Islam: Chi ha paura dei minareti?

Arnaldo Alberti

A prima vista sembrerebbe che la riuscita dell’iniziativa per la proibizione dell’edificazione di minareti soddisfi gli atei e gli agnostici dei movimenti di libero pensiero. Coloro che si sono mossi per far togliere i crocifissi dalle aule scolastiche e dagli uffici dovrebbero rallegrarsi: sul  territorio svizzero non sorgeranno nuovi segni religiosi. Ma non è così e per molte ragioni. La prima è che chi pensa liberamente non può ostacolare il pensiero altrui senza entrare in contraddizione con se stesso. Da ciò deriva il rispetto che il libero pensatore ha per ogni espressione di fede; rispetto che non sempre è dato per reciprocità da chi crede e considera chi non ha una religione, invece che  un individuo forte ed indipendente, quasi un minorato da esiliare su un’isola morale. Da non sottovalutare che, per la coerenza e l’uguaglianza che dovrebbero ispirare il nostro agire democratico, proibire l’edificazione di minareti comporterebbe il divieto d’edificare campanili per le chiese cristiane. E’ tuttavia un altro il capitolo che si dovrebbe aprire nel dibattito sulla tolleranza e la libertà religiose: quello legato al riguardo che noi europei non abbiamo mai avuto per gli arabi islamici. Nei due secoli che precedono il nostro, con il colonialismo degli inglesi, dei francesi, degli spagnoli e degli italiani: una scorreria di rapina sistematica mascherata da progresso civile e che continua oggi con le guerre del petrolio in Iraq, con la corruzione dei regimi che governano gli stati del golfo e con la presenza d’Israele, che fonda la sua costituzione espandendosi su un territorio non suo e giustificando la colonizzazione con pretesti  etnico religiosi, il nostro disprezzo per quei popoli è stato più che evidente. L’umiliazione sistematica e secolare subita dai popoli islamici ha rafforzato l’orgoglio nazionale e il sentimento di riscossa che si manifesta con un’opposizione identitaria, spesso sconfinante nell’integralismo. Oggi, solidali più che mai, quelle genti non accettano la presunta superiorità culturale, civile e religiosa, ostentata da noi occidentali. Gli iniziativisti,  tutti del partito di Blocher, vedono nei minareti un simbolo di potenza (eine Machtsymbol titolava il Bund del 9 luglio), qualcosa che fa paura e che si deve temere. Sempre e stucchevolmente in ogni destra deviante, da quella nazista a quella fascista, ed oggi nella destra dominante nell’UDC che ha occupato un partito fino a ieri liberale, così come nella destra espressa da Regan e da Busch, con i deliranti fantasmi degli assi del male, si presenta come pericolosa la voglia d’indipendenza nazionale che confluisce nel religioso e che perciò bisogna contrastare e combattere. Si teme, in sintesi e per cattiva coscienza, un potere fatto di niente. Le masse che pregano, unite e disciplinate, suscitano l’insicurezza dovuta alla non appartenenza ad un popolo che noi stessi abbiamo emarginato e che si è fatto sempre più forte proprio perché noi l’abbiamo spinto in un angolo.

Pubblicato sul Caffé del 3 agosto 2008

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