Ticino: La ?cultura? religiosa bussa a scuola

Con il comunicato stampa di lunedì 5 febbraio 2007 il DECS ha avviato la procedura di consultazione presso gli organismi scolastici, i partiti, le organizzazioni sindacali, le associazioni magistrali, gli enti che operano nel settore dell’educazione, l’assemblea dei genitori, ed altre associazioni, sulle proposte di insegnamento religioso illustrate dalla Commissione di studio istituita dal Consiglio di Stato nel 2004. Le associazioni e gli enti consultati sono invitati a presentare le loro osservazioni alla Divisione della scuola del DECS entro la fine di giugno 2007.

Ci siamo!

- Il rapporto della maggioranza della Commissione sull’insegnamento religioso nella scuola pubblica prevede:
1. -a livello della scuola elementare un insegnamento religioso impartito dal generalista, dunque obbligatorio per tutti gli allievi.
2. – a livello della scuola media si prevede una formula sperimentale che prevede l’introduzione di un’ora obbligatoria di insegnamento della religione nel secondo biennio impartito da docenti formati ad hoc.
Una commissione mista nominata dallo Stato definirà i contenuti dell’insegnamento obbligatorio e la competenza necessaria dei docenti, sia a livello di scuola elementare, sia a livello di scuola media. Di tale commissione dovranno far parte tutte le parti interessate, rappresentanti delle chiese riconosciute, delle altre entità religiose presenti nel Cantone, dell’Associazione per la scuola pubblica, dell’Associazione svizzera dei liberi pensatori. Nello specifico, se la formazione e la vigilanza didattica dei docenti sono di competenza dello Stato, la commissione ha un ruolo determinante nella definizione dei programmi e della scelta del materiale didattico.
3. – a livello della scuola media superiore un insegnamento integrato nelle singole discipline obbligatorie.

- Il rapporto dei rappresentanti della Chiesa cattolica prevede il mantenimento dello status quo nei tre livelli. Istruzione religiosa facoltativa impartita dalle Chiese cattolica ed evangelica finanziata dallo Stato.

- Il rapporto di minoranza dei rappresentanti dell’Associazione svizzera dei liberi pensatori – Sezione Ticino chiede la soppressione pura e semplice dell’art.23 della legge sulla scuola pubblica del 1° febbraio 1990.

L’alto livello di educazione in generale, l’esplosione dei mezzi di informazione e di comunicazione di massa, l’accesso immediato al sapere più disparato offerto dalla rete elettronica mondiale, e non da ultimo, l’accresciuto benessere materiale raggiunto hanno fatto sì che parti sempre più larghe della nostra popolazione si disinteressano delle religioni avite, situazione che è confermata
dalla sempre minor frequenza alle funzioni religiose. Si va ancora in chiesa per il battesimo, per le nozze e per le esequie. Questa situazione si rispecchia anche a livello scolastico, dove l’istruzione religiosa cattolica facoltativa attuale registra una frequenza del 70% a livello di scuola elementare, del 64% a livello di scuola media e meno del 10% a livello di scuola media superiore.
Si comprende che una simile situazione possa preoccupare la chiesa cattolica che lamentava il diffondersi di un’ignoranza religiosa pregiudizievole per la formazione umana delle nuove generazioni (Torti 2001).
Meno comprensibile quando è la politica a lamentarsi che è sempre più generalizzato ed evidente l’ignoranza dei pur minimi elementi di cultura cristiana negli studenti delle scuole pubbliche ticinesi (Sadis 2002).

Chi si lamenta dell’ignoranza dei pur minimi elementi di cultura cristiana, dimentica che la pace religiosa, di cui godiamo fortunatamente oggi, non si basa sulla conoscenza delle religioni (si pensi solo alle labili conoscenze bibliche dei fedeli!), ma soprattutto al fatto di trascurare tradizionali insegnamenti della fede e ad atteggiamenti che ritengono l’ottica religiosa senza importanza e secondaria.
Dunque, invece di lamentarsi dell’ignoranza religiosa sarà meglio rallegrarsi, e mettere in luce il lato estremamente positivo di questa evoluzione, a dimostrazione che la popolazione e soprattutto i giovani sono maturati e sempre meno disposti a credere in fiabe salvifiche e in dogmi settari vecchi di quasi due millenni, concepiti in tempi dove le conoscenze erano quelle che erano e per situazioni politico sociali e ambientali che più nulla hanno a che fare con i tempi attuali. Finalmente, anche se a fatica prendono il sopravvento la razionalità e le scoperte dell’era dei lumi, segnando, si spera, il definitivo tramonto dell’era delle superstizioni e dell’oscurantismo, avverando ciò che sperava il filosofo francese Auguste Compte nel 1825 ossia che un giorno la ragione avrebbe vinto ogni superstizione religiosa.

Ogni essere umano ha il diritto di concepire il mondo secondo le proprie affinità spirituali e le proprie esperienze personali, e non si vede perché lo Stato debba dar manforte alle ormai anchilosate religioni, incapaci di frenare l’esodo dei loro fedeli, per richiamare all’ovile le pecore smarrite.

La Scuola pubblica, una delle principali istituzioni dello Stato democratico, liberale e laico, deve dare ai giovani dei solidi principi fondamentali per la loro vita, con il fine di aiutarli a reagire positivamente nei tempi difficili, senza cadere nell’errore delle pure supposizioni e delle cieche credenze. Deve offrir loro la base per sviluppare le proprie facoltà virtuali e questo senza promettere loro una vita eterna per la propria buona condotta e le proprie azioni caritatevoli. Le promesse che non devono essere mantenute sono senza valore.
La scuola deve educare ad un’incessante e sincera ricerca della verità (condizione prima per un’armoniosa coabitazione in una società democratica e multietnica, un perseguimento continuo delle libertà politiche (democrazia), preludio alla libertà interiore, e un rispetto della vita di ciascuno e delle sue opinioni particolari (tolleranza).
Inoltre è necessario offrire agli allievi nella scuola pubblica uno spazio dove possono crescere senza essere turbati dai pregiudizi degli adulti.

La proposta della maggioranza della Commissione nella forma attuale è improponibile perché in aperto conflitto con la Costituzione federale art. 8 cpv. 2; art. 11; art. 15 cpv.4 e del Codice civile svizzero, art. 303. La prevista Commissione mista non è gestibile.

La proposta della Chiesa cattolica è anacronistica e non tiene conto della mutata situazione sociale del Cantone Ticino, dove quasi il 50% delle classi della scuola obbligatoria hanno più del 30% di allievi provenienti da altre culture e praticanti altre religioni. Se adottata obbligherebbe il Cantone, in rispetto all.art.8 cpv. 2 della Costituzione federale, a finanziare l’insegnamento religioso delle molteplici religioni ormai presenti sul territorio, in primis l’Islam.
Giova qui ricordare che secondo il censimento federale dell’anno 2000, nel Cantone Ticino la percentuale dei dichiarati non credenti e degli indifferenti era del 12,2%.

Resta la proposta dell’ASLP – Sez. Ticino, unica che rispetta il principio fondamentale dello Stato laico democratico, la separazione netta tra Stato e Chiesa, il rispetto della Costituzione federale e il rispetto delle leggi dello Stato.

Dunque mettiamoci tutti all’opera per far valere le nostre ragioni.

Roberto Spielhofer

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