Visite pastorali: il dipartimento bara?

COMUNICATO STAMPA  06.03.08

DELL’ASSOCIAZIONE SVIZZERA LIBERI PENSATORI – SEZIONE TICINO

«Né il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport né il competente Ufficio delle scuole comunali hanno ricevuto, direttamente o tramite gli Ispettori scolastici, richieste di autorizzazione per le visite pastorali e quindi non corrisponde al vero che il Cantone abbia rilasciato un’autorizzazione in merito alle visite pastorali di Mons. Vescovo Piergiacomo Grampa»  si legge nella risposta che il Consiglio di Stato fornì il 26 giugno dello scorso anno allo scomparso deputato Giorgio Canonica e cofirmatari che lo avevano interrogato sulla legittimità delle visite del vescovo nelle scuole pubbliche alla luce, in particolare, dell’esigenza di garantire una chiara separazione tra la chiesa e lo Stato. Nella risposta citata all’interrogazione che risale al 2 maggio 2007 si scaricava la questione sui Comuni e sulle autorità scolastiche locali, quali uniche istanze ad aver ricevuto tale tipo di sollecitazione o direttamente dalla curia o dai rispettivi consigli parrocchiali locali. In merito il dipartimento, tramite l’Ufficio delle scuole comunali aveva pure diramato delle direttive trasmesse ai Comuni che ne avessero fatto richiesta che possono così essere riassunte e che, va riconosciuto, rispettano in larga misura il principio della separazione dei poteri ed il pluralismo di idee in una società democratica: le visite dovrebbero tenersi nel limite del possibile al di fuori dell’orario scolastico, le famiglie vanno informate e devono avere la possibilità di iscrivere o meno i propri figli, se la visita avviene nell’ambito dell’orario di lezione a chi non partecipa va garantito un programma alternativo serio. A parte il fatto che, per quanto riguarda le scuole elementari e quelle dell’infanzia, non tutti i Comuni e i rispettivi istituti si sono allineati su tale tipo di direttiva (un caso per tutti è quello di Castel San Pietro dove specificamente nel caso della scuola dell’infanzia non vi è stato alcun tipo di informazione preventiva alle famiglie ad un livello formativo che non prevede nessun tipo di  istruzione religiosa senza che il fatto, seppur denunciato da diverse persone, abbia prodotto reazioni da parte dell’autorità superiore) non è vero che il Decs non ha mai concesso alcuna autorizzazione al vescovo per le proprie visite.

In effetti, don Grampa, al momento della risposta, aveva già visitato una o forse più sedi della scuola media, quindi di istituti dei quali è responsabile il Cantone e per esso il Decs.

La visita alle scuole di livello cantonale nel frattempo è proseguita. Così lo scorso 15 febbraio il vescovo è stato alle scuole medie di Balerna, in questi giorni visiterà la sede di Chiasso e  in aprile  quella di Tesserete (prima della risposta all’interrogazione aveva già messo piede nella sede di Camignolo e forse in altre).

Come può, dunque, il dipartimento affermare di non aver mai concesso alcuna autorizzazione? Chi ha dato, dunque, il permesso al vescovo di visitare le scuole medie?

Sono domande legittime che confermano la scarsa trasparenza con la quale è stata fino ad oggi gestita tutta la faccenda.

I Liberi pensatori non possono di conseguenza, alla luce di questi fatti, che richiamare ancora una volta la necessità che lo Stato si faccia garante dei principi basilari della libertà di idee, di coscienza e di fede mettendo un limite alle azioni di propaganda ideologica e religiosa che il vescovo con la complicità di troppe autorità (questo è il fatto grave) sta conducendo in forma sempre più aggressiva in tutto il Cantone senza tener conto che viviamo in una società pluralistica all’interno della quale sono presenti più visioni religiose.

CON PREGHIERA DI PUBBLICAZIONE

Per l’Associazione svizzera dei liberi pensatori

Il presidente
Roberto Spielhofer

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