che avrebbe tuttavia correttamente definito quanto previsto dalla sperimentazione in oggetto.

Non sto a rievocare le motivazioni che hanno portato a questa proposta di cambiamento dell’istruzione religiosa, tuttavia è indubbio che l’apertura tecnologica a sistemi di comunicazione maggiormente divulgativi ha aiutato la popolazione vivente soprattutto in zone più abbienti a dubitare di tutte certezze legate a fenomeni magici e/o trascendenti a lungo termine, con conseguente perdita di interesse per insegnamenti di stampo dogmatico e relativa presa di coscienza della paura di scomparsa da parte di quelle organizzazioni religiose dominanti sul territorio.

Insomma si è capito che si stava correndo il rischio di perdere quel privilegio che, soprattutto per il nostro micro-mondo che si riconosce facente parte del cristianesimo, permette alla Chiesa di stare sempre a fianco dello Stato per sedurre i potenti, legittimare e giustificare il destino dei meno abbienti ed adulare coloro che “detengono la spada”!

“Storia delle religioni” non avrebbe dovuto essere una materia di studio sé stante, bensì introdotta nelle già presenti lezioni di storia, filosofia, biologia e geografia, in quanto il fenomeno religioso, è risaputo, sin dalle sue origini è un complesso di credenze, comportamenti, atti rituali e culturali, mediante cui un gruppo umano, dal punto di vista sociale, culturale, fisico, dei suoi comportamenti nella società, esprime un rapporto con ciò che è ritenuto superiore (sacro) ad altre credenze (altri gruppi umani ubicati in luoghi diversi).

Ogni forma religiosa è perciò legata alla sopravvivenza del tipo di società nella quale si manifesta. La storia insegna che, logicamente nel passato, le varie civiltà sono nate, cresciute e … scomparse quando messe a contatto con altre realtà più potenti di bisogno dapprima materiale, susseguentemente spirituale.

Anche la nostra sarà ineluttabilmente argomento di studio nei futuri testi di storia, ma la paura, per esempio, o di far la fine degli Incas al cospetto dei mercenari della parola di Dio spagnoli oppure di incorrere negli atti d’amore evangelico delle istituzioni cristiane nei confronti dei nativi dell’America del Nord, induce a stringer alleanza con i fraterni nemici! Ebrei, cristiani e musulmani si trovano infatti protagonisti, metaforicamente parlando come “cani e gatti”, di un testo pseudo storico: la Bibbia. Un testo, per inciso, nel quale, sia nel vecchio, sia nel nuovo testamento, molte sono le contraddizioni ed inverosomiglianze presenti. Un testo nel quale fra l’altro non mancano molte analogie con religioni antecedenti.

Un testo che si vuol far vivere come basilare per cercare di mantenere saldo il nostro attuale sistema capitalistico: basterebbe ricordare la presenza d’innumerevoli correnti religiose ispirati all’interpretazione della bibbia negli Stati Uniti d’America per avallare la tesi.

Ora, da noi non si vuol venir meno a questo bisogno di sopravvivenza e con metodi tranquillamente poco trasparenti (dalla procedura di studio del progetto alla ricerca delle classi, composizione inclusa, e alle sedi ove si effettuerà il test) anche il DECS desidera mantenere alto lo spirito educativo gesuita (“dateci un fanciullo in tenera età, fra qualche anno ve lo ritorneremo … adulto!”) per spacciare come prioritario il credo che governa attualmente il mondo … che conta!

In modo per nulla democratico, anzi teocratico, nessun spazio è stato lasciato per coloro che creano seri grattacapi ai cattolici, agli evangelici, ai musulmani ed agli ebrei (Papa, Imam e Rabbini denunciano apertamente l’ateismo), per il coraggio di esprimere i propri dubbi su storie che hanno la sembianza di favola.

Se tutto andrà liscio, fra tre anni verrà pomposamente annunciato il successo della sperimentazione con conseguente generalizzazione “universale” della materia!

In tono provocatorio, ma democratico, vien allora quasi da sperare che nuovi futuri cittadini svizzeri  di fede buddista, mazdeista, shintoista, induista, taoista, eccetera, pretendano, nel rispetto costituzionale, di veder pure i propri figli istruiti sulle loro fiabe!

Giovanni Barella

2 Commenti a “La religione fa il suo rientro nella scuola”

  1. GrazianoP scrive:

    …in linea di massima sono dalla parte del sig. Barella.
    Costato che nell’affrontare questo annoso argomento ci sia sempre una paura di fondo.
    Le religioni, che se ne voglia dire, sono comunque delle opinioni frutto di pensieri umani, escogitate per tener oppresse le masse (greggi).
    Il fatto di gestire le menti(parte mente/spirito da chiesa/Religioni) e di gestire le persone (fisico/materiale da stato e/o politica), ha creato un connubio indissolubile.
    È evidente la furbizia nelle mosse dei religiosi per far “rientrare” la cosa dalla finestra; e non di meno quel che viene sottaciuto dallo stato suo complice.
    Credo che l’idea di uno Stato che agisca al di sopra delle religioni, sia ancora lontano.
    Ma forse, utilizzando con fermezza, tutte le forme concesse dalla democrazia e battendo il chiodo (rompere le scatole)…si arriverà a scindere e relegare le varie religioni al livello di un semplice punto di vista.
    Per far questo, bisogna abolire in primis la possibilità data alle religioni, di operare liberamente usufruendo di denaro, luoghi (scuole, sale) e mezzi (mass media) che in definitiva appartengono a tutti (statali).
    Per rendere una malerba innoffensiva, la si deve privare del nutrimento (soldi).
    Alle nuove generazioni, noi adulti, dovremmo evitare di far seguire ogni forma di catechismo.
    Nessuno potrà mai obbligare un altro essere a sentire e vedere esempi evidenti di menzogne spacciate per verità assolute.
    Le favole impartite da religiosi dovranno esser dispensate esclusivamente in appositi luoghi di culto, eretti a proprie spese dalle religioni che ne faranno richiesta.
    per il resto….si spera che ogni giorno che passa, la verità entri nelle menti e dissolva il fumo che offusca la vista…..dei poveri “credenti”…

  2. Luca scrive:

    Poveri liberi pensatori! E’ abbastanza deprimente leggere queste opinioni che piu’ che espressioni di un libero pensiero sono rimasticamenti coatti di un antireligiosita’ semplicistica e nemmeno tanto moderna. Il dibattito sulle relazioni tra Stato e Chiesa o tra fede e scienza e’, fortunatamente, piu’ avanzato e ben piu’ articolato delle opioni del Signor Barella (evito facili giochi di parole) al quale consiglio la lettura degli ultimi testi di Habermas o di Terry Eagleton su questo tema.

    Cordialmente,

    Luca

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